Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 3

Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 3

La più grande paura che l’arte ha da sempre suscitato nei confronti delle istituzioni che nei secoli hanno gestito lo sviluppo delle nazioni del mondo, è sempre stata quella di fornire spunti su una riflessione critica sui temi sociali, politici e sociologici. La cosa che mi ha sempre colpito delle manifestazioni artistiche di ogni tipo è proprio la spinta propulsiva verso un’apertura mentale: quando lessi per la prima volta, ad esempio, Il Rosso e il Nero di Stendhal, per quanto sia ovviamente rivolto ai suoi contemporanei nelle questioni appunto politico-sociali, è come se avessi aperto gli occhi nei confronti di alcuni aspetti della vita che inevitabilmente teniamo nascosti ma che influiscono sul nostro giudizio critico nei confronti della società in cui viviamo… così è quando mi trovo di fronte alle opere di maestri dell’arte contemporanea come Emilio Isgrò e le sue parole cancellate o quando mi ritrovo a dover scegliere come “vivere” un videogioco.

Avete letto bene, vivere un videogioco: per quanto possa essere una manifestazione artistica che racchiude molti aspetti di tutte le altre arti dell’uomo (come il racconto o il cinema per citare quelle con cui più spesso viene paragonato) il videogioco rappresenta, secondo me, un mezzo artistico e culturale straordinario.
Sentiamo tutti quanto spesso il mondo videoludico sia accusato di “deviare i nostri ragazzi”…questo è il primo sintomo di paura: è facile puntare il dito sui videogiochi e su alcune delle caratteristiche che lo sorreggono (la simulazione e l’immersività) invece di prendersi la responsabilità di migliorare le strutture scolastiche… la superficialità con la quale l’arte del videogioco è accusata è la stessa della maggioranza delle persone che giudicano senza avere alcuna conoscenza dei contenuti con l’unica differenza che le lobby che accusano i videogiochi lo fanno consapevolmente e consce del fatto i videogiochi, come ogni forma d’arte, hanno un gran potere sulle nostre anime!

Può un videogioco influenzare le nostre azioni? NO
Può un videogioco influenzare la nostra coscienza critica? SI! Come?
Proponendo riflessioni che riguardano il mondo in cui viviamo. Ecco la paura, ecco perché non far rientrare i videogiochi all’interno dell’arte contemporanea, ed ecco perché ci abbiamo messo secoli per far rientrare anche i pittori manieristi nell’albo dell’arte moderna.
È ovvio che ho preso in considerazione i giochi alla cui base è previsto un racconto: un racconto che non sappiamo ancora come si svolgerà e non perché non siamo ancora arrivati alla fine, ma perché è solo grazie al nostro intervento materiale che scegliamo il termine della storia; come nella vita.

Giulia Smeraldo

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