Le anti-Recensioni di ITG: The Walking Dead [Quanto merito e quanto fiuto per Telltale?]

Le anti-Recensioni di ITG: The Walking Dead [Quanto merito e quanto fiuto per Telltale?]

The Walking Dead – Per non farmi dire che sono di parte

Amici di Inside The Game, detrattori, guasconi, gente capitata qui per caso, benvenuti! ad una nuova anti-Recensione di ITG. Questo mese sfido me stesso, manco fossi stato clonato dallo Sciacallo, e mi cimento in una OBIETTIVA analisi del fenomeno The Walking Dead, soprattutto considerando il tempo da lupi che sta travolgendo i nerd patinati - e non dopo - il rilascio del primo episodio di The Wolf Among Us. Cosa dirò?

Papà castoro sotto prozac

La Telltale Games è una casa di sviluppo Indie - in effetti lo è - che per anni ha portato avanti i sogni e le crociate di vecchi cani punta e clicca, minando però un ricordo che era meglio lasciare nella nicchia prosaica degl’intoccabili. Monkey Island, Sam & Max, titoli portati avanti con avveniristiche iniziative di distribuzione e marketing. Inarrivabili mostri sacri resuscitati senza troppa convinzione – non fatemi parlare di Monkey Island, vi prego, il cuore sanguina. La mancanza del marchio di fabbrica si è sentita, acuendosi con una scarsa capacita degli sviluppatori di inventare enigmi e situazioni brillanti.
Altri brand famosi, anche del cinema, sono stati sfruttati con discreto successo, per portare avanti uno stile proprio della casa nello sviluppo di questa classica tipologia di videogame. Nessuno di questi giochi li ha realmente riaccesi, nonostante l’interessante stile incapace però a sostenere le trame, non sempre ispirate, e le invenzioni degli sviluppatori. Come detto per Erica Reed, se “sacrifichi” il gameplay, se lo trasformi, devi darmi in cambio qualcosa che renda l’esperienza unica o per lo meno memorabile. Con l’uscita di The Walking Dead, Telltale compie un botto atomico! Tutti nei vault a capirne il perché!

The Walking Dead

Inutile perdersi in presentazioni. Il fumetto è divenuto subito un cult, spingendo a calci negli stinchi una serie televisiva poco ispirata e riportando lo zombie in auge, anche se nella sua concezione classica di non morto claudicante e in decomposizione e non di gazzella carnivora inspiegabilmente tonica come Ben Johnson da medaglia – in teoria stiamo parlando di non morti.
Lo zombie è sempre stato sfruttato, cinematograficamente, per portare a galla obiezioni morali e temi sociali. L’horror è un genere che si presta, se sei dotato d’intelletto, a sollevare questioni importanti senza dimenticare l’intrattenimento. Parlando di fumetti, se volete un fulgido esempio di classe e intelligenza leggetevi il Dylan Dog di Sclavi e ricordate che presto ci sarà il rilancio del brillante Roberto Recchioni.
Telltale si trova a maneggiare dell’ottimo materiale che come mostrato da certi registi, sceneggiatori ed autori dell’indagatore dell’incubo, deve essere maneggiato con cura, manco fosse una verde cassa di nitro, altrimenti si rischia d’inciampare nello squallido o nel trash insulso. Fortunatamente lo studio è dotato e fa buon uso di esperienza e talento dimostrando anche di aver studiacchiato il genere, proponendo una struttura narrativa d’impatto, suddividendola in modo oculato fra i capitoli e incastrandola saggiamente nel gameplay, del quale parleremo fra poco.
Lee Everett è “il personaggio” dei film horror, un po’ Napoleone di Carpenter un po’ male necessario alla I Sopravvissuti, cattivo ragazzo per destino caratterizzato da fosche tinte, votato a mostrare il contrasto fra le scelte dettate dall’animo umano e i pregiudizi di strutture sociali capaci di definirci secondo etichette che, una volta crollato il mondo, possono ancora condizionare il nostro giudizio, trasformando uomini in mostri e mostri in uomini: lo zombie non è il vero pericolo. Appesantito dalle aspettative di un gruppo che rifiuta qualsiasi responsabilità, chiuso a riccio in egoistiche “non scelte” scaricate con uno sguardo sull’eroe a noleggio, necessario solo quando le cose richiedono immorale secondo un superficiale senso di giusto e sbagliato. Il gruppo è quindi votato a rappresentare la collettività, quindi “la gente”.
Lee non è perciò un eroe, ma l’unico capace di prendere coscienza dell’unica possibilità di salvezza: affrontare tutte le situazioni. La moralità di questo “anti-eroe”, come dicono alcuni, proprio per le azioni ritenute deprecabili da chi lo circonda, lo eleva sopra gli altri, merito riconosciuto anche da Clementine, il più puro dei personaggi.
I comprimari si dividono fra lo spettro dei caratteri tipici del genere, collaudati in opere Romeriane e affini. The Walking Dead di Telltale parte quindi dal fumetto scavando nelle situazioni e nei contesti senza banalizzare troppo certi personaggi e senza esagerare gli elementi drammatici. Un plauso quindi a Telltale che nel riproporre, partendo da una storia originale, non stravolge, ma anzi infarcisce con cameo e idee interessanti.

Libero arbitrio videoludico

Il punta e clicca o avventura grafica, è un genere difficile da sviluppare. Oltre ad un’ottima trama devi essere capace di stimolare l’estro e la curiosità del giocatore. I puzzle devono essere bilanciati, non frustranti e nemmeno lampanti, ma soprattutto devono avere un senso logico o per lo meno giustificarsi nel contesto di gioco.
Negli ultimi anni diversi esperimenti hanno visto delle rivoluzioni nel genere ed è ormai inutile citare i soliti noti. Ogni volta c’è la ricerca di una forma differente d’intrattenimento, sacrificando molto il gioco e il puzzle, lasciando spesso spazio a bivi sui sbocchi di trama e quick time events. Possiamo dire di trovarci alle porte di un diverso genere, fiction interattive capaci di andare oltre certe schifezze da DVD rilasciate in passato.
Un terreno delicato, un argomento scottante che non voglio affrontare nella sua interezza. Mi limiterò semplicemente a dire che è un genere – o una evoluzione, se volete - interessante e che vede in The Walking Dead un compromesso più vicino al giocato rispetto ai capostipite, nonostante di puzzle non vi sia molto.
Lo zombesco titolo di Telltale è ibridato con maestria, ma pecca di ingenuità. Vuole illudere con faccino angelico di avere fra le mani un classico, mentre ben sappiamo che mai ci capiterà di dover soffermarci a riflettere su combinazioni di oggetti o situazioni da sbloccare. Poi, con l’espressione da don Giovanni, ci corteggia con il fare vanaglorioso di chi propone una dinamica rivoluzione, di chi cambia e rimescola.
In realtà è tutto un trucco, il coniglio zombie è sempre stato nella scatola e il vuoto che abbiamo visto era semplicemente il riflesso di uno specchio. Se da un lato dobbiamo ammettere di poter incidere sulla trama, dall’altro dobbiamo dire che la nostra responsabilità di deus ex machina è grande quanto il potere che ne ricaveremmo qualora venissimo beccati da un pulcino radioattivo. La trama virerà comunque verso una direzione generale scriptata senza possibilità di creare un corso degli eventi concretamente diverso. Ad esempio, un personaggio ben preciso, non rivelo per fare spoiler, seppur risparmiato da un crudele destino in un episodio, perirà in un secondo, indipendentemente dalle tre scelte che potremo compiere in questo frangente. Vogliamo parlare della sorte di Lee? Di quella del gruppo? Nessuna scelta cambierà il corso GENERALE e comunque FONDAMENTALE, imbastito per il continuo degli eventi.
Sviluppato forse in previsione di un seguito? Per dare uniformità, necessaria???, alla struttura del canovaccio generale? Quale che sia la ragione resta il fatto che il sistema di scelte rimane molto in superficie e si rivela un trucco da prestigiatore.

Colpo gobbo di Telltale

Il successo di Telltale è imputabile ad una bella intuizione, dopo molti tentativi claudicanti, più che ad un merito oggettivo. Un senso degli affari nello sfruttare, con dovuti meriti, il fenomeno del momento.
The Walking Dead, per i motivi visti sopra, non arriva a livelli di opere più complesse come Heavy Rain. Il sistema di scelte è limitato, l’elemento puzzle ridotto al minimo tanto quanto l’interazione del giocatore, tant’è che la versione per Ipad è ottima. Lo scarso contributo del gameplay viene mascherato da tutto il resto: trama, personaggi, situazioni, tematiche e un’azzeccata divisione dei capitoli che non fa pesare il distacco fra gli episodi.
The Walking Dead, concludendo, merita senza dubbio il suo successo ed è una delle produzioni più interessanti degli ultimi anni, ma parlando d’innovazione o contributo al genere, dobbiamo dire che offre ben poco.

Questo post è stato scritto da:

- ha scritto 574 articoli su Inside The Game.

Contatta l'autore

Commenti

Commenti

Rispondi