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Nippovedì #7 – Non chiamatelo Evangelion [Senritsu no Stratus]

Nippovedì #7 – Non chiamatelo Evangelion [Senritsu no Stratus]

Nippovedì torna come ogni settimana a parlarvi delle novità riguardo il software ludico in uscita in Giappone, con un particolare focus sulle classifiche di vendita, così da comprendere meglio i gusti dei giapponesi appassionati di videogiochi. La scorsa settimana abbiamo registrato un vera e propria esplosione di novità in classifica, di conseguenza non c’è da stupirsi se a seguito di un periodo così ricco, regni una calma piatta in cui le posizioni nobili restino appannaggio dei soliti pezzi da novanta. Freedom Wars doveva essere l’esperienza ludica che avrebbe riportato lustro al catalogo nipponico di PS Vita e così è stato, almeno per la settimana successiva al lancio del gioco. Il titolo di SCEJ si classifica al primo posto, aggiungendo alle 200.000 copie vendute nella prima settimana altre 43.000 unità, e lasciando un discreto solco dall’ormai onnipresente Yokai Watch, che piazza altri 28.000 pezzi. Una piccola cifra se si pensa a quanto effettivamente la nuova serie di Namco-Bandai su 3DS abbia finora venduto, superando ormai da qualche settimana il milione di copie e lasciando intravedere una longeva permanenza sugli scaffali nipponici, oltre ad un altrettanto scontato approdo anche sui mercati occidentali. Akibas_Trip_2_02 In nome della costanza delle vendite troviamo più in basso nella graduatoria Mario Kart 8 per WiiU, al quarto posto con quasi 20.000 unità di venduto settimanali ed anche l’interessante presenza dopo il week-end di lancio di Watch Dogs, che a quasi parità di copie tra la versione PS4 e PS3 del gioco, occupa rispettivamente la quinta e la sesta posizione in classifica. Unica – e dico unica – novità di questa settimana è rappresentata da Akiba’s Trip: Undead & Undressed per PS4, spin-off della celebre serie uscita prima su PSP e poi con il suo seguito su PS Vita, che introduce alla formula classica del gioco interessanti feature extra dal secondo capitolo della saga, più qualche novità virale (zombie e fan-service?), giusto per spronare i fan della serie verso l’acquisto del titolo. Purtroppo il week-end di lancio è stato avaro di soddisfazioni per Akiba’s Trip: Undead & Undressed, che riesce a racimolare a malapena 3600 copie vendute andandosi a classificare nella ben poco ambita diciassettesima posizione. La settimana di lancio peggiore di tutte Come penso avrete notato nelle scorse puntate di Nippovedì, amo trovare delle analogie per collegare l’ultimo gioco menzionato con l’approfondimento della settimana e non mi tirerò indietro nemmeno questa volta. Questa settimana vi parlerò di un gioco che per una volta tanto, non è stato un successo commerciale. Non è stata mai mia intenzione parlare solo di titoli “belli e fortunati”, ritengo infatti che la ludoteca di qualsiasi giocatore sia costellata di titoli che a discapito del loro magro successo commerciale, abbiano indubbiamente il loro peso specifico all’interno della passione di un qualsiasi videogiocatore. Senritsu no Stratus (la cui traduzione dall’inglese dovrebbe essere circa “Terror of the Stratus”) è un titolo bello quanto sfortunato. Senritsu 2-620x Nato sotto i migliori auspici e pensato per una piattaforma particolare come era PSP, il titolo di Konami iniziò ben presto a giocare a dadi con la sfortuna, visto che l’annuncio dell’esistenza in sviluppo del gioco avvenne solo 5 mesi prima del lancio effettivo, giusto per non lasciare alle lunghe leve del marketing i tempi giusti per alzare l’hype. Eppure, attorno a Senritsu no Stratus c’erano tutti gli ingredienti per rendere il titolo più che appetibile: un character design di eccezione come può essere quello di Katsumi Enami, autore di Baccano!, ma anche e sopratutto una struttura di gioco varia ed appagante, ben visibile già dalla demo uscita una settimana prima della release del gioco sul PlayStation Network. Tutto o quasi tutto, venne vanificato dalla deleteria scelta della data di lancio del titolo: 27 ottobre del 2011. E’ più che legittimo che a nessun occidentale tale data indichi chissà quale motivo per essere ricordata, ma per un giapponese patito di Final Fantasy, il 27 ottobre di tre anni fa è stata una ricorrenza memorabile poichè fece capolino nei negozi Final Fantasy Type-0 per PSP. large Il titolo Square-Enix, sia per meriti propri che per inerzia della serie, si prese prepotentemente la prima posizione delle classifiche di vendita del software giapponese, oscurando qualsiasi gioco uscito quella settimana per qualsiasi altra piattaforma, a maggior ragione su PSP. Mentre Type-0 vendeva centinaia di migliaia di copie in una sola settimana, Stratus entrava in scena nella sua potenziale miglior settimana di vendite piazzandosi al nono posto, ma vendendo la misera quantità di 15.000 pezzi. A poco servì il contemporaneo lancio di un po’ di merchandising da parte di Konami per tirare su le sorti del brand, ed alcune bellissime skin per PSP non aiutarono più di tanto le vendite finali di Senritsu no Stratus, che ben presto venne inghiottito nelle posizioni più basse della classifica ed infine scomparve dai radar dei titoli più venduti. Bello e sfortunato Con la premessa così articolata di un fallimento prematuro, viene difficile credere che Senritsu no Stratus fosse un gran bel titolo per PSP, eppure chi ha dato fiducia a questo titolo raramente se ne è pentito. Una importante e doverosa premessa: Stratus è tutto fuorché un titolo originale, e credo che Konami stessa cercasse in modo non troppo velato di creare un surrogato ludico di Evangelion. Albino, il protagonista del gioco, è afflitto come spesso accade dalla classica amnesia post trauma ed inizialmente si trova rinchiuso suo malgrado dentro una struttura sanitaria, sotto osservazione medica. Armato di katana e qualche straccio di ricordo di una infanzia ormai passata, si farà strada in un mondo invaso da una forza aliena che genera terribili mostri mutaforma, minacciando l’esistenza stessa della umanità. Prima ancora di mettere un po’ di ordine nella sua confusa psiche, il nostro protagonista verrà reclutato da un dipartimento speciale che dispone di insoliti talenti militari, capaci di combattere sia direttamente sul campo di battaglia, sia tramite grossi mech da combattimento che si interfacciano “neuralmente” con il corpo e la psiche del pilota (si, a questo punto le analogie con Evangelion arrivano a sfiorare il plagio, ne sono ben consapevole). Nonostante la derivabilità della trama meriti un bel cucchiaio di legno, il gameplay di Senritsu no Stratus è dannatamente riuscito. Senritsu 1-620x Si possono impiegare durante i livelli a terra un totale di tre personaggi intercambiabili, ed il tutto è scandito da un’impellente necessità di ragionare bene sui tempi di missione, pena l’esposizione ad un virione alieno. Le stesse battaglie su mech, pur essendo presenti in misura ben minore rispetto alle sessioni a piedi, si rivelano essere frenetiche ed entusiasmanti, benché la visuale dall’alto “alla Diablo” non aiuti ad orientarsi con i comandi ed i game over fiocchino in queste sezioni. A livello narrativo il titolo richiede pazienza, e scusandomi per il gioco di parole, vive di tanti momenti morti in cui si è costretti a fare missioni di routine scollegate tra loro, affrontando tediose passeggiate attraverso la base alleata con lo scopo di parlare con il personaggio di turno dall’altra parte del complesso militare. La trama di Stratus non si fa mancare proprio nulla: si passa da colpi di scena più o meno tragici all’immancabile storia d’amore, in principio già facilmente individuabile, che per una volta si impegnerà nel proporre un approccio meno stereotipato e più legato ad un lento appassionarsi al cast del titolo da parte del giocatore. Si tratta di un videogioco che ritengo appartenga a quella schiera di titoli “insospettabilmente difficili”, in grado più di una volta di generare frustrazione, ma se saprete aggrapparvi soprattutto al desiderio di voler approfondire una trama immediatamente coinvolgente, vi armerete di pazienza e batterete anche il penultimo boss di fine gioco, giusto per anticiparvi uno dei punti più critici di Stratus.

Un porting su Vita? Magari! Graficamente, ritengo che il titolo si difenderebbe piuttosto bene anche nel passaggio alla nuova console. I profili grafici durante i dialoghi dei personaggi sono completamente mossi dalla tecnica di animazione dei cartoni animati, ed in generale, buona parte del gioco racconta momenti salienti della trama proprio con l’ausilio di filmati di animazione veri e propri, alimentando la tesi che almeno inizialmente, Konami potesse aver preso in considerazione l’ipotesi di ricavare dal potenziale successo di Stratus anche un anime. Allo stato attuale è piuttosto facile reperire da qualsiasi rivenditore giapponese una copia per PSP di Senritsu no Stratus. Il titolo ha infatti subito nel corso degli anni un rapido quanto brusco taglio di prezzo da parte di Konami, forse desiderosa di far fuori le eccessive rimanenze di magazzino. Senritsu 4-620x

Nonostante non esista un’edizione da collezione del gioco, la stessa versione standard di Stratus è un piccolo ed appetibile gioiellino, poichè include un mini-artbook con i concept art di tutto il cast del titolo. Se “la sfortuna ti fa bella”, allora Senritsu no Stratus è uno dei giochi più interessanti usciti nell’apice (o all’inizio del tramonto, se volete) della prima macchina portatile Sony. Stratus aveva davvero tutte le carte in regola per sfondare, ma qualche scelta di lancio deleteria ed il concept in apparenza troppo “Evangelion-oriented” devono aver scoraggiato i più nel dare un po’ di fiducia al titolo. Un videogioco capace, a discapito del poco successo raccolto, di stupire ed entusiasmare sopratutto chi ignorava l’esistenza di questo titolo nella scuderia ludica di Konami.

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