Arte e videogiochi: la parola fine su un dibattito durato troppo a lungo [Column]

Arte e videogiochi: la parola fine su un dibattito durato troppo a lungo [Column]

Può il mio nuovo articolo essere una column corta 4 capoversi? Probabilmente no… ed è per questo che invece lo sarà! Perché qui su Inside The Game, da sempre definito un collettivo di blogger, ognuno è libero (ed invitato) a dire la sua come gli pare e piace. Nel caso odierno ho avuto una illuminazione e vorrei condividerla con voi, sicuro che il mio pezzo genererà più di una discussione e mi attirerò più di una critica. Siccome l’argomento è a me tanto caro, posso comunque sopportare il dibattito che andrò a scatenare e, sia chiaro, se non ci sarà alcuna discussione nei commenti mi riterrò comunque soddisfatto. Vorrà dire che ho ragione, non credete? :)

Si diceva Arte e Videogiochi, argomento sviscerato in una serie di recenti editoriali a firma (guest) di Giulia Smeraldo dal titolo “Uno studio in rosa” (a breve online la parte 3) e a lungo dibattuto nei bellissimi e lunghissimi articoli del nostro @ntonio Maria Abate (e anche io ne ho parlato più volte) ma mai concluso con la parola fine. Per farla breve, quale è la risposta alla domanda:”I videogiochi sono arte o non sono arte?”

Ecco voglio entrare a gamba testa in questo dibattito dicendo che a nessuno di noi dovrebbe fregare un bel nulla di questa risposta. Non dovremmo essere contenti se un giorno uno studio super esaustivo sull’argomento rispondesse SI in maiuscolo oppure rimanere disgustati se Sgarbi andasse un giorno in televisione e dicesse NO. E non perché quello di “artistico” non sia un riconoscimento per il nostro passatempo preferito. Ma semplicemente perché c’è arte e arte! Ci sono opere d’arte di merda (non nel senso letterale, ma è meglio specificare visto che esistono anche quelle) e opere d’arte che ti cambiano la giornata e la vita. Probabilmente per ricadere nella categoria “arte” basta far discutere e, giuro, i videogiochi hanno fatto e fanno discutere chiunque da quando sono stati creati. Mi risulta però assurdo ancorarsi alla definizione di “videogioco artistico” per giudicare un’opera come MirrorMoon: non bisogna assolutamente utilizzare queste due parole per riempire di positività un gioco che vogliamo assolutamente consigliare agli amici. Perché? Perché mi sembra sbagliato dire “questo disco è artistico” oppure “questo film è artistico”… al limite si dovrebbe dire: “questo disco è arte buona” oppure “questo film è arte cattiva”.

Per quanto riguarda i videogiochi… beh, sapete come la penso. Il 95% dei prodotti commerciali non hanno la benché  minima profondità culturale per essere definite delle buone opere d’arte. Siamo a livello dei cartoni animati per bambini alla “Peppa Pig”: esercizi di stile, spesso tecnicamente ineccepibili, con contenuti davvero low profile. L’altro 5% contiene messaggi, critiche o semplicemente scene talmente emozionanti e dense di sentimenti da essere PER FORZA considerati come delle buone opere d’arte! Direste il contrario di ICO o di Final Fantasy VII? Direi che è impossibile. Quindi dichiaro finalmente risolta la contesa: i videogiochi sono arte, sempre. Il problema è vedere quando quest’arte è valida e quando, invece, vale come un barattolo pieno di cacca.

[EDIT] Come immagine di apertura ho utilizzato un dipinto del bravissimo Luca Roncella. Trovate altri suoi lavori sul suo blog, che vi consiglio di visitare: http://lostinpixel.wordpress.com/. Purtroppo inizialmente non ho inserito questo “credit” poiché il sito da cui io l’avevo presa, non linkava l’autore. Ora ho rimediato :)

Questo post è stato scritto da:

- ha scritto 1304 articoli su Inside The Game.

Contatta l'autore

Commenti

Commenti

2 Di risposte a “Arte e videogiochi: la parola fine su un dibattito durato troppo a lungo [Column]”

  1. Sono pienamente d’accordo, in fondo anche le più grandi opere cristiani sono state realizzate sotto commissione per fini ben poco religiosi quanto di prestigio. Vogliamo parlare dei quadri paesaggistici creati tra ‘700 e ‘800 chiaramente pensati e realizzati in chiave “commerciale” per il nascente mercato dell’arredamento nell’altrettanto nascente borghesia? O del fatto che tutta l’arte greco/romana è pensabile solo analizzando la figura del mecenate?

    Ogni artista crea anche con obbiettivi che potremmo reputare veniali (guadagno, successo, fama, etc…), esattamente come un musicista, un architetto o un decoratore…eppure con loro l’accostamento all’arte risulta più facile solo perché socialmente accettato e sedimentato da secoli di cultura.

    I videgiochi sono cultura e arte in quanto prodotti dell’ingegno umano. Poi come dici te ci sono libri di merda, quadri di merda, film di merda, musiche di merda…e merda in barattolo XD

  2. Giulia Smeraldo scrive:

    D’accordo su tutto!!
    Che i videogiochi siano una delle tante forme d’arte dell’uomo è un fatto.:; abbondiamo, come direbbe il grande Totò!
    A questo fatto ne va sottolineato un altro altrettanto importante: il fatto che tutti discutano di videogiochi è un bene, il male è che la maggior parte di “tutti” non conosce affatto di cosa parla!Ancora oggi l’80% delle persone credono sia una perdita di tempo… a questo punto anche leggere un libro è una perdita di tempo, anche andare al cinema!!Di sicuro giocare un titolo come Bioshock equivale, a mio parere, a leggere Dumas e se permettete fare entrambe le cose è tempo guadagnato!
    Chiudo con una frase di Pessoa che non ho mai dimenticato: Perché è bella l’arte? Perché è inutile. Perché è brutta la vita? Perché è tutta fini e propositi e intenzioni.
    Avremmo tutti bisogno di una vita inutile…

Trackbacks / Pingbacks


Rispondi