Top 10: i migliori dieci videogiochi indipendenti del 2013

Top 10: i migliori dieci videogiochi indipendenti del 2013

Cari Insiders bentornati in Indipendent Monday, unica rubrica indie del panorama videoludico italiano che ha il coraggio di fare pure degli speciali. Ebbene sì, questa è un’uscita speciale poiché, qualora i megatoni di status spam facebookkiani non ve lo avessero fatto notare, il 2013 si è concluso per lasciare spazio, e chi lo avrebbe mai detto, al 2014. Celebro quindi un anno di Indipendent Monday – partito a dicembre 2012, ma non diciamolo a nessuno -   e non posso astenermi dal fare una TOP. Una TOP punto e basta. Consiglio 10 giochi e capirete, con espliciti segnali, quali sono a mio parere i migliori. Ovviamente è una classifica basata sui giochi RECENSITI in INDIPENDENT MONDAY. Se mancano titoli belli può essere pure che non siano stati giocati e quindi non recensiti. I titoli Indie sono TROPPI!

Partiamo con una premessa! Quando è partito il progetto ero molto titubante, per non dire sperduto, gettato all’interno di una categoria che poco conoscevo e che per colpa di Journey mi aveva convinto di dover giudicare con un metro totalmente differente queste produzioni. Guardarle spesso da un lato più artistico o forse di messaggio, portandomi a dare voti e pareri esorbitanti, in buona compagnia di cotanta stampa estera, verso progetti che, con senno di poi, valuterei positivamente ma con tutt’altro fervore.

Insomma, sono redento. Ritornato nei miei panni, mi sono reso conto che è sì necessario avere una concezione più elastica nella valutazione di queste produzioni, ma ricordando sempre che lo scopo è quello d’intrattenere, di giocare e di sfruttare l’indipendenza dai soldi e dai limiti imposti dalle grosse produzioni legate agl’incassi, dati dai gusti del giocatore medio di COD e Assassin’s Creed, per produrre idee o messaggi. Proprio come una volta. Proprio quello che mi ha fatto appassionare al giocare. Per tutti questi motivi il corso di Indipendent Monday è mutato e questa Top vive dei migliori titoli privi del fattore “guappata intellettuale” o per meglio dire, “hypster mi stai sul glande e non fa’ troppo il delicato che sei un ebete” … lo so, i fattori hanno nomi troppo lunghi, ma rendono il concetto come non mai!

E’ tempo di CLASSIFICAAAAAAAAAA!

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Unmechanical – Talawa Games

Unmechanical è un puzzle platformer che mi ha affascinato e continua ad emozionarmi a distanza di mesi. Il titolo ci mette nei panni di un piccolo robot sperduto nei meandri del centro della terra e la nostra unica via di fuga è rappresentata dall’esplorazione delle viscere di questo mondo roccioso. Il titolo vive di molte cose. Di uno sviluppo reso perfetto dall’Unreal Dev Kit, che rende possibile la rappresentazione alternata di un mondo freddo e roccioso, caldo e magmatico, accompagnando a queste sensazioni visive con una soundtrack perfetta e difficile da trovare nei titoli tripla A – e possiamo pure dire che nei comparti audio main stream non ci spero più. Talawa Games ci porta un titolo ottimo tecnicamente e dal gameplay semplice, intuitivo e ammaliante. Seppur breve, reputo Unmechanical una delle esperienze migliori nel panorama indie del genere e lo consiglio a tutti, considerando anche la possibilità di poterlo godere su iOS.

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Tiny and Big: Grandpa’s leftovers – Black Pants Game Studio

Il mondo indie sviluppa e produce senza vergogna e come non ci fosse domani e il puzzle game è uno dei generi più gettonati, dopo il punta e clicca. In questo caso il lavoro svolto dai Black Pants Game Studio è immenso! Il titolo è prima di tutto un platform classico ma della moderna generazione, quindi si parla di Crash Bandicoot, Banjo Kazooie e altre pietre miliari che, ancora oggi, spaccano il culo a produzioni tripla A che pigliano recensioni da mutande cartonate e non hanno nemmeno un millesimo della fantasia di quei titoli. Tiny and Big è meraviglioso perché ci riporta a quegli stilemi. Ancora una volta abbiamo una storia assurda, una battaglia per un paio di mutande magiche lasciate in eredità dal nonno del protagonista e rubata dall’acerrimo nemico, e un gameplay degno di un buon platform. Il taglio è ovviamente moderno, considerando che questo titolo basa tutto sulla fisica, visto che il protagonista ha una pistola in grado di tagliare TUTTO e l’andare avanti all’interno del mondo di gioco, risolvendo dei puzzle e sfruttando le classiche abilità platformiche, si basa al 100% sull’utilizzo dell’arma.
Il gioco è divertente, la fisica è sviluppata da dio – altro che Knack -, graficamente è lodevole e seppure ha qualche errore di compatibilità se giocate su portatile, questo gioco è consigliato a tutti. Inoltre la soundtrack, composta da pezzi originali di artisti indie, è fichissima ed entra nel gameplay poiché è sbloccabile come collezionabile da trovare all’interno dell’avventura. C’è più innovazione e fisica ben sfruttata in Tiny and Big che in Hitman Absolution, costato da salvarci metà delle famiglie italiane e così penoso da avere un killer capace di afferrare le bottiglie ma non di spaccarle in testa alla gente per stordirla!

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Don’t Starve – Klei Entertainment

Don’t Starve è un titolo indie lodato e massacrato allo stesso tempo. Il titolo è non solo una delle produzioni indie più valide dell’anno, ma anche in un contesto tripla A non se la cava male, sbaragliando la concorrenza di tutti questi survival online dedicati agli zombie – e non - dei quali, veramente, non se ne può più. Soprattutto quando arrivano addirittura a copiare Minecraft, la cui logica è arrivata persino in Dead Space, uno dei titoli peggiori di sempre!
Don’t Starve vive anch’esso di tantissime idee che vanno dal design al grim humor, applicato in giocato tanto quanto in estetica. Infatti, per la prima volta, il survival diventa Burtoniano, poiché i mostri che popolano il mondo di gioco sono raccapriccianti, sanguinari e allo stesso tempo cartooneschi, usciti quasi dalle tavole concettuali disegnate dal regista per un suo film. Il sopravvivere si ambienta in un mondo da fiaba horror, dove le regole girano secondo i dittami di un mondo folle. Le idee sono tante: dalle allucinazioni delle quali possiamo arrivare a soffrire; dal modo in cui si trasformano le luci quando cala la notte, nascondendo nel buio dei veri e propri demoni sanguinari; l’evoluzione fisica e mentale del personaggio con il passare dei giorni ecc.
Inoltre il gioco è sempre in evoluzione e vive di continui aggiornamenti e in poche righe è impossibile dire quanto sia bello questo gioco. Se volete davvero qualcosa di nuovo e volete giocare un survival che vi diverta, ma davvero, allora Don’t Starve è il CAPOLAVORO!

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Monaco What’s Yours is Mine – Andy Schatz

Stealt game, ladri felini, assassini incappucciati che per mimetizzarsi fra la folla palpano i passanti, killer incapaci di saltare, travestimenti che non travestono, agenti segreti che in missioni d’infiltrazione fanno così tanto rumore da svegliare le anime di Dark Souls. Di titoli del genere, fatti male, ne siamo ormai pieni ed allo stesso tempo vuoti, considerando che le logiche dei giochi dei titoli così detti stealth … non hanno nessuna logica!
Poi arriva Andy Schatz e salva la giornata con il suo Monaco. Il gioco è una sveglia e una rivalsa. Come molti indie porta innovazioni che vanno ad abbracciare gameplay e design, proponendo una logica d’infiltrazione planimetrica, dove la mappa di gioco è anche quella del caveau, vivendo di ombre e luci nelle quali nascondersi o nascondere un tranello per le guardie o per noi stessi ladri. Monaco è un Oceans Eleven videoludico, una classica avventura di furti dove non conta il singolo ma le abilità di una banda di ladri. Inutile dire che, per quanti pregi possa avere in single player, la co-op è una vera goduria e Monaco andrebbe condiviso con un manipolo di fedeli amici con i quali affrontare l’avventura. Design, invenzione, gameplay, colore, passato e co-op da ammazzarsi di gameplay, Monaco è uno dei migliori indie dell’anno nel suo genere e un validissimo concorrente nel panorama co-op online.

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Antichamber – Alexander Bruce

Portal ha fatto scuola … a chi ha un cervello. Questa la dichiarazione dell’anno, del secolo e del millennio. Il titolo Valve è stato una fonte d’ispirazione per molti, un meraviglioso intrattenimento per altrettanti e per pochissimi un gioco da incorniciare negli annali della storia videoludica e per questo da prendere ad esempio. Nel tripla A nessuno si è imbattuto nella riproposizione di un mondo di gioco capace di vivere di alchimie date dal talento e difficilmente digeribili dal pubblico – per meglio dire, dalla massa bovina -, ma Alexander Bruce si erge a confezionare un titolo intriso di quel concetto, eliminando però la caratterizzazione narrativa … hai detto poco!
Antichamber è un eccellente puzzle game che ha meritato tutte le lodi tessute nei suoi confronti e non sarò certo io la Penelope di turno. Bruce decide di non dare spiegazioni e di dare un taglio alla riproduzione del fattore Glados, impossibile da riproporre perché a quel punto devi solo copiare, catapultando il giocatore in un labirinto dove a regnare sono le imbeccate filosofiche. Pillole d’ironica saggezza distribuite per trollare e al contempo stimolare, l’intelletto del giocatore. Il gameplay funziona alla grande, il design asettico puntato di colori abbaglianti è perfetto e tutto gira così sinuosamente da catturare il giocatore senza che questo possa realizzarlo razionalmente. Antichamber è quindi uno dei migliori indi dell’anno ed è stracosnigliato per l’insegnamento portaliano e soprattutto perché, come la musa, farà sicuramente schifo alla plebe distratta da uccelli infuriati con maiali.

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Kentucky Route Zero Act I – Cardboard Computer LLC.

Kentucky Route Zero è uno di quei titoli indi che tende ad allontanare il videogiocatore medio, e forse è un bene, poiché cerca di pungolare il lato migliore del potenziale videoludico, sfruttando il mezzo così tanto da scomodare le sensazioni date dalla migliore letteratura e dal cinema d’autore. Avventura grafica che, esteticamente, ritorna al passato rievocando Another World, ma punta al futuro spremendo il concetto di videogioco, come detto sopra. E’ impossibile non entrare dentro il gioco, tanto quanto è impossibile pensare che un finanziatore dotato di cervello non ci abbia visto del potenziale. Impossibile pensare che Contrast sia stato lanciato su Xbox Live e sul portale Indie di PS4 e questo titolo debba impiegare mesi per portare avanti i capitoli.
L’avventura è consigliata a chiunque voglia avere un punta e clicca che non sia solo una serie di enigmi sparati a caso contornati da una trama di una povertà assurda, e desideri avere un gioco che sforzi il cervello e non lo lasci a galleggiare fra coperture alla gears, 1080p, prestigi infiniti e assassini incapaci di saltare. L’unico difetto è da imputare a chi non sta permettendo a questo gioco di completarsi in poco tempo come accade per i titoli di Telltale.

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Primordia - Wormwood Studios

Primordia nel panorama dei punta e clicca, compresi anche quelli Telltale, è da reputare uno dei migliori dell’anno. Inutile parlare del gameplay, perché in questo caso c’è davvero voglia di retrò e si va a ripescare un’impostazione dove il giocatore deve davvero ingegnarsi per procedere nella storia e fare attenzione ad ogni riga di dialogo. Per questo motivo gli sviluppatori hanno ben pensato di confezionare una trama che va nell’ano anche a tutta la trilogia di Mass Effect. Nel mondo di Primordia la razza umana è solo una favola per bambini e le macchine sono l’unica forma di vita presente. Filosofia e ideologie politiche si avvicendano in un universo non certo meno corrotto di quello umano, anzi si presta per una meravigliosa metafora capace di portare il giocatore a rivalutare il mondo che lo circonda. I Wadjet Eye Games ci hanno visto lungo ancora una volta e producono quindi un titolo pieno zeppo di messaggi sociali e morali forti, tutto senza smielate spiegazioni, ma grazie ad un mondo futuristico cinico e ostile.
Primordia è un piccolo capolavoro e i finali multipli, alcuni da scoprire grazie ad un ventaglio insidioso di scelte nascoste nel finale, sono capaci di dare al giocatore la conclusione perfetta per la sua storia. Se giocate a questo titolo e non vi piace, allora sappiate che il vostro cervello è morto o probabilmente sguazza in formaldeide fra smartphone, macchine, vestiti di marca e film di natale.

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The Journey Down – Chapter One – Skygoblin

Dicono che al cuore non si comanda e difatti, nonostante Primordia sia un grande punta e clicca, per chi scrive, The Journey Down è uno stramaledetto capolavoro. I ragazzi di Skygoblin tornano ai titoli Lucas e guardando anche al meraviglioso Grim Fandango, confezionano un titolo intriso di humor irresistibile e una caratterizzazione etnica culturale piena di colore e mistero. Attraverso il voodoo, la musica jazz e classici stilemi noir, Skygoblin non lascia nulla al caso, dando al giocatore una storia fattona, piena di musica, situazioni assurde e folklore che mancava proprio dai tempi di Monkey Island.
L’elemento puzzle è ottimamente sviluppato, inserito alla grande in elementi comici, e tecnicamente sembra una produzione tripla A in tutto, dalla grafica alla soundtrack. Incredibile, più che nei casi precedenti, che nessuno sia andato a fornire mezzi e supporto a questa impresa. Considerando che si dice il secondo capitolo debba uscire a breve e che il primo lo trovate ovunque, anche su Android e iOS, andate subito a giocarlo, perché solo il tema del gioco vi rimarrà in testa per mesi!

Cari Insiders, dopo questa cavalcata siamo giunti a quelli che io ritengo essere i migliori indie dell’anno, i tre titoli più totali in assoluto!

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Mirror Moon EP – Santa Ragione

Mirror Moon EP è stato un caso internazionale e ultimamente, nonostante il successo di giochi arrivati negli ultimi mesi, difficilmente lo vedo darsi battagli con le altre due produzioni degne di fare a spallate per il vertice. Siccome io sono infame, anche per rivalsa patriottica, metto Mirror Moon EP sul podio virtuale, visto che non c’è una classifica, dei migliori dell’anno.
Il gioco di Santa Ragione è sulla scia di Valve e con più profondità rispetto ad Antichamber riesce a creare un puzzle game dove c’è ampiezza, andando anche contro Portal stesso. Il gioco vive di esplorazione spaziale, di silenzi, di smarrimento e di puzzle. Il mondo creato è incredibilmente avvolgente, nonostante il design sia, in apparenza, semplice, eppure complicato dagli effetti luce e dalle orbite che possiamo imporre ai pianeti esplorati.
Mirror Moon è quasi un precursore di No Man’s Sky [Hello Games], giustamente accolto con entusiasmo, e regala al giocatore tutto quello che si può chiedere da queste avventure: puzzle, estetica, musica, esplorazione. L’italiana Santa Ragione confeziona quindi uno degl’indi must play dell’anno!

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Gone Home – The Fullbright Company

Gone Home è stato pluripremiato come indie dell’anno ma, per il vostro Kal, non ha quella potenza necessaria per imporsi con così tanta forza sul mercato. Il titolo vive di una totale mancanza di azione e ovviamente taglia una grande fetta del popolo videoludico, ma il discorso è sempre quello: se siete veri amanti dei videogame, questo gioco non potete mancarlo.
La storia ruota attorno ad una ragazza che torna a casa dopo una lunga vacanza studio in Europa e arrivata al villone di mamma e papà, nessuno la accoglie. La casa è deserta e si capisce che qualcosa di sinistro, terribile e macabro è accaduto. Noi dovremo esplorare l’abitazione per capire quale è stato il destino dei personaggi e in tutto questo c’è di tutto. Citazioni e omaggi a cinema e videogame anni 90’ non mancano e sono disseminate all’interno del titolo che, come premesso, vive di curiosità ed è letteralmente impossibile non farsi incuriosire dal mondo creato. Titolo ottimo in tutto e sicuramente consigliato.

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The Stanley ParabelGalactic Cafe

Siamo arrivati alla fine, alla summa di tutte le esperienze del 2013 e The Stanley Parable merita il podio virtuale. Il gioco di Galactic Cafe ha veramente imparato da Valve e offre, più di tutti gli altri, un esperienza. Questa volta non ci sono rievocazioni date da immagini o interpretazioni guappe e pseudo-artistiche da fare, il titolo da al giocatore tutto e questi deve solo renderlo migliore con il proprio approccio.
Ci sono videogiocatori che si sono ammazzati per difendere Beyond, prodotto criticabile e che rispetto a Stanley ha in più solamente i soldi.
Galactic Cafe invece ha invenzione: il fatto di dare finali multipli la cui bellezza dipende dalla fantasia che ci mette il giocatore nell’arrivarci; l’aver creato un antagonista, come glados, veramente manipolatore, vigliacco e cattivo, pieno di carattere e sfumature; l’aver reso il giocatore protagonista, avendo dato al personaggio di Stanley solo contorni, e non per caso ma anche con la voglia di lanciare un messaggio; l’aver creato alla perfezione un gioco capace, con niente, di suscitare curiosità.
Tutti questi fattori fanno di The Stanley Parable un grande gioco e l’indie dell’anno, consigliato senza dubbio a chiunque accenda il cervello e in barba a critici e youtubers che lo hanno definito una guappata e una cacata, quando poi difendono con i denti sempre le solite produzioni, sputando su un mondo che non conoscono.

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Una risposta a “Top 10: i migliori dieci videogiochi indipendenti del 2013”

  1. hiei86 scrive:

    Sta apprezzando sempre più i giochi indie (al momento sto giocando a don’t starve su ps4), ma non capisco come si possano definire indie certi giochi fatti sì da piccoli team ma prodotti da grandi compagnie… (journey prodotto da sony e bastion da warner sono i primi esempi che mi vengono)

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