[Recensione] Child of Light e l’eleganza degli RPG [Ubisoft]

Child of Light

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360, XboxOne, PS4
  • Publisher: Ubisoft
  • Software House: Ubisoft
  • [Recensione] Child of Light e l’eleganza degli RPG [Ubisoft]

    Ubisoft ha avuto la brillante idea di marketing di chiamare Ubiart il suo framework per sviluppare giochi. Scherzo :) La brillante idea è rilasciare in open source questo motore così da permettere a tutti coloro che sono interessati a utilizzare tinte pastello e ambienti 2D di creare il proprio videogioco con strumenti utilizzati da professionisti. I primi “esperimenti” con Ubiart sono addirittura quei due gioconi di Rayman Legends e Rayman Origins. Dico gioconi perchè ai nostri giorni, cari amici, di platform interessanti se ne vedono sempre meno e se ne vendono sempre meno; giusto quindi almeno segnalare quelli validi. Tornando al nostro incipit, sebbene a livello ludico comunque ci sia molto in questi due Rayman, a livello “artistico” c’è poco per un framework che si chiama, appunto, Ubiart. Le tinte pastello si, per carità, i colori che sembrano dipinti a schermo si, per carità, però… giocando a Monument Valley c’è più arte e lì UsTwo non ha pubblicizzato il suo framework in alcun modo ARTistico. Ci voleva un gioco che rendesse giustizia al nome di questo motore non credete? Quel gioco è arrivato e si chiama Child of Light. L’ho finito domenica e qui sotto vi scrivo cosa ne penso.

    Premessa: questo è uno di quei titoli che, quando vedi un trailer, vai in fissa (nonostante non si capisca granché delle meccaniche). Anzi a ben vedere è uno di quei giochi che viene veramente venduto da un trailer e di solito, la cosa, non è un buon segno. Un po’ come i cinepanettoni di Natale o un film di Checco Zalone: ti fanno vedere nel trailer le scene che fanno ridere, vai al cinema pensando di sbellicarti, ed esci con 2 ore di noia e 2 minuti di risate. Non fraintendete però, Child of Light non è assolutamente così! Ma torneremo su questa questione del trailer in un secondo tempo, ora gettiamoci a capofitto nella storia.

    Child-of-Light-2

    Una principessa, un mondo fatato e due ali

    Primo spoiler di questa recensione: Aurora, la protagonista, non ha le ali inizialmente ma se ho chiamato il paragrafo così, vuol dire che in seguito le avrà. Secondo spoiler che si deduce dall’immagine, ha una spada che inizialmente non ha. Spoiler finiti ;) E, prima che arrivi il linciaggio, entrambe le cose succedono durante la prima mezz’ora di gioco, quindi rimanete al vostro posto puristi e attaccabrighe che non siete altro.

    Dopo un’intensa intro cinematica completamente in rima, apprendiamo che la bambina protagonista di questo videogioco è, almeno apparentemente, morta in seguito all’arrivo nel suo castello in Austria, 1895, della nuova compagna del padre. Insomma il mondo è pieno di matrigne cattive… nei film porno invece di solito queste MILF si legano molto con i figliastri ma vabbè, in fondo è cosa ben nota che nulla di ciò che si vede nei film a luci rosse corrisponde a verità. A ben pensarci, spero non sia vero neanche ciò che si vede nei cartoni animati rispetto alle matrigne ;).
    Ma torniamo ad Aurora, subito morta. Bel gioco ve? Inizia e finisce nell’intro. Ma no, vi pare, ho detto apparentemente morta. La bimba si sveglia infatti a Lemuria, un luogo ben distante dalla sua terra di origine e fatato, disegnato in maniera affascinante e fiabesca grazie ad Ubiart.

    Ci viene raccontata la storia, quindi, della bambina della Luce. Aurora appunto. Quanto sono didascalici questi sceneggiatori (aurora, luce, ecc)! Inizialmente indifesa e semplicemente spaventata, vogliosa di tornare a casa dal suo papà (Duca d’Austria, tra l’altro), Aurora farà ben presto la conoscenza di lucciconio, ehm no, scusate, quello era un altro videgioco. Qui il co-protagonista della vicenda si chiama Igniculus ed è una luce, nella buia notte di Aurora. Solo che è letteralmente un pezzo di luce parlante che si comanda con l’analogico sinistro. Ma questa è roba di Gameplay… tornando alla trama la nostra eroina riuscirà grazie all’aiuto di questa prima creatura a conoscere un po’ tutto il pantheon di abitanti di Lemuria. Molto spesso si tratta di ostili creature che morendo si trasformano in PX, altre volte invece si tratta di NPC valevoli solo per qualche linea di dialogo e in ultima istanza ci sono altri componenti del party. E non intendo la festa!

    Attraverso questo ping pong di missioni secondarie e missione principale, tutte rigorosamente in rima, Aurora arriverà a compiere il suo destino che si intreccia con quello dell’ormai caduta Lemuria.

    c_Child-of-Light_albero_parlante

    Stile nipponico, produzione americana: risultato? Guerra nucleare.

    L’ultima volta che l’America e il Giappone si sono incontrati tutti ci sono rimasti male. No dai, scherzo è che questa recensione mi è presa così. In fondo lo sapete, il vostro AKirA è un po’ esperto di videogiochi un po’ pirata (e pure un po’ fregnone ;) ). Poi america, vabbè, me lo sono inventato perché dovevo fare la battuta, hanno sviluppato infatti: Ubisoft MontrealUbisoft MassiveUbisoft UkraineUbisoft Bucharest. Quindi c’è tanta Europa in Child of Light, un RPG i cui combattimenti sono in classico stile nipponico. A turni. Anche se… anche se c’è tanta carne al fuoco, ma andiamo con ordine.

    Il giocatore guida Aurora con lo stick destro e con i tasti e Igniculus con lo stick sinitro. Durante le fasi esplorative c’è da trovare i vari scrigni e le varie missioni dai vari personaggi, infilandosi in pertugi mai visti e risolvendo enigmi. Igniculus, in tutto questo, può raccogliere energia nella mappa, casse e produrre luce per illuminare gli antri più oscuri. La splendida commistione tra gioco e semplice osservazione rende anche queste fasi molto interessanti e, se aveste qualcuno che vi guarda, potete anche farvi guidare dalla sua luce, visto che Igniculus può essere guidato da un player2.

    Durante i combattimenti la nostra fiammegante lucciola ha un ruolo molto più importante: può “accecare” i mostri, rallentandoli (mentre deve continuare a raccogliere energia e PM, punti magia). Questo nuovo livello di interazione permette ai combattimenti a turni di trasformarsi in qualcosa di molto più “attivo”. Onestamente chi mi conosce lo sa bene, sono uno dei più grandi detrattori dei giochi di ruolo giapponesi: non mi piacciono e li trovo troppo noiosi e ripetitivi, soprattutto durante le fasi di combattimento. Nonostante in Child of Light non ci sia la mole di abilità e oggetti di solito presenti in questi titolo, mi sono invece divertito molto a giocare proprio i combattimenti che ho trovato freschi e frenetici. Come è possibile se sono a turni? Vi lascio qui sotto i primi dieci minuti del gioco eseguiti da Eurogamer, sempre perché un video vale più di 1000 parole…

    In sintesi

    Child of Light è, riassumendo, un videogioco che difficilmente posso non consigliarvi. Non è un acquisto essenziale ma, a livello di gameplay è abbastanza originale e coinvolgente da trasformarsi in un acquisto obbligato, soprattutto al prezzo di 15€ a cui il gioco viene proposto (solamente in Digital Delivery). Affascinante? Sicuramente. Poetico e artistico? Nella facciata, a pacchi, quando poi si scava c’è poca poesia, a parte tutti i testi in rima baciata, e poca arte, se non gli splendidi fondali che sembrano dei dipinti. Ho trovato molto più artistico To The Moon (finito di recente) che è tutto in pixel art che questo oppure il già citato Monument Valley. Child of Light invece è molto più solido come videogioco e difficilmente non permette ai giocatori di staccarcisi prima di averlo terminato. Le belle idee per ringiovanire un gameplay ormai vetusto, quello dei JRPG, funzionano tutte alla grande e se non fosse per una difficoltà mal calibrata (a “normale” è veramente troppo troppo facile) rappresenta una sfida abbastanza unica al giorno d’oggi.

     

    Inside The Game

    • Affascinante
    • Originale a livello di gameplay e di stile

    Outside The Game

    • Troppo facile a "normale"
    • Un po' corto
    • trama quasi inesistente
    Voto:

    Da non perdere

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