Le anti-Recensioni di ITG: Remember Me [futuro senza memorie]

Le anti-Recensioni di ITG: Remember Me [futuro senza memorie]

Guasconi d’Inside The Game, bentornati all’appuntamento privo di linea editoriale per eccellenza che in preda ad un raptus di follia si schiera a favore della critica generale, caricando iracondo come un fan dell’uomo focaccina, il pubblico videoludico. Fermi tutti, non sto certo dicendo che il giudizio su Remember Me sia stato laconico, sbrigativo e approssimativo, ma che il popolo, a questo giro, mi ha fatto roteare i pistoni dell’amore più velocemente di quanto non faccia solitamente la stampa. Il plot concepito dall’autore della mia ira rivoluzionaria: nuove IP malcacate!

One day more to Revolution 

Remember Me è ambientato in una futuristica, per fortuna non post apocalittica, Neo-Parigi, anno 2084, dove la società è stata rivoluzionata dalla tecnologia Sensen, strumento di controllo dei ricordi ammantato di nobili intenti, ma utilizzato per scopi degni del miglior Dr.Octopus. Uno script di base semplice sfruttato intelligentemente per trasmettere messaggi sociali e morali, alti.

Neo-Parigi è una città spaccata fra una totale mancanza di classi sociali, dove il ricco e il povero sono ugualmente schiavi della non speranza. La classe sociale alta è convinta di essere libera, schiava invece del consumismo, del lusso e dai privilegi dati dallo stare nelle regole, nel consentire a Memorize, multinazionale stato, di gestire i loro ricordi, eliminare le esperienze che definiscono una persona e indirettamente controllarli. In una particolare scena in-game, si evidenzia come il cittadino ligio alla leccata sia addirittura meno umano di un automa, un robot al servizio di una signorotta impegnata in un folle shopping.

La classe sociale bassa è reietta, ricercata, lasciata nei bassifondi di una città distrutta, una baraccopoli infestata da desolazione e rabbia dove gli Erroristi, i rivoluzionari, cercano riscatto contro l’opera di cancellazione della personalità avviata da Memorize.

Qui, contrariamente a Bioshock, viene messo in luce il pericolo rappresentato dalla tecnologia, dall’eccessiva evoluzione di un mezzo che, implementato per semplificare la vita dell’uomo, ovvero eliminare i ricordi per evitare sofferenze, ha invece trasformato in zombie l’uomo, sottraendogli il processo di crescita che lo ha portato alla stessa evoluzione e al più filosofico historia magistra vitae. L’obiettivo è quello di avvisarci riguardo qualcosa che non è in previsione, ma in atto nella società odierna: quanti di voi ritengono, niente paraculismi, indispensabile lo smartphone, internet, la firma sul capo d’abbigliamento, il nerdismo modaiolo e tutto quanto ruoti attorno allo stare nei ranghi?! Seguire il gruppo per avere la considerazione della massa e il rispetto della società, tutte cose ottenibili semplicemente distraendosi con cazzabubole immani tanto cucciolose e modaiole. Quanti sono convinti di non poter avere vita sociale senza Facebook o Twitter? Quanti non escono di casa senza google maps? Per quanti il cellulare è indispensabile? Siamo schiavi delle macchine, Neo non c’è e l’agente Smith sarebbe meglio di certi politicanti scomodi come un’improvvisa emorroide il giorno di un lungo volo aereo.

Chi meglio di uno studio francese, DONTNOD Entertainment, poteva guidare alla rivoluzione, alla presa della Bastiglia – qui carcere di massima sicurezza e zona morta dell’identità umana? Chi meglio del popolo di Les Miserable, poteva ricordarci come anche il mondo videoludico possa offrire una trama d’impatto e intrattenimento?

Remember Me vanta quindi un plot ottimamente sviluppato, il cui finale ribalta una certa concezione della matematicità quadrata delle macchine, continuando a confinare l’uomo nelle sue diaboliche trame fatte di rancori, memorie acquisite e perdute. Troviamo questo in molti titoli? No! L’impasto base di questa torta è semplice? Certo, ma è fottutamente squisita e il tocco homemade si sente.

Concludendo non possiamo che parlare della protagonista, la nostra chiappesode complessata, Nilin. Un personaggio ben scritto e caratterizzato, spezzata come i suoi ricordi, confusa come l’incertezza dell’agire del suo presente, agile e guerriera come Faith e portata a filosofici monologhi onirici un po’ ciberpunk.

REME

Non solo ghigliottina

Remember Me non si ferma semplicemente all’esaltazione della rivolta, ma ricorda benissimo di essere un videogame e implementa con intelligenza gli aspetti della trama dentro il mondo di gioco. Gli sviluppatori hanno quindi concretizzato in-game tutto quello che è l’immaginario del titolo. Il Sensen diventa quindi strumento indispensabile per superare avversari e cambiare le sorti della rivoluzione. Come?

DONTNOD Entertainment implementa un mix di generi che attinge dal meglio delle produzioni più originali o fortunate. Le scalate prese direttamente dall’assassino Ubisoft, il design in parte ricalcato dal mondo Dice di Mirror’s Edge e i combattimenti fluidi e devastanti del pipistrellone Rocksteady.

Tutto ciò viene incluso all’interno di mappe lineari, eliminando quindi la componente “puzzle” e riflessiva della cugina di casa EA, svoltando le sessioni di arrampicata in un gameplay più guidato e spesso impacciato. Nilin non è certo Ezio auditore e farebbe meglio a prendere due lezioni di parkour da Faith.

Gli scontri corpo a corpo diventano interessanti, sopratutto perché mostrano la parte più originale del titolo. Il Sensen ci servirà per aprire porte e aggirare ostacoli, ma anche per abbattere o indebolire le difese dei nostri avversari. Le combo a nostra disposizione tornano ad invadere il giocato come in un qualsiasi titolo Capcom, qui publisher, con la possibilità di personalizzarle, associando ai pulsanti da premere per portare avanti la combinazione, un effetto differente il cui risultato sarà quello di provocare più danni, ripristinare energia o diminuire il tempo di rigenerazione delle tecniche speciali Sensen.

Peccato che lo sviluppo sia tronco, il classico esempio di un’ottima idea mal sfruttata. Le combo a nostra disposizione sono poche trasformando la curva di crescita in un encefalogramma piatto, e rivelando i corpo a corpo come alienanti serie di combinazioni macchinose. La tipologia di avversari da abbattere diventa quindi ultra limitata e quando alla fine avremo conquistato tutte le abilità del nostro dispositivo sfonda memoria, sarà troppo tardi per cimentarsi in offensive fantasiose. Il gonfiore dei testicoli si fa tremendamente importante, insostenibile, allontanando il fantasma buono dell’uomo pipistrello Rocksteady dalla produzione, confinandoci in una zona specchio di nemici privi di varietà, boss fight ripetitive e scontri dinamici come un pollo lanciato con paracadute aperto da un cannone!

Il titolo trova una seconda buona idea mancata quando ci mostra la grandiosa possibilità di modificare i ricordi dei nostri bersagli. Nilin potrà quindi guardare un ricordo ben preciso e modificarlo per cambiare a suo favore il pensiero di un personaggio. In una schermata degna di Minority Report, potremo navigare dentro questo evento, interagendo con oggetti che possono occorrere allo scopo. Grande idea? Certo! Peccato che la fantasia sia data per dispersa. Le conseguenza delle nostre scelte portano a poche soluzioni: successo o fallimento. Non avremo occasione di raggiungere il nostro obiettivo con conseguenze diverse e anche i nostri insuccessi non ci danno l’occasione di assistere a qualcosa di drammatico che abbia un impatto sulla trama. A impallare questa feature ci pensa sicuramente il plot che, più del gameplay, vive di questa idea, probabilmente più adatta a un punta e clicca, un’avventura grafica alla Heavy Rain o Telltale. Chi sono io per dire che non sarebbe stata ottima in un titolo pregno di gameplay? Idea forse troppo avanguardista per così poca cura nello sviluppo! Il gameplay si rivela quindi un guazzabuglio di buone idee monche, sacrificate dalla gestazione travagliata del titolo.

Fattore “Bordo dello Specchio”

Remember Me soffre forse di un male simile a quello diagnosticato al postumamente ossanato Mirror’s Edge. Gli sviluppatori si impegolano in un progetto similare, mostrando tutta la volontà di portare all’attenzione del pubblico un genere diverso, ulteriore creatura ibrida di generi, senza scordare di copiare dai migliori personalizzando con discrete idee. Tecnicamente c’è da fare un plauso, considerando che l’impatto estetico è comunque notevole e di buon livello. Contrariamente al titolo DICE, quello che è mancata è stata la fortuna e la fiducia del sistema produttivo videoludico che, a oggi, manca di sostegno verso le nuove idee preferendo sicure operazioni capaci di riempire il deposito di Zio Paperone, vedi Ubisoft. Il calderone era stracolmo di ottime trovate implementate quasi in abbozzo per una palese mancanza di mezzi e tempo, un peccato terribile!

Inutile discutere del doppiaggio coattissimo in lingua Italiana: quasi dialettale e condito con qualche ingenuità di pronuncia dei termini anglofoni. Dove sono finiti i migliori doppiatori del mondo???

Remember Me

Sfortunatamente non possiamo dire che ci ricorderemo di Nilin. Il gioco è lodevole per trama e idee, ma pecca nello sviluppo del gameplay e soffre inevitabilmente di mancanza di fantasia, dovute, come ribadito, dai problemi di produzione.

C’è da rimproverare il pubblico, poiché, nuovamente, dimostra di gradire solo quanto gli viene detto di gradire. Ancora una volta una nuova IP viene ignorata in favore del nulla cosmico. Critiche aspre ed eccessive, spesso forzate da un odio privo di senso, spopolando sul web come un post indifferente sui sprechi della politica italiana su Facebook. Non capisco queste barriere verso il nuovo, mentre critiche dovute a titoli diffusi e non certo intoccabili cadono con l’innocenza di una carezza post coito.

Consiglio quindi Nilin e il suo fondoschiena modellato dal parkour per un acquisto pigro, svogliato e a prezzo scontato. Remember Me vale la pena e nonostante i suoi difetti riesce ad affascinare, spronando addirittura a vivere l’esperienza tutta di un fiato.

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