Sono appena tornato dalla Dema Zone LAN, in quel di Bologna (precisamente Castelletto diSerravalle) e, nonostante sia stanchissimo, provo a scriver e un filino di opinioni su quella che è stata l’unica occasione, purtroppo, di raccoglimento del movimento netgaming in Italia.
Nonostante infatti qualche altro sporadico torneo di giochi singoli (stanno andando molto bene quelli per console, magari di Street Fighter 4), questo è stato l’unico “raduno”, l’unico LAN Party, a cui comunque sono intervenute solo due community: quella di Counter strike: Source e quella di Call of Duty 4. Anche se probabilmente sarebbe meglio dire che la prima ormai è l’ombra di una community.
Menzionando subito i vincitori, gli Inferno eSports (abbastanza scontati, direi, per CSS) e il Team Impactper COD4, l’evento ha offerto una strana commistione di generi e di persone, per i motivi che andrò ad elencare. Di certo non lo si può definire già un super successo, ma i ragazzi dell’organizzazione hanno sicuramente mosso un passo nella giusta direzione.
Più che un torneo, più che una competizione, mi è sembrato tutto importato a creare un momento di aggregazione giovanile. Venerdì sera c’è stato un mega barbecue con vino a fiumi (l’evento era organizzato in un capannone che ben si prestava a questo e ad altri scopi) per ricevere i giocatori. Sabato ci sono stati 2 concerti dal vivo (bravissime le due band): tra il primo e il secondo c’è stata l’elezione di miss Dema Zone. Un’esibizione alla Miss Italia molto più simpatica! La sfilata è stata presentata dalla ragazza di uno degli organizzatori ed ha visto come partecipanti qualche amica degli stessi. Un vero e proprio “cinema”, di quello che non ti aspetti, per spezzare il ritmo tra una partita e l’altra con una nota di simpatia e spensieratezza (ci vuole anche una menzione per la bellezza femminile esposta… ).
Il tutto condito da ottimo cibo e cordialità da vendere.
Ora, ovviamente, non è tutto rose è fiori. Soliti ritardi (che alle LAN sono endemici, devo ancora vedere un evento senza ritardi…), poche cose da fare nelle vicinanze e un caldo poco sopportabile (certo non si può spegnere il sole per gli eventi dedicati ai gamers). Gli organizzatori dovrebbero sicuramente prendere in considerazione qualche idea per ammazzare i tempi morti e dare molta più attenzione alla parte mediatica. Ovviamente se si vuole fare un vero salto di qualità e soprattutto se si vogliono coinvolgere tutte quelle persone intervenute magari a vedere il gruppo, magari a mangiare, magari a bere, nel mondo dei videogiochi (e più specificatamente del netgaming).
Io come al solito tra una telecronaca e l’altra (peccato l’assenza il primo giorno di una “infrastruttura” valida per far vedere le partite, il secondo ci siamo arrangiati) mi sono comunque molto divertito. Ho conosciuto persone nuove molto interessanti con cui ho passato un week end lontano dai problemi di tutti i giorni e vicino alla mia grande passione, il netgaming.
Speriamo che alla prossima edizione il numero dei giocatori raddoppi così come, quello degli spettatori, dei premi ecc.
Un saluto particolare ai simpaticissimi OX Gaming che non conoscevo e che mi hanno regalato una loro maglietta che però non posso mettere, purtroppo, perchè mi hanno preso per Hulk! Mi hanno dato una 2XL, misura che neanche pensavo esistesse
Appena ho link a foto (a proposito, in quella di apertura un momento della mia telecronaca di COD4 con Moai) o video dell’evento edito questa news e vi linko tutto. Ora vado a letto, notte a tutti.
Ho finito Dead Space in una settimana, me lo sono bevuto.
O forse sarebbe meglio dire che lui ha bevuto me.
Ed eccomi qui sul blog a scrivere cosa penso di questo survival horror sci-fi targato Electronic Arts, eccomi qui a raccontarvi come è possibile sopravvivere al terrore, al sangue, ai mostri, al vuoto della USG Ishimura. Voglio descrivervi come sia possibile uscire da quest’incubo incredibile, senza rimanere segnati a vita.
Capiamoci, altrimenti qualcuno potrebbe subito fraintendermi, Dead Space è un capolavoro. Ha delle idee fantastiche e, a mio avviso, innovazioni davvero cruciali. Lo “strategic dismembrement” è tutto tranne che un orpello, pura genialità resa gameplay che aiuta a costruire un titolo solido, graficamente superbo ed elegante come non mai. Tutto è curato nei minimi dettagli, dalla fisica all’ambientazione, fino ad arrivare al protagonista, quell’Isaac Clarke senza voce e senza volto, un guscio vuoto creato con lo scopo preciso di rendere totale l’immedesimazione, anche tramite l’assenza di un qualunque sistema di hud (a schermo non si vede nulla, l’energia è segnata sulla spina dorsale, i colpi direttamente sull’arma, le comunicazioni con gli altri con uno schermo olografico e non con una pausa, ecc). Ed è grazie all’immedesimazione che Dead Space raggiunge il risultato che si era prefissato: grazie ai sospiri, alle lacrime, agli spaventi, all’assurdo, al buio, questo videogioco da la possibilità a chi impugna il joypad di vivere un incubo.
Molti diranno: “e chi ha voglia di vivere un incubo“? Quando sogniamo, speriamo di vedere prati verdi, belle donne, la vittoria della lotteria. Nell’oblio del sonno i pensieri brutti li vorremmo cacciar via, non avvicinare.
Eppure credo che un po’ di sana paura, di angoscia, di terrore, così ben orchestrati e comandati, siano sensazioni bellissime, che ti prendono alla pancia e non agli occhi, al cuore e non al cervello. In questo senso Electronic Arts ha davvero centrato ogni bersaglio al quale ha mirato: dal primo minuto, all’ultimo secondo di filmato finale, Dead Space non ti da tregua, ti martella, ti inchioda al divano. I più antipatici obietteranno “ma ci sono altri giochi così, non si è inventato niente!”; probabilmente è vero, ma questo è il migliore in assoluto, anche e soprattutto a livello di gameplay.
Staccare le braccia ai necromorfi è un piacere unico e i vari “trucchi” usati dai programmatori per non annoiare, come i due minigiochi e le parti a gravità zero o nel vuoto, sono una boccata d’aria indispensabile, la stessa aria che manca inesorabilmente negli stretti corridoi della Ishimura.
Esatto, ho trovato una bella immagine: mentre giocavo a Dead Space mi sembrava che mi mancasse l’ossigeno. Che dietro ad ogni angolo avrei potuto morire. Mi accorgevo che stavo salvando ad ogni possibile pausa. Addirittura salvavo, entravo in una stanza, smembravo qualche maledetto mostro e uscivo per risalvare (tutto questo a livello difficile: un consiglio, fate come me!). Cosa che non mi capitava da molto, molto tempo. Mi sono accorto di aver paura: nella Ishimura è tutto così assurdo, tutto così estremo. Per questo mi è sembrato un incubo, ormai con gli occhi ho visto di tutto: zombi, fantasmi, demoni ecc… da film oppure da altri videogiochi, impossibile impressionarmi nuovamente. Dead Space ci è riuscito perchè quegli alieni bastardi erano terribilmente crudeli, fino alla follia. In nessun film o libro, nessun regista o autore avrebbe avuto il coraggio di raccontarmi una storia talmente tanto cruenta e assurda.
L’hanno fatto Glen Schofield e Bret Robbins, in un videogioco, scrivendo a chiare lettere ciò che si dice in giro: il media perfetto per mettere paura, per instillare terrore, per far saltare sulla sedia è il videogioco. E da adesso in poi, lo sarà sempre di più.
Unica vera pecca? Beh, la voce di Dario Argento, molto molto lontana dagli standard dell’Accademia della Crusca. Tra i pregi, oltre a tutto ciò che ho citato sopra, c’è anche la cross-medialità di un gioco lanciato davvero bene dai creativi della comunicazione in Electronic Arts. Prima fumetto, poi gioco e poi ancora cartone animato, come potete vedere dal filmato di apertura.