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Indipendent Monday: Transistor [Recensione Indie Game]

Transistor

  • Piattaforma: PC, PS4
  • Publisher: Supergiant Games
  • Software House: Supergiant Games
  • Indipendent Monday: Transistor [Recensione Indie Game]

    Bentornati ad un nuovo appuntamento con Indipendent Monday, rubrica interamente dedicata al mondo del gaming indie che non ha paura di recensire videogiochi travestiti da dispositivo a semiconduttore. Questa settimana c’e’ l’impatto con il nuovo bambino, annunciato con scalpitante emozione, di Supergiant Games, Transistor! Pronti?

    Chiamale se vuoi, elettropulsioni! 

    Quando si parte con un esordio pari a quello di Bastion può significare che in mezzo al ciarpame e’ nata una casa con le uevos quadrate, oppure e’ un caso. Sapete, quella performance irripetibile che racconterete tante di quelle volte da trasformarla in uno sforzo atletico degno delle dilatazioni temporali e brodaggini alla Dragonball.
    Bastion aveva pero’ tanto carattere, tante idee, tante cose buone portate avanti fino in fondo, consegnandoci un prodotto valido, solido e inattaccabile se non per via di una qualche rara sindrome di Tourette che vi costringe ad imprecare contro i buoni prodotti.
    Supergiant Games non si tira indietro e si dimostra una vera e propria casa videoludica - indie - dalla firma riconoscibile, come una bella bimba capace di lasciare il suo profumo anche dopo diverse ore dal suo passaggio. Merce rara. Gruppi ormai sempre più unici ed insostituibili, sommersi dal mare di simulazioni improbabili e da una legge di mercato infame.
    Come siamo giunti a questo giudizio? Cosa fa pendere la nostra bilancia verso la celebrazione di Transistor?

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    La trama non e’ niente, il contenuto e’ tutto. 

    In questi ultimi anni sono venute a galla diverse produzioni capaci di confondere le influenzabili menti del pubblico videoludico, facendo credere che per ottenere un plot d’impatto si debba per forza di cose rinunciare al gameplay. The Walking Dead e To The Moon - bellissimo, siamo chiari - ne sono un po’ porta bandiera e hanno lanciato una serie di tentati cloni con la fissa per il famigerato “sistema di scelte che cambia il turnicare dei pianeti, ma che poi …”. Neanche stessimo parlando di ormoni adolescenziali, ma che cos’e’?!!!
    Supergiant Games, gia’ con Bastion, metteva in chiaro come la trama e la soundtrack, teoricamente elementi secondari nel genere, se ben congeniati possano aggiungere moltissimo al giocato, offrendo anche spunti per creare level design, armi, nemici e azioni utili durante le sessioni in game; il pathos non si crea solo per gli spettatori!
    Con Transistor questo modus operandi, per chi scrive sacro santo, viene confermato e di fronte ad un gameplay semplice, intuitivo, solido e, fondamentalmente, già rivisto, c’è un’intelligente struttura d’arricchimento che esalta il mezzo e coinvolge il giocatore a 360°. La narrazione non vuole stupire con le parole od eventi per un pubblico prestampato, ma punta a lanciare un messaggio, definendo i personaggi con caratteri votati a dominare gli aspetti tecnici.
    Red, cantante dalla voce suadente e poi rivoluzionaria è prima di tutto artista e poi, privata della sua voce, si scaglia contro l’oppressione che l’ha spogliata dell’unica possibilità di creare musica e quest’ultima invade il titolo, accompagnando il giocatore in ogni aspetto dell’avventura.
    Transistor, la spada, l’arma di distruzione per eccellenza, diventa ospite dell’anima senziente di uno sconosciuto samaritano, salvatore di Red e mezzo di rappresaglia utilizzato per il bene superiore e strumento di consolazione, spalla ed amante della bella protagonista.
    Il level design, l’anima della città, i nemici, tutto viene plasmato in funzione del carattere narrativo, dando un’impronta che non sia adattata, ma nata e cresciuta insieme in un unico corale obiettivo. Il gioco è quindi un prodotto pensato da capo a piedi ed ogni componente influenza l’altra.
    Così si costruisce un plot videoludico e non con scene cinematiche slegate dall’azione ludica o accantonandola del tutto, ma creando un ambiente.

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    Action RPG, ma non è proprio così …

    Come premesso, il gameplay di Transistor è molto basico e non si lancia in voli pindarici alla ricerca di soluzioni innovative. Ci troviamo fra le mani un action RPG ponderato, quindi poco attivo. Potremmo perciò riassumere la cosa con: è Fallout!
    Sì perché in fondo avremo la stessa meccanica di gioco. Oltre a poter decidere di comportarci come in un canonico hack and slash dall’insolita varietà d’attacco, potremo – consigliamo – l’utilizzo di azioni ragionate dove avremo modo di decidere, sfruttando una barra di azione, mossa per mossa i nostri movimenti e colpi. Semplice.
    Transistor mette in mano al giocatore solo il mouse e se volete la tastiera. L’albero di crescita del personaggio è più “complesso”, dandoci possibilità di combinare i vari attacchi sbloccabili di livello in livello, sfruttando le loro qualità offensive o di supporto ad un’azione primaria. Ad esempio un colpo distruttivo e veloce può essere si molto efficace se usato come primario, ma se combinato ad uno ad ampio raggio può aumentarne intensità, area di attacco e potenza. Il sistema RPG non è quindi proprio canonico e quadrato, qualcosa s’inventa, ma sommariamente non regala emozioni, si lascia capire facilmente, ma s’interfaccia con un menù un po’ confuso e poco brillante. Dovrete darci una seconda occhiata per apprezzarlo.

    Transistor

    Supergiant Games non ha fatto il proverbiale botto ed era prevedibile. Quella è roba da fuoriclasse. Tipo che fai un gioco ogni cinque o sei anni, se non di più. Gli sviluppatori ci portano però un titolo valido, ben curato sotto ogni aspetto, con molte cose da insegnare al resto della comunità indie e non ed una larghezza d’intenti che lo rende sicuramente un gioco COMPLETO. Il che non è poco, considerando la roba che va all’E3 per tre anni di fila e arriva sugli scaffali che sembra un’alfa fatta male. Vero Ubisoft?!
    Transistor ha di che vantarsi e lo consigliamo senza nessun rimorso, nonostante trova i suoi più grossi difetti nell’area classicheggiante della produzione. Scenari corridoio, combattimenti poco fantasiosi e mancanza di veri obiettivi secondari o frammenti da scoprire lo rendono deboluccio agl’occhi del moderno pubblico, ancora eccitato dalle ambientazioni mirabili alla stregua di Bioshock o The Last of Us.

    Inside The Game

    • Una Trama completa e ottima
    • Soundtrack di livello
    • Tecnicamente lodevole
    • Cattura

    Outside The Game

    • Tunnelloso
    • Forse ripetitivo
    • Menù crescita poco chiaro
    Voto:

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    Una risposta a “Indipendent Monday: Transistor [Recensione Indie Game]”

    1. Hiei86 scrive:

      gioco strepitoso! e colonna sonora da 110 e lode

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