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I cinesi ci mangeranno vivi! [Presentazione Duludubi Star]


Beh, sappiamo tutti che in Cina (senza offesa) vengono prodotti i migliori plagi e ovviamente il mondo dei videogiochi non ne é esente, basti pensare al Vii (la Wii) e al P168 (iPhone), ma questa é davvero grossa!

Avete visto il video? Circa un mese fa, vennero diffusi sul web degli screenshot che rassomigliavano moltissimo a Super Mario Galaxy, adesso il video del gameplay ce lo conferma! Tutto sembra essere stato preso dal gioco originale e cambiato, a cominciare dal protagonista, che adesso é un draghetto, per passare poi alle monete che aspettano solo di essere raccolte, il volare tra un pianeta e l´altro, le stelle da collezionare. Se ci fate caso inoltre, ascoltate quando il draghetto o dinosauro che si voglia, salta: di chi é la voce? Vi escludo giá Mario, ma é un personaggio che ha avuto un platform tutto suo… mille punti ITG a chi indovina!

Certamente tutta un´altra cosa rispetto al famosissimo The Great Giana Sisters, forse il piú famoso plagio (per l´unicitá del gioco non lo considererei tale) di Super Mario Bros. Qui é tutto un copia e incolla di uno dei videogiochi piú importanti della nuova generazione dove un draghetto gioca a fare l´eroe, eppure di eroe ne esiste solo uno, ha un cappello rosso, fa l´idraulico con l´hobby di salvare principesse e si chiama Mario.

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Finalmente si comincia [reportage WCG 2009 - day 3]


Pronti, partenza, via.

Il WCG è ufficialmente aperto visto che la cerimonia di apertura sta per concludersi tra qualche istante in uno dei due padiglioni della “Century City Venue” di Chengdu. Lo dico subito senza mezze parole: questa è  l’edizione senza dubbio più maestosa mai organizzata. Nessun paragone con Singapore, che era la migliore alla quale io abbia mai preso parte: più del doppio dello spazio, un palco gigantesco e soprattutto un fiume di spettatori.

L’eSport in Cina è realtà e ovviamente gli organizzatori lo sapevano: nonostante l’alto prezzo del biglietto per entrare a vedere i World Cyber Games i fan dei videogiochi competitivi cinesi hanno risposto in massa per ammirare, salutare e fotografare i propri beniamini. Fantastico.

La cerimonia di apertura è stata molto bella, come al solito: balli tradizionali cinesi, coerografie, portabandiera di tutte le nazioni in sfilata ed un gruppo di giovani artisti che hanno eseguito la canzone “Beyond The Game” cioè l’inno dei World Cyber Games. Ma il vero spettacolo sinceramente non l’ho visto sul palco bensì davanti. E’ stata davvero un emozione gigantesca vedere il tifo da stadio e le urla che gli spettatori accorsi hanno emesso per solamente l’antipasto di un torneo di videogiochi. Inutile dire che in Italia qualcosa di simile non la vedremo mai: se per molti punti di vista siamo un paese da terzo mondo, per quanto riguarda questo aspetto particolare siamo davvero alla preistoria. O semplicemente è la Cina, insieme alla Corea del Sud, che è catapultata anni luce nel futuro.

Ciò che risulta ancor più straordinario è che qui, anche noi italiani, siamo delle celebrità. La foto qui sotto è stata scattata mentre io e la nostra nazionale posavamo per un’immagine di gruppo con il tricolore. Nel tempo di mettersi in posa e sorridere si sono radunati davanti a noi un nugulo di ragazzi per fotografarci e farsi fotografare con noi, come se fossimo delle celebrità. Di noi conoscono solamente i nickname, letti in chissà quale replay, eppure sono bastati quelli e due occhi non a mandorla per trasformare un innocuo gruppo di nerd in novelli David Beckam.

Straordinario, ripeto, straordinario! ;)

From WCG 2009 CHengdu

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La finestra di fronte, dalla Cina [Reportage WCG 2009 - day 1]


Non l’ho annunciato sul blog perchè tra il fare la valigia e gli ultimi saluti prima della partenza non ho trovato il tempo ma ora, appena arrivato nella camera d’albergo, ho pensato a voi tutti. Chi l’ha letto su Facebook o chi mi conosce lo sa: sono per la quarta volta ad una Olimpiade dei videogiochi, ad un World Cyber Games e sono tornato in Asia dopo la mia esperienza di giocatore a Singapore nel 2005.

Quella che vedete nella foto, infatti, è la vista di Chengdu (in Cina) alle 6 del pomeriggio dalla mia camera d’albergo al ventesimo piano, oltre una coltre di smog.

Come nel mio primo viaggio nella terra di Mao la prima cosa che ti colpisce al volto è l’inquinamento. Qui saranno anche “avanti” sotto certi punti di vista (sicuramente non per quanto riguarda i diritti umani, ma la loro economia va fortissimo) però non vivrei in nessuna metropoli simile per nulla al mondo, visto che non vedere il sole a causa di un’eterna nube tossica rischierebbe davvero di farmi diventare pazzo.

Altra cosa negativa… ho provato a connettermi a Facebook per aggiornare i miei “amici” connessi sul mio arrivo e sulle prime impressioni e, come tante altre cose su internet, qui Facebook è bloccato (così come twitter e friendfeed, :( ). Avete letto bene, niente faccia libro: il mio stato verrà aggiornato al mio ritorno e non potrò caricare foto come avevo promesso e volevo.

Ovviamente lo scopo del mio viaggio, come da titolo, è assistere da giornalista ai World Cyber Games, le olimpiadi del videogioco. Scriverò qui le mie impressioni in stile blogghistico e non mancherò di farvi vedere qualche foto non pubblicabile su altri lidi. Per un reportage accurato e più professionale sto collaborando con Nextgame per cui ho scritto una bella intruduzione sull’evento che trovate a questo indirizzo.

A voi non devo spiegare cosa sono i WCG visto che ne abbiamo parlato in lungo e largo in questo blog (qui una lista dei post con tag WCC di Inside The Game) e fortunatamente potrò andare al sodo delle competizioni e dei risultati della nostra nazionale.

Specifico per ora solamente che sono 7 i nostri cyber atleti che parteciperanno al più grande torneo di Sport Elettronici del mondo: Cloud (Starcraft), Loseven e MetalSlayer (Guitar Hero), Dont (Trackmania, per lui un saluto speciale visto che ci legge sempre ;) ), Kimera (FIFA 09), Beta e Hauntspy (Asphalt 4 e Wisestar 2, rispettivamente, 2 giochi per cellulari Samsung).

Mi fermo qui anche se vi vorrei regalare già qualche foto “comica” che ho scattato ma non vorrei far partire flame inutili quindi mi “trattengo”… almeno per ora.

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I World Cyber Games ripartono da Milano


Ormai non c’è più bisogno di spiegare cosa sono i World Cyber Games, giusto?

Si tratta delle “Olimpiadi dei videogiochi”, in piedi dal 2001, alla cui fase finale partecipano circa 700 giocatori da 70 nazioni del mondo. L’anno scorso le finali si sono tenute in Germania a Colonia. Quest’anno, chi vincerà le eliminatorie, potrà volare addirittura fino in Cina, cioè dall’altra parte del mondo.

Fortunatamente la crisi, che ha picchiato duro praticamente su qualunque altro torneo mondiale (ESWC, CGS, ESL…) non ha colpito i WCG che si terranno regolarmente verso la fine dell’anno. Ora, però, è tempo di eliminatorie e, pensate un po’, grazie a Progaming Italia la nostra nazione sarà la prima del mondo a disputarne una. Si perchè venerdì, sabato e domenica (27 – 29 Marzo) a Milano, si potrà provare a far parte della nazionale italiana videogames nonostante ancora non siano noti tutte le discipline ufficiali. Alcune però sono state comunicate ed è su queste che si cominceranno le eliminatorie con la prima tappa a Cartoomics.

Starcraft e Guitar Hero World Tour,  questi i giochi dove potrete coronare il vostro sogno: fare parte degli Azzurri almeno una volta nella vita, nel vostro passatempo preferito.

Vi aspetto quindi, con le mie telecronache e soprattutto con le mie skill da batterista in GHWT (LOL), alla Fiera di Milano City (ci si arriva così).

Nel video un riassunto delle finali nazionali a Roma, tenutesi l’anno scorso a Romics (che sono state davvero uno spettacolo) per farvicapire a cosa potreste partecipare se vi riusciste a qualificare a Milano!!!

Per ulteriori informazioni:

>> Sito ufficiale World Cyber Games

>> Sito ufficiale WCG Italiano

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La caduta del gigante CGS


Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino.  Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.

Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.

I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori  e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.

Perchè?

Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.

Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.

Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella Playboy Mansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.

E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.

Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).

Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.

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Primo DLC di Fallout 3: Operation Anchorage


Essere faziosi a volte complica la vita, proprio come sta succedendo a me in queste ore.

Inutile ribadirvi il mio amore per la saga di Fallout e il grande lavoro di prosecuzione di essa operato da Bethesda: il premio come gioco dell’anno che gli abbiamo tributato senza dover neanche dibattere in proposito credo che lo testimoni efficacemente.

Ma oggi è un altro giorno, un giorno in cui parleremo un po’ del primo DLC rilasciato per l’Rpg del momento, Operation Anchorage.

Probabilmente già sapete molto in proposito, ma una rinfrescatina farà bene a tutti. L’espansione è ambientata all’interno di un simulatore militare, in cui sarà possibile vedere con i propri occhi uno degli eventi salienti della guerra tra USA e Cina ma soprattutto fare la propria parte al fronte, in modo analogo a quanto visto durante la quest (eccezionale) “Tranquillity Lane“.

Tutto finto dunque, ma tutto letale: morire all’interno del bizzarro marchigegno manderà in pappa il cervello del povero utilizzatore, come in fondo è giusto che sia per dare un po’ di suspance all’azione.

Per accedere alla prima quest che ci porterà tra le nevi dell’Alaska basta seguire un segnale d’emergenza che verrà captato automaticamente se avete acquistato il pacchetto in oggetto: ad attendervi troverete i Rinnegati della Confraternita dell’Acciaio (piuttosto marginali nel gioco originale) che non hanno modo di accedere a un’armeria militare perchè privi di un’interfaccia esterna. Guarda caso, il nostro Pip Boy è proprio quello che serve  per risolvere i loro problemi, insieme al completamento della simulazione.

In pochi istanti quindi si passa dalla desolazione della Zona Contaminata alle fresche nevi nordamericane, con un effetto d’insieme leggermente spiazzante dato che ormai il giocatore di Fallout è abituato a certi colori e ambienti, del tutto assenti, come è giusto, all’interno di programma ambientato prima della guerra nucleare.

Il personaggio che avete pazientemente creato in ore e ore di gioco mantiene tutti i suoi perk ma perde del tutto l’equipaggiamento che aveva (niente paura: lo riavrete una volta usciti dal simulatore insieme ai nuovi oggetti), sostituito da uno più consono al tipo di missioni cui andrà incontro: pistola silenziata, baionetta e armatura invernale saranno i nostri primi amici in quest’avventura, ma qualche nuovo gingillo (fucile gauss per es.) arriverà presto a farci compagnia.

Superato lo sbandamento per la nuova ambientazione si parte subito con una lunga serie di scontri, da cui emerge la vera natura del DLC. Poco, pochissimo gioco di ruolo e tanta azione sono il fulcro principale di Operation Anchorage e questo mi ha deluso non poco. Se il nucleo principale di Fallout 3 erano le scelte morali e le relative conseguenze, in questa espansione tali elementi sono ridotti all’osso, soppiantati da una struttura da fps classico, in cui affrontare un percorso abbastanza lineare eliminando le varie minacce che si frappongono tra noi e i vari obiettivi.

Basti pensare che non esistono stimpack o munizioni, ma due erogatori diversi che ripristinano salute e colpi per capire che siamo davanti a qualcosa di completamente diverso da quello cui eravamo abituati.

Non può certo essere l’aggiunta di 10 valigette da trovare (una volta fatto potremo scegliere un nuovo perk) ad elevare il prodotto ai picchi ruolistici che hanno fatto amare il titolo Bethesda a tantissimi giocatori, così come non può essere l’unica vera aggiunta alle meccaniche, la possibilità di selezionare e gestire una squadra di compagni, a giustificare un’espansione che dura al massimo 6 ore e costa circa 10 euro.

Insomma, il primo DLC non è propriamente un capolavoro imperdibile, più che altro è una scusa per tornare nei panni del vagabondo solitario del Vault 101 e per inserire alcuni elementi interessanti: aspettiamo i successivi con fiducia, sperando in qualcosa di più rilevante senza problemi.

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Guitar Hero World Tour: una passione strozzata? [recensione]


Piccola premessa: forse questa “blocensione”, come le chiamo io, avrebbe più senso di esistere come confronto con Rock Band 2, tipo quella fatta tra FIFA e PES. In fondo i due giochi sono praticamente equivalenti ed un “vs” avrebbe più senso che due post. Ma io non ho ancora provato Rock Band 2, quindi il problema, purtroppo, non si pone

Ed ora buttiamoci nel vivo del post.

Dopo circa 1 mese di testing intensivo… com’è Guitar Hero World Tour?

Ci sono molte cose da dire, davvero tante. Cercherò di essere sintentico anche se avrete capito che non è la mia qualità più evidente. Allo stesso modo cercherò di essere trasparente raccontandovi tutto il mio excursus con lo strumento “batteria” di questo gioco: l’unico con il quale sto affrontando (ed ho quasi finito) la modalità carriera in singolo (poi mi butterò sugli altri). Comunque ho provato a più riprese a giocare in multi con gli amici, quindi ho un’opinione ben formata su tutti aspetti del gioco. Anche se in verità parlerò poco del videogioco Guitar Hero; mi interessa più il fenomoeno.

E con questa nuova release del titolo, è proprio di fenomeno che bisogna parlare.

Guitar Hero World Tour (disponibile per PS3, PS2, Xbox 360 e Wii) è fantastico. Per un “musicista fallito” come me, è probabilmente uno dei videogiochi più divertenti della storia. Ma soprattutto è il vero videogioco trasversale, l’unico e il solo, a mio avviso. Cosa voglio dire?  Innanzitutto vi invito a leggere questo post di Stefano Gallarini sul suo blog di videogiochi che spiega proprio questo punto e vi invito ad una riflessione. Quali videogiochi sono davvero “per tutti”? E con per tutti intendo dal casual gamer a chi non ha mai giocato fino all’hardcore gamer?

Io non credo che un WiiSports o WiiFit, ad esempio, vadano bene per noi pacioccosi esperti di videogiochi: essendo creati per un target meno smaliziato, sono molto facili. Direi abbastanza limitati più che semplici. Risultato: dopo un po’ ci si stanca giocandoci, perchè si capisce subito cosa bisogna fare per avere il massimo dai propri dritti e rovesci. Io, personalmente, mi sono rotto di WiiSports dopo pochissimo, così come mi sono annoiato con i giochi “casual” per Wii e l’unico davvero ben fatto e longevo è Wario Ware SmoothMoves.

Guitar Hero, invece, è davvero per tutti. Chi non ha mai videogiocato prende il microfono, o la chitarra a facile e si diverte fin da subito. Chi è un fan della serie si mette il livello di difficoltà ad esperto ed avrà sempre un alto grado di sfida. I casual gamer lo adorano grazie al suo contenuto musicale. Questo è un risultato fantastico per la serie creata da Harmonix e adesso in mano a Neversoft. Il sogno della software house che ha inventato il titolo era proprio quello alla base di questa trasversalità: rendere qualcosa di difficile come “suonare” accessibile a tutti, così che ognuno possa provare le emozioni di una rockstar. Su questo non ci sono dubbi, obiettivo raggiunto ed ora superato perchè non è più “una rockstar” bensì una rock band intera! Per questo adoro Guitar Hero… lo adoro proprio. Perchè mi fa scapocciare al suon di pezzi Rock!!!

La versione World Tour inoltre mi ha proposto poi una possibilità ancora più bella: suonare veramente. Come ho detto a più riprese la batteria (ma anche il microfono è identico, ma ha un altro senso “scenico”), suonata da difficile in poi, è davvero come sedersi ad una batteria vera. Si fanno gli stessi movimenti, si colpiscono gli stessi punti, si prova la stessa adrenalina. E dal primo giorno che l’ho provato che mi sono totalmente innamorato: credo che non smetterò mai di giocare  a Guitar Hero World Tour perchè, almeno una volta ogni tanto, per me è come tornare in sala prove. Tornare a dieci anni fa, tempi in cui andavo in giro con un plettro bucato come ciondolo alla mia collanina. Anni nei quali sognavo davvero di diventare una rockstar, scrivevo musica e mi esprimevo tramite una chitarra: in fondo ritengo jammare con il proprio gruppo il divertimento più grande di tutta la vita. Chi suona, sono convinto, capisce benissimo ciò che dico.

Avrete capito quindi che per me, quei 199 euro spesi per il Band Bundle circa un mese fa, sono davvero pochissimi, in confronto alle emozioni che il gioco mi sta facendo vivere. Eppure c’è un problema davvero grosso di cui non posso non parlare che per molti significherà abbastanza per NON comprare il gioco. La mia batteria, dopo due giorni di utilizzo, si era già rotta.

Ebbene si, non l’ho manco “picchiata” tanto. Ma, come era ovvio aspettarsi per un oggetto fabbricato in Cina e saldato, chissà, in qualche sottoscala da lavoratori sottopagati (sigh), un filo si era staccato impedendomi di suonare il pad rosso. Questo poteva significare una passione strozzata: ore e ore di divertimento strappatemi di mano. Ovviamente non ci vuole una laurea in ingegneria per riparare un filo staccato (anzi, all’università mai m’hanno insegnato una cosa così utile), così ho aperto lo “strumento” e l’ho riparato (ustionandomi col saldatore, comprato per l’occasione), continuando a divertirmi come pochi fino alla rottura successiva, avvenuta circa una settimana fa.

Ed ho sorvolato sui problemi di “tuning” di cui tutto il mondo si è lamentato sui forum RedOctane (i costruttori delle periferiche), che si risolvono comunque richiedendo un cavo MIDI-USB e installando un programma su PC: richiedetelo a questo link entro 60 giorni dall’acquisto, ve lo spediranno a casa gratuitamente anche in Italia.

Insomma quello che voglio dire è che, contriariamente alla stupenda chitarra o al microfono, strumenti creati per durare molto a lungo (anche per sempre), la batteria non è costruita per durare per sempre. Anzi, non è costruita per durare granchè a dire la verità. O almeno questo è ciò che è successo a me; probabilmente per costare così “poco” (199€ = batteria, chitarra, microfono e gioco) qualche problema doveva averlo.

Ognuno poi, da questo post, prenda la sua decisione personale. Io senza suonare (e lo posso dire forte, a questo punto) un’oretta al giorno starei male. Mi sta anche crescendo il bicipite ;) . Certo però che io so usare un saldatore, chi non sa manco cosa sia, magari, il divertimento è limitato alla rottura della batteria, soprattutto se si gioca a difficile o ad esperto.

Nel video una modifica artigianale per risolvere i problemi di ritardo della batteria. Non l’ho provata questa, per ora ho richiesto il cavetto… che sto ancora aspettando ;)

E intanto continuo a suonare i Paramore e i Tool a mazzetta!!! :) Fino a che i vicini non chiameranno la polizia…

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The Gameland tra gioie e freddi dolori


Intervista a Eurogamer

Eccomi qui a dire la mia sull’evento che più sta facendo discutere appassionati e non in questi giorni.

Intanto passo subito a questi “non”: di The Gameland hanno parlato tutti. Telegiornali nazionali, regionali, giornali tradizionali, blog, portali ecc… Un punto sicuramente molto buono: all’esterno non sono usciti i problemi che l’evento ha avuto, è uscito solo il colore e i tanti VIP presenti alla manifestazione (ho fatto le premiazioni con Carrizo, Muslera, Maurizio Battista, Vincenzo Cantatore, Alex Britti: c’ho le foto!!!). La comunicazione, si sa, fa miracoli ;) .

Occhio però a valutare la cosa col giusto peso: sono solo una decina di servizi da qualche minuto sul torneo in TV. Tutto già visto e già successo in passato (NGILAN, SmauILP, WCG 2006 dove addirittura ci fu un coverage 24h/24 di Sky Italia; insomma, la copertura mediatica non è assolutamente inedita, in passato se ne sono viste addirittura di migliori), contrariamente a quanto ho letto in giro: non è che riabilitiamo il videogioco agli occhi dell’Italia. Da oggi si rientra nella squallida normalità, come per gli altri casi.

Torniamo invece a The Gameland e dividiamolo in due parti: l’evento e il torneo.

Non mi vergogno a dire che l’evento è stato davvero pessimo, pensato male e organizzato, a tratti, peggio. Penso che nessuno dei non giocatori intervenuti (pochissimi, tra l’altro) si sia potuto divertire. Si pagava 15 euro per 3 stand in croce, 3 conferenze di cui 2 sono state annullate, tra cui quella alla quale avrei dovuto partecipare (non saprei a chi dare la colpa, se ad Alberto Belli, che sulla carta era il coordinatore scientifico, o alle mille urgenze che l’organizzazione ha dovuto affrontare: comunque sia scandaloso), e NON si poteva entrare nell’area players.

Avete letto bene, se eravate lì per vedere, non avreste visto niente! A meno di “camuffarvi” da player (cioè iscrivervi all’ingresso come giocatori, cosa possibilissima in verità e poi non partecipare a nulla). Aggiungiamo che solo lunedì è stato usato il palco per vedere le partite mentre domenica è stato completamente inutilizzato (sabato c’è stata l’unica conferenza e qualche balletto… LOL) e il quadro desolante si macchia ancora di più grazie ad una pennellata di freddo, “pungente”, a dir poco, nei garage dei tornei: location assolutamente inadatta se si rompe il riscaldamento, come successo.  L’unica cosa positiva dell’evento, l’avrete capito, è la maestosità. Chiunque sia passato per caso a The Gameland avrà detto: “C…o, qui ci hanno messo un sacco di soldi”. Ed è vero; ma sono stati usati bene?

Ricapitolando non si è fatta cultura del videogioco, non si è fatto spettacolo sui videogiochi tranne che nella giornata di lunedì dove le finali di Call of Duty 4 e di Guitar Hero 3 sono davvero andate molto bene (buona partecipazione di pubblico, quasi nulli i problemi tecnici, service video davvero molto in gamba) e c’era in generale poco da fare… a meno di divertirsi con uno degli spettacoli di parkour, pattinaggio, bike (ehi, siamo gamers!!!) oppure partecipando ad uno dei tornei.

Apro quindi la riflessione sul “torneo The Gameland: a parte quello di PES 2009, in cui è andato tutto stortissimo (la finale si è tenuta alle 2 di notte, era prevista per le sei di pomeriggio: molto male FNIV) e di cui ci saranno veramente echi disastrosi, purtroppo, in Europa (dei più di 50 stranieri intervenuti da tutto il mondo non ce n’era uno soddisfatto; anzi, erano tutti mega incazzati!!!), il resto dei tornei è “andato”. Ci sono stati dei ritardi, per carità, ma il risultato è stato portato a casa agilmente, direi.

E allora come si fa a valutare se un torneo è fico o meno? Innanzitutto dal montepremi, e qui si tratta di 80.000€ in gettoni d’oro: quindi un sacco di soldi (il più alto in Europa, WCG escluso, da mooooltissimo tempo). Poi, da quanto tempo ci metterà questo montepremi a raggiungere le tasche dei vincitori: avendo personalmente visto un uomo della camera di commercio credo che la cosa non sia nè in dubbio nè troppo lenta. In terza analisi bisogna valutare il coverage, video e scritto, offerto sul posto e online. In loco, come detto prima, non ci siamo! E’ un peccato usare un palco così bello solo un giorno, così come era quasi impossibile all’interno capire chi stesse vincendo a meno di chiedere ad un admin. Online i ragazzi (e soprattutto le splendide ragazze… ;) ) di Eurogamer.it, nonostante si veda che non siano del mestiere “netgaming”, hanno comunque svolto un buon lavoro. Ci sono video, interviste esclusive, news ecc…: bene, direi. Bravi. Io personalmente avrei gradito di più un taglio più “critico”, ma ognuno scrive ciò che vuole. Nota negativa in tal senso (non per Eurogamer.it, ovviamente): nulla in inglese. Con tutti questi stranieri bisognava pensarci.

Infine un torneo si valuta dalla qualità dei giocatori che si scontrano e dalla bellezza delle partite.

Io ho girato molto il mondo in tal senso (Corea, Francia, Cina, ecc), ho visto di recente la finale del CPL World Tour a Londra e penso questo: The Gameland è stato un torneo incredibile. Era presente la crema dei giocatori europei ad ogni videogioco inserito in gara. A parte SBK, titolo che era tra i tornei solo per motivi sponsoristici (passatemi il neologismo), c’erano i migliori giocatori del mondo ad ogni titolo e i vincitori dimostrano pienamente ciò che sto dicendo. Nessun italiano, infatti, ha trionfato in alcun torneo (al momento in cui scrivo non sono ancora a conoscenza dei risultati di PES 2009) e io mi sono ritrovato a commentare una finalissima di COD4 tra Fat Games (Inghilterra) e Button Bashers (Olanda) a Roma, nella mia città e non in una “fantascientifica” Seoul. Da paura!!!

Questo è un dato di fatto, importantissimo, del successo del torneo, rimarcato dai complimenti sinceri che TUTTI gli stranieri di Halo3, COD4 GOW2 e Guitar Hero 3 hanno fatto all’organizzazione. Non erano “contenti”, erano entusiasti. Rispondevano “awesome” ad ogni mia domanda!!!

E allora come concludere?

La prima edizione di The Gameland è stata molto dolorosa per molti e buona per pochi: a mio avviso rappresenta una base sulla quale costruire, per davvero e non solo per comunicati stampa, il più importante torneo europeo di videogiochi per console. Non credo ci sia mai stato, nel Vecchio Continente , qualcosa di simile per il nuovo “netgaming” cioè quello targato Xbox360 e PS3; se il prossimo anno verranno corretti i vari errori che l’organizzazione sa benissimo di aver commesso, potremmo ritrovarci con un patrimonio in casa davvero enorme.

Speriamo bene :)

Ultima riga per ringraziare e abbracciare tanto Giada Morabito di Equa: una donna, una soluzione. Mai visto una persona lavorare con ritmi tali. Un piano B vivente.

Nel video una mia intervista rilasciata ad Eurogamer.it (un grazie a Michele Bertocchi, l’intervistatore, che si becca la citazione al blog ;) ) sulla quale tengo a precisare alcune cose (ero freddo, ho commesso degli errori): parlo al plurale e non so perchè, visto che io NON HO FATTO PARTE dell’organizzazione, ero solo il telecronista/presentatore ufficiale. L’intervista si è tenuta MOOLTO prima dei problemi sul torneo di PES (erano circa le 12:30), altrimenti avrei detto altro. I Fat Games sono inglesi e non francesi! E…

…è vero, non smetterò mai di giocare! :)

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Beyond The Game


I primi tre post di questa settimana parlano di eventi o iniziative politiche, addirittura.

Neanche una “blogcensione” neanche un pensierino sui videogiochi in uscita. Niente di niente.

Chissà come saranno delusi alcuni di voi dal quarto post di oggi, totalmente in target con i precedenti se vogliamo, che vi porta ancor a più a fondo nel mondo degli Sport Elettronici presentandovi un film, olandese, che si chiama Beyond The Game, come il claim del World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi).

Come tutti i film anche questo racconta una storia, la storia dei più grandi giocatori di Warcraft 3: The Frozen Throne, il più in voga tra gli Sport Elettronici del momento, probabilmente, grazie al grande plauso che riceve in Asia e al buon successo che continua ad avere in Europa e America.

C’era una volta… c’era una volta uno svedese, si chiamava Fredrik Johansson (per la cronaca c’è ancora… non è morto, ha solo smesso di giocare, concetto simile). Non era niente di che come giocatore di Starcraft. Pensate che Cafone, un “semplice” italiano, lo battè per due volte al primo World Cyber Games 2001 (con me testimone). Il suo nickname era Madfrog, rana pazza. Fu il primo vero giocatore di Warcraft III universalmente riconosciuto come il più forte non asiatico a giocare al capolavoro Blizzard. E si perchè in Corea, dove l’eSport è ormai entrato nella cultura, sono asiatici.

Madfrog vinse la coppa del mondo degli sport elettronici (cioè l’ESWC: Electronic Sports World Cup) nel 2003 all’età di 17 anni e poi venne chiamato a Seoul per diventare un giocatore professionista. Soldi, donne, celebrità: un sogno che si avvera? Per alcuni si, forse, non per lui. Per Madfrog fu come passare dalle stelle alle stalle: gli undici mesi passati in Asia non furono per lui d’ispirazione e, anzi, perse la voglia di continuare a giocare mentre un nuovo astro si formava, si infuocava, esplodeva e si trasformava in sole.

Manuel Schenkhuizen è di Utrecht, Olanda, doveva ancora diventare 18 enne quando il mondo prese coscienza delle sue imprese mirabolanti. Con la razza più difficile e da sempre considerata meno utilizzabile per i tornei, gli orchi, riuscì a vincere il World Cyber Games 2004. Grubby divenne una star in corea, dove ha “lavorato” per anni: i media hanno usato per lui l’appellativo di “The Orc Emperor”, per richiamare quel famoso Terran Emperor, cioè quel Lim Yo-Hwan meglio noto come SlayerS_`BoxeR`, il più famoso pro-gamer di tutti i tempi. Grubby come Boxer, imbattibile, per anni è riuscito ad essere considerato non solo il più forte giocatore non asiatico bensì il più forte di tutti, fino all’arrivo di un nuovo e agguerritissimo sfidante.

Sky (Xiaofeng Li) in Cina è una celebrità nazionale. Pochi sanno che è stato addirittura tra i tedofori della scorsa olimpiade di Pechino, ma è solo la punta dell’iceberg: ha fatto pubblicità, apparizioni televisive, esce con le modelle e guadagna centinaia di migliaia di dollari l’anno giocando a Warcraft 3: The Frozen Throne. Gioca umani, una razza facile, potente, probabilmente “scorretta” ma che ha sempre sofferto un’unica medicina… i pelleverde. Al World Cyber Games 2005 Sky ha vinto e Grubby ha perso: la loro partita sarà ricordata come una delle più grandi disfatte dell’olandese che difficilmente si piega senza combattere.

Dato l’alto livello di emozioni in queste competizioni e la presenza di questi due titani, il World Cyber Games 2006, in Italia a Monza, sarà ricordato proprio per  l’attesa di sapere chi è veramente il più forte giocatore del mondo. E qui entra in scena il regista olandese Jos de Putter che mette in piedi una macchina filmica da grande occasione per andare a seguire questo nuovo scontro. Chi dei due dovesse vincere per la seconda volta il WCG sarebbe infatti ricordato, per sempre, nella “Hall of fame“.

Il trailer che state vedendo è come la nostra storia si conclude, sul campo e come inizia, nel racconto. Grubby ha perso nuovamente contro Sky, ai quarti di finale (significa che non è neanche arrivato a medaglia) e il film Beyond The Game racconta questa sfida e spiega il fenomeno del progaming da un punto di vista più umano, dal punto di vista della gente comune. Sky quindi è entrato nella hall of fame, Grubby no (ma si rifarà nel 2008, grande!!!)

Al momento il film è stato presentato all’ International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra poco dovrebbe uscire nelle sale di tutto il mondo. Direi che per tutti gli appassionati di videogiochi, un salto al cinema ci sta.

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Olimpiadi in cina: Sky e Moon tra i tedofori!


Wow che notiziona!

Mi astengo da giudizi sulla bellezza di queste olimpiadi di Pechino, la cui diretta in Cina verrà trasmessa con trenta secondi di differita per coprire eventuali immagini “non idonee” al governo, tirannico, del paese ospitante. Mi astengo da dar giudizi sulla protesta dei tibetani. Mi astengo dal criticare la scelta di svolgere le olimpiadi, teoricamente il massimo della fratellanza umana, sul suolo di una nazione in cui vengono condannati a morte migliaia di persone ogni anno.

Voglio solo rendervi noto un fatto: tra i tedofori, cioè coloro che porteranno la mitica torcia olimpica, ci saranno WE.Sky e Spirit.Moon, due famosissimi giocatori di Warcraft III cinesi, beniamini del pubblico e molto famosi in patria (il secondo è coreano). Dei Cyber-Atleti per una manifestazione di sport reale e non virtuale. In Cina devono aver molto a cuore gli Sport Elettronici (un dato di fatto: in 20 milioni hanno seguito la diretta, sempre con 30 secondi di differita, dei World Cyber Games): prima hanno provato ad inserire i videogiochi come disciplina ufficiale, non riuscendoci. Poi si sono accontentati di un torneo in concomitanza col grande evento olimpico. Ora addirittura fanno sfilare le proprie web star con la fiaccola olimpica. Un bel passo avanti per il netgaming che guadagnerà sicuramente una certa visibilità.

Chissà cosa ne pensa il diretto interessato Sky: potreste scoprirlo sul suo blog, peccato sia in cinese. Avrà anche lui 30 secondi di ritardo prima di postare? A questa domanda rispondo subito: no. Tanto internet in Cina non è libero. Si può giusto diventare forti a qualche videogioco. Di esprimersi liberamente non se ne parla proprio.


RadioGifP.S. Purtroppo stasera, la puntata de “Il Bar dell’eSport e Dintorni” annunciata ieri non andrà in onda come previsto. Mi scuso personalmente con i nostri ascoltatori ma ho la febbre. Perdonatemi :)

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