Quando tre anni fa acquistai un Nintendo Wii non nascondo che il mio primo pensiero andò a mia sorella minore: avrei potuto avvicinarla alla mia passione (quella per i videogiochi naturalmente
) in modo soft, grazie ad una racchettata a Wii Sport e, osando, ad un incontro a Smash Bros. Non avrei mai immaginato, facendo un salto indietro, cha la console della casa di Kyoto, avrebbe sfornato tra il 2009 e questo 2010 un gran numero di autentiche perle di originalità dedicate a giocatori di lunga data, quell’utenza che va di moda definire hardcore. Se da una parte i dubbi sollevati dal nostro Simone “Akira” Trimarchi sull’esistenza nei prossimi dieci anni di giochi marcatamente hardcore sono più che leciti, dall’altra Vanillawere va contro tendenza e stupisce con un titolo “vecchio” nel senso più ampio del termine.
Muramasa: The Demon Blade (Muramasa: La Spada Demoniaca nel Bel Paese) abbraccia il mondo del platform in 2D, trasportandoci in un Giappone feudale a tinte fantasy. Ed è un paltform pittoresco a 360 gradi: i colori pastello miscelati a colorazioni più intense, abbinati ad una sapiente realizzazione degli sfondi 3D, riescono a dare un tocco di inedita originalità grafica al titolo, condita da un level design eccezionale nei livelli più avanzati, tra scalate a castelli feudali e arrampicate su ripidi alberi secolari. Nonostante un’impostazione 2D questo gioco ha ben pochi limiti da questo punto di vista e dei livelli che mi sento di definire unici. Così come unica è la possibilità data al giocatore di avventurarsi in percorsi alternativi all’interno degli stage. Quasi ogni livello propone infatti più diramazioni da scegliere e da trovare proseguendo nell’avventura, senza disdegnare apposite scorciatoie nascoste, che permettono al giocatore di accedere ad un percorso alternativo più facile rispetto a quello prospettato dalla via principale. Una soluzione molto semplice, ma in grado di incrementare sensibilmente la rigiocabilità del titolo.
Che lo si affronti impugnando l’accoppiata Nunchuck-Wiimote o si preferisca un approccio più tradizionale con il Classic Controller (è supportato anche il pad del mitico GameCube), Muramasa deve molto del suo fascino hardcore anche al suo livello di difficoltà, mai frustrante ma dall’altissimo tasso di sfida, soprattutto nelle battaglie contro i boss di fine livello. Mostri tipici della mitologia giapponese prendono vita davanti ai nostri occhi grazie a profonde pennellate di colore, alcune delicate altre più decise, ma sempre cariche di uno stile particolare e riconoscibile. Dopo ogni battaglia con il boss di turno (e lasciatemi dire che alcuni occuperanno gran parte dello schermo!) verremo ricompensati adeguatamente, spesso con una nuova e letale spada per Kisuke e Momohime.
I due protagonisti paiono forme di una tela in movimento, vi si mescolano alla perfezione, per poi attirare immediatamente l’attenzione per qualità di animazioni e character design, davvero ad altissimi livelli. I due spadaccini sono entrambi utilizzabili ed hanno caratteristiche e peculiarità diverse. Sono però accomunati da una rosa di attacchi base piuttosto ristretta. Non che la cosa si traduca necessariamente in un difetto: la varietà di attacco è onestamente limitata, eppure il ridotto numero di mosse non solo ci costringerà a combattere con astuzia e misura, ma è riuscita a ricordarmi anche in maniera piacevolmente malinconica le meccaniche dei picchiaduro a scorrimento tipiche dei primi anni ‘90.
Suddiviso in due diverse campagne, una dedicata ad una giovane principessa posseduta dallo spirito di uno spadaccino e l’altra incentrata sulle avventure di un giovane ninja vittima di una grave forma di amnesia (Kisuke e Momohime appunto), questo titolo presenta una longevità veramente pazzesca, in un certo senso guidata dal giocatore e dalla volontà di incrementare la percentuale di completamento. Unico limite alla rigiocabilità è forse il gameplay stesso, stancante e ripetitivo a lungo andare.
Mi sembra di vedere le vostre “faccine meste” (chi becca la citazione vince un gioco della collezione del nostro Fucktotum
) desiderose di saperne molto di più sulle armi sbloccabili nel titolo Vanillawere. E’ innegabile che la vastità dell’arsenale sia allo stesso tempo croce e delizia di Muramasa, con ben 108 katane da forgiare con tanto di skill tree da perfetto RPG. Insomma, molto spesso non ho fatto in tempo ad abituarmi ad una lama che già era tempo di riporla e di passare ad una più letale.
Tornado sull’aspetto squisitamente artistico, se non bastano sublimi paesaggi dal mood nippo-pittorico, vivissimi cromatismi o personaggi squisitamente iconografici per attirare la vostra attenzione, sappiate che questo ricco piatto è accompagnato da una soundtrack classicheggiante ed un doppiaggio in lingua originale davvero azzeccato ed affascinante.
Muramasa è a tutti gli effetti una fiaba in 2D, mi ha catturato come pochi giochi sono riusciti a fare in questa ricchissima generazione e proprio per questo ho deciso di proporvelo a mesi di distanza dalla release europea. E’ un gioiellino che nessun appassionato dovrebbe ignorare e mi sarebbe davvero piaciuto poter parlare di un capolavoro a tutto tondo piuttosto che di uno mancato. Purtroppo nel tentativo (assolutamente riuscito) di portare il comparto audiovisivo nell’Olimpo delle opere a due dimensioni, gli sviluppatori sembrano aver eclissato parzialmente il gameplay del titolo, smorzando in parte quella che avrebbe potuto essere un’esperienza ludica totale.
Se come il sottoscritto siete dal cuore nostalgico, non avete scelta: impugnare una katana nella mano destra ed un pennello nella sinistra diventa un obbligo verso voi stessi, nei confronti di quei ragazzini che non hanno mai rifiutato un sorriso davanti ad un cabinato. Un sorriso da 200 Lire!
















