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Indipendent Monday: Stick it to The Man [Recensione Indie Game]

Stick it to The Man

  • Piattaforma: PS3, PC, PSVITA
  • Publisher: Steam \ PsPlus
  • Software House: Zoink
  • Indipendent Monday: Stick it to The Man [Recensione Indie Game]

    Cari Insiders, popolo prediletto dalle divinità videoludiche, bentornati ad un nuovo appuntamento con Indipendent Monday, l’unica rubrica del panorama italiano capace di recensire Indie farcendo il tutto con bombe di cultura pop votate a stordire il più bigotto recensore tripla A!
    Questo 2014 si apre con un titolo schizoide, lobotomizzato e riempito di materia technicolor stupefacente, se capite dove voglio andare a parare, e fuori da ogni canone. Parliamo quindi di Stick It to The Man, gioco sviluppato dai Zoink! che, da ora in poi, godrà di un’eterna riserva di stima e adorazione da parte del sottoscritto.

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    Just Dropped In (to see what condition my condition was in)

    Ray Doewood è un ragazzo come tanti che in seguito ad una traumatica esperienza, degna del miglior archetipo super-eroistico e del quale verremo resi partecipi durante il corso del gioco, ha deciso di crescere professionalmente come collaudatore di caschi per cantieri edili. La routine di Ray verrà interrotta dal casuale incontro fra il suo cranio ed un oggetto piombato dal cielo – guarda te i casi della vita –, al cui interno si cela un segreto bramato da oscuri figuri, e capace di donargli poteri straordinari, sottoforma di una mano spaghetto fluorescente del tutto invisibile all’occhio umano. Cosa si celava dentro il contenitore? Cosa ha dato a Ray questi poteri? Perché i suoi sogni sono così pieni di significato e fervida fantasia? Chi è alla ricerca del segreto caduto dal cielo e ben nascosto dentro il suo cranio?

    Stick it to The Man è un gioco fotonico e lo dimostra proprio nelle scelte di design, nello studio della storia, delle situazioni, nel citazionismo e nell’estro impiegato nello sviluppo creativo della produzione. Sarò profano, ma sappiate che a livello tecnico, per realizzare un pessimo gioco, oggi, devi essere proprio una capra! Per chi ancora non lo avesse capito, quando si realizza qualcosa di classico e non si tocca il gameplay, per stupire, devi andare oltre e dare al giocatore qualcosa di più. Per farlo servono le storie, i personaggi, le soundtrack azzeccate e tutte quelle componenti che solo Lucas metteva in primo piano nella realizzazione dei propri titoli. Difatti, ancora oggi, solo Tim Schafer e pochi altri cercano ancora di farlo. Gli altri puntano sulla grafica, non toccano il gameplay, al massimo lo sfiorano, e buttano fuori brand fino al vomito con storie degne di un pesce rosso impagliato. Tanto chi fanneggia reputerà il nuovo capitolo sempre il più bello.

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    Zoink! mette in scena una storia assolutamente anarchica e capace di non seguire nessuna regola, se non quelle dettate dal tema musicale reso famoso dall’incisione di Kenny Rogers e ancora di più dai fratelli Coen con il loro Big Lebowski. Ray vive quindi in un universo popolato da personaggi estremamente sopra le righe e mai caratterizzati da una comicità demenziale bassa, ma ricca di omaggi cinematografici e di cultura pop che il 99,9% dei fanatici delle console war e dei vari brand del momento, non saprebbero riconoscere nemmeno se perennemente collegati a wikipedia, durante il giocato.

    Il gameplay non è di fatto per nulla originale, ma viene annientato da tutto il resto che, indiscutibilmente, regna e porta l’esperienza a strappare un sorriso al giocatore più cerebralmente ardito. Insomma, se non avete mai letto un libro, visto un film o giocato al NES, evitate accuratamente questo gioco, questo blog, questo redattore, questo pianeta e, per favore, questo piano temporale. Ritornate da dove siete venuti e non fate più ritorno.

    Il titolo mescola avventura, platform e puzzle atipici per una formula quasi punta e clicca, impegnando, seppur in piccola parte, il giocatore sotto tutti questi aspetti, senza spingere troppo verso idee rivoluzionarie o balzane pensate. Suonerebbe tutto sciatto se non fosse, come avrete capito, per le scelte di design. Il mondo è Paper Mario sotto acidi. Tutto è bidimensionale, ma orgasmicamente pieno di colori, idee visive, fantasia, noir, blues e pop. Ognuna di queste parti è fusa alla perfezione in una storia noir dove nulla è ciò che sembra e il protagonista, come nel film dei Coen, non è un figo capace di schivare un coltello in uno stretto e fumoso vicolo di Noir York City, ma uno sbandato, impacciato, timido e disadattato membro di una società sull’orlo di una crisi isterica.
    Zoink prende quindi una struttura collaudata per buttarci al suo interno un contesto che raramente si trova in altri titoli e nessun sviluppatore tripla A oserebbe incrociare, soprattutto perché ci vuole un certo talento.
    Le musiche funzionano alla grande, i dialoghi sono ben scritti e strappano sempre una risata, il mondo è costruito con intelligenza e procedere nell’avventura, seppur ripetitivo nel giocato, riesce a non annoiare, ma anzi a catturare sempre più l’attenzione del giocatore. Psychonauts, Grim Fandango, Coen, noir e demenziale surrealismo si mescolano in una perfetta miscela, generando un prodotto che nemmeno il genio di Walter White avrebbe potuto creare. Questo è un vero trip videoludico che non stona, ma stimola e accresce il giocatore.

    Stick it to The Man

    Qualora non si fosse ben capito, reputiamo il titolo di Zoink un esperienza imperdibile, della quale non è possibile parlare in termini canonici. Il gioco vive solo ed esclusivamente del design, della storia, dei dialoghi e delle musiche, tolto tutto questo sarebbe solo l’ennesima avventura indie che vuole fare omaggio al passato, ma che nulla aggiunge e nulla toglie a mille altri titoli presenti sul mercato. Il difetto maggiore è forse dato dal quadrato sistema degli enigmi, le cui soluzioni sono divertenti, ma contrariamente ai titoli di Schafer molto più semplicistici e quasi guidati. Stick it to The Man vale l’acquisto grazie alla sua originalità e al pregio di non lasciare nulla al caso, nemmeno lo sviluppo semplicistico del gameplay. Giocatori PS3, PC e Vita, se non vi piace questo, iniziate a cercare un modo per abbandonare questo piano temporale!

     

    Inside The Game

    • Originale
    • Storia da urlo
    • Comicità fresca
    • Pieno di citazioni
    • Tecnicamente ottimo
    • Enigmi divertenti ...

    Outside The Game

    • ... però "guidati" alla soluzione
    Voto:

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