Amici, fratelli, “compagni”… videogiocatori. Finalmente, Bioshock 2, ha un data. 2K l’ha svelata pubblicamente e ufficialmente.
Se c’è una cosa che mi ha veramente stupito nell’attuale generazione di console è stata la demo del primo episodio della saga fantascientifica/paranormale. Mi ricordo come se fosse ieri il momento in cui, con pochissima hype in verità, abbiamo messo quel pacchetto a scaricare sulla mia Xbox e poi, a notte fonda, abbiamo deciso di vedere cosa poteva uscire fuori da quella scatola magica.
Science, Art, Industry: queste le parole che i nostri occhi virtuali hanno letto prima di prendere la batisfera e scendere a Rapture. Prima di rimanere completamente a bocca aperta.
Avete sempre desiderato avere la famosa pianta carnivora di Super Mario in giardino?
Un utente di Kotaku ci è riuscito e no, non l’ha comprata dal fioraio di fiducia ma semplicemente, essendo uno scultore, l’ha creata da sè. Il video che vi sto per presentare vi lascerà semplicemente senza fiato e scommetto alimenterà in voi la voglia di diventare artisti, per riuscire ad avere un tale “gadget” videoludico in casa.
Sono lontani i tempi in cui ogni venerdì vi presentavo qualcosa di artistico inerente al gaming o ai videogiochi. Ora lo faccio randomicamente e ogni tanto, non lo faccio proprio.
E lo so, sto invecchiando… non sono più il vostro saltellante AKirA di quartiere. Ora al limite saltello in camera mia
A parte gli scherzi, stavolta la chicca artistica ce l’ho, me l’ha segnalata Secco (che ringrazio) ed è un machinima. Sapete quanto mi piacciono i film fatti con i motori dei videogiochi visto che ne ho parlato spesso, soprattutto in questo post chiamato “I’m Still Seeing Breen“.
Quest’oggi porto alla vostra attenzione un prodotto simile ma diverso: lo vedrete da soli. Non proprio un video musicale e non proprio un cortometraggio, qualcosa che va porsi a metà tra questi due mondi, realizzato con Team Fortress 2 e ancora col motore Source, quindi (Valve si che andrebbe elogiata per le possibilità che offre ai programmatori in erba con i suoi tool come SDK e altro).
Sto parlando di Engination, la storia di tutti quegli ingegneri (come il sottoscritto ) di cui bisogna avere un po’ pena per il tipo di sporco lavoro che sono costretti a fare.
Guardatelo tutto anche se è in inglese perchè ci sono pezzi davvero molto simpatici e soprattutto realizzati con un’arte tale da rimanere sbalorditi.
Questa è una segnalazione di Fucktotum quindi, succulenta.
Certo avrei potuto immaginare qualunque cosa ma… un tale dispendio di denaro per una cosa così futile, sinceramente no. A questo punto era meglio la gran postazione di gioco.
Qui si sfiora il delirio, nella Xbox360 Room. Una stanza totalmente brandizzata con i colori della propria console preferita.
Ma poi la voce con cui descrive tutto nel video, argh. Sembra un maniaco
Certo come categoria “gaming culture” è inappropriato… non potevo però metterla in gaming art? O forse si?
P.S. Come scritto una riga qui sopra ho scoperto questo video tramite un mio collega. Questo non toglie però che Drink l’aveva postato ben prima ed è brutto arrivare dopo senza citare. Allora sai che ho pensato: mi sbizzarrisco e scrivo una recensione, per ridere, di Fallout 3 e chiedo ad Emix se me la posta sul suo blog, dove la satira videoludica è di casa. L’ha fatto, così posso linkarlo: potete quindi leggere qui la mia fantastica recensione satirica di Fallout 3.
P.P.S. Ho cominciato due settimane a pubblicare la mia personale storia dei World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi) e della nazionale italiana su www.progaming.it. Ieri è uscita la seconda puntata; per chi fosse interessato, il link da seguire è questo. Per la cronaca si parla di WCG 2002 e 2003, in quest’ultimo l’Italia vinse un oro! Lettura consigliatissima.
L’argomento di oggi, forse, non è proprio tanto videoludico. Ma forse si
Il video appena pubblicato è la documentazione di un cosplay veramente strafico e non potevo non segnalarvelo. Vi lascerà senza fiato.
E’ gente che si veste da Space Marine di Warhammer 40.000, il famoso boardgame di Games Workshop. La ricostruzione delle armature potenziate, per chi ha presente di cosa stiamo parlando (basta anche pensare ad un Marine di Starcraft: Blizzard si è ispirata pesantemente all’universo sognato dai creativi inglesi), lascia davvero a bocca aperta. Più che semplice travestimento qui si tratta di persone che potrebbero lavorare nel cinema nell’ambito dei costumi: anzi, diamo un lavoro a questi disperati!!!
Detto questo però ci sarà un coro di “buuuu, buuu” perchè questo sarebbe il primo articolo non videoludico all’interno di questo blog. Ma ovviamente mi salvo in corner, visto che dal gioco da “tavolo” originale è stato tratto un franchise videoludico di successo targato Relic (il superbo Warhammer 40.000: Dawn of War, RTS di cui sono stato campione italiano nel 2006).
Quindi non vi lamentate e godetevi il video, scovato dal solito Studiounto, a cui prima o poi dovrò offrire una pizza.
E questa volta non è certo una critica, bensì una vera e propria esaltazione dei grandi artisti italiani nell’arte digitale. Oddio, forse ora ho un po’ esagerato, però mi è capitato per le mani questo video e… non potevo non segnalarvelo. E non potevo non esaltarmi.
E’ una parodia del famoso 300, fantastico fumetto di Frank Miller, prima e film di Snyder, poi, tutta eseguita con tecniche di ripresa all’interno di un videogioco. Si tratta quindi di un machinima, una decontestualizzazione di un mezzo interattivo per un uso differente e cioè passivi.
Io credo che non sia per niente male, sia come machinima che come parodia. A me ha fatto ridere, ad esempio e ho notato comunque una gran voglia di fare nella “recitazione”, virtuale, delle varie parti.
Realizzata dai chaotichPERFECTION Italia (non saprei dire se l’errore nella prima parola è voluto o meno), un clan di Call of Duty 4 su PS3 (pensate un po’… e i miei amici netgamer su PC un machinima quando me lo fanno vedere? ), il cui sito ufficiale ora come ora non funziona e di cui ho trovato solo questo link, su un forum a me sconosciuto. Ve lo dico perchè se volete fargli i complimenti, come ho fatto io, almeno sapete dove andare.
Intanto io mi rivedo il video e mi faccio altre quattro risate! M I T I C I!
Fa sempre piacere parlare di eventi inerenti la cultura del videogioco che si tengono sul suolo italiano. In questo senso è anche doveroso parlare di chi cerca di remare in quella direzione: proponendoli e successivamente avverandoli. Videoludica è una collana editoriale, ma anche un gruppo di pensatori legati al videogioco. “Capitanati” da Matteo Bittanti, uno dei nomi più importanti nei gaming studies italiani, dicitura per ricerche e monografie dedicate a testi videoludici (cioè videogiochi) o brillanti game designer. Io ho personalmente letto molti di questi saggi e, nonostante siano un pò troppo cervellotici, mi sono decisamente piaciuti; ho imparato molto da chi ha cercato di analizzare così a fondo il mondo dei videogiochi da scriverne un libro. Inoltre sono rimasto spesso molto affascinato dalle teorie proposte.
Ora videoludica propone un evento, una mostra fotografica, dedicata a Todd Deutsch, artista americano che ha dedicato una parte importante della sua carriera a fotografare giocatori e ambienti di gioco. Chi sono? Dove vivono? Che emozioni provano? I suoi scatti però si sono soprattutto concentrati ad alcuni momenti di ritrovo collettivo di giocatori, cioè I LAN PARTY. Eventi mitici che avvicinano molto i gamers; ormai etichettati come “movimento”, simile agli skaters. Divisi in clan, si ritrovano a passare nottate su internet, ma più di tutto bramano dei capannoni rudimentali in cui posare il loro PC e giocare. Molti adoratori dei videogiochi, soprattutto in Italia, purtroppo non hanno mai provato l’esperienza di vivere un LAN Party pensando di ritrovarsi in un mondo ultra competitivo, dove il “niubbo” non si potrà mai divertire. La verità è più banale del solito: ai LAN Party difficilmente si va per vincere. Partecipare rimane comunque più importante. I LAN party è semplicemente videogiocare senza compromessi, anche se spesso il tutto è corredato da tornei e sfide.
A Brescia (se siete di quelle parti prendete appunti perchè manca poco alla chiusura), dal 18 gennaio al 19 marzo, nella FabioParisArtGallery, sita in via A. Monti 13, si potrà quindi assistere a Gamers, la raccolta integrale delle foto di Todd Deutsch sull’argomento. Dagli scatti mostrati sul sito, di cui quello nella immagine è chiaramente tratto, mi sembra di aver intravisto molti spunti interessanti, anche se non sono un fanatico di fotografia e non mi ritengo la persona più adatta a giudicare.
Certo è che se fossi di Brescia o dintorni, farei sicuramente un salto alla mostra.
Il mondo e la crescita dello User Generated Content sono in “booming”. Si stima che tra circa cinque anni la metà degli spettacoli televisivi al mondo sarà costruito interamente da utenti. Gli stessi che ora uploadano “alla meno peggio” i propri video su Youtube che ogni giorno vengono visti milioni di volte (ogni ora che passa, ad oggi, all’interno di Youtube genera circa 10 ore di materiale nuovo: impossibile che qualunque televisione possa stare dietro a questo ritmo). Tra l’altro Google sta cominciando a pagare i migliori vlogger anche in Inghilterra, dopo aver sperimentato la formula in America. Ovvio quindi che il talento cresca, così come i mezzi, con i ricavi economici. In fondo era normale, la TV è spazzatura. La vera informazione è su internet, le vere nuove idee ormai vengono pescate nella grande rete, i nuovi volti, i nuovi creativi. Chiaramente a parere di chi vi scrive. Al limite poi questi personaggi vengono “scoutati” e invitati a lavorare a qualche produzione professionale e non sono più utenti ma professionisti: la differenza però è sottile.
La crescita dei videogiochi sta letteralmente conquistando il mondo. L’espansione di Wii e Nintendo DS ha raggiunto anche gli anziani e le mamme. Oltre a chi non era interessato ai videogiochi (Brain Training e WiiFit non sono videogiochi ma si utilizzano tramite una console da gioco). Le donne erano già coinvolte con The Sims. Tutti gli altri, cioè noi, videogiocano da anni. E ne sono fieri! Diciamo che il mondo è già conquistato o quasi.
Inutile dire che ora questi due trend cominciano a confrontarsi e a scambiarsi input. Dopo Little Big Planet, che già per “statement” rappresenterà il primo esperimento di videogioco/community/creativa arriva la notizia, dal sito Eurogamer, che anche Spore, il nuovo attesissimo capolavoro di Will Wright (in uscita per PC/MAC), avrà addirittura l’intergrazione di Youtube al suo interno. Tramite un tasto si potrà registrare il video delle proprie originali creature e condividerlo in seguito sulla più grande raccolta video di internet
Una rivoluzione quindi storica per il mezzo videogioco che accetta una nuova contaminazione, questa volta però interattiva. La condivisione della propria visione ludica (ma in questo caso anche artistica, altrimenti il video avrebbe pochissimo senso) con gli altri giocatori in tutto il mondo. Così da creare un gioco nel gioco, magari: chi farà più visite al suo video?
Il trendo non è nuovo, abbiamo già parlato di Line Rider, utilizzato al fine di condividere (mi piace questa parola, fa molto 2.0) il proprio disegno su internet. E’ solo un esempio che poi sfocia nel fenomeno dei Fragmovie e più in là nei Machinima.
Ora però non è più una “forzatura” del videogioco (una bellissima forzatura a dire la verità), ma un’innesto nelle meccaniche vero e proprio.
Avrà successo?
Inutile dirlo, secondo me si: i numeri parlano chiaro.
Ormai i titoli dei miei post sembrano tutti uguali: Doom incontra Mario, Line Rider incontra Mario, AKirA incontra Mario ecc. Certo però che gli argomenti sono diversissimi .
Lo scopo è semplice, disegnare è bello e altrettanto intuitivo (linea rossa per un “binario”, linea verde per disegnare a mano libera, linea blu per i way point). Ciò che però non è assolutamente semplice è quello che la gente riesce a creare quando gli si da una valvola di sfogo come questa. Ogni tanto guardo queste opere d’arte e penso che il mondo si può cambiare
Lo so sono un romantico.
Nel filmato un “pazzo” ha riprodotto tutto il primo livello di Super Mario Bros.
A quando un bel contest su Inside The Game? (presto, non vi preoccupate!)
Prima o poi avrei dovuto parlare di quello che spesso nelle mie conversazioni cito come il più bel videogioco della storia. I perchè di questa mia predilezione però sono ben ardui da spiegare, ci vorrebbe un libro intero e non un post sul blog.
Ci proverò lo stesso. Mi piacciono le sfide impossibili
Cosa è il videogioco? Cosa ha questo medium di speciale? Il videogioco è il primo stumento di condivisione dei pensieri (definizione di media dalla wikipedia: gli strumenti attraverso cui avvengono i processi di mediazione simbolica in una data comunità di utenti) basato sull’interazione. Prima di esso tutti i media erano univoci: dall’autore al fruitore in un solo senso. Il videogioco rende il concetto di autore obsoleto: il fruitore (chi gioca) è anche autore allo stesso tempo. Da come si muove, da quante volte muore, dagli input che immette secondo dopo secondo, dipende l’esperienza visiva e sonora riprodotta dalla console/pc/game&watch/telefinino.
Fatta la prima premessa facciamo la seconda. Pensate ad un videogioco “stupendo” come Metal Gear Solid, da tanti considerato un vero e proprio capolavoro. In quel titolo almeno la metà del tempo (se non di più) il giocatore lo spende osservando delle “cut scene” che raccontano la trama. In quei momenti il videogioco è “spento” e l’esperienza è totalmene e solamente cinematografica. Questo concetto basterebbe per esprimervi quanto io non abbia gradito l’opera di Kojima che è un grande game designer, per carità, ma che aspira proprio a creare dei videogiochi cinematografici. Questo è invece un “vizio” del nostro passatempo preferito che io detesto. I videogiochi devono assomigliare ai videogiochi! Non al cinema, ad un romanzo o ad altro. Sotto questo punto di vista Valve ha fatto fare all’industria passi da gigante eliminando totalmente le cut scene dai suoi Half Life: questo ha garantito un’immersività ben maggiore rispetto a qualunque altro titolo simile.
Detto questo arriviamo al dunque cosa è Rez? Rez è un videogioco uscito originariamente per Dreamcast, poi sviluppato per PS2 ed ora in uscita su XboxLive Arcade in versione HD (con audio rimasterizzato). Rez è pura interazione: totale immersione con il videogioco. Uno shoot em up in cui non si muove il proprio alter ego ma solamente mirino con cui è possibile “locckare” più di un bersaglio alla volta, fino ad 8. La trama è incentrata sulla distruzione di virus digitali all’interno di un sistema informatico; questo almeno superficialmente, andando avanti con l’esperienza si notano riferimenti filosofici e metafore varie. Fin qui niente di eccezionale no? Dove sta “la ficata”?
Rez è un’esperienza sinestetica, cioè abbraccia più sensi attivamente. Ogni colpo tirato emette un suono su una base trance (il creatore di quest’opera era un dj: “si narra” che l’idea gli sia venuta dopo una serata passata a suonare in discoteca e a ingurgitare acidi) . Se si decide di locckare più bersagli invece di smitragliare si ottengono scale o arpeggi. Questo significa che mentre si gioca si “compone” anche la colonna sonora della propria esperienza. Assolutamente indescrivibile.
Ciò per cui l’opera prima di Tetsuya Mizuguchi sconvolge è proprio racchiusa nel filmato e in quanto scritto qui sopra. Provate a farci caso: è incomprensibile! Sia dopo aver letto le mia parole, sia dopo aver visto il video, non si comprende come funziona Rez e non se ne comprende il fascino che io sto tanto decantando. Ecco perchè lo considero uno dei capolavori meglio riusciti della storia dei videogiochi: perchè solo giocandoci se ne capisce il senso.
Ed tra poco lo si potrà fare anche in HD e con l’audio 5.1 dell’Xbox360. Non vedo l’ora.