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Indipendent Monday: Face Noir [Recensione Indie Game]

Face Noire

  • Piattaforma: PC
  • Publisher: Phoenix Studios
  • Software House: Mad Orange
  • Indipendent Monday: Face Noir [Recensione Indie Game]

    Cari Insiders benvenuti nel 2014 di Indipendent Monday, rubrica videoludica che vi propina senza vergogna il meglio del lato fricchettone del videogame. Questa settimana trattiamo Face Noir, titolo dallo sviluppo travagliato confezionato da Mad Orange e distribuito di tacco dai prolifici Phoenix Studios.

    Noir perché fa fico!

    Il Noir è un genere pericoloso tanto quanto l’horror. Una tipologia di racconto che vive di poche alchimie e cliché la cui miscela deve seguire una ricetta degna dell’arte dolciaria. Sì, il killer è l’uomo focaccina ed il maggiordomo è sempre in fondo a destra …! Sale fumose, donne attraenti e fatali, detective tormentati dal passato e dediti al malto o anche alla benzina, basta che dia quello stordimento capace di far dimenticare tutto, buttandoli in un buio pozzo sonnolento. Face Noir ci porta tutto questo, presentandoci un detective privato perseguitato e di chiare origini italiche, Jack Del Nero, trascinato in un’indagine che lo vede vittima degli eventi, con una falsa accusa di omicidio pendente sopra la sua testa stonata dall’alcool.
    Publisher e sviluppatori si sono sperticati in paragoni facili, tirando di mezzo Raymond Chandler e Bogart, rischiando il linciaggio da parte di chi, come il sottoscritto, questi personaggi li conosce davvero e ne è talmente catturato da farsi ammaliare da qualsiasi prodotto filo Noire. Il mio cuore sanguina ancora per L.A. Noire.

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    Stile

    Il titolo, come premesso, si muove su una lastra di ghiaccio molto sottile non solo in quanto noire, ma anche punta e clicca. Aridaglie, si vuole proprio rischiare. L’anima di queste produzioni sta proprio nella storia, nello stile visivo scelto per la narrazione, dal modo in cui gli enigmi vengono adattati allo script e dai personaggi, facendo dell’avventura grafica il mezzo più efficace d’immersione del mondo gamer. Se non siete d’accordo, spiegatemi come mai ci si ritrova ancora oggi a rigiocare e ricordare i titoli Lucas e ci si butta al suolo per The Walking Dead o Heavy Rain.
    Mad Orange sceglie un taglio classico nella rappresentazione del mondo di gioco, offrendo una qualità tecnica non eccelsa ma di rispettabile livello. Fondali statici e personaggi giocabili si alternano senza traumatici distacchi e si uniscono con altrettanta efficacia. Le musiche non hanno nessuna nota di merito particolare, ma semplicemente portano avanti la causa. Infine arriva il gameplay. Il giocato è oltremodo classico, proponendo qualche piccola rielaborazione nella visualizzazione dell’inventario: nulla di geniale o particolarmente infame, semplicemente si può variare la visualizzazione fra quella 3D, scorrendo gli oggetti uno per volta guardando nella giacca del protagonista, – alla Grim Fandango – o una più classica in 2D. La nota più particolare è forse data da un sistema, inserito all’interno di alcuni dialoghi, che ci permette di ottenere delle informazioni collegando, attraverso corretti associazioni logiche e non alla pene di cane, alcuni dettagli scoperti ficcando il naso qui e la. Nulla di trascendentale e anzi particolarmente fastidioso poiché questa impostazione è presa papale papale dalle avventure di Erica Reed. Insomma, la cosa puzza di Phoenix Studios da star male e anche se non dispiace, sembra quasi di vedere una Ubisoft indipendente, vogliosa di inserire le proprie idee all’interno di ogni titolo, alla ricerca di una uniformità che proprio all’indie non si addice e non dovrebbe calzare nemmeno nel tripla A.
    Il gioco è quindi strutturato su canoni classici e vorrebbe sorreggersi grazie alla storia ed alle piccole eccentricità di caratterizzazione date al protagonista, italo americano la cui imprecazione preferita è “Dannazione!” – presente proprio nel doppiaggio inglese -, e dai comprimari. Esattamente come dovrebbe fare ogni punta e clicca, soprattutto se di stampo noir.

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    Non scomodiamo la letteratura ed il cinema, grazie!

    Face Noir ha una pecca terribile, agghiacciante, quasi da accapponare la pelle: è un brodo allungato e per giunta insipido. Nonostante le intenzioni di partenza e, come spesso capita, forse per via di uno sviluppo fluido come il cemento armato, il gioco soffre cronicamente di mancanza di originalità.
    I puzzle non sono certo mal congeniati, ma mancano di convinzione e spesso la longevità è allungata da sfide praticamente insignificanti ai fini della trama e dell’intrattenimento del giocatore. Agli sviluppatori andrebbe spiegato che se si vuole inserire un enigma per cercare la pistola ed i proiettili prima di lasciare casa, o rendi tutto esplicito ed immediato, oppure, e non è questo il caso, implementi le azioni con verve comica. Avrei visto meglio la situazione in un Sam & Max  o nel punta e clicca di Ace Ventura, così diventa grottesco per quanto è ridicolo e inutile.
    Il brodo, oltre ad essere allungato, è pure fatto con un poco salutare dado e anche la trama farebbe meglio a non scomodare uno dei più grandi autori della letteratura noir. Non stiamo dicendo che sia vuota, insignificante o mal congeniata, ma che è un facile intrattenimento votato ad ammaliare chi poco conosce il genere o chi per nostalgia di certe storie poco raccontate, vuole divertirsi con un titolo ambientato in quell’epoca. Se cercate il vero brivido, alcuni titoli tratti dai romanzi di Poirot soddisferanno ampiamente la sete delle vostre celluline grigie.

    Face Noir

    Face Noir non è affatto un titolo deprecabile o una produzione da evitare, ma per via del piattume generale non riesce a conquistare l’ambito traguardo di must play, considerando soprattutto il pretenzioso prezzo di 18,99 €. Con quei soldi vi recuperate una copia da collezione in HD dei primi due Monkey Island e vi avanza pure il resto per un trancio di pizza ed una birra da spararsi durante il gameplay. Consiglio l’avventura a chiunque sia un appassionato delle atmosfere noir ed ai nostalgici, ma aspettate per lo meno che ci sia qualche sconto.

    Inside The Game

    • Tecnicamente Lodevole
    • Sottotitoli Italiani
    • Longevo ...
    • Buona struttura
    • Enigmi ben fatti...

    Outside The Game

    • ... Brodo allungato
    • Prezzo pretenzioso
    • Troppi cliché
    • ...non sempre
    • Piano con i paragoni sulla trama
    Voto:

    Interessante

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