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Indipendent Monday: The Stanley Parable [Recensione Indie Game]

The Stanley Parable

  • Piattaforma: PC
  • Publisher: Steam
  • Software House: Galactic Cafe
  • Indipendent Monday: The Stanley Parable [Recensione Indie Game]

    Cari Insiders bentornati ad un nuovo appuntamento con Indipendent Monday, rubrica dedicata al mondo indie capace di propinarvi il meglio di questo lato del mondo videoludico. Questa settimana cominciamo una discesa verso la conclusione del 2013, con una serie di titoli meravigliosi. Questo Lunedì affrontiamo il tanto discusso The Stanley Parable, nato come mod di Half-Life 2, sviluppato da Galactic Cafe e distribuito via Steam per 11,99€. Ne vale la pena???

    Don’t Panic

    Stanley è un mite e insignificante impiegato, il numero 427 di una multinazionale. Il suo compito è quello di premere dei tasti secondo una sequenza di operazioni che si susseguono sullo schermo del suo pc. Il suo cubicolo dice è l’esternazione scialba della sua quotidianità, del suo io e del resto dei suoi giorni. All’improvviso, durante una delle tante giornate, sul monito del suo pc non passano più operazioni e Stanley, stranito, rimane per un tempo indefinito rinchiuso nel suo ufficio, per scoprire solo in un secondo momento di essere rimasto il solo in tutta l’azienda. Cosa è successo? Dove sono i suoi colleghi?

    La trama di The Stanley Parable si ferma qui. Non perché non ci sia altro da dire, ma poiché andare oltre vorrebbe dire macchiarsi del reato di spoiler e rovinare l’intera esperienza. Per via del controverso prodotto, vi consigliamo però di continuare nella lettura della recensione e, qualora non foste ancora convinti, provare la demo.

    Il titolo è indubbiamente unico e particolare nel suo genere che, indubbiamente, si configura in quello di esperienza esplorativa. Per portarvi un esempio potremmo citare Dear Esther, nonostante se ne discosti molto, considerando che, in quel caso, si riconduceva più ad una guappata intellettuale. Il prodotto di Galactic Cafe è invece basato interamente sulla costruzione degli eventi, sulle scelte del giocatore, sulla curiosità e sull’assunto del gioco, “la fine non è mai la fine”.

    The Stanley Parable è incredibilmente simile, per logiche di narrazione e impostazione di questa, a Portal. Una voce narrante accompagnerà ogni nostra azione, come se stessimo vivendo dentro un libro, condizionando le nostre scelte e ponendoci di fronte a delle decisioni in apparenza pre-costruite. Il titolo Valve ci torna alla memoria proprio per il carattere di questa voce, in questo caso presente come un ombra e altrettanto ingombrante, ma soprattutto per il tono ironico, crudele, austero e ammaliante della voce stessa. Giocandoci saltano sono ritornato al tono sarcastico di Douglas Adams, nonché a quello crudele di GLaDOS.

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    La fine non è mai la fine

    I ragazzi di Galactic Cafe ci propongono un titolo dove le scelte sono cruciali, andando direttamente ad influenzare quello che avviene sullo schermo. The Stranley Parable è infatti uno di quei rari casi in cui si fa del meta-videogame il gameplay, portando il giocatore a divenire parte del gioco in quanto protagonista in prima persona di quello che accade. Se in Portal la struttura dei puzzle spezzava, in parte, questo concetto, in questa produzione l’immersione è totale e chi si trova con mouse e tastiera alla mano ha davvero la sensazione di essere Stanley, di subire il controllo e le angherie del narratore, personificandosi in tutto e per tutto nello squallore di chi sta in una stanza a premere pulsanti. Stanley, infatti, è completamente privo di caratterizzazione, così da portare il giocatore a riempirlo con il proprio pensiero.

    Il gameplay è quindi l’esperienza stessa e, come premesso, non si tratta di una guappata intellettuale, perché contrariamente ad altre produzioni tutto quello che sta intorno è così ben strutturato da portare il coinvolgimento ad alti livelli, divenendo non un film, non interazione, ma più che altro un libro, dove il mezzo descrittivo utilizzato da chi parla, qui attraverso qualcosa di ludico, viene ampliato dalle sensazioni di chi ne usufruisce. Finalmente un videogame che è l’opposto di tutti i quicktime events capaci di offrire un coinvolgimento minimo, per mostrare qualcosa di visivamente spettacolare ma dove il giocatore non fa nulla, se non muovere l’analogico per guardarsi attorno.

    The Stanley Parable vuole che il giocatore sfidi il controllo mentale imposto dalla voce narrante, istigando Stanley, ovvero noi, a prendere delle decisioni che vadano a modificare degli eventi predefiniti, cambiando la logica del protagonista numero, in un crescendo di eventi anarchici, inaspettati, stordenti e sempre più interessanti. Le mappe sono quindi in mutamento, aprendosi anche a nuovi scenari ad ogni nostra scelta, come se Stanley fosse Neo al confronto con l’intelligenza artificiale senziente di Matrix.
    Il fattore rigiocabilità è quindi l’essenza del gioco e la quantità di ambientazioni, finali, eventi e divagazioni infami del narratore è tutta da scoprire e direttamente proporzionale alla fantasia che il giocatore mette nel compiere le azioni, caratterizzando Stanley ed il gioco.

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    Stanley e il mondo della matrice

    The Stanley Parable è un titolo incredibilmente intelligente e proprio per questo motivo, nonostante le molte recensioni positive, ho il terribile presentimento che verrà comunque disprezzato, perché i messaggi che lancia e la tipologia di gameplay alla quale appartiene sono “difficili” e richiedono uno sforzo mentale lontano dal combinare attacco e schiva o mira e spara. Con questa  produzione si arriva a toccare una perfezione che definisce l’incarnazione di riferimento per chiunque voglia cimentarsi nello sviluppo di esperienze videoludiche.
    Impossibile non elogiare la cura nella rappresentazione del mondo di gioco. Tutto quello che ci circonda è vuoto e asettico, come in Portal, e rappresenta la mancanza di personalità di chi è dipendente nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, ma può caratterizzarsi proprio quando si giunge ad una scelta che non è quella ritenuta “giusta” da chi ci comanda attraverso un condizionamento imposto dalla società, quindi l’azienda. L’esperienza offre spazio ad una riflessione su quello che siamo, su quello che facciamo e su come si possa essere un numero nonostante qualcuno ci possa identificare chiamandoci con un nome.

    Ogni antro della mappa è da scoprire e a volte si aprono porte verso paradossi, spiragli di follia e crudeli miraggi di libertà d’azione.
    Il titolo vive soprattutto della scrittura della trama, della caratterizzazione del narratore - dopo GLaDOS uno dei più convincenti doppiaggi di sempre -, delle musiche e dell’ottimo ecosistema dentro il quale convivono con perfetto bilanciamento tutti questi elementi.

    The Stanley Parable

    Per chi scrive, The Stanley Parable è un titolo ben lontano da possibili accuse di guappata intellettuale. Il gioco ha lo scopo preciso di offrire un’esperienza che sia riempita dal giocatore, ma non ha la pretesa di non offrire nulla in cambio o di limitarsi a stupire con belle musiche o patinati motori grafici. I ragazzi di Galactic Cafe ci portano quindi un prodotto completo in ogni sua parte e volutamente incompleto nella caratterizzazione del personaggio, lasciando lo sviluppo della vicenda a chi gioca, finendo con il giocarlo e facendone quindi protagonista assoluto. Il titolo è di per se interessante ma indubbiamente può diventarlo ancora di più con il contributo di chi ne diventa personaggio principale. Crudele, tragico, comico, assurdo e scanzonato, nulla in The Stanley Parable è lasciato al caso e tutto ha una fine, peccato dobbiate scoprirla da voi.

    Inside The Game

    • Ottima trama
    • Gameplay originale e completo
    • Coinvolgente
    • Tecnicamente ottimo
    • Rigiocabile è la parola d'ordine
    • Originale
    • Ben Scritto

    Outside The Game

    • Non è per tutti ... ma non lo era anche Portal!!
    Voto:

    Capolavoro

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