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Video per un sabato di sole :D [Video divertenti]


Cosa proporre in un sabato quasi primaverile come questo? La risposta è semplice, per sottolineare l’atmosfera soleggiata e piacevole non c’è nulla di meglio di due bei video (un po’) idioti! :D

Il primo è il trailer di un gioco per Nintendo DSi uscito su DSiWare in Giappone questa settimana; dietro alla produzione ci sono i ragazzotti di Good-Feel, già responsabili del folle Wario Land Shake It! Di cosa si tratta? In Rittai Kakushi e Attakoreda bisonerà semplicemente esplorare un ambiente per trovare degli oggetti oscillando il DSi, che riconoscerà il movimento grazie alla camera. Inutile dire che la cosa che più colpisce è l’attenzione con cui è dato l’effetto 3d delle ambientazioni, che sembrano vere e proprie case di bambola.

Il secondo video è di tutt’altra specie: vediamo all’opera Jason, artista giapponese che crea sculture di legno utilizzando una motosega (non mi sto inventando nulla, il suo sito ufficiale è qui!). In questo caso il buon Jason decide di impressionare il pubblico con l’eccezionale riproduzione di un Big Daddy, direttamente da Bioshock…Trovo che scolpire con una motosega sia una di quelle cose squisitamente giapponesi…a quanti di voi sarebbe venuta in mente la stessa cosa? E soprattutto quanti di voi non vorrebbero averlo a casa?

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Il ritorno dell’utopia Rapture: Bioshock 2 [recensione]


Rapture. Il sogno di un uomo che si chiamava Andrew Ryan spazzato via, trasformato in un incubo vivente da cui è impossibile uscire puri. Dieci anni fa, qualcuno ha posto fine alla vita di colui che aveva creato la città perfetta, una Shangri-La per scienziati e artisti che, privi dai vincoli imposti da fede, governi e morale, erano finalmente liberi di trascendere ogni limite umano.
Ma poi venne l’Adam: una sostanza in grado di alterare geneticamente gli esseri umani rendendo l’impossibile a portata di mano. Persi dietro al sogno di poter essere in qualunque modo si desiderasse, gli abitanti ne fecero uno smodato utilizzo, perdendo completamente il senso della realtà e piantando i primi chiodi sulla bara della città sottomarina.

Ma c’è ancora vita nei tunnel sottomarini, nelle saloni per ricevimenti, lungo le scale e nei vicoli. Una nuova filosofia si è fatta strada, una nuova Madre ha preso il controllo della famiglia di Ricombinanti: è tempo che anche il Padre torni a casa, perchè la piccola Eleonor ha dannatamente bisogno di aiuto.

Essere un Big Daddy ha un mare di lati negativi, come una velocità non proprio eccezionale, una scarsa capacità di relazionarsi col prossimo e una certa insofferenza verso gli amichetti della vostra Sorellina. Quando però c’è da menare le mani, è sicuramente meglio farlo ben saldi all’interno di uno scafandro da palombaro: considerando che in Bioshock 2 il giocatore deve fronteggiare (quasi) da solo l’intera Rapture, non c’è niente di meglio che interpretare un energumeno fuori dal comune rispetto ai “colleghi”, capace di una mobilità decisamente migliore, di usare il potere dei plasmidi e legato da un filo indissolubile con una Little Sister molto speciale.
Con queste premesse parte la lezione di amore paterno di 2K, e fin dalle prime battute del gioco è chiaro che ci sarà da divertirsi parecchio.

La formula base del gioco ha subìto solo qualche aggiustamento, francamente necessario: confermata la struttura da sparatutto con forti componenti di esplorazione, così come l’arsenale, composto dai poteri speciali garantiti dai plasmidi e da armi più o meno convenzionali.  Ora è possibile sfruttare contemporaneamente entrambe le possibilità e ciò aiuta il giocatore nella pianificazione e realizzazione di strategie e combinazioni: congelare un avversario e frantumarlo in corpo a corpo sarà facile e appagante esattamente come sembra, così come elaborare nuove tattiche di approccio e aggressione dei nemici.

A proposito degli avversari, pochi titoli hanno saputo creare in soli due capitoli un immaginario ben radicato, credibile e al tempo stesso disturbante: i vari Ricombinanti, cui si aggiunge il Bruto, le varie tipologie di Big Daddy e Big Sister daranno notevole filo da torcere, soprattutto quando compariranno in gruppi eterogenei con poteri e armamenti differenti. Forti di un’intelligenza artificiale credibile, che li porta a fuggire per curarsi, ripararsi e tendere imboscate, renderanno il nuovo soggiorno a Rapture molto più problematico del precedente.

E’ evidente sin dal avvio che il sense of wonder che accompagnava il giocatore  nel primo episodio si sia in parte smarrito, e ciò è dovuto a due aspetti, uno descrittivo (la versione distrutta e abbandonata a se stessa della città è meno affascinante e curiosa) e l’altro narrativo (i personaggi di contorno, a esclusione di Gil Alexander il cui livello è imperdibile, sono abbastanza credibili ma poco accattivanti): ciò non toglie che la nuova struttura di gioco, simile a quella vista in Dead Space, pur impedendo di ritornare sui propri passi dividendo di fatto il gioco in capitoli separati, si dimostra più snella e rigiocabile del predecessore e invoglia a fermarsi a lungo in ogni sezione per scoprirne tutti i misteri.
Ovviamente essere un Big Daddy comporta delle responsabilità verso le Sorelline, e su questo punto si innesta l’altra gradita novità di Bioshock 2.
Una volta liberata da un altro “paparino” una bimba, è possibile adottarla e farsi guidare verso dei cadaveri ricchi di Adam (necessario per ottenere nuovi poteri): a quel punto la raccolta può iniziare, ma decine di Ricombinanti fiuteranno la preziosa sostanza, cercando di fare di tutto per separarvi dalla vostra pargola.
In questi momenti molto adrenalinici, è essenziale sfruttare a dovere il reparto trappole del nostro arsenale che tra mine di prossimità, arpioni elettrici e mini torrette renderà molto breve la vita degli incauti attaccanti.

Come saprete, oltre alla classica modalità in single finora descritta, Bioshock 2 si avvale anche di un multiplayer di ottima fattura, a patto di non aspettarsi un’eccessiva profondità. Evidentemente improntato al folle divertimento, vede l’inclusione di un sistema di ranking simile a quello di COD che ricompensa con nuove armi e plasmidi a ogni passaggio di grado o sfida superata. Curiosamente e a differenza del gioco vero e proprio, il multi è un prequel del primo capitolo, ambientato nei giorni immediatamente precedenti alla catena di eventi che porterà alla distruzione di Rapture. Non imperdibile, ma di sicuro svago grazie alle numerose modalità, potrà essere giudicato pienamente solo se il numero di giocatori restasse elevato e venisse supportato con nuovi oggetti e mappe, per non fare la fine del multiplayer di GTA IV.

In conclusione, pur essendo meno avvincente del suo predecessore, Bioshock 2 è un’esperienza complessivamente migliore, più appagante e varia: non segnerà l’evoluzione degli fps ma sarà sempre capace di offrire sensazioni uniche, grazie a una direzione artistica complessiva eccezionale e una versatilità che pochi titoli di genere possono vantare: se il sogno è definito dalla sua fine, il risveglio, allora lasciateci dormire nel freddo grembo dell’oceano.

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Bioshock 2 e la modalità Capture The Sisters [video]


Sembra proprio che per gli sparatutto in soggettiva le idee siano un po’ finite. Soprattutto per quanto riguarda le modalità multiplayer sono anni che vediamo più o meno le stesse con poche e semplici varianti. Bioshock 2 ne proporrà una che sembra senza dubbio divertente, ma continua a farmi credere che in questo titolo 2K stia dando troppa importanza al multi, spero non a discapito del single.

Come avete appena visto dal video in alto, siamo davanti a una modifica al canovaccio classico del CTF (Capture The Flag) che vede le Sorelline nell’ingrato ruolo delle…bandiere!

Sembra sfizioso doverle prima sottrarre alle cure di un Big Daddy per poi correre in tutta fretta a depositarle nei loro cunicoli, ma come anche ci ha dimostrato Gears of War 2 con Meat Flag alla fine è la sostanza a non cambiare affatto: perchè forzare un gameplay vecchiotto in una struttura che non ne ha bisogno?

Come ho già avuto modo di dire, non bisogna aspettarsi una competizione serrata ed eventuali derive torneistiche per Bioshock 2, che resterà finalizzato al puro divertimento: a me basterà solo che questa nuova direzione per la serie non tolga spazio e qualità alla nuova avventura ambientata a Rapture.

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Gamescom 2009 [reportage Inside The Game]


Tre amici si ritrovano in terra straniera, pronti ad assistere per la prima volta alle meraviglie di una grande fiera interamente dedicata ai videogiochi e parallelamente a capire come un evento anche solo simile a questo per ora, in Italia, è impossibile vederlo pure col telescopio Hubble.
Non pensate neppure per un attimo che si tratti di esterofilia perchè i tedeschi hanno lavorato alla grandissima sotto ogni punto di vista per portare il meglio del videogame davanti ai nostri occhi in un delirio di luci, colori e pazzie varie: escludendo le storie di abusi di birra, belle tette e di persone che si imbucano alle feste, eccovi il mio resoconto.
Primo contatto:

La città di Colonia è molto bella, ma questo lo sapevamo già. Clima perfetto (almeno in pieno agosto) e una folta rappresentanza di giocatori, che era possibile incontrare ovunque nella zona del centro. La nostra visita all’evento era prevista per Sabato, quindi a spasso orfani di Pinolo che sarebbe giunto a notte inoltrata da Monaco.
Trovare il biglietto è stato facilissimo: in un grande magazzino un’arzilla signora non solo ci ha venduto il prezioso tagliando, ma anche dato perfette indicazioni per la serata. Francamente non mi sarei mai aspettato lo spettacolo in centro: credevo avremmo trovato una zona piena di locali, ci siamo trovati davanti a una piazza gremita di gente, con tanto di posti a sedere, un palco con band che si esibiva dal vivo, un presentatore abbastanza idiota e gli Awards per i videogame dell’anno trascorso. Ah, e la birra a 2 euro. In più postazioni tematiche di vari titoli o console, in modo che fosse chiaro che nei giorni della fiera i videogiochi erano prontissimi a ricevere tutto il rispetto che meritano. Peccato essere arrivati alla fine dei premi, tanto più che quello per la migliore ambientazione è andato a Mirror’s Edge (per chi tifavamo noi? Ovviamente per Fallout!).
Questo è stato l’antipasto, eravamo più che pronti a un risveglio di buon mattino e una devastante giornata di attese e meraviglie.

Welcome to the Jungle: Occhi impiastricciati di sonno, stomaco provato dalla copiosa colazione: pronti via, la Fiera apriva alle 9 e noi pensavamo di fregare sul tempo i tedeschi, provando più giochi possibile prima che gli stupidotti si alzassero dal letto. Che stolti! La folla era già oceanica, assiepata in una bella struttura tirata a lucido (almeno di buon mattino) e dannatamente vasta: avedola percorsa in lungo e in largo il fisico ne ha risentito abbondantemente, lasciandoci alla lunga stremati.

Il problema più grande, nonostante l’impeccabile organizzazione, era che la maggior parte delle presentazioni era riservata di volta in volta a gruppi di circa 70 persone, che entravano tutte insieme per assistere ai mini eventi della durata di circa mezz’ora: il risultato erano un minimo di mezz’ora di attesa snervante, senza poter muovere un passo prima di poter finalmente affollare le salette. Ciò non toglie nulla all’evento, anche perchè in linea di massima tra le meraviglie viste e il gadget di fine proiezione l’attesa si scordava in fretta. Non so però se AKirA sarà più lo stesso di prima: avere Starcraft 2 in prova a pochi metri e scoprire che l’attesa minima era di quattro ore (su undici di apertura dell’area) lo ha lasciato catatonico per qualche minuto. Siate buoni: non provate a ricordarglielo!

In ogni caso, al di là  questi mini-eventi, lo spettatore non aveva modo di annoiarsi tra rampe da skate, mini campi da calcetto, una pista sterrata per correre con motorini e quad, moltissimi stand che vendevano rinfreschi e un piccolo museo delle piattaforme di gioco in cui era possibile provare vecchie macchine da gioco collegate a monitor o televisioni dell’epoca in modo da accontentare anche il più accanito retrogamer: fantastico!

Poco prima di pranzo finalmente compare il grande Pinolo: dopo qualche mese di lontananza e contatti unicamente virtuali è stato un vero piacere ritrovarsi e massacrarsi fianco a fianco in fila, nonchè abusare dell’ospitalità post evento allo stand Deep Silver.

Gamescom 2

Finalmente in gioco:

E’ ovvio che sulle suddette undici ore di apertura e con le massacranti attese, siamo stati costretti a scegliere quali giochi vedere/provare: dato che la nostra linea è di non parlare di ciò che non abbiamo toccato con mano (Stoya a parte ;) ) ecco ciò che abbiamo selezionato dal caos del Gamecom 2009:

Borderlands: definito “il primo rpg/fps”, presenta un’ambientazione simil Mad Max, con macchine costruite bizzarramente, migliaia di armi (“più di tutte quelle di tutti i giochi usciti a oggi per Ps3 e Xbox360″) e grafica in cell shading, potrà anche essere un titolo molto atteso, ma non mi ha colpito per niente. Proprio le scelte di design a mio parere cozzano troppo con l’ambientazione, rendendola troppo luminosa e tendente al fumetto: probabilmente è solo questione di gusti e il multiplayer cooperativo mi farà passare ogni perplessità: basterà aspettare il 23 ottobre per un giudizio definitivo.

Mafia 2: la serie svolta pesantemente verso il gameplay di GTA, ma questo non è necessariamente un male. Praticamente un film interattivo, forte di scene di inframezzo e gioco dannatamente realistiche e di un’ambientazione di sicuro appeal: mitra Thompson, un po’ di alcol e qualche ragazza poco vestita non hanno fatto altro che aggiungere hype.

Bioshock 2: deludente il filmato perchè mi aspettavo di più dal punto di vista delle novità, ma non si può dire che non stia venendo su molto bene. Essere un Big Daddy e difendere le sorelline sposta completamente le premesse del gioco, se l’atmosfera generale restasse analoga a quella del predecessore c’è poco da dire: mio.

The Beatles: Rock Band: suonare su un palco simil vero, anche se davanti a una decina di persone,  non mi capiterà mai più, come dubito di prendere in considerazione un titolo che venderà godzillardi di copie grazie alla band pop più celebre di tutti i tempi. Cosa dovrei dirvi? Ci sono i modelli dei Beatles, ci sono tutti i loro successi e c’è pure tutto il divertimento tipico della serie. Io però mi sono rotto le palle, continuano ad abusare del successo che stanno riscuotendo: legittimo, ma per me resta sullo scaffale.

Brink: shooter futuristico ambientato su una città galleggiante, contiene parecchi spunti interessanti visti in altri titoli ma rielaborati in modo funzionale a un gameplay che appare molto solido, almeno in prospettiva. Per il movimento del nostro personaggio (interamente customizzabile), si è scelta una via analoga a Assassin’s Creed: con un tasto premuto e una rapida occhiata con la telecamera di gioco, è possibile superare gli ostacoli in modo dinamico e molto vario. Inoltre la presenza di classi diverse, che è possibile cambiare accedendo a punti strategici per completare i vari obiettivi di missione, e il multiplayer fino in otto suonano come aggiunte davvero sfiziose a un fps nettamente fuori dai canoni consueti.

Call of Duty: Modern Warfare 2: la fila più massacrante perchè doppia (prima all’esterno, poi all’interno), ma anche la più spettacolare: tutto il livello ambientato sulla neve giocato davanti a noi, con il classico realismo tipico di Infinity Ward fatto di esplosioni e effetti grafici curatissimi (come le crepe sul ghiaccio lasciate dai ramponi con cui ci si arrampica, che continuano a estendersi sulla superficie stessa). Un gioco pieno dii carattere, anche se il single player, per quanto intenso e stepefacente, non è niente rispetto al multi, che si prospetta ancora una volta imperdibile.

Tatsunoko vs Capcom Ultimate All Stars: finalmente una prova con mano, conclusa in tragedia causa rottura dell’arcade stick che utilizzavo io (che mi sa tanto avrei perso malamente). Veloce e colorato, persino bello da vedere nonostante esca per Wii, sembra limato a dovere per pttenere un buon successo. Magari non tutti conosceranno Polymar, Kyashan o il Mago Pancione (con un cuore cosìììì), ma per chi è cresciuto negli anni 80 è un sogno che si avvera. Personalmente avrei allegramente evitato i personaggi Capcom per avere solo quelli Tastunoko (e magari quelli di Go Nagai), ma lo spirito del gioco è quello del crossover improbabile, in cui persino Viewtiful Joe col suo testone pare picchiare come un fabbro. Combo spettacolari e super mosse devastanti, mi sa che per questo toglierò il Wii da sotto il tavolo della cucina che balla.

Mass Effect 2: non vedo l’ora. Provato con mano, non sposta in nulla in gameplay già amato col primo, infarcito di dialoghi intensi e combattimenti frenetici. Niente di veramente nuovo, ma la sensazione netta che il comparto grafico sia migliorato e Bioware punti molto sulla serie. Tutti coloro che hanno giocato al primo sono riusciti ad apprezzarlo nonostante i problemi tecnici di cui era infarcito, superati quelli tutti zitti: si compra e basta!

Scribbleanauts: ovvero il trionfo delle idee sulla tecnologia. Carino da vedere, stupefacente per l’inventiva nascosta in un gioco solo apparentemente semplice. Mi sa che dovrò recuperare anche il mio fedele DS “prima maniera”, in barba al DSI, anche solo per scoprire tutte le soluzioni possibili usando un po’ di cervello. C’è da dire però che non riconosce la parola birra, un fatto certamente molto grave: però c’è Dio!

Fifa 10/PES 10: ingiudicabili. Senza provare con mano con almeno una decina di partite, ogni modifica o limatura al gameplay non può essere colta, a meno di parlarne rielaborando le chiacchiere di Konami e EA. Tanto venderanno a pacchi, indipendentemente da quale sarà considerato migliore.

Passo e chiudo:

Evento fantastico, ogni aspetto del videogioco trattato con cura, rispetto e spazio a sufficienza. Organizzazione più o meno impeccabile, tante risate in una città affascinante e accogliente. Ah, quasi dimenticavo le Booth Babes: riguardo a quelle c’è qualcosa che bolle nel pentolone di AKirA, un po’ di pazienza e ne vedrete delle belle!

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Free Blogger!


Free Blogger

Anche io aderisco all’iniziativa lanciata dal blog di Beppe Grillo chiamata “Free Blogger” per protestare contro la legge Levi-Prodi altrimenti detta “ammazzablog”.

Inutile dilungarmi sulla possibile digressione a livello politico: chi non sa di cosa sta parlando tanto non è interessato a saperlo, mentre chi non è d’accordo non verrà certo convinto dalle mie parole. Tra l’altro i giornali scrivono che non c’è pericolo che la Levi-Prodi faccia ciò che grillo dice che farà… ma questo non cambia il fatto che, con una semplice foto, io mi schiero assolutamente dalla parte della libertà di parola di bloggare. Non vogliamo essere castrati in alcun modo, perchè noi blogger rappresentiamo una delle poche speranze di informazione libera dell’umanità.

Questo discorso vale molto di più a livello giornalistico, piuttosto che videoludico. In fondo io non parlo male dei “politici”, al limite parlo male di Nintendo, Sony e Microsoft ;) Ma se si torna al concetto di libertà, anche i blog videoludici hanno il loro fardello di verità da offrire.

Nei miei articoli per la stampa specializzata (o per i siti) tante volte mi è toccato NON parlare di un certo evento, oppure dover per forza parlare di un altro. Spesso dovevo trattare bene un titolo, pena la non uscita del pezzo. A questo prezzo, che fine fa la critica? Quale può essere realmente un buon consiglio e quale invece è dettato da logiche di “mercato”?

Il mio blog ha posto fine a questa diatriba: è nato libero e lo sarà sempre. Almeno, fino ad adesso, non ho mai ricevuto rimostranze di alcun tipo su nessuno dei miei articoli o video dai PR di chissà quale società di videogiochi. Magari ho smorzato io stesso i toni di qualche mio pensiero e di alcune righe di Fucktotum. Questo però non significa “pilotare” un’informazione. Significa solo rendersi conto che è meglio criticare con stile che stroncare.

La legge Levi-Prodi, nelle sue intenzioni, vuole equiparare un blog ad una testata giornalistica e quindi legare la sua esistenza alla presenza, in “redazione”, di un giornalista iscritto all’albo. Incredibile. Scomparirebbe praticamente qualunque blog… molti sono personali, le redazioni sono un miraggio molto lontano.

Se dovessero andare avanti con questo disegno perverso (la legge era “saltata fuori” sotto il nostro ex governo, ma piace anche all’attuale)  Inside The Game non esisterebbe più, nononstante non voglia minimamente rappresentare testata giornalistica neanche nelle intenzioni.

E allora, politici italiani di destra e di sinistra, state attenti e “Free Blogger”: liberate i blogger. Altrimenti i miei amici in foto vi faranno un culo così. Comincerà il Big Daddy con un pugno dei suoi, poi arriverà Altair con una coltellata sul costato (fa male, ve lo assicuro) per passare la palla al Pip Boy che vi inonderà di radiazioni. Cornuti e mazziati verrete colorati di vernice da de Blob per poi essere infastiditi dal classico richiamo “Marioooo” emesso dal verde Luigi. Mossa finale? Vi farei sorridere da Toad, per capire che una risata vi seppellirà, tutti prima di darvi fuoco con i fiammiferi di Mafia.

Occhio quindi, non fate incavolare me e i miei amici!

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