Bello Call of Duty in multiplayer, vero? Però è un po’ fine a se stesso, ogni partita uguale alla precedente e una vittoria in più influisce solo su statistiche ed equipaggiamento, lo stesso si può dire di Battlefield e di tanti altri giochi simili. All’alba del ventunesimo secoli c’è chi chiede di più e fortunatamente c’è anche chi quel più riesce a realizzarlo. Parliamo degli Zipper Interactive, famosi per quel SOCOM che negli anni si è imposto come uno dei più apprezzati sparatutto online su PlayStation. Con questo nuovo MAG (acronimo di Mass Action Game) la Zipper entra ufficialmente nella next generation, confezionando un titolo che non solo promette battaglie da 256 giocatori contemporaneamente ma anche una guerra persistente tra tre diverse fazioni. Scegliere con chi stare è la prima risposta che dovremo dare al gioco. S.V.E.R, Raven, Valor, ogni esercito ha le sue caratteristiche, le sue armi, le sue abilità come anche i suoi punti deboli.
E no, in MAG non c’è spazio per i doppiogiochisti, una volta che ci saremo schierati non potremo più tornare indietro, se non cancellando tutti i personaggi relativi a una fazione. In poche parole serve del fottuto patriottismo, altrimenti si può vincere solo qualche battaglia e non un’intera guerra. In MAG questa differenza è sostanziale visto che il dominio su ogni zona di battaglia è dato dalla somma di più partite, vincere una battaglia farà in modo che la nostra fazione guadagni un punto in più verso la vittoria. In pratica tutto questo cambia completamente il modo in cui ci approcceremo al gioco. In un qualsiasi sparatutto online si sceglie la modalità in base alla voglia del momento, in MAG invece ci si comporta in modo diverso, una volta fatto il log-in la prima cosa che si va a vedere è lo stato del conflitto. La Valor sta per aggiudicarsi quelle postazione radio mentre la nostra fazione sta mangiando la polvere? Andiamo a dare una mano!
COMMILITONI E NEMICI
Forse ancora non ve lo abbiamo detto, ci è sfuggito, ma MAG è un gioco online, solo ed esclusivamente online, fin dalle prime battute. Pensate che anche l’addestramento si svolge contro altri giocatori (questa volta della nostra stessa fazione, esattamente come in un campo esercitazioni reale). Il senso di progressione dato dalla carriera è fenomenale, si parte come dei soldati semplici che si fanno le ossa contro i loro amici e si finisce generali a capo di cento e passa uomini, nel mezzo naturalmente ci sono ore ed ore di gioco, specializzazioni da scegliere e fucili da comprare, migliorare, perfezionare, in base ai punti e all’esperienza che man mano accumuleremo.

Proprio così, un buon cecchino potrà sparare anche ai paracadutisti che si stanno lanciando all'orizzonte. Lucidate i mirini!
Inizialmente poi non ci sarà dato l’accesso alle battaglie più grandi, siamo delle spine, appena arrivati, ci vuole un po’ di progressione e MAG, nonostante abbia uno dei tutorial meno completi della storia, si premura almeno di introdurci man mano nelle sue numerose meccaniche.
Una volta in battaglia la prima cosa che si impara è senza dubbio tenere la testa bassa, sebbene MAG utilizzi i più classici punti feriti (che potremo ripristinare tramite una siringona tascabile e grazie ai medici) sparando ai nemici si ha la sensazione di trovarsi davanti alla perfetta unione tra la modalità normale e quella veterano di Call of Duty, un mix esplosivo che infatti diverte, sprona costantemente a fare di meglio pur rappresentando una sfida mai realmente insormontabile. Ma il meglio deve ancora arrivare, aumentando di grado le battaglie in cui potremo essere coinvolti aumentano di intensità fino ad arrivare ai tanto sbandierati 256 giocatori contemporaneamente. Un conflitto di una tale entità rischia naturalmente di degenerare nel caos più assoluto ed è qua che finalmente potremo ringraziare il sistema gerarchico messo in piedi dalla Zipper Interactive. Ogni fazione infatti sarà divisa in plotoni e ogni plotone in diverse squadre, in base al livello il giocatore potrà candidarsi o meno a capo di ogni distaccamento e da li impartire ordini ai sottoposti, ordini che naturalmente compariranno sullo schermo come obiettivi principali e secondari.
I generali poi potranno anche attivare una serie di misure estreme come bombardamenti e quant’altro possa aiutare una fazione a vincere. E funziona, sì, sarà il fatto che questi ordini compaiono su schermo e non sono semplicemente urlati dal microfono, sarà che se non si è coordinati si perde e basta, ma funziona, MAG funziona e sebbene ci siano anche qui i lupi solitari (comunque utili) le diverse squadre riescono a collaborare tra loro in modo sorprendente. Così camminando insieme al nostro battaglione è possibile scorgere in lontananza la squadra intenta a ripulire le strade da barricate e mine, quella che cerca di conquistare l’eliporto e fare in modo che da li sia possibile poi ricominciare dopo essere morti, in poche parole si ha la netta sensazione di essere le pedine di un disegno più grande.
MARCIANDO VERSO IL COMANDO
Tecnicamente MAG è alle prese con un compito difficile, deve permettere a 256 giocatori di spararsi amorevolmente a vicenda. Questa sua natura limita in parte la bellezza della grafica che comunque rimane assolutamente godibile, priva di un qualsivoglia rallentamento. Menzione a parte merita la colonna sonora, inutile in un gioco del genere dove il sottofondo spesso è rappresentato esclusivamente da spari ed esplosioni, ma in MAG gli Zipper Interactive ne hanno fatto un uso particolare. Ogni match inizia con un bel riff di chitarra, perfetto per dare la carica, ma il meglio è la forsennata batteria che partirà ogni qual volta riusciate a farvi valere sul campo di battaglia. Siete riusciti a piazzare una bomba su un installazione nemica e nel farlo avete seccato una dozzina di persone? Preparatevi a un iniezione di rock che per qualche minuto pomperà nelle vostre orecchie. Ok, ok, non vi piace, siete dei puristi, ma si può togliere! Ma arriviamo al dunque, togliamoci questo sassolino, 256 giocatori contemporaneamente a molti potrebbero far pensare a un gioco che scatta, pieno di lag, sempre pronto a riportarci nel menù principale per colpa di chissà quale problema.
Non è così che succede con Call of Duty? Nel gioco Activision c’è chi evita a prescindere le modalità con più giocatori per non incorrere in questi problemi, colpa del nostro collegamento a Internet o del gioco? La risposta ce la da MAG che in questi giorni, server rodati e un paio di patch alle spalle, scorre senza mai un problema, un solo freeze in cinquanta partite con una PlayStation3 comprata al lancio. E con nessun problema intendiamo dire nemmeno un colpetto di lag, inoltre la chat del gioco brilla per qualità, si capisce tutto e bene e insomma, una roba del genere non c’è nemmeno su 360, dove oltretutto ci viene chiesto di pagare un abbonamento mensile. Sony sta colmando il gap con Microsoft anche sull’online e MAG è il punto più alto di questa rincorsa, ovvero il sorpasso.
Ma difetti ne ha anche questo gioco, l’interfaccia che ci mostra l’andamento della guerra è confusa, brutta, dovrebbe essere più stimolante. Inoltre le mappe presenti sono poche e le fazioni in guerra sono solo e sempre due, non esistono modalità in cui tutti e tre gli schieramenti si danno battaglia contemporaneamente. Alla Zipper Interactive hanno risparmiato sui contenuti ma non dimentichiamoci che MAG è un gioco online e che la Sony, come testimonia Warhawk, è abbastanza generosa per quel che riguarda add-on, gratuiti e a pagamento. Se i giocatori supporteranno MAG (e secondo noi MAG se lo merita) la Zipper Interactive avrò tra le mani un titolo davvero esplosivo, destinato a crescere assieme alla sua già numerosa comunità di giocatori.


Tutti lo abbiamo detto almeno una volta, giocando a Personal Nightmare su Amiga o con il più recente Bioshock. Lo diceva nostra mamma passando davanti al monitor dove girava Darkseed e lo ha esclamato nostro padre grattandoci la testa affettuoso, mentre eravamo in fuga su una freeway di San Andreas. E poi venne l’epoca del Cd-Rom, di 7thGuest, di Night Trap, di Megarace, di Rebel Assault. Eccoci li, in mezzo agli amici a dire che sì, quel videogioco sembra proprio un film! Wing Commander, Inca. Fino ad arrivare a Under a Killing Moon e cazzo, quello sì che sembrava un film. Scherzo del destino, a un certo punto di questa storia, nei cinema di tutto il mondo sempre più persone hanno iniziato a comparare gli ultimi film usciti ai videogiochi. La computer grafica ha iniziato a fare breccia, cartapesta e animatronics sostituiti lentamente con attori digitali, Da Tron a Il Taglierbe era chiaro che Hollywood aveva scoperto un nuovo mondo, da cui poi sono stati più e più volte saccheggiati i tipici movimenti di camera, le ambientazioni e le storie, a volte persino la semplice struttura narrativa. Sì, quel film sembra un videogioco! Due forme di intrattenimento che prove alla mano si rincorrono da sempre e che oggi, in questo inizio 2010, sono riuscite per la prima volta a sfiorarsi. Avatar e la sua nuova tecnologia di ripresa, capace di riversare direttamente gli attori in un mondo digitale, ha proteso la mano. Ad accogliere questa nobile offerta, il 24 Febbraio nei negozi di tutta Italia, troveremo Heavy Rain, il gioco che è anche un film, o il film che è anche un gioco. David Cage, sceneggiatore e responsabile del progetto, definisce le sue opere dei dramma interattivi e forse è proprio questo il nome migliore, sopratutto per Heavy Rain che al contrario del precedente Fahrenheit rinuncia del tutto a quello che da sempre chiamiamo gameplay.

In Heavy Rain non solo cercheremo di avere la meglio su qualche brutto ceffo ma tramite i Quick Time Event potremo cullare un bambino o accarezza il corpo del nostro partner, preparare un uovo al tegamino o più semplicemente giocare con i nostri figli in un raro pomeriggio di sole. Il risultato è un’interfaccia che si piega alla narrazione rimanendo chiara e soddisfacente, divertente per il giocatore navigato che ne coglierà le intelligenti quanto sorprendenti varianti e semplice per i cinefili che non hanno mai provato un videogioco prima d’ora. In ogni caso il modo migliore per sentirsi parte di ciò che vedremo accadere sullo schermo, eventi che non hanno freni e che metteranno a dura prova anche il più duro tra di voi. A proposito, quanto siete disposti a sacrificare per salvare vostro figlio?
Quattro grandi personaggi di cui faticherete a trovare il preferito, quattro grandi personaggi che potranno cambiare il corso degli eventi o rimanere per sempre travolti dagli stessi, sotto una pioggia battente che nel mio caso non ha più smesso di cadere. Perchè Heavy Rain è grande, qualsiasi cosa esso sia, un film o un videogioco, un’esperienza travolgente che stringe le corde più sensibili del nostro animo in un modo totalmente nuovo. Merito anche del comparto tecnico naturalmente. Non deve essere stato facile raggiungere simili risultati in tempo reale, sfruttare così bene i gangli della PlayStation3, console ostica che però se utilizzata bene può raggiungere picchi in grado di emozionare. Graficamente Heavy Rain è pazzesco, unico problema il tearing ma si stringono i denti, ci si fa l’abitudine. Anche perchè l’altro lato della medaglia è il fotorealismo di molte scene, sempre incorniciate da una scenografia curata nel minimo dettaglio, vagamente ispirata nella fotografia a Se7en di David Fincher per un risultato che sta qui, non scende, a metà strada tra la gola e il cuore.







