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Nippovedì #9 La censura buona e giusta [Criminal Girls: Invite Only ]

Nippovedì #9 La censura buona e giusta [Criminal Girls: Invite Only ]

Un taglio alle chiacchiere, da questa settimana provo a non inserire più le classifiche, solo più approfondimenti sui giochi, giusto per vedere se come approccio piace di più. Questa settimana ho il piacere di parlarvi di Criminal Girls, titolo uscito per PSP in Giappone e di prossima uscita anche da noi, nella nuova riedizione per PlayStation Vita. E’ stato annunciato tra le altre cose che il titolo avrà al suo interno alcune censure. Vi dico la mia: pur non apprezzando per niente la cosa, ammetto di comprendere il ragionamento imposto da Nis America dietro questa dolorosa scelta. Criminal Girls è davvero il classico gioco troppo “borderline” per il pubblico occidentale, per quanto sia in fin dei conti una nicchia molto trascurabile. In questi anni l’oriente è stato bombardato da una deriva fan-service che ha inevitabilmente contagiato anche gli amanti del Giappone nostrani, un proliferare di luoghi comuni stuzzicanti all’inizio, troppo vicini al pecoreggio in poco tempo, con il classico salto nel vuoto deleterio che per ritengo essere Criminals Girls stesso. Di per se Criminal Girls è niente poco di meno che un RPG piuttosto standard, proponendo navigazione degli ambienti a due dimensioni e battaglie a menù con il nemico in primo piano. Piuttosto l’aspetto inedito della produzione è la punizione della malcapitata criminale di turno. Per aumentare le abilità delle nostre protagoniste, durante i momenti di pausa, potremo “seviziare” in modo più o meno comico, più o meno irriverente le nostre giovani seguaci. Nella maggior parte dei casi si tratta di mini-giochi a tempo il cui obiettivo è svelare un immagine ammiccante della ragazza scelta, così da passare al mini-gioco successivo. Si tratta nel più prevedibile dei casi, di un modo di sdrammatizzare qualcosa che effettivamente è profondamente anti-educativo, ma soprattutto di cattivo gusto. Non c’è niente da fare, che piaccia o meno i giapponesi hanno un altra percezione di certi temi e non per palese ignoranza o restrizione culturale, ma piuttosto perchè in poche parole, si tratta di un altra cultura profondamente diversa dalla nostra.

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Immaginate il fracasso mediatico di un gioco come Criminal Girls inserito in un contesto estremamente suscettibile all’argomento come può essere l’Europa ed in particolare Germania ed Italia. Io stesso che difendo sempre a spada tratta tutto il movimento di pensiero giapponese, farei onestamente fatica a giustificare l’importazione del genere senza qualche misura cautelare. Allo stato attuale si sa davvero poco riguardo le potenziali censure del gioco. Si è parlato di togliere l’audio alle ragazze durante i mini-giochi (comprensibile, si tratta per lo più di gemiti) e poi di una serie di modifiche ai mini-giochi in questione, così che probabilmente il risultato finale sarà un attimo più accettabile per un utenza occidentale. Di tutto questo discorso, non traspare probabilmente un concetto piuttosto interessante, ovvero che Criminal Girls è tra le altre cose, anche un gran bel gioco. L’originale Criminal Girls è uscito durante il periodo probabilmente migliore della vita ludica nipponica di PSP, tanto che al di là di cercare la copia in edizione limitata con la soundtrack del gioco, in generale si tratta di un gioco difficilmente reperibile anche in edizione liscia usata sotto i 30-40 euro. Nippon-Ichi deve aver evidentemente sottostimato il successo di questo gioco e dell’originale titolo in questione, anche in Giappone, sono presenti davvero poche copie disponibili. Confortati da un successo non proprio preventivato, Nippon-Ichi proprio durante i primi mesi di vita di PlayStation Vita (si lo so è terribile, ma non ho resistito a fare questo gioco di parole), ha pensato bene di proporre un edizione rivisitata del titolo originale, includendo nuove storie e soprattutto due nuove seguaci da…beh ci siamo capiti. Un po’ per scarsità di software ed un po’ perchè in effetti Criminal Girls è effettivamente un bel gioco, Criminal Girls: Invite Only diventa un discreto successo tanto da portare Nis America ad annunciare l’arrivo del titolo anche in occidente.

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Vogliamo aprire una piccola parentesi sul fatto che tra Criminal Girls, Akiba’s Trip e Senran Kagura Nis America ha capito come creare un nuovo business giapponese in occidente? Massì dai, in fin dei conti la parentesi si potrebbe tranquillamente chiudere affermando che non è poi così tanto strano che coloro che disprezzano alla fine pagano e se Nis America continua ad importare titoli pregni di fan-service evidentemente è perchè l’interesse di base c’è, anche se fa più rumore essere indignati a tempo perso. Quando Criminal Girls: Invite Only arriverà anche nei mercati occidentali, coloro che ci giocheranno non potranno fare a meno di notare come effettivamente il titolo di Nis America sia parecchio difficile. Come affermavo in precedenza Criminal Girls: Invite Only è un RPG a due dimensioni di stampo piuttosto classico, dove oltre alla esplorazione di ambienti alla ricerca di soluzioni di facili enigmi, dovremo fronteggiare le mai troppo odiate battaglie casuali che a cadenza precisa ci sbarreranno la strada. Ovviamente non mancheranno i boss finali di livello e solitamente lì arrivano i veri e propri dolori. Le nostre paladine sono piuttosto gracili ed i nemici oltre a procurare di conseguenza danni piuttosto ingenti hanno la pessima abitudine di lasciare condizioni negative con degli attacchi speciali. L’approvvigionamento di pozioni di vario genere ed effetto purtroppo è davvero razionato e sarà possibile fare scorta solo nei punti di salvataggio, vera manna dal cielo e parecchio distanziati tra loro, dove sarà possibile anche interagire con il proprio team nei modi discutibili già descritti in precedenza.

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Personalmente sono molto curioso di sapere come verrà accolto Criminal Girls: Invite Only dal pubblico occidentale. L’annuncio di censure sul gioco e le blande spiegazioni a riguardo a mio avviso si riveleranno essere un discreto boost pubblicitario per un titolo che altrimenti sarebbe passato in sordina troppo presto. Non nascondo che il mio augurio per il gioco è che qualcuno ci trovi in Criminal Girls: Invite Only, anche un titolo irriverente ma soprattutto un buon RPG. Senza il fan-service questo gioco nemmeno esisterebbe, ma in mezzo alla abbondanza di concept ammiccanti si trova un jrpg di discreta fattura, fatto di momenti deliranti ed esilaranti, ma anche di una discreta sfida nel portarlo a termine. Il fatto che Nis America spinga parecchio su un certo tipo di titolo è indice che l’indice di gradimento in occidente deve essere tutto sommato alto per giustificare la continua commercializzazione di questi genere di titoli, quindi le mie preoccupazioni di rigurgito mediatico del titolo perché censurato, potrebbero essere per una volta infondate. Io me lo auguro vivamente.

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3 Di risposte a “Nippovedì #9 La censura buona e giusta [Criminal Girls: Invite Only ]”

  1. Galileo scrive:

    Non esiste censura buona e giusta. Possono esserci semmai limiti di età per fruire di certi prodotti. Ad ogni modo questa indulgenza verso una certa cultura bigotto – cattolica fa veramente rabbrividire. Io mi vergognerei fossi nell autore.

    • Francamente non capisco questo astio nel pensiero espresso dall’autore. Sappiamo tutti benissimo (non nascondiamoci dietro ad un dito) fino a che punto si può spingere la cultura giapponese in molti contesti e come questa entri in contrasto con la “Via” occidentale. Anche perché non bisogno essere un catto-bigotto per essere a disagio con temi quali l’incesto, la sevizie a sfondo sessuale e altre tematiche ricorrenti in fumetti, videogiochi e anime.

      Anch’io sono contrario ad ogni forma di censura perché snaturerà sempre l’opera originaria, indipendentemente dalle motivazioni. Quindi avrei optato per un maggior coraggio da parte di NIS, ma comprendo anche che il loro obbiettivo è vendere ad un pubblico ampio, preferendo sacrificare gli aspetti classici del fan-service per evitare che questi oscurino l’ottimo lavoro fatto sul gameplay.

  2. Andrea Patuasso scrive:

    Di nuovo, ci risiamo di nuovo. Probabilmente galileo non ha capito che il senso dell’articolo era “Meglio che da noi esca censurato, piuttosto che dare buoni motivi perchè il titolo venga screditato”.
    Ad ogni modo avendo giocato e finito Criminal Girls su PSP non nascondo che mi sono trovato alle volte un po’ stufo di dover sempre “seviziare” le protagoniste del gioco, pensando di conseguenza che sì, un po’ di moderazione a mio avviso è benvenuto in un gioco che cade nel pecoreggio.
    Evviva il fan-service contestualizzato e contestualizzato bene, quello fatto a no-sense per me dopo un po’ diventa fortemente disagiante.

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