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Indipendent Monday: The Cat Lady [Recensione Indie Game]

The Cat Lady

  • Piattaforma: PC
  • Publisher: Screen 7
  • Software House: Harvester Games
  • Indipendent Monday: The Cat Lady [Recensione Indie Game]

    Cari Insiders bentornati ad un nuovo appuntamento con Indipendent Monday, chiassosa rubrica che vi porta il meglio del mondo indie e non dimentica di essere altrettanto sottostimata. Questa settimana vi proponiamo una bella avventura indie dal carattere orrorifico, The Cat Lady.

    A gattara non perdona!

    Susan Ashworth ha 40 anni e, assecondando lo stereotipo per eccellenza, riempie l’abissale vuoto della sua vita con il miagolio di qualche gatto, facendoli danzare verso casa sua, per l’ora dello spuntino, con i tocchi leggeri  delle note acute del suo pianoforte. Susan non è mai stata una bella donna, non ha mai avuto un carattere coinvolgente, non è mai stata chiamata sexy, non ha mai brillato in nessun talento, non ha ambizioni, ma solo un echeggiante vuoto. Le resta l’immensità della sua disperazione e l’unica soluzione è abbracciare l’oblio, ingoiando quelle pillole che, per qualche ora al giorno, mettono in moto i logori percorsi cerebrali del sentirsi leggero. E’ ora di dormire per sempre.

    The Cat Lady comincia così, con un suicidio, con una vita gettata via in nome della depressione. I primi minuti di gioco sono incentrati su un breve viaggio della protagonista verso un tetro mondo dopo la vita, dove un incontro con un’altrettanto cupa signora, ci darà l’incipit che stavamo cercando: Susan sarà l’angelo vendicatore della morte e dovrà tornare sulla terra come immortale per punire alcune anime deviate, tanto ricercate dalla stessa falciatrice.

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    A scuola di terrore

    Il survival horror che ricordo è il migliore, quello che davvero mi ha spaventato e fatto tremare le ginocchia, allacciandomi al contempo alle cinture in plaid della poltrona, per portare a compimento il percorso verso “lo spavento finale”, come direbbe Wes Craven. Oggi, tutto questo è sommerso da gameplay action e inutili sezioni di crafting che, in un horror ambientato ad anni luce dalla terra, calza come l’uovo sodo con la nutella. Non cerchiamo però in Dead Space 3 il male del genere, anche Capcom ha fatto le sue e che Bela Lugosi li possa perdonare.

    Fortunatamente sul versante indie abbiamo delle belle rinascite del genere horror, con picchi veramente assurdi accostati a robette commerciali alla Paranormal Activity, fantasmagorico solo l’ingenuo papà di E.T..
    Harvester Games riesce a scrivere una storia semplice, che in certi dialoghi si perde in giri di parole inutili e battute dozzinali, ma capace di tocchi horror magistrali, capaci d’instillare angoscia e tensione, portandoci inevitabilmente a temere tutto quello che ci circonda nella nostra stanza buia.

    La trama si divide fra viaggi onirici macabri, una sorte di dantesca avventura dove l’aldilà e il sogno diventano teatro del terrore, e un mondo reale crudele, assetato di sangue e malato. Il legame che viene creato con la protagonista è molto forte e obbliga il giocatore a farsi trascinare in quel mondo disturbato: ad esempio, durante uno dei primi capitoli, saremo a tu per tu con uno psichiatra e gli argomenti trattati e alcune domande saranno così reali e fuori dagli schemi videoludici tipici del genere, da rendere la scena credibile.

    Dopo molto tempo sono riuscito a trovare un VERO gioco dell’orrore dove la paura non è rappresentata da ombre, versi improbabili o mostri necrocazzi a tonnellate, ma dalla natura dell’animo umano, dalla nostra stessa crudeltà, dai pensieri e da tutti quegli aspetti tecnici tipici del miglior cinema di genere.

    Un gioco diretto da Dario Argento e Lucio Fulci

    The Cat Lady, come anticipato, ha il suo meglio nella gestione tecnica, nella direzione di tutti gli elementi che compongono un medium d’intrattenimento: design, musica, messa in scena e fotografia. Come un film dell’orrore degno di questo nome, questo gioco è capace di spaventare non grazie ad una trama costruita attraverso risoluzioni intuite da un detective geniale, ma allo sfruttamento intelligente della paura e del gore.

    “Gli incubi esistono al di fuori della ragione e le spiegazioni divertono ben poco, sono antitetiche alla poesia del terrore”, Stephen King.

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    Questa citazione è utile a spiegare il concetto portato avanti, prima di lui, dai due registi italiani veri maestri del genere. Lo spavento non si fa con ombre, note improvvise o gridi lontani, ma con dei “perché” senza risposta.
    Nel gioco, infatti, la trama e i dialoghi sono spesso alla bene e meglio e qualcosa non torna, ma la poesia dell’orrore e le scene di sangue e disperazione sono portate in cima. Gli spazi sono sempre chiusi e i colori non esistono, se non per dare un tono acceso alla morte e al sangue, forzando l’ingresso nella psiche di un personaggio che trova la sua rinascita attraverso l’omicidio che, a conti fatti, chi sa giudicare moralmente o razionalmente?!

    Arriviamo quindi alla direzione degli elementi videoludici. Il titolo è assolutamente basico.
    Il gameplay non sfrutta nemmeno il mouse ma vive solamente grazie alle frecce direzionali, utili a scorrere il menù dell’inventario, muoversi e interagire con gli oggetti selezionabili.
    La grafica è minimalista e si divide fra immagini foto realistiche, animazioni pixellose e scenari in grafica. Questo mix strano e assurdo da vita al mondo horror che contribuisce a rendere il design affascinante, rappresentando alla perfezione ogni parte del mondo di gioco: dagli spazi onirici del mondo oltre la vita, a quello reale.
    L’audio è forse il tasto più dolente. Gli effetti sonori sono accettabili, mentre le musiche e il loro intervento nei momenti di tensione e smembramento sono orchestrate con intelligenza, e infine il doppiaggio soffre di qualche caduta di stile, facendo perdere qualcosa all’insieme. Nonostante ciò, proprio l’intelligente distribuzione degli accenti audio contribuisce a dare alle scene horror il tocco finale perfetto.

    Harvester Games sembrano quindi aver mangiato pane, Argento e Fulci, perché sono il gore, lo splatter, la paura per il sangue e l’assurdo dell’orrore, a dare fascino e potenza all’intera produzione. In questo senso anche gli enigmi sono sempre ben contestualizzati e fanno sempre parte della malattia perversa che compone ogni singolo momento di spavento.

    The Cat Lady

    Se state cercando un’avventura horror che vi tenga incollati al PC, The Cat Lady è il gioco che fa per voi. Il titolo offre un intrattenimento degno del miglior cinema di genere e non prende in giro il giocatore con spaventi alla Slander o degni delle più fetenti puntate di Mistero. L’avventura è assolutamente consigliata se amate l’horror e non se pensate che faccia spavento roba tipo Abramo Lincoln Cacciatore di Vampiri.
    Potete scaricare The Cat Lady da Steam per la modica cifra di 8,99€.

    Inside The Game

    • Finalmente un titolo veramente horror
    • Ottimo il comparto tecnico
    • Enigmi ben inseriti nella trama
    • Trama ben costruita
    • Coinvolgente
    • Ottima colonna sonora

    Outside The Game

    • Audio non perfetto
    • Qualche dialogo a cacchio
    Voto:

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