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La Infinity Ward si spacca mentre Activision prepara tre nuovi Call of Duty! [L'inizio della fine o la fine dell'inizio?]

La Infinity Ward si spacca mentre Activision prepara tre nuovi Call of Duty! [L'inizio della fine o la fine dell'inizio?]

Tutto questo per un solo motivo, noi amiamo Activision, noi amiamo la società fondata da David Crane, Alan Miller, Larry Kaplan e tutti gli altri che fuggirono a gambe levate da un’Atari oramai irriconoscibile, dove gli hippy erano braccati dai nuovi arrivati, colletti bianchi con calcolatrice nel taschino. Il nostro è fottuto amore, niente altro che amore. Perchè se chiudiamo gli occhi davanti a noi non c’è altro che Zork, non c’è altro che Battlezone in wireframe, titoli che oggi non sono semplici capolavori ma si sono guadagnati una posizione molto più alta, sono le fondamenta stesse dei videogiochi. Ma poi anche Activision si trasformò, a dir la verità tutto il mondo dei videogiochi cambiò radicalmente. Con il crollo del 1983/84 Activision divenne Mediagenic, una società specializzata in software professionale per pc che all’alba degli anni ‘90 venne sopraffatta dai debiti finendo in bancarotta. Mediagenic si ritrasformò in Activision con un solo intento: ripartire alla grande creando grandissimi videogiochi.
zork disc
LA RINASCITA
Ci fu così una seconda epoca d’oro, fatta di nuovi ottimi titoli e indimenticabili successi passati rispolverati per l’occasione. Una strada fatta di molte luci e poche ombre, dove al fianco del nostro colosso rinato era possibile scorgere figure estremamente creative come la Neversoft dei primi Tony Hawk’s Pro Skater e la Ritual Enterteinment di SIN, oggi tornata alla ribalta grazie a Take2 (e non è un caso) con il mai troppo lodato Borderlands. Activision era quella buona, mentre Electronic Arts, nelle mani dell’oscuro John Riccitiello, era divenuta nel tempo la cattiva. Vero o falso non ci importa poichè è proprio questo quello che i videogiocatori percepivano.
Tanti successi d’altronde portano una società a crescere e spesso, sembra questo il caso, ha dimenticare le proprie origini, le scelte che l’hanno di fatto resa grande. Con l’arrivo di Vivendi e la fusione con Blizzard oggi la Activision è il colosso dei videogiochi per eccellenza, la più grande produttrice di software per l’intrattenimento del mondo, probabilmente anche dell’universo se non c’è vita oltre la Via Lattea. Ma Activision oggi è anche la società percepita come più malvagia. Vero o falso ancora una volta non ci importa perchè è proprio questo che i videogiocatori percepiscono, è proprio questo quello che ieri hanno pensato nei forum di tutto il maledetto mondo leggendo cosa stava accadendo alla Infinity Ward.

UN PROGETTO INSTABILEbobby kotick
C’è insomma qualcosa che non va nel progetto di Robert Bobby” Kotick, già osteggiato dagli appassionati per le sue dichiarazioni d’amore verso il profitto più facile, a scapito di tutto ciò che spesso rende un gioco grande. Quello che Kotick non capisce è che noi non gli chiediamo di portare la Activision in passivo, noi non abbiamo problemi se sviluppano giochi dal richiamo facile, magari sfruttando senza sosta i brand più famosi. Stiamo parlando di una società quotata in borsa, le regole si fondano sul guadagno, per sopravvivere bisogna pensarci e anche molto attentamente. Ma il rispetto, quello che sembra mancato nel caso di Tim Schaffer, nel caso di Vince Zampella e Jason West, nel caso della Harmonix che prima di Rock Band creò proprio Guitar Hero, il rispetto è importante. Sia nei confronti degli sviluppatori con cui lavorate sia nei confronti del vostro pubblico. La storia dei server Pc di Modern Warfare 2 è un chiaro segno che il rispetto non è più una cosa importante in Activision, un chiaro segno che oramai il guadagno ha superato ogni altro aspetto dello sviluppo creativo di un videogioco. In soldoni (così Bobby Kotick capisce…) un campanello d’allarme per tutta la società, un morbo da cui nemmeno Blizzard potrebbe essere del tutto immune.

infinity-ward-logo

EVENTI CHE SI RIPETONO
Decapitare la Infinity Ward dopo che la software house in questione ha creato il gioco più popolare degli ultimi anni, capace di vendere cifre da capogiro, è una mossa fin troppo azzardata e ben poco lucida. I due boss della Infinity Ward, Jason West e Vince Zampella, sono stati rimossi non per un mancato pagamento delle royalties, come ieri in un primo momento si era paventato, ma per delle divergenze sull’uso e abuso del brand Call of Duty, divergenze ancora una volta creative. La Infinity Ward nasce poi da una situazione molto simile, avvenuta ironia del destino proprio con la vecchia regina del male, ovvero Electronic Arts, per la quale West e Zampella crearono niente di meno che Medal of Honor, il Call of Duty del passato. Fuggiti dalle grinfie della Electronic Arts fondarono poi la Infinity Ward la quale oggi si ritrova nella stessa identica situazione. E secondo voi quante probabilità ci sono che il magico duo creerà il nuovo grande action game del futuro e Activision si ritroverà nel giro di qualche anno con un brand sgonfio come la EA con Medal Of Honor? Ma sopratutto perchè mai nessuno impara dagli errori del passato? Il gradino più alto del podio obnubila la mente, ci sono milioni di prove al riguardo.

TRE NUOVI CALL OF DUTY
Mentre l’ultimo Modern Warfare attende l’arrivo del primo dei due “pacchetti mappe” previsti la Treyarch sta lavorando febbrilmente a Call of Duty 6 (o Call of Duty 7 se HMX_logo_vectorcontiamo Modern Warfare 2), in arrivo entro la fine dell’anno e da quanto si mormora ambientato in Vietnam. Oggi apprendiamo che non solo la Sledgehammer Games (fondata da molti esuli del progetto Dead Space) si appresta a lavorare a uno spin-off che dovrebbe persino esplorare nuovi generi ma che nel 2011 ci sarà con o senza il prossimo gioco della Infinity Ward, un terzo progetto marchiato Call of Duty e affidato a non sappiamo ancora quale software house. Una bulimia senza freni che ha già danneggiato il mercato dei giochi musicali e di conseguenza l’altra grande serie in mano ad Activision, quel Guitar Hero che esattamente come Tony Hawk si ritrova senza gli sviluppatori originali, macellati lungo le estenuanti riorganizzazioni interne imposte anche dalla crisi. Niente più Neversoft, niente più Infinity Ward ma sopratutto nessun nuovo IP di rilievo, Activision si ritrova ora in una posizione che si regge solo ed esclusivamente sul guadagno da arcipelago tropicale di World of Warcraft, brand Blizzard tra l’altro, proprio quei poveri scemi che ci mettono cinque anni per fare un gioco.

Per aiutare qualcuno che si ama non lo si finisce con un colpo di pistola. Inside The Game invita coloro che vorranno commentare sull’argomento a non offendere nomi o marchi, ma piuttosto ricordare ai dirigenti di oggi tutti i giochi che hanno fatto grande Activision e di cui siamo stati diretti protagonisti. Non possiamo certo dimenticarci di Vigilante8, Alter Ego, Interstate ‘76, Hyperblade, Mechwarrior, Pitfall!, River Raid, non possiamo farlo ora!

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Get on board! [Il Forum di Inside The Game]

Get on board! [Il Forum di Inside The Game]

Mettere in piedi un sito? Relativamente facile, ma bisogna comunque essere svegli, reattivi. Sparare quotidianamente contenuti interessanti? Medio, non è facile ma nemmeno così tosto, in questo è la dedizione l’aspetto più importante, dedizione e acume. Aprire un forum all’alba del 2010? Questo sì che è difficile ma dopo essere arrivati così in alto non capiamo perchè tentennare, tirarci indietro. Bisogna invece andare avanti, come dei carri armati, come Inside The Game.

Da qualche giorno il nostro sbrilluccicante sito si arricchisce di una nuova sezione, questa volta dedicata completamente a voi, lettori affezionati e arrembanti navigatori della rete, giunti qui per caso e anche per fortuna, nostra come vostra. Perchè Inside The Game è così, divertente, frizzante, serio quando necessario e appassionato di ogni forma di intrattenimento elettronico. Noi giochiamo anche con i telecomandi delle nostre tv, siamo irrecuperabili, e il nostro intento è quello di riversare su di voi un po’ della nostra follia, cercando al tempo stesso di carpire la vostra. E se pensate di essere normali scommettiamo di farvi ricredere, non c’è scampo. Per riuscirci avevamo bisogno di una piazza, un luogo come il forum di Inside The Game, tecnologicamente cazzuto, graficamente esplosivo e pronto a popolarsi di persone, passioni e sopratutto di amici.

Dopo tante discussioni siamo giunti all’idea di creare una board unica per ogni piattaforma di gioco. Il suo nome è GURU MEDITATION ed è qui che potremo sfogarci parlando dell’ultimo titolo per iPhone come della prossima meraviglia in alta definizione per PlayStation3 e Xbox360. Accorpare insieme tutte le console esistenti è per noi una priorità, noi puntiamo i nostri occhi sui giochi e non sulle macchine su cui girano, i nostri miti si chiamano Bioware, Naughty Dog, Kevin Levine, Shigeru Miyamoto e non Microsoft, Nintendo, Sony o Apple.

Oltre a fornire board per il “cazzeggio vulgaris” abbiamo scelto di dare anche molto spazio al net gaming. Qui, sotto forma di quattro board a tema, potrete formare il vostro clan o cercare nuove volenterose leve, organizzare tornei o pubblicizzarne uno.
Naturalmente nulla è per sempre. In base alle vostre richieste non avremo problemi a plasmare il forum su di voi, sulle vostre vite e le vostre necessità. Far parte fin dall’inizio di una community è una grande possibilità, divenire col tempo i “vecchi” del forum una soddisfazione sempre nuova, costruire assieme i connotati dell’entità pulsante che il forum di Inside The Game vuole diventare un’occasione unica, spericolata. L’iscrizione è veloce, semplice e non correte il rischio di ritrovare i vostri compagni delle elementari

Siete pronti a dare un’occhiata? Ecco il link che vi porterà nel posto giusto e al momento giusto. E questo il link che vi porterà dritti verso l’iscrizione, necessaria per poter postare qualcosa!

But our princess is in another castle…

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Una casa che cresce [Inside The Game 1.5 is online!]

Una casa che cresce [Inside The Game 1.5 is online!]

500 Post.

Questo che state leggendo, per l’esattezza, è il 501esimo. Se fossi stato più attento, mi sarei risparmiato il video delle nuove ultra combo di Super Street Fighter 4, per festeggiare, anche con un numero, il cambiamento e l’upgrade da ciò che voi tutti conoscevate come Inside The Game a quello che ora è diventato e diventerà in futuro.

Però è meglio così. In fondo 501 è come 1: come il primo post. Non c’è il post “numero zero”. Quando fai qualcosa non c’è il momento in cui “hai deciso che la farai”. C’è solamente il momento in cui cominci a farla, a crearla. In quell’istante prende vita… prima è solo nella tua testa e spesso, rimane lì. Come il fatto che volevo diventare una rockstar, il mio romanzo fatto di storie intrecciate su Roma, il mio cortometraggio ecc ;)

Inside The Game invece è ufficialmente uscito dalla mia testa il giorno 22 Ottobre 2007 col post: IFNG a Milano. Devo dire la verità però, ammettere qualcosa di mai ammesso: non è mai stata una “mia” idea questo blog. Non sognavo di aprirlo da quando ero bambino e comunque sia non ha mai sostato nel limbo platonico di ciò che l’uomo immagina e che non esiste.

Il giorno in cui un mio collega (che ringrazierò per sempre: ad maiora Saverio Cannito ;) ), mi consigliò: “secondo me tu dovresti aprire un blog”… quello stesso giorno, insidetheg4me.wordpress.com (chi si ricorda il vecchio dominio vince un abbraccio al prossimo evento ;) ) era già online. Skinnato, con le varie sezioni e categorie e col primo post.

Diciamo quindi che questo progetto è nato totalmente per caso. Ma dopo la nascita… ha fatto tanta strada e non l’ha fatta per fortuna, assolutamente no. E’ tutto merito delle persone.

17 Aprile 2008: Massimo “Fucktotum” Mallia (amico di infanzia e grandissimo esperto di videogiochi), che era stato con me co-conduttore de “La Zona X“, scrive il suo primo post: Recensione Mario Kart Wii.

Inside The Game rimane il blog di Simone “AKirA”  Trimarchi ma qualcun’altro comincia a scriverci sopra. La grafica era già cambiata, il dominio anche: al tempo eravamo già indipendenti su www.insidethegame.it e i primi ingranaggi cominciavano ad essere oliati. In fondo, è una legge di vita: la società ha cominciato ad evolversi quando il primo uomo ha chiesto aiuto al secondo uomo per costruire insieme una casa. Prima c’erano le caverne!

La vera fortuna di questo progetto è che questa casa è cresciuta grazie alla passione: niente soldi o false promesse, solo gente che vuole scrivere di gaming. Ed è cresciuta tanto, soprattutto negli ultimi mesi, dove voi tutti avete potuto assistere ad una vera rivoluzione.

Un po’ devo dire che mi è dispiaciuto perdere “il mio blog personale”: quel grazioso portico con cui prendere una limonata con i miei vicini di casa, cioè voi lettori. Il dispiacere però è durato 5 secondi, il tempo di leggere gli articoli dei nuovi blogger che si sono uniti a me e a Massimo nella costruzione delle fondamenta.

A giugno sono arrivati due miei colleghi (due grandi persone e due appassionati giocatori: entrambi con storie uniche da raccontare) ed un fuoriclasse scovato su internet. Luca “Viewtifulmee” Mogini, Giuseppe “Pinolo” Bellina e Renato “inskin” Rossi. Questa è storia recente, non dovrei neanche raccontarvela. La sapete già: la casa cominciava ad avere già un primo e secondo piano, mancavano quelle rifiniture particolari che solo un bravo architetto sa dare.

Ed ecco che l’architetto a me si presenta sotto forma di visione, durante un’umida serata in un pub romano.

Io e Francesco ci conosciamo da tanto: abbiamo anche passato un capodanno insieme. Io in quell’occasione montai un video che lui ancora non ha visto per quanto è stato impegnato, in tutti questi anni, a lavorare nell’editoria specializzata dei videogiochi.

Mi voleva incontrare, il grande Kunda: non sapevo bene perchè. Aveva in mente un progetto, mi voleva includere nello stesso… il colloquio è cominciato con più di una birra quindi i miei ricordi sono un po’ alterati.

Ho però stampato in mente il momento in cui mi esprime la volontà di scrivere su internet, di sentirsi parte di un progetto editoriale web, di voler mettere le basi per qualcosa che segua questo fantastico mercato.

Quel posto, mi dice: è la nostra casa… è Inside The Game.

Cazzo, dico io.

Francesco “Kunda” Serino che vuole scrivere per il mio blog??? mmm deve essere impossibile. E’ una specie di sogno… datemi un pizzicotto.

Invece era tutto vero, l’architetto non vedeva l’ora di cominciare. Insieme abbiamo studiato la grafica, dipinto i dettagli, affrescato le pareti di quello che, da oggi in poi, prende il nome di Inside The Game 1.5.

Tra l’altro, come se non bastasse, a lui si affianca un altro vero e proprio pezzo da novanta: Gianpaolo “Mossgarden” Iglio, che con soli 2 post già mi ha conquistato.

“Scrive proprio bene, è proprio un professionista”, mi dico tra me e me. E poi altro pizzicotto, per capire se sto dormendo o meno. Fa male, sono sveglio.

Sto scrivendo davanti ad un monitor che spande in tutta la mia buia camera la sua fioca luce color dell’anima.

Ed è tutto clamorosamente vero.

Riconosco che quest’articolo sta durando tanto, troppo… ma lasciatemi ancora qualche riga per finire degnamente il mio cinquecentunesimo post; in fondo, me lo dovete!

La prima cosa che mi viene in mente del nuovo corso di Inside The Game è questa: qualcuno, là fuori, starà davvero mordendosi le mani! Io conosco bene la blogosfera italiana: dove trovate un sito, portale, blog, quellochevepare che abbia nomi di tale livello che scrivono, gratuitamente, per chiunque voglia leggerli nel campo dei videogiochi?

Secondo me, da nessuna parte se non qui. Ma io sono, giustamente, di parte.

La seconda cosa che invece devo fare è questa: mettermi da parte. Per ora sono sempre stato “la guida” di questo blog, nonchè il fondatore. Ho sempre cercato di indirizzare gli articoli dei miei colleghi blogger mentre Massimo correggeva i loro errori. Ora è arrivato il momento per me di smetterla di fare l’editor, perchè c’è qualcuno più bravo di me sotto lo stesso tetto e sarebbe una cosa stupida non permettergli di fare il suo lavoro.

Francesco “Kunda “Serino (lasciatemelo scrivere un’altra volta, per favore ;) ) è da oggi il nuovo “Editor in chief” della testata Inside The Game e sarà lui, ovviamente coaudiviato da tutta la banda, a dirigere il blog e a dettare una linea editoriale.

Su questo non ho altro da dire se non: in bocca al lupo. Là fuori ci sono circa un migliaio di utenti al giorno che vogliono solo la tua testa! ;)

Ovviamente scherzo: i nostri aficionados sono sinceramente e sicuramente la fortuna più grande che questo blog ha: non c’è nemmeno un rompicoglioni o un cattivo bambino. Siete tutti splendidi a ci avete sempre riempito di complimenti e per questo, l’ultimo punto di questo lungo editoriale, è vostro.

Si perchè “last but not least” questo blog non sarebbe arrivato dove è arrivato, non avrebbe attratto i blogger che ora ci scrivono sopra, non sarebbe mai passato da “amatoriale” a professionale, se non fosse stato letto.

Il coraggio di scommettere su me stesso e di andare avanti, l’ho trovato solo in quello strano numeretto che va su e giù chiamato “statistiche di wordpress” che ogni giorno, ormai come un drogato disperato in cerca della sua dose, visito più volte.

E allora basta parole, basta scrivere un fiume di sciocchezze su uno sterile monitor. Lasciatemi mettere un punto finale a questo editoriale che voglio tornare da voi. A commentare i post a parlare su msn a cercare un contatto con persone che, in un modo o nell’altro, sento vicine.

Questo è il più grande regale che internet poteva farmi e, devo dire, la più grande fortuna che questa casa potesse avere: una porta sempre aperta all’ingresso di chiunque passi vicino.

Buon Inside The Game 1.5 a tutti. A breve altre novità sulla finale realease, la 2.0, che non tarderà ad arrivare e che presenterà qualche bella novità anche a livello di interazioni.

Grazie, ancora, di essere qui a leggere. Simone AKirA Trimarchi

Grazie, ancora, di essere qui a leggere. Simone "AKirA" Trimarchi

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Rush and a Push and the Land is Ours [Francesco Serino Inside... the Game!]

Rush and a Push and the Land is Ours [Francesco Serino Inside... the Game!]

Tre, cinque, sei, sette mesi? Non ricordo esattamente, ma ne è passato di tempo dall’ultimo editoriale scritto e mai come ora, mai come oggi, un giorno qualunque di una decade qualunque anche se appena iniziata, sento le mie dita scivolare sulla tastiera percorso da un brivido. È un brivido quello che sale e poi vorticosamente scende sulla schiena, un brivido di piacere e di affetto e di paura e di emozione. Un brivido che quando riesco a convogliarlo verso la gola, facendolo vibrare tra le corde vocali, mi permette di urlare grazie, a tutti voi. Che mi avete seguito, che ci avete seguito e che da sempre seguite Inside The Game e Simone Trimarchi, Massimo Mallia e tutto lo staff di cui ancora faccio fatica a ricordare i nomi.

Un blog, un semplice ma cazzutissimo blog. Ma da qualche settimana anche qualcosa di più. Una nuova era per me che da più di dieci anni cavalco le edicole italiane con riviste di ogni forma e colore, da Dreamcast Arena a XBM, passando per Game Republic e tutti gli altri magazine sfornati sotto il marchio PlayPress prima e Play Media Company dopo. La repubblica è crollata gridavano i lettori davanti alla nostra ex redazione oramai in frantumi. Vero, verissimo, è crollata e il botto è risuonato per tante settimane, tanti mesi, e nonostante sia ancora in edicola il suo palpitante cuore si è fermato. Praticamente un caso di accanimento terapeutico. È così che mi sono ritrovato in Sprea, la grande rivale, la cui imponente struttura scricchiola al forte vento innalzatosi nel futuro ma che non ha esitato ha offrirmi momentaneo rifugio sulle pagine delle sue storiche riviste.

Ma siamo qui, ora, per sempre si spera, ogni volta. Diamo tutto per tutti. Inside the Game. “Che gran bel cazzo di nome” ho detto a Simone davanti a una birra e a qualcosa di più, sigarette che fanno ridere direbbero in molti. L’editoria sta sprofondando, facciamo qualcosa insieme, qualcosa di speciale come è speciale il momento che stiamo vivendo. Ed eccoci tutti qua, sulla carrozza è salito anche il grande Gianpaolo “Mossgarden” Iglio, compagno di mille avventure, per riprendere un discorso che con i più affezionati non si è mai fermato, tra chat notturne, il diabolico Facebook e Xbox Live, il PlayStation Network, qualche volta anche telegrafando attraverso un Wii. Inside The Game, appunto. Un nuovo sito, come (non) ce ne sono molti, che crescerà assieme al numero dei lettori che decideranno di seguirlo. Partendo da zero, questa è l’intenzione, perchè è da zero che nascono le idee più forti, che lo sguardo diventa quello di una tigre. Mentre è la su in cima, dove pensavo di stare che ci si rammollisce. Per strada si vede il futuro e ai grandi, da sempre, non rimane che copiare e/o comprare. Questa è la nostra faccia, l’impeto che metteremo scrivendo su queste pagine, una forza che spero riuscirò e riusciremo tutti a trasmettere a voi, lettori di sempre e lettori arrivati su questi lidi solo da pochi giorni, poche ore. Lo sentite? Inside The Game sta già crescendo.

Francesco Serinogainax

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