Categorie | COPERTINA, Editoriali

Nippovedì #5 – La via del Samurai…sparatutto [Sengoku Ace]

Nippovedì #5 – La via del Samurai…sparatutto [Sengoku Ace]

Andiamo per novità, o magari per ovvietà. Le settimane estive per i videogames, sono avare di novità, c’è davvero poco da fare. Che sia l’Europa, gli Stati uniti o il Giappone alla fine il luogo comune è sempre lo stesso: i periodi caldi per le vendite dei videogiochi non vanno solitamente di pari passo con il clima, salvo qualche eccezione mirata, che va a scandagliare una classifica di vendite altrimenti identica alla settimana precedente. Capita quindi che Nintendo per superare se stessa e riempire l’intero podio dei migliori software venduti in Giappone, debba metterci la matricola Pokemon Art Academy, che esordisce vendendo intorno ai 31.000 pezzi totali. A seguirlo da relativamente vicino ci pensano due titoli che in questa lunga estate, saranno praticamente sempre abbonati alle posizioni alte delle classifiche di vendite, ci stiamo ovviamente riferendo a quei Yokai Watch e Mario kart 8, che portano a casa anche questa settimana cifre importanti intorno alle 30.000 copie vendute ciascuno, tenendo conto che Yokai Watch nel solo Giappone ha già superato da un po’ il milione di copie vendute. Tempo dunque di parlare delle novità di questa settimana. Soprasiedo un po’ su htoL#NiQ: Hotaru no Nikki, che altro non è che un evocativo platform di Nis per PlayStation Vita, ma ci tengo sopratutto a far notare una nuova IP per PS3, che secondo me potrebbe avere uno strascico di successo se il pubblico non si fermerà alle inevitabili analogie con IdolMaster.

cats5616

CV: Casting Voice è niente poco di meno che un ibrido ragionato tra un The Voice nostrano e proprio IdolMaster stesso, solo che questa volta abbiamo un focus esclusivo sul canto e finalmente e ripeto finalmente, un cast di personaggi sia femminile, che maschile. Non me ne vogliano i fanatici del fan-service, ma ritengo che il perseverare solo ed esclusivamente sulla via della compiacenza di alcune fisse morbose della fan-base sia redditizio all’inizio, comprensibile fino ad un certo punto, diabolico da un certo punto in poi. Credo di aver realizzato che ormai si è persa la via maestra guardando la prima serie di Maken Ki. Non nascondo che il fan-service non mi dispiaccia, ma ho realizzato che in quest’ultimo anime la trama sia praticamente inesistente e ci sia solo un focus morboso e demenziale nel proporre tutti gli stereotipi triti e ritriti per creare audience, senza preoccuparsi di creare un plot narrativo quantomeno “seguibile”. Passino Ikki Tousen e Queen Blade, che quantomeno ci provano un attimo a dare un abbozzo di trama salvo poi cadere nel pecoreggio, ma Maken-Ki trovo onestamente abbia passato quel limite che induce la nausea. Ad ogni modo ritornando on-topic CV: Casting Voice propone un cast eterogeneo e un po’ inedito, popolato cerco dei classici stereotipi del caso ma mai forviante, il classico titolo che ribadisco, potrebbe far nascere un seguito di fan in convivenza con la sterminata fan-base di IdolMaster.

Giappone feudale e…aerei?!

Questa settimana desidero parlarvi della saga di Sengoku Ace, che nonostante possieda i suoi buoni anni, anche lei ha vissuto di un tripudio di fan-service niente male. Inanzitutto, che cos’è Sengoku Ace? Risposta, è un shoot em up, meglio conosciuto dalle nostre parti come sparatutto a scorrimento laterale. Il primo Sengoku Ace sottotitolato Samurai Aces è stato prodotto da Psikyo nel 1993 ed è tra le altre cose il primo titoli sviluppato da codesta compagnia. Non ho la pretesa che voi conosciate Psikyo, ma sappiate che tra i titoli prodotti nei suo anni d’oro (praticamente l’intero decennio degli anni ’90) è stata in grado di essere un punto di riferimento per la realtà arcade giapponese, producendo titoli del calibro di Gunbird 1 & 2, divenuto famoso anche in Europa, come uno dei migliori sparatutto a scorrimento per Dreamcast.

gfs_56654_2_8

Nella sua storia lunga un decennio e mezzo non ha solo prodotto sparatutto ma anche alcuni titoli arcade di mahjong, ma non vi è dubbio che i suoi maggiori successi sono legati ai cabinati arcade ed agli sparatutto in voga in quegli anni. Il primo Sengoku Ace proponeva un interessante ibrido tra lo steampunk e il feudalesimo giapponese. I personaggi selezionabili erano in totale 6 ed ognuno di essi possedeva un attacco standard ed uno speciale rigorosamente dedicato. Caratteristica non da meno e difficilmente giustificabile se non considerando che Sengoku Ace è un opera di fantasia è il fatto che questi personaggi provenienti da un ipotetico medioevo giapponese viaggiavano e combattevano su aerei moderni. Non metto in dubbio che ci possa essere confusione o ancora più probabilmente perplessità, ma il gioco non si perdeva minimamente in giustificazioni e tirava dritto per la sua strada, mettendo il giocatore di fronte a orde sterminate di mostri volanti da abbattere, così da avanzare per i livelli ed ottenere potenziamenti sempre più devastanti. Il titolo funzionava a scorrimento verticale ed era possibile affrontare l’intera campagna in due giocatori. Il titolo godette della supremazia tecnologica dei cabinati del tempo e raccolse un successo che al tempo fu considerato importante, spingendo da prima Psikyo a produrre altri titoli del medesimo genere, ma poi a tornare nel 1996 sul seguito del fortunato titolo originale, chiamato Sengoku Blade.

Il fattore fan-service: Sengoku Blade

Sengoku Blade è con ogni probabilità il titolo della serie che ha riscosso maggior successo, un po’ perchè è stato in grado di consolidare una formula grezza nel primo capitolo e finalmente matura nella sua seconda iterazione ed anche perchè nel frattempo Psikyo aveva ponderato diversi cambiamenti strutturali per rendere più accattivante il prodotto. Cambiato innanzitutto il produttore del gioco che non era più Bandai, ma bensì la celeberrima Taito, il titolo passo tra le altre cose dall’essere uno sparatutto ad orientamento verticale, ad essere convertito in un orientamento orizzontale. Furono accantonati gli aeroplani e vennero messi a volare direttamente i personaggi del gioco.

54457-Sengoku_Blade_Disc_1_of_2_(J)-1

I personaggi del gioco, già, proprio quelli. Vorrei parlarvi di come la serie di Sengoku sia saltata agli occhi del pubblico giapponese per le semplici capacità di magnetismo del gioco, ma il mio discorso sul fan-service di prima era casuale fino ad un certo punto. La teenager del primo Sengoku Ace, conosciuta con il nome di Koyori e che rappresentava una monella che aveva preso i voti da sacerdotessa era cresciuta nel frattempo, diventando un avvenente donna. Koyori di Sengoku Blade ora aveva un trucco spiccato ed i classici occhiali da aeronauta, ma sopratutto una scollatura vertiginosa sotto al kimono. Psikyo non si tirò indietro e rincarò la dose, proponendo nuovamente come personaggio sbloccabile lo spadaccino errante Kain più matto che mai e sopratutto un restyling di Tengai, quieto monaco buddista nel primo Sengoku Ace, ora iracondo monaco spara anatemi nel secondo, esilarante da giocare, quanto semplicemente da concepire. Con questo improbabile connubio di caratteristiche esagerate, Sengoku ebbe un successo oltre misura e venne esportato in ogni dove: PC,cellulari e sopratutto console casalinghe.

1316164-paper_main01

In particolare la versione per Sega Saturn viene unanimemente riconosciuta come la migliore in assoluto del miglior capitolo della serie. Il gioco proponeva una versione revisionata e graficamente abbellita della originale arcade ed inoltre, proprio in nome del caro fan-service, un cd extra contenente le avvenenti bellezze del gioco in sketch originali e immagini inedite. In un epoca dove internet era ancora agli albori, come il fan-service, questa edizione andò a ruba, raggiungendo ancora oggi delle valutazioni da capogiro. Presa dalla foga di raccogliere il massimo dalla cresta dell’onda, Psikyo diede il via alla produzione di due statuine in PVC raffiganti Koyori. Si trattava di statuine piuttosto costose e ben realizzate, ma agli autori di Psikyo non andò giù che i vestiti della povera Koyori fossero completamente rimuovibili fino al top-less, scatenando uno scontento all’epoca più che comprensibile, sintomo di un fan-service già allora uscito fuori dal controllo degli autori stessi.

Il tramonto di Psikyo e Sengoku Ace

Da quel momento in poi, Psikyo si dedicò ad altri sparatutto ed in particolare a quel Gunbird che gli diede altrettante soddisfazioni. Purtroppo il tramonto per gli arcade e per gli sparatutto a scorrimento laterale era dietro l’angolo e la crisi arrivò sia per Taito, che per Psikyo stessa. Fu prodotto per Dreamcast un cross-over tra Sengoku e Street Fighter per il solo mercato giapponese chiamato Taisen Net Gimmick: Capcom vs. Psikyo All Stars, ma la storia di Sengoku Ace non era ancora finita. Come ultimo canto del cigno, Psikyo realizzò quasi in sordina il terzo capitolo della serie di Sengoku Ace, chiamato per l’occasione Sengoku Cannon. Prodotto nel 2005 solo ed esclusivamente per PSP, il titolo ricevette tutto l’amore e l’affezione dei fan storici della serie, ma ormai la formula di gioco era superata e con esso anche il senso stesso del gioco, che si diramava per 6 livelli in solitarie, proponendo sfondi in 3D apprezzabili ma uno shooter in 2d ormai ampiamente superato a livello di concept stesso. Cosa rimane dell’eredità di Sengoku Ace? Tante idee e qualche pseudo erede spirituale. Sengoku Blade arrivò anche da noi in Europa per PS2 tramite 505 Games e per qualche incomprensibile ragione di marketing il titolo venne chiamato Tengai, ovvero il nome del monaco buddista.

276693

A livello di sparatutto e di concept tra katane e aerei, lo shoot em up che più si avvicina a quel concept di Sengoku Blade è a mio avviso Akai Katana, uscito 3 anni fa anche da noi in Europa con rising Star Games. Per il resto la serie di Sengoku Ace rimane un nostalgico ricordo dei migliori anni degli arcade su cabinato giapponesi ed anche uno dei primi esempi di come il fan-service possa essere la via dorata per il successo. Resta comunque avvilente che un titolo della qualità di Sengoku Blade sia stato obbligato a chidere gentilmente a Koyori di allentare il kimono per far sapere al mondo, e al giocatore medio, che anche loro esistevano.

Questo post è stato scritto da:

- ha scritto 10 articoli su Inside The Game.

Contatta l'autore

Commenti

Commenti

Una risposta a “Nippovedì #5 – La via del Samurai…sparatutto [Sengoku Ace]”

  1. Marco "Strider Hiryu" Tinè scrive:

    Bello poter rivedere il character design di Jun Tsukasa, ma come dice Andrea, gli shoot’em up Psikyo avevano davvero una marcia in più. Costituiscono ancora oggi una bella sfida per gli appassionati del genere, aldilà dell’attraente contorno. Peccato che non producano più nulla dal 2006…

Trackbacks / Pingbacks


Rispondi