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Recensione The Banner Saga

The Banner Saga

  • Piattaforma: PC
  • Publisher:
  • Software House: Stoic
  • Recensione The Banner Saga

    The Banner Saga è l’ennesimo prodotto di successo che ha visto la proprio origine grazie a Kickstarter, la cui campagna ha avuto immediato riscontro portando Stoic, un gruppo di ex dipendenti BioWare, a dare vita al suo particolarissimo RPG strategico ispirato al folklore vichingo.
    Un viaggio simile a quello delle carovane di cui spesso seguiremo le vicende: lento e inesorabile, irto di difficoltà ma anche pieno di soddisfazioni e nuove scoperte. Senza ombra di dubbio le premesse di gloria intraviste nella nostra preview di The Banner Saga sono state rispettate, per la soddisfazione dei fan del genere, che troveranno pane per i loro denti in abbondanza.

    Basta davvero poco per iniziare a immergersi nell’atmosfera di The Banner Saga, complice una sontuosa direzione artistica che ha scelto di sacrificare qualcosa in termini di animazioni in favore di uno stile e un gusto nel mostrare luoghi e personaggi che risulta accattivante e caratteristico.
    In un mondo che non conosce più il tramonto del sole, toccherà a una bizzarra alleanza tra Umani e giganti Varl opporsi all’avanza dei corazzati Dredge, nel tentativo di scoprire un punto debole in un’armata che sembra invincibile.
    Gli sviluppatori di Stoic hanno cercato davvero in ogni modo di coinvolgere il giocatore nella vicenda e far percepire come ogni decisione o scelta di dialogo influenzi concretamente lo svolgersi degli eventi. In modo analogo alla struttura di Game Of Thrones vengono cambiati spesso e volentieri i punti di vista da cui possono essere analizzati gli eventi, spostando via via l’attenzione sui vari personaggi. Nessuno di questi spicca in modo particolare per diventare realmente protagonista, ma questo era proprio l’intento degli sceneggiatori, molto più impegnati a creare uno sviluppo fluido emozionante piuttosto che a tratteggiare l’ennesimo inutile archetipo.

    In questo senso risultano particolarmente interessanti le varie scelte, anche drammatiche, davanti alle quali veniamo sbattuti: negli spostamenti in carovana così come negli scontri potrebbe non essere possibile aiutare o salvare tutti. Ogni viaggio richiede razioni di cibo, scorte e una difesa da eventuali predoni, ma tutto questo potrebbe avere un costo nel momento in cui le cose si dovessero complicare.
    Il peso di queste scelte accompagna tutto il viaggio, così come le conseguenze: di certo un sistema interessante con cui fondere elementi della trama alla struttura stessa del gioco, imponendo pressione anche al più rilassato degli strateghi.

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    Di fronte a tanti elementi positivi, diventa essenziale il responso sul combat system, che come sempre caratterizza e determina il successo di un buon titolo strategico.
    The Banner Saga sceglie un approccio in stile Final Fantasy Tactics per le battaglie, rappresentate su una griglia isometrica divisa nei classici quadrati. Il combattimento procede a turni, i vari combattenti si alternano potendo compiere uno spostamento e un’azione e già questo costringe a pianificare con accuratezza le proprie mosse.

    I Varl ad esempio sono creature potenti e ingombrati, ma lanciarne uno all’assalto in modo poco oculato potrebbe impedire ai suoi compagni di raggiungere posizioni migliori. Come in una bizzarra partita di scacchi è quindi fondamentale gestire al meglio il proprio team focalizzandosi sui vari punti di forza, ma soprattutto elaborare una tattica che riduca al minimo i danni e le perdite subiti, che si recuperano tenendo i personaggi lontani dagli scontri per un po’, realizzando in concreto quell’alternanza tra membri del cast di cui abbiamo parlato poco fa.

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    Il punto più importante da assimilare per uscire vincitori dagli scontri è rappresentato dalla sapiente scelta di quale tipo di attacco portare, se uno diretto ai punti vita dell’avversario o invece investire sul futuro, dannaggiando l’armatura del bersaglio per infliggere più danni in un secondo momento.
    Potrebbe sembrare poco, ma la combinazione di questi elementi porta a un combat system efficace anche se poco immediato e tutto sommato troppo punitivo per chi si affacciasse per la prima volta a un titolo del genere: fallendo una battaglia infatti non esiste game over, ma la storia chiaramente terrà conto di quel fallimento, adattandosi di conseguenza. Duro e spietato, ma così erano pure i Vichinghi no?

    Oltre a essere un ottimo esempio di GdR strategico e godere di una profondità non indifferente, The Banner Saga deve essere apprezzato per l’encomiabile lavoro artistico svolto da Stoic: interamente disegnato a mano con uno stile particolare e affascinante e sontuosamente accompagnato dalle musiche di  Austin Wintory (già amato a suo tempo per Journey), TBS dimostra ampiamente quali risultati possano essere raggiunti oggi grazie al talento e allo spirito d’iniziativa.
    Come punto di partenza per questo viaggio hanno centrato il bersaglio, ora sotto con le altre tappe!

    Inside The Game

    • Molto curato sotto il punto di vista artistico
    • Splendida colonna sonora
    • Meccaniche strategiche interessanti

    Outside The Game

    • La trama stenta a decollare
    • Abbastanza punitivo
    Voto:

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