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To the Moon e la narrazione che ho sempre sognato nei videogiochi [spoiler]

To the Moon e la narrazione che ho sempre sognato nei videogiochi [spoiler]

Nasci. È un giorno qualunque per il resto del mondo, per cui in fondo non sei che l’ennesimo esponente di una strana specie così numerosa da rendere assolutamente insignificante il tuo venire alla luce.

Cominci la tua vita, lineare e tutto sommato facile nei primi anni di obblighi, restrizioni e scoperte. A un tratto finalmente si schiudono le possibilità, si aprono nuovi cammini e accumuli nuove esperienze. Persone, luoghi, situazioni: come il viaggiatore più organizzato metti nello zaino quello che ti servirà più avanti e scansi ciò che non serve più.
Accumuli ricordi di ogni tipo e su questi edifichi la persona che sarai, costruisci una catena che ha senso di esistere solo per ogni singolo anello che la compone e sapresti tornare con la memoria a ciascun istante immagazzinato per riutilizzarlo in caso di necessità.

Purtroppo però non tutti i ricordi sono positivi e più passa il tempo e più l’accumulo si fa compulsivo e ti trovi nello zaino il peso degli errori, delle scelte sbagliate, delle bassezze e delle scorrettezze commesse. Più ti avvicini alla fine del viaggio e più aumenta la voglia di disfarsi di qualche fardello, di rimuovere il dolore: ogni volta che chiudi gli occhi, la memoria ti sfregia come un rasoio e quella ferita, inutile sperarlo, potrà solo fare meno male col tempo. La cicatrice ti ricorderà sempre che hai sofferto e ogni tanto tornerà a prudere, tanto per ricordarti una sofferenza lontana.
Ma che succede quando il danno non è auto-inflitto, ma colpisce qualcun’altro? Quando una scelta egoistica coinvolge altri, quando l’ultima persona che vorresti far soffrire viene annichilita dalla tua presunzione?

Succede che vorresti tornare indietro, modificare il passato o quantomeno cambiare QUEL ricordo, per poter lasciare questo mondo nell’illusione di aver realizzato il tuo sogno, perché il problema della vita è che non ne uscirai vivo.

L’arma migliore che hai a disposizione per fronteggiare passato e futuro, che schiantano e opprimono il tuo presente, è sognare. Sogno e vita sono pagine dello stesso libro: se le leggi in ordine vivi, se sfogli a caso allora stai sognando, diventi proprio come un bambino che senza sapere nulla della vita punti il cannocchiale verso la sfrontata faccia della Luna e decida che sì, costi quel che costi il suo sogno sarà di andarci, conquistarla e farla sua per essere felice per sempre.

Solo qualcosa di davvero drammatico, di concretamente senza ritorno può impedire che, arrivato quasi alla fine della vita, in te non resti ricordo di un sogno così straordinariamente grande. Solo un intervento esterno, un errore di valutazione, può distruggere il filo della memoria e rendere un bambino che ama le stelle un uomo arido capace di manipolare e mentire persino alla più speciale delle persone, alla donna che hai deciso di fare felice nonostante le stravaganze. Non puoi fare felici le persone accontentandole e manipolandole per i tuoi interessi, perché l’unico risultato sarebbe acuire il malessere fino a portarle a chiudersi ancora di più, a blindarsi in un mondo interiore da cui non c’è uscita.

Hai avuto la fortuna di incontrare la donna della tua vita due volte, ma la prima l’hai dimenticata. Eravate bambini che fissavano lo splendore dell’Universo, quelle infinite luci su uno sfondo nero che sembrano, anzi SONO, come fari che squarciano le tenebre per far approdare le navi sane e salve. Sapevi di amarla in quel momento, lo hai dovuto riscoprire tanti anni più tardi: a ben guardare hai cominciato ad essere crudele e disonesto fin da allora. Alla fine hai vinto tu: l’hai sposata e pensavi che costruire la casa che voleva nel posto perfetto, proprio accanto a un faro, potesse esserle d’aiuto per vivere meglio con la sua malattia.

Persino quando questa stava per stroncarla hai continuato a mentire e quando se n’è andata, forse solo allora, hai cominciato a capire. Ti sei circondato di persone da aiutare, hai provato a redimere i tuoi peccati e hai fallito: sei solo un vecchio che rimpiange le scelte fatte in passato e ora vorresti che ti venisse impiantato il ricordo di esserci andato per davvero sulla Luna.
Nemmeno la scienza può esserti d’aiuto, il trauma che ha tagliato in due la tua vita, tra un “prima” sereno e un “dopo” devastato è sempre lì a bloccarti: non andrai mai sulla Luna, anzi non sei nemmeno abbastanza forte per provare a decollare. Perché proprio la persona più speciale di tutte, quella a cui hai dedicato ogni stilla d’energia, è proprio lei a tenerti a terra.

Non ti resta che una conclusione: se lei per te non fosse mai esistita, se non ne avessi alcun ricordo, come sarebbe la tua vita? È un azzardo pericoloso, una mossa disperata e distruttiva: come potresti arrivare fin lassù senza carburante, senza la spinta che ti ha portato a ogni traguardo della tua vita, anche se non ti ha mai chiesto di essere la tua Musa?

Mi sembra quasi di vederla questa nuova vita senza di lei: infanzia serena, tanto studio e il sogno è a portata di mano. La NASA ti chiama per diventare astronauta, inizi i test e l’addestramento. Poi, come nelle storie a lieto fine, lei è lì. Non la conosci, non l’hai mai conosciuta ed è solo una collega, un’astronauta come te.
Se tendo l’orecchio riesco a sentire un conto alla rovescia. Poi un rombo devastante e il fumo che si alza. Hai paura? Non devi. Lei è là, e da così vicino la Luna non è più sfrontata, non è più un sogno. Prendile la mano: te l’aveva detto in un’altra vita che un giorno avrebbe aiutato qualcuno no?
Ora puoi dormire, Johnny: ora sei libero.

 

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