Indizi di un titolo ritrovato [PES 2015]

Indizi di un titolo ritrovato [PES 2015]

La scorsa settimana il PlayStation Store lato Giappone ha dato modo ai detentori di apposito account di scaricare la demo di Winning Eleven 2015. Fin qui «’sti cazzi», direte, avendone in fondo ben donde. D’altra parte chi se lo fila più oramai un gioco che dal 2007 ha lasciato le chiavi del Regno al suo più acerrimo rivale, materializzando una situazione che nessuno tra fine anni ’90 e primi del 2000 avrebbe mai potuto anche solo immaginare: FIFA il miglior gioco di calcio in circolazione.

Pernacchie, rantoli e rumori vari ad accompagnare le affermazioni del primo che anche solo avesse osato mettere in dubbio il primato di Pro Evolution Soccer (Winning Eleven in Sol Levante e US). Ricordo io stesso la ritrosia ai tempi di FIFA 09, titolo con cui il cambio di paradigma divenne definitivo; più che altro perché, nel mio minuscolo, feci le spese di un’utenza che ancora non era pronta al futuro che avanzava, negando a sé stessi prima che agli altri ciò che oramai non era altro che realtà: PES aveva perso. Non importa con quale e quanta enfasi si tentasse di spiegare che qualcosa fosse irrimediabilmente cambiato, tant’è che oggi, rileggendo distrattamente la recensione di FIFA 09 che scrissi all’epoca su altri lidi, mi appare chiara la medesima timidezza nell’accostarmi a questa tesi. Perché eravamo convinti che da quel momento in avanti il mondo dei videogiochi di calcio non sarebbe più stato lo stesso, sì, ma al tempo stesso ci sembrava troppo ardito gridarlo a mo’ di profeti.

Il resto, come dicono quelli bravi, è storia. Di anno in anno EA Sports è riuscita a consolidare un primato meritato, che ci ha condotto a un FIFA 15 di imminente uscita ulteriormente migliorato – sebbene lungi dalla perfezione, come sempre. Ma come dicono il titolo, nonché le prime righe di questo scritto, qui si parla di PES. Si torna a parlare di PES, sì. «Finalmente», sussurrerà qualcuno. Altri si domanderanno invece che bisogno ci sia oggi, anno Domini 2014, di soffermarsi ancora su quel gioco traditore, di sé stesso prima che di uno sconfinato gruppo di appassionati rimasti orfani del proprio eroe dell’infanzia/adolescenza. Ed invece bisogno ce n’è eccome.

La prendo larga. Un mio conoscente, pessaro non pentito ma “dormiente”, mi informa di avere scaricato la demo. Siccome non sono stronzo fino a questo punto, poiché anch’io ho il mio bel fake-account jappo, gli dico che in giornata avrei provveduto me pure. Nel frattempo il tizio in questione ha ritenuto opportuno riempire la nostra chat su WhatsApp con una serie di video denigratori FIFA 15, attività che lo tiene impegnato grossomodo ogni 12 mesi in questo periodo, salvo poi capire che di certe cose non me ne fotte nulla e lasciar perdere. Anche perché non sia mai che gli faccia notare quanto Konami sia per l’ennesima volta da deplorare. No, passato settembre, primi di ottobre massimo, la bestia si acquieta ed il mio conoscente non viene più tormentato dalle sue visite.

Ogni anno, però, ci provo. È giusto concedere il beneficio del dubbio, eccheccazzo! Proviamo questa demo allora!, mi sono detto. L’impatto, che molto spesso si rivela fondamentale, è buono. Non ricordo nemmeno cosa volevano dire quelli che parlavano di «binari» e cose di questo tipo, quindi a riguardo non riesco a fare alcun paragone. Tuttavia il gioco si lascia giocare; non è calcio ma lo sembra. I contrasti risultano leggermente più realistici, le animazioni ritraggono pupi che adesso sì scambieresti per dei calciatori. Mancano ancora i portieri, mi dico, ma il mood è positivo. L’appeal dei tiri è ancora tutt’altro che irresistibile, ma qui forse c’entrano qualcosa anni di FIFA, che in tal senso, tra un tiro ad effetto ed una staffilata tramite pressione degli appositi dorsali, mi ha tarato su una frequenza in cui la Fisica è governata da leggi, come dire… un po’ aggiustate.

Resta il fatto che ad una prima partita ne segue una seconda, poi una terza, poi stacco perché ho da fare. Poggio il pad non ricordo dove e mi dico che non ci siamo, anche quest’anno PES ha fatto un buco nell’acqua. Ci vuole una mezza giornata prima di rinsavire: «Ma come?! Hai fatto tre partite e quasi quasi stavi disdicendo i tuoi impegni per farne una quarta… e hai pure la faccia tosta di dire che il gioco faccia cagare?!». Ebbene sì, signori, anch’io vittima di quella gabbia che io stesso ho contribuito a costruire. PES è cacca; una cacca che non sarà mai cioccolata, perciò paf, inutile aggiungere altro. A ben pensarci, l’articolo che state leggendo potrebbe benissimo costituire uno degli step di ausilio psicologico auto-indotto, mediante il quale mi libero dei miei freni inibitori facendo questo atipico coming out: dopo anni, Pro Evolution Soccer torna ad essere un gioco di calcio. O almeno ad avvicinarsi pericolosamente a quel punto.

Cosa gli manca ancora? Beh, se Dio mi concederà la Grazia di perseverare, magari questa domanda rivolgetemela di nuovo intorno a maggio-giugno 2015. Al momento mi rendo grossomodo conto del fatto che, per la prima volta da quell’anno zero videoludico alla voce «giochi di calcio» che fu il 2007, abbiamo un concorrente. Manca ancora della spettacolarità nonché credibilità visiva di un FIFA, perché i programmatori hanno capito che il calcio è anche atmosfera e da anni lavorano pure su certe cose oltre che sul fondamentalissimo gameplay. Ma quello che in fin dei conti mi ha colpito è che, improvvisamente, mi è sembrato di essere colto da un acuto déjà vu, di quelli che la macchina da presa scorre in carrellata dietro la TV da un lato all’altro, e prima ci sono io come sono oggi, e dopo c’è il me di quando avevo 14 anni. Sì perché PES non ha paradossalmente abiurato a nulla: ha “semplicemente” (!) ripescato la tradizione e capito all’incirca quale direzione farle intraprendere. Perché di uno sviluppo nella sua personale parabola ce n’era fin troppo bisogno, solo che bisognava anche trovare la chiave di volta.

Ora, al netto di una ventina di partite, questa chiave sembra avere aperto la prima di chissà quante porte. Non sarà chissà cosa, direte voi, ma questa porta è rimasta chiusa per anni, e quasi si rompeva lo spioncino a forza di inserire cose che non avevano nulla a che vedere con questa benedetta porta. Non avrà insomma preso possesso della magione, ma per ricorrere a una brusca metafora, PES sembra avere quantomeno avuto accesso all’anticamera. Il peggio pare essere passato, e con esso il freddo esterno, visto il tepore che si avverte.

Gli ammerrigani la demo se la godono da oggi, sia su PlayStation che su Xbox. Così come noi che, magari per compassione, ce la becchiamo all’ultima “data utile”. Ora, passate sopra a certi ragionamenti infantili. Siate uomini e, se vi va, prestate ascolto ad uno che nostalgico non lo è di certo nemmeno quando la nostalgia è la cosa più bella che gli rimane. Scaricatela ‘sta demo, dove e quando volete. Dopodiché fatevi alcune partite senza toccare nulla nelle impostazioni. Così, lasciatevi trasportare da quanto il titolo offre di base. Solo allora, quando all’attivo avrete magari, che so… una decina di match, andate alla voce in cui potete scegliere da che parte stare, premete quadrato (su PS ovviamente) e “settate” i valori in quello che è essenzialmente lo schema manuale su FIFA: vi sembrerà di stare giocando a un altro gioco ancora, più complesso ma non per questo “inavvicinabile”. E sarà come due stagioni della vita che si fondono: il passato ed il futuro. Il primo certo in quanto archiviato, mentre il secondo…

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