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Grubby, Moon, Sky e la celebrità cinese [reportage WCG 2009 - Day 5]


Oggi non voglio scrivere tanto o parlare tanto, sono stanco devo andare a letto e domani andiamo tutti a vedere i templi cinesi con la nazionale italiana. Voglio però far parlare tre immagini che, fortunatamente, non mi sono costate un occhio della testa o una fatica immane. Si perchè per uno spettatore normale dei World Cyber Games ottenere una foto con Grubby, Moon e Sky sarebbe stato impossibile o quasi. Io invece, comodamente seduto in sala stampa, ho visto passare queste tre super star davanti ai miei occhi ed ho solo dovuto chiedere: facciamo una foto insieme? ;)

Credo che a pochissimi interessi avere una foto con dei personaggi che in Italia sono dei perfetti sconosciuti. Io però, che sono cresciuto con i replay di Warcraft 3 di Grubby, Moon e Sky sono proprio contento di sfoggiare questi tre scatti, più quello di apertura con dei cosplayer di Counter Strike.

Ed ecco la mia foto con Grubby, mitico!!! :) E’ stato simpaticissimo e disponibilissimo. Mi ha anche salutato Cafone!

Grubby Warcraft 3 akira

Anche Sky, con tutte le guardie del corpo vicino, è stato molto contento di farsi una foto con me. A momenti ero io quello famoso perchè non ho gli occhi a mandorla! ;)

sky warcraft 3 akira

L’ultima invece, quella con Moon, è stata la più complicata. Innanzitutto perchè la guardia del corpo era molto più molesta e in seconda battuta perchè quando c’era lui in sala stampa, gli addetti cinesi avevano anche dimenticato una porta aperta e sono entrati tipo una quarantina di fan adoranti che mi hanno impedito di raggiungere il campione. Alla fine però ce l’ho fatta. Proprio quando stava andando via.

moon foto warcraft 3 akira

Mitico me!!! ;)

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Popolo del Joystick o popolo del Frag?


 Popolo del Frag

Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homo ludens non sono più gli stessi.

E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming  somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.

Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili.  Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.

Da questa consapevolezza  nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.

I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.

Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.

Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.

L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.

Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.

Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.

Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Beyond The Game


I primi tre post di questa settimana parlano di eventi o iniziative politiche, addirittura.

Neanche una “blogcensione” neanche un pensierino sui videogiochi in uscita. Niente di niente.

Chissà come saranno delusi alcuni di voi dal quarto post di oggi, totalmente in target con i precedenti se vogliamo, che vi porta ancor a più a fondo nel mondo degli Sport Elettronici presentandovi un film, olandese, che si chiama Beyond The Game, come il claim del World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi).

Come tutti i film anche questo racconta una storia, la storia dei più grandi giocatori di Warcraft 3: The Frozen Throne, il più in voga tra gli Sport Elettronici del momento, probabilmente, grazie al grande plauso che riceve in Asia e al buon successo che continua ad avere in Europa e America.

C’era una volta… c’era una volta uno svedese, si chiamava Fredrik Johansson (per la cronaca c’è ancora… non è morto, ha solo smesso di giocare, concetto simile). Non era niente di che come giocatore di Starcraft. Pensate che Cafone, un “semplice” italiano, lo battè per due volte al primo World Cyber Games 2001 (con me testimone). Il suo nickname era Madfrog, rana pazza. Fu il primo vero giocatore di Warcraft III universalmente riconosciuto come il più forte non asiatico a giocare al capolavoro Blizzard. E si perchè in Corea, dove l’eSport è ormai entrato nella cultura, sono asiatici.

Madfrog vinse la coppa del mondo degli sport elettronici (cioè l’ESWC: Electronic Sports World Cup) nel 2003 all’età di 17 anni e poi venne chiamato a Seoul per diventare un giocatore professionista. Soldi, donne, celebrità: un sogno che si avvera? Per alcuni si, forse, non per lui. Per Madfrog fu come passare dalle stelle alle stalle: gli undici mesi passati in Asia non furono per lui d’ispirazione e, anzi, perse la voglia di continuare a giocare mentre un nuovo astro si formava, si infuocava, esplodeva e si trasformava in sole.

Manuel Schenkhuizen è di Utrecht, Olanda, doveva ancora diventare 18 enne quando il mondo prese coscienza delle sue imprese mirabolanti. Con la razza più difficile e da sempre considerata meno utilizzabile per i tornei, gli orchi, riuscì a vincere il World Cyber Games 2004. Grubby divenne una star in corea, dove ha “lavorato” per anni: i media hanno usato per lui l’appellativo di “The Orc Emperor”, per richiamare quel famoso Terran Emperor, cioè quel Lim Yo-Hwan meglio noto come SlayerS_`BoxeR`, il più famoso pro-gamer di tutti i tempi. Grubby come Boxer, imbattibile, per anni è riuscito ad essere considerato non solo il più forte giocatore non asiatico bensì il più forte di tutti, fino all’arrivo di un nuovo e agguerritissimo sfidante.

Sky (Xiaofeng Li) in Cina è una celebrità nazionale. Pochi sanno che è stato addirittura tra i tedofori della scorsa olimpiade di Pechino, ma è solo la punta dell’iceberg: ha fatto pubblicità, apparizioni televisive, esce con le modelle e guadagna centinaia di migliaia di dollari l’anno giocando a Warcraft 3: The Frozen Throne. Gioca umani, una razza facile, potente, probabilmente “scorretta” ma che ha sempre sofferto un’unica medicina… i pelleverde. Al World Cyber Games 2005 Sky ha vinto e Grubby ha perso: la loro partita sarà ricordata come una delle più grandi disfatte dell’olandese che difficilmente si piega senza combattere.

Dato l’alto livello di emozioni in queste competizioni e la presenza di questi due titani, il World Cyber Games 2006, in Italia a Monza, sarà ricordato proprio per  l’attesa di sapere chi è veramente il più forte giocatore del mondo. E qui entra in scena il regista olandese Jos de Putter che mette in piedi una macchina filmica da grande occasione per andare a seguire questo nuovo scontro. Chi dei due dovesse vincere per la seconda volta il WCG sarebbe infatti ricordato, per sempre, nella “Hall of fame“.

Il trailer che state vedendo è come la nostra storia si conclude, sul campo e come inizia, nel racconto. Grubby ha perso nuovamente contro Sky, ai quarti di finale (significa che non è neanche arrivato a medaglia) e il film Beyond The Game racconta questa sfida e spiega il fenomeno del progaming da un punto di vista più umano, dal punto di vista della gente comune. Sky quindi è entrato nella hall of fame, Grubby no (ma si rifarà nel 2008, grande!!!)

Al momento il film è stato presentato all’ International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra poco dovrebbe uscire nelle sale di tutto il mondo. Direi che per tutti gli appassionati di videogiochi, un salto al cinema ci sta.

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Una data ipotetica per Starcraft 2!


Pensavo Fucktotum mi avesse illuso quando questa mattina mi ha comunicato che lo strategico per PC più atteso del decennio sarebbe uscito nel 2008.

E invece mi sbagliavo.

Blizzard ha realmente comunicato una “ipotetica” data di uscita per Starcraft 2.

Si parla dell’anno corrente! Giorno: 3 dicembre!

Il mi personale titolo più atteso dell’anno, a questo punto, cambia drasticamente! Nonostante questo sia un “rumor” quindi una notizia non sicura al 100%.

[Fonte Destructoid]

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Netgaming su GamePro: Boom Headshot!


Boom Headshot!

E’ con molto piacere ed estrema soddisfazione personale che vi annuncio una nuova grande conquista del netgaming italiano, che dopo aver cominciato a prendere spazi sulle più importanti riviste nazionali ora approda, finalmente, sulla migliore e più adulta pubblicazione di videogiochi in Italia.

Sto parlando di Game Pro (è anche sulla wiki!!!), rivista “capitanata” da Marco Accordi Rickards che dal numero 13, quello in edicola in questi giorni, ha un nuovo prestigiosissimo angolo dedicato al multiplayer online. Vi consiglio caldamente di acquistarla, costa 6€ ma li vale tutti!

Spendiamo prima due parole sul magazine. Game Pro è l’edizione italiana di Edge, la più autorevole rivista di videogiochi del mondo (inglese, per la precisione). Nasce dalle ceneri dell’ex Videogiochi; col passaggio di consegne da Future a Sprea ha cambiato nome e direzione, soprattutto grazie al succitato editor che ha umanizzato una pubblicazione forse troppo “distante” dai lettori. Grazie al suo spirto e al suo lavoro, ora Game Pro è piena di calore, discussioni, fumetti originali e soprattutto articoli interessantissimi, tradotti spesso da Edge, così come le recensioni.

Passando invece alla rubrica in questione, si trova addirittura tra le famose “column”, gli unici articoli firmati della rivista o quasi. Questi spazi sono curati dai più importanti “giornalisti” di settore come ad esempio Matteo Bittanti oppure da personalità di spicco dell’industria del videogioco in Italia come Bonaventura Di Bello o Roberto Recchioni (sulla rivista scrivono anche Francesco Alinovi o Alberto Belli). Insomma per intenderci le column sono i più prestigiosi spazi della rivista meglio costruita d’Italia, l’unica che personalmente ho sempre seguito (dal numero 1 di Videogiochi). L’unica a trattare in maniera interessante ed adulta il videogioco, anche grazie ai suoi alfieri migliori, come quelli citati qualche riga qui sopra.

Eccoci al dunque: mi sono auto regalato uno dei migliori presenti che avrei mai potuto ricevere. Grazie al duro lavoro e alla passione trascinante per il netgaming. Circa due mesi fa contattai Marco Accordi Rickards (clikkate qui per il suo blog) per chiedergli se ci fosse la possibilità di parlare di multiplayer su Game Pro, magari proprio nelle column. All’inizio il nostro amico metallaro (Metal Up Your Ass ‘bro e soprattutto, grazie!) era un pò scettico, doveva valutare. Poi ha visto il mio blog, forse ha letto chi ero su qualche sito internet o forse è stato colpito dal mio primo articolo. Ciò che è successo dopo ormai è “storia”: i miei articoli appariranno da ora in poi sulla rivista dove avrei sempre voluto scrivere. Ecco anche spiegato perchè da ora in poi il blog avrà un banner per pubblicizzare l’uscita della rivista nelle edicole.

Concludendo sono orgoglioso di comunicare che da ora in poi c’è un nuovo posto dove leggere fatti e tematiche del netgaming e questo posto è la rivista Game Pro, che sarà d’obbligo comprare ;) Ogni mese troverete una column intitolata Boom! Headshot – C’è del cervello nella Rete, dove dei netgamers come voi potranno trovare pane per i vostri denti, ma soprattutto parole per i vostri cervelli. Riflessioni e pensieri dal mondo del multiplayer online e dagli Sport Elettronici, conditi dalla voglia di esserci. La column è redatta dal sottoscritto, Simone “AKirA” Trimarchi e come al solito è dedicata a voi, netgamers della notte.

A voi che, spero, non smetterete mai di fraggare.

A voi che, sono sicuro, non smetterete mai, come me, di sognare!

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