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Nippovedì #4 – Fantasmi cyber-punk [Ghost in The Shell]

Nippovedì #4 –  Fantasmi cyber-punk [Ghost in The Shell]

In assenza di nuove hit da novanta all’interno della classifica di vendita del software giapponese, era più che legittimo attendersi che finalmente si stabilisse una certa gerarchia di chi molto probabilmente, resterà in top 20 per molto, moltissimo tempo. Mario Kart 8 svetta su tutti come era prevedibile piazzando a due settimane dal lancio, la bellezza di 42.000 copie vendute sulla singola settimana. non un record, ma stiamo comunque parlando di un titolo che per anni rimarrà una costante, specialmente nei periodi di relativa tranquillità. A seguire il terzetto dei nuovi classici Yokai Watch di Level-5, che si piazza in seconda posizione con 32.000 copie vendute settimanalmente. Sarebbe interessante scoprire se Yokai Watch avrebbe lo stesso successo anche in occidente, ma la verità è che il bombardamento mediatico di questo gioco di Level-5 negli ultimi mesi è stato massiccio e non in pochi sostengono che siamo di fronte al potenziale nuovo Pokemon della situazione. Meno male che entrambi convivono armoniosamente su 3DS per fortuna di Nintendo.

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A concludere il magico trio, colui che la scorsa settimana era una new entry e deteneva il primato, stiamo quindi parlando di Persona Q: Shadow of the Labyrint che si piazza in terza posizione vendendo un totale di 30.000 copie, probabilmente la prossima settimana vedremo un ulteriore decremento del venduto, ma Atlus stessa sa che Persona ha un certo nucleo di vendite difficile da superare e Persona Q: Shadow of the Labyrint non fa certo eccezione nel bene e nel male. Tra le novità più interessanti di questa settimana segnaliamo il tardivo arrivo di Thief in Giappone, che occupa nella sua settimana di lancio l’ottava e la dodicesima posizione, rispettivamente per PS4 e PS3, ma anche l’arrivo di One Piece: Unlimited World Red , titolo entrato di diritto negli immancabili a cadenza annuale di Bandai-Namco, con il classico aumento progressivo di narrazione di Ruffy e allegra ciurma rispetto all’anno precedente. Il titolo è uscito per PS3 e sopratutto per la prima volta per la serie su PS Vita, andando ad occupare la sesta e la settima posizione della classifica. Distaccato di diverse posizioni anche la versione Wii U, in quindicesima posizione a testimoniare anche su suolo nipponico un arrancare fin troppo accentuato della console casalinga di Nintendo. Ultima postilla sulle new entry è riservata a The Legend of Heroes: Ao no Kiseki Evolution, titolo della storica Falcom in uscita su PS Vita al quarto posto della classifica con tanti cari saluti a noi occidentali che stiamo ancora ad aspettare il seguito di Trails in the Sky, mentre i giapponesi si accingono a giocare quasi il decimo capitolo della serie.

Il tie-in inaspettato

Oggi parlerò di un gioco che è addirittura uscito in Europa, di quelli che comunque a mio avviso sono passati molto in sordina, rispetto al livello qualitativo che portavano in grembo. Gli anni di PSX sono stati a detta di molti i migliori in cui poter sperimentare, arrivare ad un discreto livello di notorietà, spendendo una cifra tutto sommato congrua. In queste condizioni di mercato, gli sviluppatori Giapponesi ci sono semplicemente sguazzati per anni e sono stati in grado di proporre titoli non solo inediti, ma anche licenze che si credevano ormai prematuramente accantonate. Ghost in the Shell è un mostro dell’animazione giapponese, per molti la pietra miliare tra anime e cyber-punk. Il film era uscito in VHS nel 1988 ispirandosi al fumetto di Masamune Shirow, ma da lì in poi sembrava che il brand dovesse chiudersi su se stesso, un po’ come è successo ad un altro clamoroso successo quale è stato Akira. Con sorpresa di tutti, nel 1997 esce un gioco dedicato alla serie, in particolari a svariati aspetti del manga che il film non aveva tratto.

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Ghost in the Shell era un simulatore di Fuchikoma, i robot ragni della sezione 9, cui il sergente Motoko Kunasagi faceva riferimento come responsabile. Al di là di chi guiderà il Fuchikoma, sarà proprio quest’ultimo ad essere il protagonista indiscusso di tutto il gioco. Questo simpatico robottino ha infatti l’innata capacità di comportarsi esattamente come un ragno, sopratutto nell’arrampicarsi su qualsiasi struttura possibile ed immaginabile, oltre la capacità di effettuare salti davvero poderosi.
Il gioco si struttura in un totale di 10 missioni di difficoltà crescente oltre che un tutorial a tempo che funge anche da sfida per raggiungere il massimo grado possibile. Prima annienteremo tutti gli avversari della zona, più velocemente otterremmo il minutaggio extra per proseguire il trial. Il gioco missione dopo missione è scandito da una serie di video animati realizzati dallo studio storico di animazione che cura la totalità della saga fin dagli albori. In occasione del gioco per PSX, il titolo ha subito un forte restyling grafico che a giorno d’oggi rimane unico nel suo genere e per certi versi è lo stile di disegno ce più si avvicina al concept originale dei personaggi immaginati e disegnati da Shirow più di 10 anni prima rispetto al videogame. A dir poco memorabile rimane il filmato introduttivo, a mio avviso uno dei più belli mai realizzati in un videogioco che mostrava al tempo tutta la muscolarità della scuola di animazione giapponese, oltre che un anteprima animata di come effettivamente il gioco sarebbe stato una volta in-game. Tutto il gioco presentava martellanti OST techno, tanto che al tempo il uscì anche un cd con le OST del gioco remixate per l’occasione.

Demo per tutti!

Difficile stabilire se Ghost in the Shell sia stato un successo. Sicuramente è rimasto un simbolo unico di tie-in ben realizzato sotto l’ala protettrice nipponica. Nel 2006 con l’uscita di Stand Alone Complex Bandai realizzò altri due titoli per la serie (uno per PS2 e l’altro per PSP con trame diverse tra di loro), pur rimanendo fedeli all’universo di Ghost in the Shell, si trattava per lo più di third person shooter o first person shooter (molto ben realizzati tralaltro) ma che poco avevano a che spartire con il titolo originale per PSX.

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Lo stile grafico aveva ceduto il passo ad una grafica in-game e delle ost martellanti techno si era preferito ripiegare su tracce musicali più armoniose ed in qualche modo vicine alle due serie televisive. In molti hanno conosciuto Ghost in The Shell grazie ad una Eurodemo all’interno di Crash Bandicoot 3:Warped, dove era possibile tra le altre cose, giocare l’intero primo livello ed anche il trial. Singolare come, probabilmente per questioni legate al PEGI, il video introduttivo del gioco in formato demo fosse tagliato nei 10 secondi finali, un particolare ancora oggi oscuro anche ai più appassionati del gioco stesso. Non ci sarebbe nulla di male nello scoprire che in molti potrebbero ricordarsi di questo gioco più per la euro-demo allegata, che per aver effettivamente provato e posseduto il gioco originale. Ho appena ricevuto un ottima fonte di ispirazione per la prossima settimana, avvisati!

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