Archivio | Editoriali

Social Network o non Social Network: questo è il problema?

Social Network o non Social Network: questo è il problema?

L’ottimo articolo del collega Luca “ViewtifulMee” Mogini, riguardante l’ennesimo, improprio e aberrante utilizzo di dati personali (mi riferisco all’intervento dal titolo SEGA, Apple, Lucasfilm e Ubisoft “beccate” a scaricare i vostri dati da Facebook?), esige da parte mia un breve ma deciso approfondimento. Il nostro Luca non si è spinto oltre la cronaca, mentre io cercherò nel mio piccolo di approfondire la portata di simili notizie, che, nonostante tutto, da qualche anno a questa parte sono quasi all’ordine del giorno. Forse il tenore, nonché la sostanza, esulerà dalle classiche trattazioni che siete soliti leggere su questi lidi, ma mi sforzo di credere che sia per una giusta causa. Perciò fatevene subito una ragione e procedete con la lettura se l’incipit vi convince.

Tanto per cominciare, immaginate tutti quegli individui tacciati di “cospirazionismo” o affini, presi in giro per le loro bizzarre ipotesi, e messi al bando come sociopatici da strapazzo. Pensate a quanto stiano gongolando all’idea che, ancora una volta, qualcosa del genere trapeli in maniera così poco controllata. Eppure noi dovremmo essere in grado di superare pure certi scenari da costosissime pellicole hollywoodiane, assumendo un atteggiamento più realista e pacato.

Per chi ancora non avesse compreso di cosa stiamo parlando (e quindi non avesse letto l’articolo linkato in apertura… mannaggia a voi!), ci riferiamo all’ennesimo utilizzo improprio da parte di numerose multinazionali – anche tra le più prestigiose – di dati personali contenuti su Facebook. Se non sapete cosa sia Facebook, beh, tornatevene nelle steppe siberiane e continuate a tagliare legna come degli ossessi, convinti che non esista futuro.

Questo raccoglitore volontario di ogni sorta d’informazione, inerente ogni aspetto della vita di ogni singola anima del pianeta, ha sin da subito fatto storcere il naso agli spiriti più fini. Il sentore di costoro indicava un futuro in cui questa foga nel voler esternare i propri cazzi si sarebbe (mica tanto) clamorosamente ritorto contro tutti questi impazienti figuri d’avanspettacolo. In cosa sarebbe consistita tale impazienza? Semplice! Nel voler esserci, nel dover esserci, e nel conseguente non potere farne a meno! Non è un discorso da neo-bacchettone consumato il mio, bensì trattasi di una semplice constatazione dei fatti.

Da piattaforma di ritrovamento delle più disparate conoscenze fanciullesche, Facebook si è rivelato una sorta di blocco note virtuale in cui appuntare, seppur a discrezione del fruitore,  ogni minima sciocchezza possibile e immaginabile. Il They Live di Carpenter ricorre qui in maniera prepotente, nonostante i dovuti aggiustamenti. Essi vivono riguarda tutti coloro che dispongono di un profilo sul noto social network, tanto che per conoscerne le dinamiche quasi non serve nemmeno esserne iscritto. E’ nell’aria, c’è poco da fare.

Ma poiché non è il becero sarcasmo ciò a cui si aspira con la presente, accantoniamo quest’ironia pseudo-catastrofica tra il serio e il faceto, focalizzandoci sulla questione. Qui si parla di importanti enti che accedono, in maniera più o meno legale, ad informazioni che non dovrebbero essere a loro disposizione. Tuttavia, riportare su simili canali certe informazioni, è una pratica alla quale nessuno ci costringe, ed il semplice farne parte costituisce un accordo tacito circa l’eventuale possibilità che qualcuno entri indebitamente in possesso di ciò che gettiamo malamente in pasto a tutti.

Non dovrebbe essere così, ma di fatto lo è. La notizia che vuole Apple, SEGA, Ubisoft e chi più ne ha più ne metta, a rovistare come dei clochard tra gli avanzi di dati personali trasmessi per via pubblica su Facebook, la dice lunga sullo scenario odierno. E’ tutto lì, capire cosa la gente voglia, cosa faccia, cosa desideri, mangi, sogni. Tutte cose che possono e “devono” essere utilizzate per profitto!

Mi spiace apprendere che qualcuno se ne possa uscire esclamando, “eh ma è marketing, così fan tutti…”, perché implicitamente si giustifica – se non addirittura si copre – questo torbido e violento atteggiamento. No miei cari amici, non è così che ci si pone dinanzi ad una simile questione. Ci rendiamo conto di quale e quanta inibizione traspaia da simili considerazioni?! Da un lato c’è chi non rileva nulla in tutto ciò, risparmiando a sé stesso di porsi pure il problema. Dall’altro c’è chi il problema lo conosce, ma vi si “piega” perché i manuali più gettonati di marketing recitano sempre la solita solfa.

Qui non si tratta di stravolgere l’infame corso degli eventi, né vorrei così vergognosamente disattendere la premessa posta in apertura, ossia di rimanere ragionevoli e pacati. Non siamo così illusi da credere di poter davvero “cambiare il sistema”. Ciò di cui disponiamo è una tastiera, oppure il sempre caro dono della parola. Utilizziamo tutto quello che il buon Dio e la nostra misera ragione ci hanno dato, per non rimanere in silenzio. Parliamo con amici, conoscenti, parenti. Non abbiamo “paura” di dire la verità. Questa già di per sé ci protegge dall’isolamento, garantito!

Si brama davvero così tanto reperire qualche nostra vecchia conoscenza? Oppure beccarne una semi-nuova affinché diventi tale? Bene, reperiamo l’interessato mediante questi mezzi, se è proprio necessario, ma per approfondire rivolgiamoci ad altri. Ne esistono tante di vie, anche quelle meno usuali oggigiorno come il darsi appuntamento in qualche posto sperduto del proprio luogo di residenza. Ma accantoniamo per un attimo questo nostro sfrontato desiderio di apparire, ammantandolo per giunta del più nobile intento di “condividere“. Non lasciamoci dietro pezzi di noi con fare così superficiale e disinteressato. I nostri ricordi, le nostre vicende, le nostre aspirazioni, sono tutto ciò che ci rende Uomini. Non svendiamoli a loschi individui che smerciano tutto ciò come fosse sterco.

Ecco, lo sapevo, ho elevato più del dovuto la questione. Ma mi si creda quando affermo che certe cose non è per me che le scrivo, o meglio, non solo. Quando si parla strettamente di videogiochi, approfondimenti e quant’altro legato a questo settore, quella sorta di auto-compiacimento è un vezzo al quale chi scrive, e ama farlo, si lascia andare con malcelata vanità. Ma in casi come questi è il torpore ciò che si combatte. E non che non ci sia un pizzico di egoismo in tutto questo. Diciamocelo chiaro e tondo: chi non aspira ad un’esistenza da eremita dedita al più nobile degli ascetismi, non può certo sperare di vivere in un contesto che lo vede intellettualmente isolato. Sarebbe come vivere da persone normali in un luogo pieno zeppo di zombi di romeriana memoria. Nove su dieci il naturale sbocco è quello di soccombere.

Allora perché non conciliare le mie di esigenze con quelle altrui, anche se al momento non sono avvertite come tali dagli altri? Ahimè, però, sono convinto che la quasi totalità di chi leggerà queste righe, invischiato fino al midollo in qualsivoglia social network, di tutto avvertirà il bisogno fuorché di “disintossicarsi”. Prenderà questo papello come il solito sproloquio su internet di un tizio pseudo-impegnato, ed il proprio meccanismo cerebrale gli imporrà di registrare il tutto come stronzate, o, nel migliore dei casi, come superflue esagerazioni.

Ed invece no! Come quasi in tutte le cose, il primo passo è sempre quello più difficile. Perdonate se mi servo di espressioni di stampo vagamente clinico, con fare accondiscendente, quasi fossi uno di quegli psicologi d’accatto. Ma non chiedo di essere io quello da ascoltare, bensì voi stessi. Non istituisco “cerchi della fiducia”. Non vi do linee-guida, né stilo una serie di fandonie per poi proporle sotto forma di un saggio dal titolo “E’ facile smettere di stare su Facebook se si sa come fare”.

Solo che mi ha sempre commosso il suicidio di massa di una specie animale – se non erro gli Gnu – che una volta avvertito lo scadere del proprio tempo, corrono per lunghi tratti come dei forsennati fino a gettarsi in massa da un burrone. Non posso confermare che ciò sia vero: non mi sono mai interessato a certi argomenti come si deve. L’importante è che resti l’immagine, identica a quella di tanti, troppi, che, pur non facendolo perché consapevolmente desiderosi di “morire”, si buttano in modo del tutto volontario da questi giganteschi dirupi. E il problema è che, se si è sulla scia, non c’è potenza che possa placare quel folle incedere.

Ancora una lieve nota di “catastrofismo”, nevvero? Ma signori miei, oramai non si capisce nemmeno se per certe cose sia più efficace la carota o il bastone. Sentirsi in balia di tutto ciò che ci circonda è un lusso che oramai non possiamo più permetterci, e prima lo si matura, prima si potrà ricavarne qualcosa di utile. E per cambiare noi stessi… beh, per quello sì che si è sempre in tempo, a patto che lo si desideri ardentemente.

E se pensate che io sia soltanto un paranoico, pensate anche solo fugacemente a quanto appena esposto quando quel particolare intruglio sarà commercializzato come l’ultimo ritrovato nell’ambito delle bevande, o il protagonista di un videogioco avrà una lama al posto della testa e combatterà cavallucci marini, o il vostro nuovo PC conterrà un programma di videoscrittura in barese. Ebbene, se tutte queste cose improbabili, in un non meglio precisato futuro, dovessero suscitare in voi un vago senso di déjà vu, beh… pensate a quella volta che un tizio “sproloquiò parlando di Facebook su un sito di videogiochi come dello strumento del demonio”.

Posted in COPERTINA, Editoriali11 Commenti

Percezione e realtà: trova le differenze [Column]

Percezione e realtà: trova le differenze [Column]

Sono sempre stato incuriosito dalla differenza tra ciò che leggo sui giornali e ciò che vedo con i miei occhi.

Spesso è abissale: la verità non viene nemmeno sfiorata ma semplicemente ricostruita a partire dalle dichiarazioni di qualche politico o giornalista. A volte invece, di solito quando ci sono delle statistiche di mezzo, mi stupisco di quanto i numeri possano essere realistici se analizzati correttamente.

Nel caso dei videogiochi come fenomeno di massa la percezione e la realtà sono assolutamente disgiunte: chi legge i giornali ormai si è accorto dell’ingombrante presenza del medium interattivo, visto che escono articoli praticamente ogni giorno. Nonostante questo, però, pochi si possono rendere realmente conto della penetrazione sul territorio e delle importanti conseguenze sociali dei videogiochi, visto che nessuno ne parla.

Ho due aneddoti da raccontare in proposito; entrambi mi hanno aiutato a riflettere su alcuni aspetti reali del videogioco facendomi addirittura aprire gli occhi. Anche la mia mente, in fondo, è condizionata da ciò che leggo sui giornali; sarebbe invece ora di confutare queste percezioni ed andare avanti, cominciando a fare i conti in maniera adulta e vaccinata con quello che sarà sicuramente l’intrattenimento più diffuso nel futuro, se non nel presente.

Mesi fa ero all’interno di un punto vendita della “grande distribuzione” ad ammirare, rapito come al solito, gli scaffali dei videogiochi per le varie console in mio possesso. Stavo saltellando da una scatola all’altra, senza comprare niente, quando mi accorgo che vicino a me, davanti allo scaffale dei videogiochi per PC, ci sono due signori sulla sessantina, impegnati in un’accesa discussione.

La mia curiosità era tanta e volevo sapere che titolo stessero per comprare ai loro figli o addirittura nipotini; mi sono quindi mimetizzato davanti allo scaffale adiacente facendo finta di interessarmi ad ogni gioco leggendo il retro delle confezioni e intanto soddisfando la mia curiosità tendendo l’orecchio.

Ho scoperto con mio grande stupore che i due non stavano assolutamente scegliendo un gioco per nessuno dei loro pargoli, ma erano intenti a dare giudizi circostanziati e pieni di termini tecnici sui videogiochi esposti, mentre sceglievano il loro prossimo passatempo virtuale.

“(…) No Age of Empires 3 non è come il 2, fidati: l’ho provato e sono rimasto deluso. Meglio che ti prendi un FPS”, “Sai gli sparatutto non mi piacciono, ho giocato a questo (Wheel of Time) ma la trama era banale, mi piacerebbe più un’avventura come Syberia” “Di avventure belle non ne fanno più ormai, è un genere caduto in disuso: prenditi World in Conflict, è uno strategico fantastico” “No No, costa troppo, meglio uno di questi giochi da 15 euro (…)”.

Il discorso è continuato per molto altro tempo e alla fine i due hanno scelto un videogioco a testa, prendendoli rigorosamente da quelli scontati. La discriminante “prezzo” è stata fondamentale nella loro scelta, ma come avrete capito non è stata l’unica. I due sono stati la mia personale dimostrazione vivente che le statistiche sull’età media dei videogiocatori non sono sbagliate come credevo.

Ho tanti amici trentenni che giocano, ma pensavo che passati i cinquanta ci fossero solo il videopoker o “Hearts”. Mi sbagliavo: probabilmente ogni due diciassettenni ci deve essere un sessantacinquenne, per ottenere il fatidico 33: età media del videogiocatore calcolata dall’ESA, Entertainment Software Association.

Sconvolgente.

L’altro aneddoto riguarda i titoli violenti e il presunto fascino che provocherebbero sui bambini. Al lavoro da me c’è una giovane coppia: sia lui che lei adorano i videogiochi e sono dei “sonari”; hanno un figlio, Andrea, di circa 10 anni, mentre loro sono sulla quarantina.

Mi intrattengo spesso a parlare di videogiochi con questa famiglia e trovo molto  affascinante confrontarmi con giocatori che non conosco, soprattutto donne. Ovviamente quando Andrea li viene a trovare al lavoro non vede l’ora di farsi consigliare i migliori videogiochi da me e puntualmente poi va da papà a pretendere che siano acquistati.

Essendo il padre più videogiocatore di lui, il giovane pargolo viene puntualmente accontentato. Inutile dire che, conoscendo il videogioco, mi sento sempre di sconsigliare ad Andrea qualunque titolo col bollino “mature” che però spesso spingo vivamente in segreto al padre, a seconda dei casi.

Un giorno è capitato che, mentre consigliavo a quest’ultimo Dead Space, il figlio ci stesse ascoltando ed ho generato in lui una voglia fanciullesca di possedere l’agognato titolo horror. Mi sentivo quasi in colpa: chissà quali conseguenze avrà sul ragazzino!

Passa qualche giorno e la madre di Andrea mi racconta la scena verificatasi all’arrivo sul televisore delle cupe atmosfere della USG Ishimura piene di orripilanti Necromorfi. Mentre Marco, il padre, era presissimo dal gioco e non ci si voleva staccare, incoraggiato da lei a massacrare gli alieni, Andrea era seduto ad un angolo del divano con le mani sugli occhi, intento a coprirsi la vista dall’orrore, divertito ma anche soprattutto spaventato. A ragione, direi, visto che io stesso ho fatto dei salti sul divano talmente alti che il mio soffitto si ricorderà a lungo di Dead Space.

La riflessione che sopraggiunge è banale quanto critica: è vero che esiste il fascino del proibito e che i bambini sono attratti da tutto ciò che non possono avere ma è anche evidente quanto i videogiochi “per adulti” non siano divertenti per un target troppo giovane.

Quindi è sacrosanto proteggerli da contenuti a loro non adatti ma, a onor del vero, sanno proteggersi da soli: basta mettere le manine davanti agli occhi.

[Questo articolo è uscito originariamente come column della rivista "Game Pro"]

Posted in COPERTINA, Editoriali, Le nostre iniziative6 Commenti

OMG un virus ha attaccato Inside The Game!!! [tranquilli, tutto risolto :) ]

OMG un virus ha attaccato Inside The Game!!! [tranquilli, tutto risolto :) ]

Velocissimo articolo per cercare di spiegarvi due cose. La prima è perchè, fino alle 17 di questa pomeriggio, non avete trovato nessun articolo. E’ presto detto: sembrava che il sito fosse stato attaccato da un terribile virus, uno spyware o un malware, che poteva attaccarsi sui vostri computer. Quanto detto poco sopra è proprio la seconda cosa di cui volevo parlarvi: state tranquilli, il problema è stato risolto!

Vorrei ringraziare tantissimo Daemon per l’aiuto e indicare, per chi necessitasse di maggiori informazioni, la causa del disservizio: leggete qui. Colpa di Aruba, il nostro hosting!

La pubblicazione dei post, quindi, riprenderà come di consueto. Navigate felici o utenti di Inside The Game! :)

Posted in Editoriali, Le nostre iniziative1 Commento

Inside The Game 2.0 è qui! Aiutateci a betatestarlo!

Inside The Game 2.0 è qui! Aiutateci a betatestarlo!

Ebbene si. Finalmente ci siamo arrivati. Inside The Game 2.0 è realtà!

L’idea che avevamo un tempo e che abbiamo perseguito a lungo fino a questo momento è finalmente realtà anche tecnicamente! :)

Se c’è una cosa su cui Inside The Game ha sempre puntato, dal suo primo “vagito” come mio blog personale, è quella di generare non solo articoli interessanti da leggere (scritti da alcuni dei più apprezzati professionisti del settore) ma anche e soprattutto quello di generare discussioni grazie ai commenti degli utenti.

E’ però risaputo che solo una bassa percentuale di utenti partecipa alle discussioni. Perchè? Non saprei dirlo. Io quando ho qualcosa da dire, su un qualunque argomento e su un qualunque blog, provo ad aggiungere il mio contributo. E’ proprio per questo che internet è un bel posto: perchè non ci si può nascondere dietro ad un dito e perchè l’utente, spesso e volentieri, ha lo stesso potere del propietario. Un vostro commento, anche quelli “negativi” o quelli che cercano il pelo nell’uovo di un post non proprio inattaccabile, ha un valore simile ad un mio  post: fin tanto che qualcuno lo leggo (sia il commento che il post).

Come dicevo poco sopra da quando ho iniziato a scrivere, da solo, fino al momento in cui si sono aggiunti gli altri sei blogger (di cui non mi stancherò mai di fare nomi e cognomi in rigoroso ordine di “join”: Massimo “Fucktotum” Mallia, Giuseppe “Pinolo” Bellina, Luca “Viewtifulmee” Mogini, Renato “inskin” Rossi, Francesco “Kunda” Serino e Gianpaolo “Mossgarden” Iglio) la nostra principale preuccupazione è stata sempre quella di vedere un po’ di commenti sui post da noi scritti. Senza… ci è sempre sembrato di non aver fatto correttamente il nostro lavoro di blogger: di non aver scritto nulla di interessante.

Certo non ci si può certo aspettare che ad ogni post corrispondano valanghe di commenti nonostante ci siano moltissimi lettori: ad ogni modo abbiamo sempre pensato che ci fosse un gap “tecnologico” abbastanza difficile da saltare tra blogger e utente. Tra scrittore e lettore. In fondo il blogger ha a disposizione una serie di strumenti molto maggiori rispetto al lettore che, all’interno dei semplici commenti di wordpress, non può neanche inserire il suo avatar (linkato al suo profilo personale). Questo è solo uno dei particolari che ci ha convinto a lavorare (spendendo anche discreti soldini) nella direzione di una integrazione tra il blog e i suoi commenti e lo strumento “community” per eccellenza: il nostro forum.

L’idea era proprio quella di vedere un nostro post come uno “spunto” per una discussione. Discussione che deve ovviamente essere continuata (in maniera più o meno seria, ovviamente, a seconda dei casi) da voi, tramite un botta e risposta a cui nessun blogger onesto si dovrebbe mai sottrarre. Soprattutto per ampliare le informazioni contenute in un post grazie all’ausilio di altri volenterosi appassionati di videogiochi come noi.

Oggi, quell’idea, diventa finalmente realtà: la piattaforma Wordpress, usata per questo blog e la piattaforma Vbulletin, usata per il nostro forum, devono ringraziare il lavoro di Manuel (il nostro prode programmatore) perchè da oggi riescono a parlare tra di loro. A comunicare. A discutere! Proprio come vorremmo che iniziaste a fare voi.

In pratica il blog Inside The Game da oggi sarà disponibile “in formato forum”. Ogni post sarà pubblicato in formato thread nella board apposita (che si chiama ITG… confermando che siamo gente abbastanza priva di fantasia ;) ).

Commentare ogni articolo su quel forum provocherà una replica identica del vostro commento anche sul blog e viceversa. Potrete quindi continuare la discussione nel modo che vi sembra più comodo ma, soprattutto, avrete finalmente la possibilità di inserire un Avatar nei commenti visto che il nostro sistema sfrutterà la vostra immagine personale sul forum! In pratica significa che potrete loggarvi anche al blog… tramite il vostro login di vubulletin (è difficle da spiegare ma scommetto facile da usare :) ).

Non solo: tutto questo sarà svolto all’ombra di Facebook, il più grande Social Network di tutti i tempi, per il quale abbiamo scritto un’applicazione che “sincronizzerà” la vostra attività su Inside The Game con la vostra bacheca facebook. Accettando questa sincronizzazione potrete loggarvi al forum/blog, addirittura, semplicemente loggandovi a Facebook e ogni volta che farete un’attività su ITG sulla vostra bacheca i vostri amici potranno leggerne un estratto.

Ovviamente questa inaugurazione non è priva di punti oscuri. Già ora abbiamo riscontrato qualche bug in queste procedure (partendo con la sformattazione della barra in alto di Inside The Game che ha tutti i tasti a diverse altezze) e passeremo la giornata a raccogliere i vostri feedback per poter migliorare tutto il servizio. Come? Ma proprio come commenti, perchè no! Quindi cominciate a commentare qui sotto con tutto ciò che non va: se siete loggati al forum dovreste essere già riconosciuti e il vostro avatar dovrebbe venire visualizzato per accogliere il vostro primo “nuovo” commento/post :)

Ovviamente col tempo speriamo di fare un ottimo “fine tuning” con voi anche a riguardo delle regole di moderazione “particolari” che vorremmo utilizzare su questo forum e su questi commenti. La formula vorrebbe essere simile a quella di Kotaku: in questa board non c’è spazio per lo spam e per i “LOL” come risposta. Preferiremmo vedere commenti strutturati, piendi di informazioni che “riempiano” in un certo modo i nostri post; così come ci piacerebbe vedere discussioni e dibattiti, sempre tenendo a mente che il rispetto degli altri su Inside The Game è sacro e che ogni flame verrà “spento” prima di nascere.

Detto questo e arrivato a circa 1000 parole vorrei invitarvi a provare in lungo e in largo questa nuova caratteristica del vostro Blog Preferito in questo prima beta testing pubblico. Vorremmo sapere le vostre opinioni e i bug che riscontrate (di visualizzazione, operativi, qualunque cosa) per migliorare ancora di più questo servizio e cercare soprattutto di rispettare quella famosa idea che avevamo in mente.

Rendere Inside The Game un luogo dove soprattutto i lettori e gli utenti possano partecipare e sentirsi a proprio agio.

Sono convinto che con il vostro aiuto questo risultato non è lontano anzi, grazie alla versione 2.0 (studiata proprio in pieno spirito partecipativo e quindi di Web 2.0) e ai commenti che arriveranno, mi sembra di essere già arrivato.

Buon divertimento e grazie a tutti dell’aiuto.

Posted in COPERTINA, Editoriali, Le nostre iniziative41 Commenti

La Infinity Ward si spacca mentre Activision prepara tre nuovi Call of Duty! [L'inizio della fine o la fine dell'inizio?]

La Infinity Ward si spacca mentre Activision prepara tre nuovi Call of Duty! [L'inizio della fine o la fine dell'inizio?]

Tutto questo per un solo motivo, noi amiamo Activision, noi amiamo la società fondata da David Crane, Alan Miller, Larry Kaplan e tutti gli altri che fuggirono a gambe levate da un’Atari oramai irriconoscibile, dove gli hippy erano braccati dai nuovi arrivati, colletti bianchi con calcolatrice nel taschino. Il nostro è fottuto amore, niente altro che amore. Perchè se chiudiamo gli occhi davanti a noi non c’è altro che Zork, non c’è altro che Battlezone in wireframe, titoli che oggi non sono semplici capolavori ma si sono guadagnati una posizione molto più alta, sono le fondamenta stesse dei videogiochi. Ma poi anche Activision si trasformò, a dir la verità tutto il mondo dei videogiochi cambiò radicalmente. Con il crollo del 1983/84 Activision divenne Mediagenic, una società specializzata in software professionale per pc che all’alba degli anni ‘90 venne sopraffatta dai debiti finendo in bancarotta. Mediagenic si ritrasformò in Activision con un solo intento: ripartire alla grande creando grandissimi videogiochi.
zork disc
LA RINASCITA
Ci fu così una seconda epoca d’oro, fatta di nuovi ottimi titoli e indimenticabili successi passati rispolverati per l’occasione. Una strada fatta di molte luci e poche ombre, dove al fianco del nostro colosso rinato era possibile scorgere figure estremamente creative come la Neversoft dei primi Tony Hawk’s Pro Skater e la Ritual Enterteinment di SIN, oggi tornata alla ribalta grazie a Take2 (e non è un caso) con il mai troppo lodato Borderlands. Activision era quella buona, mentre Electronic Arts, nelle mani dell’oscuro John Riccitiello, era divenuta nel tempo la cattiva. Vero o falso non ci importa poichè è proprio questo quello che i videogiocatori percepivano.
Tanti successi d’altronde portano una società a crescere e spesso, sembra questo il caso, ha dimenticare le proprie origini, le scelte che l’hanno di fatto resa grande. Con l’arrivo di Vivendi e la fusione con Blizzard oggi la Activision è il colosso dei videogiochi per eccellenza, la più grande produttrice di software per l’intrattenimento del mondo, probabilmente anche dell’universo se non c’è vita oltre la Via Lattea. Ma Activision oggi è anche la società percepita come più malvagia. Vero o falso ancora una volta non ci importa perchè è proprio questo che i videogiocatori percepiscono, è proprio questo quello che ieri hanno pensato nei forum di tutto il maledetto mondo leggendo cosa stava accadendo alla Infinity Ward.

UN PROGETTO INSTABILEbobby kotick
C’è insomma qualcosa che non va nel progetto di Robert Bobby” Kotick, già osteggiato dagli appassionati per le sue dichiarazioni d’amore verso il profitto più facile, a scapito di tutto ciò che spesso rende un gioco grande. Quello che Kotick non capisce è che noi non gli chiediamo di portare la Activision in passivo, noi non abbiamo problemi se sviluppano giochi dal richiamo facile, magari sfruttando senza sosta i brand più famosi. Stiamo parlando di una società quotata in borsa, le regole si fondano sul guadagno, per sopravvivere bisogna pensarci e anche molto attentamente. Ma il rispetto, quello che sembra mancato nel caso di Tim Schaffer, nel caso di Vince Zampella e Jason West, nel caso della Harmonix che prima di Rock Band creò proprio Guitar Hero, il rispetto è importante. Sia nei confronti degli sviluppatori con cui lavorate sia nei confronti del vostro pubblico. La storia dei server Pc di Modern Warfare 2 è un chiaro segno che il rispetto non è più una cosa importante in Activision, un chiaro segno che oramai il guadagno ha superato ogni altro aspetto dello sviluppo creativo di un videogioco. In soldoni (così Bobby Kotick capisce…) un campanello d’allarme per tutta la società, un morbo da cui nemmeno Blizzard potrebbe essere del tutto immune.

infinity-ward-logo

EVENTI CHE SI RIPETONO
Decapitare la Infinity Ward dopo che la software house in questione ha creato il gioco più popolare degli ultimi anni, capace di vendere cifre da capogiro, è una mossa fin troppo azzardata e ben poco lucida. I due boss della Infinity Ward, Jason West e Vince Zampella, sono stati rimossi non per un mancato pagamento delle royalties, come ieri in un primo momento si era paventato, ma per delle divergenze sull’uso e abuso del brand Call of Duty, divergenze ancora una volta creative. La Infinity Ward nasce poi da una situazione molto simile, avvenuta ironia del destino proprio con la vecchia regina del male, ovvero Electronic Arts, per la quale West e Zampella crearono niente di meno che Medal of Honor, il Call of Duty del passato. Fuggiti dalle grinfie della Electronic Arts fondarono poi la Infinity Ward la quale oggi si ritrova nella stessa identica situazione. E secondo voi quante probabilità ci sono che il magico duo creerà il nuovo grande action game del futuro e Activision si ritroverà nel giro di qualche anno con un brand sgonfio come la EA con Medal Of Honor? Ma sopratutto perchè mai nessuno impara dagli errori del passato? Il gradino più alto del podio obnubila la mente, ci sono milioni di prove al riguardo.

TRE NUOVI CALL OF DUTY
Mentre l’ultimo Modern Warfare attende l’arrivo del primo dei due “pacchetti mappe” previsti la Treyarch sta lavorando febbrilmente a Call of Duty 6 (o Call of Duty 7 se HMX_logo_vectorcontiamo Modern Warfare 2), in arrivo entro la fine dell’anno e da quanto si mormora ambientato in Vietnam. Oggi apprendiamo che non solo la Sledgehammer Games (fondata da molti esuli del progetto Dead Space) si appresta a lavorare a uno spin-off che dovrebbe persino esplorare nuovi generi ma che nel 2011 ci sarà con o senza il prossimo gioco della Infinity Ward, un terzo progetto marchiato Call of Duty e affidato a non sappiamo ancora quale software house. Una bulimia senza freni che ha già danneggiato il mercato dei giochi musicali e di conseguenza l’altra grande serie in mano ad Activision, quel Guitar Hero che esattamente come Tony Hawk si ritrova senza gli sviluppatori originali, macellati lungo le estenuanti riorganizzazioni interne imposte anche dalla crisi. Niente più Neversoft, niente più Infinity Ward ma sopratutto nessun nuovo IP di rilievo, Activision si ritrova ora in una posizione che si regge solo ed esclusivamente sul guadagno da arcipelago tropicale di World of Warcraft, brand Blizzard tra l’altro, proprio quei poveri scemi che ci mettono cinque anni per fare un gioco.

Per aiutare qualcuno che si ama non lo si finisce con un colpo di pistola. Inside The Game invita coloro che vorranno commentare sull’argomento a non offendere nomi o marchi, ma piuttosto ricordare ai dirigenti di oggi tutti i giochi che hanno fatto grande Activision e di cui siamo stati diretti protagonisti. Non possiamo certo dimenticarci di Vigilante8, Alter Ego, Interstate ‘76, Hyperblade, Mechwarrior, Pitfall!, River Raid, non possiamo farlo ora!

Posted in COPERTINA, Editoriali, Le nostre iniziative, Senza categoria7 Commenti

Get on board! [Il Forum di Inside The Game]

Get on board! [Il Forum di Inside The Game]

Mettere in piedi un sito? Relativamente facile, ma bisogna comunque essere svegli, reattivi. Sparare quotidianamente contenuti interessanti? Medio, non è facile ma nemmeno così tosto, in questo è la dedizione l’aspetto più importante, dedizione e acume. Aprire un forum all’alba del 2010? Questo sì che è difficile ma dopo essere arrivati così in alto non capiamo perchè tentennare, tirarci indietro. Bisogna invece andare avanti, come dei carri armati, come Inside The Game.

Da qualche giorno il nostro sbrilluccicante sito si arricchisce di una nuova sezione, questa volta dedicata completamente a voi, lettori affezionati e arrembanti navigatori della rete, giunti qui per caso e anche per fortuna, nostra come vostra. Perchè Inside The Game è così, divertente, frizzante, serio quando necessario e appassionato di ogni forma di intrattenimento elettronico. Noi giochiamo anche con i telecomandi delle nostre tv, siamo irrecuperabili, e il nostro intento è quello di riversare su di voi un po’ della nostra follia, cercando al tempo stesso di carpire la vostra. E se pensate di essere normali scommettiamo di farvi ricredere, non c’è scampo. Per riuscirci avevamo bisogno di una piazza, un luogo come il forum di Inside The Game, tecnologicamente cazzuto, graficamente esplosivo e pronto a popolarsi di persone, passioni e sopratutto di amici.

Dopo tante discussioni siamo giunti all’idea di creare una board unica per ogni piattaforma di gioco. Il suo nome è GURU MEDITATION ed è qui che potremo sfogarci parlando dell’ultimo titolo per iPhone come della prossima meraviglia in alta definizione per PlayStation3 e Xbox360. Accorpare insieme tutte le console esistenti è per noi una priorità, noi puntiamo i nostri occhi sui giochi e non sulle macchine su cui girano, i nostri miti si chiamano Bioware, Naughty Dog, Kevin Levine, Shigeru Miyamoto e non Microsoft, Nintendo, Sony o Apple.

Oltre a fornire board per il “cazzeggio vulgaris” abbiamo scelto di dare anche molto spazio al net gaming. Qui, sotto forma di quattro board a tema, potrete formare il vostro clan o cercare nuove volenterose leve, organizzare tornei o pubblicizzarne uno.
Naturalmente nulla è per sempre. In base alle vostre richieste non avremo problemi a plasmare il forum su di voi, sulle vostre vite e le vostre necessità. Far parte fin dall’inizio di una community è una grande possibilità, divenire col tempo i “vecchi” del forum una soddisfazione sempre nuova, costruire assieme i connotati dell’entità pulsante che il forum di Inside The Game vuole diventare un’occasione unica, spericolata. L’iscrizione è veloce, semplice e non correte il rischio di ritrovare i vostri compagni delle elementari

Siete pronti a dare un’occhiata? Ecco il link che vi porterà nel posto giusto e al momento giusto. E questo il link che vi porterà dritti verso l’iscrizione, necessaria per poter postare qualcosa!

But our princess is in another castle…

Posted in Editoriali, Le nostre iniziative3 Commenti

Una casa che cresce [Inside The Game 1.5 is online!]

Una casa che cresce [Inside The Game 1.5 is online!]

500 Post.

Questo che state leggendo, per l’esattezza, è il 501esimo. Se fossi stato più attento, mi sarei risparmiato il video delle nuove ultra combo di Super Street Fighter 4, per festeggiare, anche con un numero, il cambiamento e l’upgrade da ciò che voi tutti conoscevate come Inside The Game a quello che ora è diventato e diventerà in futuro.

Però è meglio così. In fondo 501 è come 1: come il primo post. Non c’è il post “numero zero”. Quando fai qualcosa non c’è il momento in cui “hai deciso che la farai”. C’è solamente il momento in cui cominci a farla, a crearla. In quell’istante prende vita… prima è solo nella tua testa e spesso, rimane lì. Come il fatto che volevo diventare una rockstar, il mio romanzo fatto di storie intrecciate su Roma, il mio cortometraggio ecc ;)

Inside The Game invece è ufficialmente uscito dalla mia testa il giorno 22 Ottobre 2007 col post: IFNG a Milano. Devo dire la verità però, ammettere qualcosa di mai ammesso: non è mai stata una “mia” idea questo blog. Non sognavo di aprirlo da quando ero bambino e comunque sia non ha mai sostato nel limbo platonico di ciò che l’uomo immagina e che non esiste.

Il giorno in cui un mio collega (che ringrazierò per sempre: ad maiora Saverio Cannito ;) ), mi consigliò: “secondo me tu dovresti aprire un blog”… quello stesso giorno, insidetheg4me.wordpress.com (chi si ricorda il vecchio dominio vince un abbraccio al prossimo evento ;) ) era già online. Skinnato, con le varie sezioni e categorie e col primo post.

Diciamo quindi che questo progetto è nato totalmente per caso. Ma dopo la nascita… ha fatto tanta strada e non l’ha fatta per fortuna, assolutamente no. E’ tutto merito delle persone.

17 Aprile 2008: Massimo “Fucktotum” Mallia (amico di infanzia e grandissimo esperto di videogiochi), che era stato con me co-conduttore de “La Zona X“, scrive il suo primo post: Recensione Mario Kart Wii.

Inside The Game rimane il blog di Simone “AKirA”  Trimarchi ma qualcun’altro comincia a scriverci sopra. La grafica era già cambiata, il dominio anche: al tempo eravamo già indipendenti su www.insidethegame.it e i primi ingranaggi cominciavano ad essere oliati. In fondo, è una legge di vita: la società ha cominciato ad evolversi quando il primo uomo ha chiesto aiuto al secondo uomo per costruire insieme una casa. Prima c’erano le caverne!

La vera fortuna di questo progetto è che questa casa è cresciuta grazie alla passione: niente soldi o false promesse, solo gente che vuole scrivere di gaming. Ed è cresciuta tanto, soprattutto negli ultimi mesi, dove voi tutti avete potuto assistere ad una vera rivoluzione.

Un po’ devo dire che mi è dispiaciuto perdere “il mio blog personale”: quel grazioso portico con cui prendere una limonata con i miei vicini di casa, cioè voi lettori. Il dispiacere però è durato 5 secondi, il tempo di leggere gli articoli dei nuovi blogger che si sono uniti a me e a Massimo nella costruzione delle fondamenta.

A giugno sono arrivati due miei colleghi (due grandi persone e due appassionati giocatori: entrambi con storie uniche da raccontare) ed un fuoriclasse scovato su internet. Luca “Viewtifulmee” Mogini, Giuseppe “Pinolo” Bellina e Renato “inskin” Rossi. Questa è storia recente, non dovrei neanche raccontarvela. La sapete già: la casa cominciava ad avere già un primo e secondo piano, mancavano quelle rifiniture particolari che solo un bravo architetto sa dare.

Ed ecco che l’architetto a me si presenta sotto forma di visione, durante un’umida serata in un pub romano.

Io e Francesco ci conosciamo da tanto: abbiamo anche passato un capodanno insieme. Io in quell’occasione montai un video che lui ancora non ha visto per quanto è stato impegnato, in tutti questi anni, a lavorare nell’editoria specializzata dei videogiochi.

Mi voleva incontrare, il grande Kunda: non sapevo bene perchè. Aveva in mente un progetto, mi voleva includere nello stesso… il colloquio è cominciato con più di una birra quindi i miei ricordi sono un po’ alterati.

Ho però stampato in mente il momento in cui mi esprime la volontà di scrivere su internet, di sentirsi parte di un progetto editoriale web, di voler mettere le basi per qualcosa che segua questo fantastico mercato.

Quel posto, mi dice: è la nostra casa… è Inside The Game.

Cazzo, dico io.

Francesco “Kunda” Serino che vuole scrivere per il mio blog??? mmm deve essere impossibile. E’ una specie di sogno… datemi un pizzicotto.

Invece era tutto vero, l’architetto non vedeva l’ora di cominciare. Insieme abbiamo studiato la grafica, dipinto i dettagli, affrescato le pareti di quello che, da oggi in poi, prende il nome di Inside The Game 1.5.

Tra l’altro, come se non bastasse, a lui si affianca un altro vero e proprio pezzo da novanta: Gianpaolo “Mossgarden” Iglio, che con soli 2 post già mi ha conquistato.

“Scrive proprio bene, è proprio un professionista”, mi dico tra me e me. E poi altro pizzicotto, per capire se sto dormendo o meno. Fa male, sono sveglio.

Sto scrivendo davanti ad un monitor che spande in tutta la mia buia camera la sua fioca luce color dell’anima.

Ed è tutto clamorosamente vero.

Riconosco che quest’articolo sta durando tanto, troppo… ma lasciatemi ancora qualche riga per finire degnamente il mio cinquecentunesimo post; in fondo, me lo dovete!

La prima cosa che mi viene in mente del nuovo corso di Inside The Game è questa: qualcuno, là fuori, starà davvero mordendosi le mani! Io conosco bene la blogosfera italiana: dove trovate un sito, portale, blog, quellochevepare che abbia nomi di tale livello che scrivono, gratuitamente, per chiunque voglia leggerli nel campo dei videogiochi?

Secondo me, da nessuna parte se non qui. Ma io sono, giustamente, di parte.

La seconda cosa che invece devo fare è questa: mettermi da parte. Per ora sono sempre stato “la guida” di questo blog, nonchè il fondatore. Ho sempre cercato di indirizzare gli articoli dei miei colleghi blogger mentre Massimo correggeva i loro errori. Ora è arrivato il momento per me di smetterla di fare l’editor, perchè c’è qualcuno più bravo di me sotto lo stesso tetto e sarebbe una cosa stupida non permettergli di fare il suo lavoro.

Francesco “Kunda “Serino (lasciatemelo scrivere un’altra volta, per favore ;) ) è da oggi il nuovo “Editor in chief” della testata Inside The Game e sarà lui, ovviamente coaudiviato da tutta la banda, a dirigere il blog e a dettare una linea editoriale.

Su questo non ho altro da dire se non: in bocca al lupo. Là fuori ci sono circa un migliaio di utenti al giorno che vogliono solo la tua testa! ;)

Ovviamente scherzo: i nostri aficionados sono sinceramente e sicuramente la fortuna più grande che questo blog ha: non c’è nemmeno un rompicoglioni o un cattivo bambino. Siete tutti splendidi a ci avete sempre riempito di complimenti e per questo, l’ultimo punto di questo lungo editoriale, è vostro.

Si perchè “last but not least” questo blog non sarebbe arrivato dove è arrivato, non avrebbe attratto i blogger che ora ci scrivono sopra, non sarebbe mai passato da “amatoriale” a professionale, se non fosse stato letto.

Il coraggio di scommettere su me stesso e di andare avanti, l’ho trovato solo in quello strano numeretto che va su e giù chiamato “statistiche di wordpress” che ogni giorno, ormai come un drogato disperato in cerca della sua dose, visito più volte.

E allora basta parole, basta scrivere un fiume di sciocchezze su uno sterile monitor. Lasciatemi mettere un punto finale a questo editoriale che voglio tornare da voi. A commentare i post a parlare su msn a cercare un contatto con persone che, in un modo o nell’altro, sento vicine.

Questo è il più grande regale che internet poteva farmi e, devo dire, la più grande fortuna che questa casa potesse avere: una porta sempre aperta all’ingresso di chiunque passi vicino.

Buon Inside The Game 1.5 a tutti. A breve altre novità sulla finale realease, la 2.0, che non tarderà ad arrivare e che presenterà qualche bella novità anche a livello di interazioni.

Grazie, ancora, di essere qui a leggere. Simone AKirA Trimarchi

Grazie, ancora, di essere qui a leggere. Simone "AKirA" Trimarchi

Posted in Editoriali, Le nostre iniziative9 Commenti

Rush and a Push and the Land is Ours [Francesco Serino Inside... the Game!]

Rush and a Push and the Land is Ours [Francesco Serino Inside... the Game!]

Tre, cinque, sei, sette mesi? Non ricordo esattamente, ma ne è passato di tempo dall’ultimo editoriale scritto e mai come ora, mai come oggi, un giorno qualunque di una decade qualunque anche se appena iniziata, sento le mie dita scivolare sulla tastiera percorso da un brivido. È un brivido quello che sale e poi vorticosamente scende sulla schiena, un brivido di piacere e di affetto e di paura e di emozione. Un brivido che quando riesco a convogliarlo verso la gola, facendolo vibrare tra le corde vocali, mi permette di urlare grazie, a tutti voi. Che mi avete seguito, che ci avete seguito e che da sempre seguite Inside The Game e Simone Trimarchi, Massimo Mallia e tutto lo staff di cui ancora faccio fatica a ricordare i nomi.

Un blog, un semplice ma cazzutissimo blog. Ma da qualche settimana anche qualcosa di più. Una nuova era per me che da più di dieci anni cavalco le edicole italiane con riviste di ogni forma e colore, da Dreamcast Arena a XBM, passando per Game Republic e tutti gli altri magazine sfornati sotto il marchio PlayPress prima e Play Media Company dopo. La repubblica è crollata gridavano i lettori davanti alla nostra ex redazione oramai in frantumi. Vero, verissimo, è crollata e il botto è risuonato per tante settimane, tanti mesi, e nonostante sia ancora in edicola il suo palpitante cuore si è fermato. Praticamente un caso di accanimento terapeutico. È così che mi sono ritrovato in Sprea, la grande rivale, la cui imponente struttura scricchiola al forte vento innalzatosi nel futuro ma che non ha esitato ha offrirmi momentaneo rifugio sulle pagine delle sue storiche riviste.

Ma siamo qui, ora, per sempre si spera, ogni volta. Diamo tutto per tutti. Inside the Game. “Che gran bel cazzo di nome” ho detto a Simone davanti a una birra e a qualcosa di più, sigarette che fanno ridere direbbero in molti. L’editoria sta sprofondando, facciamo qualcosa insieme, qualcosa di speciale come è speciale il momento che stiamo vivendo. Ed eccoci tutti qua, sulla carrozza è salito anche il grande Gianpaolo “Mossgarden” Iglio, compagno di mille avventure, per riprendere un discorso che con i più affezionati non si è mai fermato, tra chat notturne, il diabolico Facebook e Xbox Live, il PlayStation Network, qualche volta anche telegrafando attraverso un Wii. Inside The Game, appunto. Un nuovo sito, come (non) ce ne sono molti, che crescerà assieme al numero dei lettori che decideranno di seguirlo. Partendo da zero, questa è l’intenzione, perchè è da zero che nascono le idee più forti, che lo sguardo diventa quello di una tigre. Mentre è la su in cima, dove pensavo di stare che ci si rammollisce. Per strada si vede il futuro e ai grandi, da sempre, non rimane che copiare e/o comprare. Questa è la nostra faccia, l’impeto che metteremo scrivendo su queste pagine, una forza che spero riuscirò e riusciremo tutti a trasmettere a voi, lettori di sempre e lettori arrivati su questi lidi solo da pochi giorni, poche ore. Lo sentite? Inside The Game sta già crescendo.

Francesco Serinogainax

Siete pronti per una nuova avventura?

Posted in Editoriali, Le nostre iniziative11 Commenti


Pubblicità

Polls

Quale è la migliore saga JRPG della storia dei videogiochi?

View Results

Loading ... Loading ...