Se dovessimo stilare una classifica delle piaghe (intese come uscite continue a scadenze molto brevi di successori vari) che ci affliggono in questi anni, escludendo i titoli sportivi che sono stati gli apripista, certamente la lotta più accanita per la prima posizione sarebbe tra i Guitar Hero e i Call of Duty: finchè i numeri saranno dalla parte degli sviluppatori, non possiamo proferire parola, anche se idee e innovazioni latitano sempre più.
La gustosa novità del video in alto è la possibilità di vedere qualche momento di gameplay, tutto tassativamente al sapore di “già visto”: le sezioni appesi alle corde, la missione tra le nevi, i jet che sfrecciano in cielo e i salvataggi all’ultimo minuto. Ormai è il brand CoD a ruotare intorno a queste situazioni, anche se inizia a diventare paradossale come nel peggior action movie di serie z che da una parte di spara e gli uomini cadono come birilli, mentre dall’altra ci vogliono caricatori interi per costringere alla resa i nostri difensori, spesso solo per vedersi un’uccisione sfuggire dalle mani per l’azione solitaria di un eroe: non è più “guerra vera”.
Non lo è a tal punto che i ragazzi di Treyarch, finalmente liberi dall’ambientazione Seconda Guerra Mondiale e approdati a tempi più recenti, buttano nel calderone un Blackbird (molto caro anche agli X Men ), delle granate-razzo e soprattutto,direttamente dalla sapienti mani di Gordon Freeman, una balestra che spara dardi esplosivi.
Mentre aspettiamo con ansia l’introduzione del lancio dei ricci di mare, della corsa con gli sgusci e del torneo di hula hoop nella jungla, la data d’uscita s’avvicina e con essa avremo la risposta alla domanda fondamentale: CoD 7 Black Ops terrà in vita ancora per un po’ il brand Call of Duty, o la storia si è interrotta con Infinity Ward che si azzuffa con Activision?
Attesissimo. Pubblicizzatissimo. Contestatissimo. Per qualche settimana ha monopolizzato il mercato dei videogiochi, per mesi resterà fisso nei lettori di console e pc. Infinity Ward torna alla carica col nuovo Call of Duty, strizzando in un disco la consueta campagna single player, il pirotecnico multiplayer e una modalità tutta nuova, Special Ops. In questa sede ci occuperemo di quest’ultima e della campagna, rimandando l’analisi del comparto online per offrire un giudizio più completo dopo qualche settimana di prove concrete.
Impugnate la vostra arma preferita e tenetevi pronti quindi, la guerra non ammette distrazioni!
Quando si deve parlare di un titolo con tante aspettative, non è mai facile prendere una posizione netta. La tendenza è quella di perdonare qualche imprecisione, di concedere a uno sviluppatore blasonato che lancia un grande sequel troppa tolleranza: voglio perciò mettere subito in chiaro che se cercate la recensione di un fanboy, dovete andare altrove. Call of Duty è una serie straordinaria, divertentissima e spesso entusismante. Il quarto episodio è stato un capolavoro sotto tutti i punti di vista, mentre il quinto ha lasciato i soliti dubbi sullo sfruttamento dell’IP da parte di soggetti diversi dai veri creatori.
Riuscire ad andare oltre Modern Warfare non era affatto facile, anche solo basandosi sulla Campagna. Questo perchè in quel caso tutti abbiamo vissuto momenti indimenticabili, vere e proprie prodezze narrative ed emozionali. La missione coi cecchini, quella del dopo bomba in cui si può solo strisciare e morire: grandi idee perfettamente realizzate, colpi di scena mai prevedibili e in grado di lasciare a bocca aperta (la prima missione, che vedeva la nostra esecuzione è solo un altro esempio…).
Questo è esattamente ciò che manca a questo “seguito”.
La Campagna
La trama in sè, trovata in un cestino dell’immondizia usato da Kojima durante la stesura di quella di un qualsiasi Metal Gear, vede una cospirazione fantapolitica gettare il mondo ben oltre la soglia di un’ennesima guerra mondiale. Russia e Usa si scambiano accuse ed attacchi mentre dal canto nostro saremo impegnati in missioni a spasso per il mondo, a volte per contrastare minacce a volte (non scherzo) per crearne di nuove.
Il tutto è narrato in modo estremamente approssimativo, dato che si ha una certa difficoltà a capire bene lo sviluppo della vicenda: troppi salti e personaggi poco carismatici concludono un quadro generale di desolante profondità.
Il riciclo dei colpi di scena, con uccisioni “improvvise” o situazioni già viste, condisce una modalità che vive di rarissimi picchi, soprattutto se ripensiamo al discorso delle aspettative: centinaia di screenshot diffusi, con la stazione spaziale e i subacquei, avevano fatto alzare la mia soglia d’attenzione verso missioni completamente innovative… peccato che all’atto pratico queste due ambientazioni siano poco più che scene d’inframezzo.
Per fortuna c’è il comparto tecnico, assolutamente di prim’ordine: graficamente la serie ha sempre espresso grandissima qualità, e anche in questo caso tra ambientazioni pittoresche (le favelas) o sensazionali (l’incursione nelle grotte), l’occhio è continuamente rapito da svavillante bellezza e intensità.
Al pari dell’orecchio, ancora una volta fiore all’occhiello di Infinity Ward: a patto di giocare a un volume accettabile, la sensazione di trovarsi in pieno conflitto è garantita dagli effetti delle armi ed esplosioni, sensazionali come al solito.
In un titolo del genere è ovvio che il fulcro debbano essere gli scontri e la sensazione di realismo che è capace di trasmettere, e su questo l’ennesimo COD è semplicemente perfetto. Gli agguati, i pericoli ad ogni angolo, le sezioni stealth contribuiscono a creare un insieme di devastante impatto, che lascia il giocatore davvero a bocca spalancata, sempre pronto a chiedere ancora più azione, più caos, più scontri.
Questo è il suo vero e grande difetto: anche a livello Veterano (ampiamente semplificato rispetto ai predecessori) non vi durerà più di otto ore, trascorse però a perdifiato tra scenari impeccabili e irruzioni (brevi momenti stile bullet time), ma con poche memorabilia, tra cui spicca un fenomenale scontro finale, che vi ripagherà di tutte le frustrazioni patite per arrivarci.
Discorso a parte, molto delicato, merita la terza missione single player, quella che ha causato un po’ di rumore sui media e la rimozione dagli scaffali russi del gioco.
In essa saremo un agente americano infiltrato in un’organizzazione terroristica russa, impegnata in un’azione dimostrativa: un attentato in aereoporto.
Trovarsi di fronte a questo scenario senza essere pronti può essere un pugno nello stomaco, perchè il tutto prende il via con l’irruzione nel terminal, la fuga dei civili e i nostri compagni che iniziano a prenderli di mira per buoni 5 minuti di livello in cui bisogna solo avanzare ed eliminare quante più persone possibili, fino all’arrivo della polizia e il conseguente ritorno a dinamiche più consuete in un fps.
La durezza di questa parte del gioco è tale che lo stesso vi richiederà in un paio di occasioni se siete disposti ad affrontarla, sottolineando anche che in termini di gioco in sè, trofei e obiettivi non cambierà nulla: credo che però sarete voi, come me, l’aspetto più interessante di questa vicenda.
La vostra reazione di fronte a una violenza su inermi civili sarà quello che più di ogni altro vi resterà impresso nella memoria. Non c’è punteggio, non c’è obiettivo, non c’è utilità nè nello sparare a tutti, nè nell’evitare di uccidere: il grande successo di Infinity Ward è quello di dimostrare praticamente quanto insensata sia la violenza, quanto tutto questo non possa che lasciare vuoti, inermi, senza parole.
Quando sentirete qualcuno criticarla perchè “diseducativa“, buttategli in faccia la realtà: nessuno può parlare senza aver messo mano, nessuno sa come ci si senta mentre si segue il “richiamo del dovere”, soprattutto quando questo viene interpretato in tutte le direzioni…
Special Operations
Per quanto riguarda le Special Ops, sono la vera innovazione introdotta in questo CODMW2 e rappresentano la risposta alle modalità cooperative che trabordano in tutti i giochi di oggi. Vere e proprie sfide da affrontare da soli o con un compagno, coprono tutte le sfaccettature del gioco: ve ne sono stealth, di difesa contro orde continue di nemici, corse a tempo, irruzioni e attacchi vari, il tutto in tre livelli di difficoltà diversi.
Un’aggiunta non da poco ma soprattutto la degna compensazione per le mancanze di longevità del single, dato che riuscire a completare ogni sfida richiederà molto tempo, e ancora più pazienza. Un punto nettamente a favore di Infinity Ward e non un’introduzione fine a se stessa, il degno filo conduttore tra campagna e multi online.
Se avete presente la sindrome “solo un’altra e poi smetto”, tipica del giocatore di puzzle game, riuscirete a capire quanto possa essere piacevolmente additivo provare e riprovare a migliorare i propri risultati, cercando in ogni modo di non allertare quella guardia o impostare al meglio una curva dannatamente stretta per la vostra motoslitta.
Di certo non si tratta di una modalità eterna, perchè la frustrazione in alcune missioni raggiunge e supera ampiamente il limite di bestemmie quotidiane consentite, ma finchè la fiamma della sfida brucerà i vostri polpastrelli state sicuri che continuerete a tentare.
Call of Duty Modern Warfare 2 dovrebbe uscire domani. Perchè dovrebbe? Perchè per moltissimi giocatori è già ampiamente disponibile, sia grazie al peer to peer che grazie alle scandalose manovre di due dei più grandi rivenditori sul territorio, Blockbuster e GameStop. Diamo un’occhiata a mente lucida a questo problema, perchè inizia a solleticare il mio mai troppo sopito spirito combattivo.
Partiamo dai fatti: il nuovo capitolo della saga bellica di Infinity Ward reca come data d’uscita worldwide il 10 novembre.
Nonostante questo, il super atteso Fps è sulle reti p2p da domenica 2 novembre. A testimoniarlo non solo il mio “uccellino downloadatore”, ma svariate fonti, tra cui la stessa Microsoft che, insieme ad Activision, ha annunciato e poi concretamente eseguito una lunghissima sfilza di ban ai giocatori più sprovveduti (quelli che, non contenti di averlo in anticipo, addirittura provavano a giocarci online…).
Il secondo fatto è che io ho diretta conoscenza, da venerdì 6 (ma mi dicono fosse effettivamente acquistabile da giovedì), che il Blockbuster più vicino a casa mia stava già dando copie del gioco, in barba a pre order e date ufficiali.
Stessa cosa in svariati GameStop.
La giustificazione di questi ultimi, su sollecitazione diretta di Activision, è stata che le vendite sono state effettuate per “rispettare la propria utenza”.
Questa è una BALLA COLOSSALE.
Non fraintendetemi, perchè non sono un bacchettone: non è l’idea in sè a urtarmi, quanto il principio che nasconde.
Tutti i giocatori sono contenti di anticipare un’uscita, ma su COD c’è da fare un distinguo.
Innanzitutto anche chi con la propria copia deve lavorare, come le redazioni dei portali web, non può anticipare nulla. Potete rendervene conto facendo un giretto sui vari GameSpot, Ign ed Eurogamer: domani saremo travolti dai commenti di tutti, ma per oggi valgono solo ampie restrizioni a non “avvantaggiarsi”.
Secondo poi, viene mascherato da “rispetto per l’utenza” una mossa di concorrenza poco equa, perchè è ovvio che chiunque abbia sugli scaffali COD “rubi” un po’ di utenza ai negozi al dettaglio, forte di scorte maggiori e una settimana di anticipo sulle vendite.
La manovra è fatta evidentemente per trarre il massimo profitto aggirando dei vincoli che, giusti o sbagliati che siano, in ogni caso almeno da queste catene andrebbero seguiti.
Chiudo l’invettiva con una nota di colore: esattamente allo stesso identico Blockbuster di cui sopra, mi sono recato giovedì scorso per chiedere timidamente se potessero darmi Dragon Age Origins, che figurava in bella mostra sui loro tavolini (non sugli scaffali). Mi è stato risposto che se fosse risultata sul terminale una vendita precedente alla mia richiesta me lo avrebbero dato, “perchè EA ci ha rotto le palle e preso di mira perchè abbiamo dato Fifa 10 in anticipo… meno male che un nostro concorrente aveva fatto peggio e quindi siamo passati indenni”.
Sapete com’è finita? Sono dovuto ripassare il giorno dopo, quello dell’effettiva uscita, quello in cui, per chiudere il cerchio, avrei potuto comprare pure COD…
Finalmente una buona notizia per tutti gli smanettoni, non solo videoludici Steven Hirsch, co fondatore della leggendaria Vivid Entertainment (non fate gli scolaretti, SAPETE che è una delle maggiori produttrici di porno al mondo) si è detto molto colpito da ciò che sta accadendo in Giappone con DDM.tv, servizio di digital delivery di contenuto pornografico accessibile tramite Playstation Network.
L’idea di Hirsch è di importare questa iniziativa, con qualche semplice limatura per prendere piede in un contesto, quello occidentale, parecchio diverso da quello nipponico.
Pagando un abbonamento fisso e sviluppato un infallibile sistema di certificazione dell’età del fruitore, il tutto con l’ovvio parere positivo di Sony, allora una nuova frontiera della masturbazione potrebbe essere varcata: si inserisce il Blu-ray che sblocca il servizio e via con lo streaming più selvaggio.
Il problema maggiore sarebbe quelllo di convincere gli utenti a pagare un servizio che hanno fondamentalmente già, per di più gratuito: ma questa è un po’ la sfida comune a tutti i produttori di intrattenimento, a prescindere dal tipo/genere dello stesso.
Pensate un po’: date un’occhiata alla vostra lista amici e un paio giocano a CoD, uno a Fallout 3 e uno…se la sta spassando con qualche focosa scena di sesso!
Su dai, parliamoci chiaro. Eravamo e siamo tutti scettici sulle parole di Kutaragi San e co, boss di Sony ComputerEntertainment, quando ci descrivono una PS3 dominante in questa “nuova” console war. Sony da sempre ha cercato con la comunicazione di sopperire ad una reale mancanza di contenuti (giochi) o idee per la propria console ammiraglia che, a due anni dall’uscita, stenta ancora a decollare. Anzi la verità è che a livello mondiale, PS3 è indietro: ecco i dati di Wikipedia alla voce Console War.
Worldwide sales figures
Wii – 34.55 million, as of 30 September 2008 (2008 -09-30)[update]
Xbox 360 – 25 million, as of 25 November 2008 (2008 -11-25)[update]
PlayStation 3 – 16.84 million, as of 30 September 2008
Detto questo, però, chissà che una delle cose affermate dal management Sony non sia vera o addirittura “illuminante”. PS3, si è dice da molto tempo, è nata per durare di più delle console che l’hanno preceduta. E’ un gioiello tecnologico pronto ad affrontare questa generazione e la prossima grazie al supporto totale di Internet, un hard disk molto capiente e soprattutto il DVD ad alta definizione chiamato Blu Ray, ormai divenuto uno standard. Quest’ultima riga sembra un mezzo spot ma effettivamente comincio a convincermi anche io, soprattutto dopo aver letto questo articolo su Edge Online “PS3’s 10-year Plan Makes Sense“.
Leggendolo ho effettivamente notato una cosa. Quale è tutt’ora la console casalinga più venduta del mondo? Il Wii, secondo i dati di cui sopra sembrerebbe di si ma… se vi dicessi che PS2 è in più di 100 milioni di case voi cosa mi rispondereste? Facile, mi direste: “Ma PS2 è una console vecchia, molti l’hanno messa in uno sgabuzzino mentre usano la loro nuova fiammante console: non è più supportata!”.
Ma questo, è un grande errore. God of War 2 è uscito quando PS3 era già ampiamente sugli scaffali ed è uscito per PS2, quest’anno, senza pensarci troppo, sono usciti per PS2, COD World At War, Guitar Hero, Rock Band, Fifa e PES. 5 dei più venduti giochi dell’anno. Questo significa che, contrariamente a quanto si pensa, Sony non ha abbandonato la sua “sorella minore”, anzi, probabilmente molti degli utili che arrivano nelle casse del colosso giapponese provengono dalle vendite di software di questa “old generation” console.
Inoltre l’articolo fa notare che il passaggio di console è un’operazione traumatica per il mercato del divertimento elettronico: per gli investitori, per gli sviluppatori e per i consumatori. I primi devono lanciare una nuova console e spendere milioni di dollari in pubblicità, i secondi hanno bisogno di assumere nuove persone per imparare le nuove architetture, rischiando tra l’altro moltissimo su giochi che pochi compreranno perchè, e qui parlo di noi utenti finali, pochi comprano una nuova console appena è uscita. Perchè costa troppissimo, perchè non si sa come sarà e perchè soprattutto hanno ancora quella vecchia da nutrire.
Insomma, gli analisti dicono che il piano a dieci anni di Sony ha un senso. Io per ora dico che spendere 400€ per Little Big Planet e Metal Gear Solid 4 è assolutamente esagerato (uniche due esclusive degne dell’acquisto della console).
Ma in futuro? Mi ricrederò? Ci ricrederemo?
Ai posteri, manzoniani, l’ardua sentenza.
Nel video una divertentissima ricostruzione della “console war” che strapperà a tutti più di una risata nonostante sia abbastanza vecchiotto. Microsoft VS Sony VS Nintendo ah ah ah
Mai avrei pensato di citare mio padre in uno dei miei interventi su ITG. Invece una delle sue frasi più ricorrenti, usate all’uscita di ogni nuovo remake al cinema ricolmo di effetti speciali è: “Ma c’è proprio la necessità di fare ’sta roba?”.
Questa secca domanda risuona nella mia testa da quando ho provato per la prima volta il nuovo CoD, World at War, e investe alcuni aspetti da non sottovalutare.
Il primo e più facile da ravvisare riguarda il ritorno alle tematiche e situazioni più familiari alla serie, cioè l’ormai stra-abusata Seconda Guerra Mondiale: conflitto fondamentale della storia recente senza dubbio, però osservato, scandagliato ed eviscerato da quasi tutte le inquadrature possibili, cui questo WaW aggiunge solo il fronte del Pacifico.
Lo fa di certo in modo accurato e in alcuni casi specifici (come le primissime missioni) anche esaltanti, tra imboscate e altri trucchetti usati dai giapponesi per difendere le loro posizioni, ma non può certo bastare a risollevare l’altra metà della campagna, quella russa, in cui si rivedono troppe situazioni di precedenti capitoli di CoD senza raggiungere mai, nemmeno in un caso, i picchi visti nel quarto (e fantastico) episodio. Questa volta potreste scegliere di avere qualche amico al fianco nella jungla, un’aggiunta di sicuro appeal sul pubblico che mi sembra molto azzeccata anche se personalmente non ne sentivo il bisogno.
Continuando il discorso sulla necessità di quest’uscita (che, lo ricordo, segue di 12 mesi il predecessore) c’è chi ha valutato positivamente l’aver preso ampio spunto da ciò che Infinity Ward aveva detto e fatto l’anno scorso: si può obiettare però che le uniche cose che davvero funzionano in World at War sono proprio quelle già introdotte. Tutto il multiplayer online era ottimo già in precedenza e aggiungere un paio di armi al roster classico (lanciafiamme in primis) è la prima cosa che ogni sviluppatore sano di mente fa quando si mette all’opera sul seguito di un fps. Togliere l’elicottero (bonus che è possibile chiamare al proprio fianco dopo la settima uccisione consecutiva) era obbligatorio data la diversa collocazione temporale del gioco, aggiungere i cani e il loro irritante modus operandi (in sostanza vagano per la mappa massacrando i soldati avversari) dà colore all’azione ma toglie un po’ di tattica, considerando che li si sguinzaglia e si resta a guardare la mattanza (possono essere uccisi ma hanno una durata temporale, quindi respawnano e ve li ritrovate davanti).
Ma queste sono considerazione strettamente personali di un giocatore “for fun”, l’ultimo aspetto è decisamente più oggettivo e riguarda la community dei giocatori. CoD ha una folta schiera di appassionati, oggi come oggi divisi su due titoli anzichè su uno solo: se sottovalutate questo punto riflettete su Bungie e Halo 3. Ebbene, uscito più o meno nello stesso periodo del 2007, ha goduto e gode tutt’ora di un supporto interamente dedicato, tanto che pur con qualche defaiance mensile, si assesta sempre al primo posto dei titoli più giocati su Xbox Live (questo stesso discorso non si può fare per PS3 perchè, Resistance a parte, manca un vero e proprio concorrente). Insomma, World at War vende perchè è tutto sommato un prodotto di qualità (anche se purtroppo pienamente inserito nel trend che vede giochi da multiplayer afflitti da intollerabili bug: la mappa Makin e il suo sasso-fortezza è solo un esempio, mi riferisco quantomeno alla versione Xbox360), vende perchè porta sulla scatola un nome importante e in ultimo vende perchè su molti giocatori esercita un fascino molto particolare, quello del “CounterStrike per principianti”.
L’ultimo Call of Duty ha assolutamente dei meriti obiettivi (è assolutamente un buon gioco, con un multiplayer da urlo), ma attenzione a dare al pubblico prodotti in massa tutti simili tra loro, perchè passare dalla continua richiesta al disgusto potrebbe essere una mossa repentina… dalle imprevedibili conseguenze.
Peccato che il concetto di maggior apertura mentale dei videogiocatori non entri in testa a chi non videogioca. Di solito ci sentiamo criticati proprio perchè “stiamo sempre davanti al PC/console” da genitori/fidanzate/amici.
Inutile dire che in questo senso le cose stanno lentamente cambiando ma d’altra parte ci sono fior fior di teorie sulla “gaming generation” e cioè sui lavoratori di oggi che hanno imparato ieri a risolvere problemi e a diventare “open minded” grazie ai videogiochi.
Introduzione forse un pò cervellotica ed esagerata per ciò di cui stiamo parlando (riconosco quando il mio entusiasmo per la creatività altrui, legata ai videogiochi, sconfina in delirio ). L’opera che state ascoltando è una “canzone” creata e mixata a partire dai suoni degli spari di Call of Duty 4.
Non ballatela davanti ad una webcam, potreste diventare il prossimo fenomeno di youtube
Dopo una settimana di pausa dovuta ad evidenti limiti dell’essere umano torniamo in onda.
Evviva!!!
Radio 181 Fragtime, che trovate all’indirizzo www.fragtime.it, ci ospiterà quindi domani Lunedì 21 Gennaio, dalle 22:00 alle 23:30 per la terza puntata del Bar dell’Esport e Dintorni. Ci ospiterà perchè come al solito al mio fianco ci sarà il grande Revng a condurre questa rubrica dedicata al netgaming e soprattutto ai netgamers. Vi ricordo la mail per mettervi in contatto con noi, mail che servirà da ora in poi a partecipare alle nostre varie iniziative, il.bar@fragtime.it.
Vediamo di cosa si parlerà con i nostri ospiti che, come al solito, saranno numerosi. Finalmente arrivano i MMORPG!!!! Prima volta per questi popolarissimi giochi online dedicata, ovviamente, a World of Warcraft: avremo ospite la nostra prima ragazza persa nella rete Ayakuccia! Quindi motivo in più per non mancare. Argomento: WOW in generale e anche qualche domanda sul gaming femminile, perché no.
Poi daremo i risultati e un riassunto flash, senza ospiti questa volta, delle finali EPS; chi ha vinto? Chi ha perso? Chi ha deluso? Seguiteci e lo saprete.
Arriveremo subito dopo all’esperienza “dal virtuale al reale” di Stefano “Interswiss” Di Fulvio: dallo Speeddy Tour a campione del Motor Show di Bologna. Grazie al torneo organizzato da Auto Sprint, ma soprattutto grazie al suo training nei videogiochi, Stefano è riuscito ad arrivare primo in una simulazione di guida reale tra 500 partecipanti. Grazie alla sua prestazione proverà una vera macchina di F1. insomma i videogiochi non sono tanto inutili, soprattutto quelli online, o almeno così pare .
Inaugureremo finalmente una nuova rubrica da tanto tempo in cantiere, “Clan Life“, dove parleremo di clan: la prima puntata il nostro ospite sarà Peg che ci parlerà dei N1ce. Quindi, avete un clan (famoso o no)? Volete raccontarci come fu fondato? Quali sono le difficoltà che avete incontrato nel gestirlo? Quali sono i vostri progetti per il futuro? Da ora in poi potrete raccontarcelo! Scriveteci e non mancheremo di invitarvi.
Altra novità che probabilmente ci seguirà da adesso in poi è un angolo dedicato a PES, con cui domani chiuderemo. Grazie all’iniziativa dello staff di peslife.it, che ringraziamo (un abbraccio particolare a Like_no_1) avremo un veloce resoconto sulle iniziative pessistiche da tenere d’occhio, nations cup e tornei FNIV compresi. Insomma pronti con lo stadio virtuale?
L’appuntamento quindi, come al solito, è lunedì sera, dalle 22:00 alle 23:30 con Il Bar dell’Esport e Dintorni su Radio 181 Fragtime. Per ascoltarci andate su www.fragtime.it e clikkare su “ascolta la radio” oppure clikkate su questo link e vi aprirà il vostro player preferito per quanto riguarda i file musicali.
Ieri, per la prima volta tra l’altro, mi sono sintonizzato sulla Progaming.TV (trovate qualcosa su youtube e volendo potete seguira in diretta su www.progaming.it, quando c’è). Di solito chiaramente non la guardo perchè sono in onda, dagli eventi. Il mio “compare” però, Nobsyde (in foto), va in web streaming ormai due volte a settimana da Bolzano, con la cronaca di alcune partite. Ieri, tra una buca e la noia mi sono “sintonizzato”.
Non saprei descrivere i motivi che mi hanno spinto a questa scelta. Forse perchè il match, sulla carta, era una bella partita (Inferno eSports vs Insane, le due compagini per ora meglio messe in EPS, la Serie A del netgaming italiano su PC, maggiori info su www.esl.eu) o forse per pura curiosità. Magari semplicemente perchè non avevo proprio niente di meglio da fare.
Prima avevo snobbato le trasmissioni della Progaming.TV perchè, sinceramente, mi urtava un pochino il modo di fare del conduttore. Nobsyde è un carissimo ragazzo e un amico, spesso però non sa che dire e non si prepara abbastanza, nel senso che le informazioni che ci “regala” sono sempre le stesse. Senza una spalla, quindi, la trasmissione diventa di una noia mortale; eppure ieri ho notato che invece non è stato così. O almeno non per forza.
Mi sono divertito a sentire Marco e i suoi aneddoti sulla community e sulla vita domestica del Chief Admin di ESL, Tilt (che non butta la spazzatura).
Questo ha aperto la strada ad alcune riflessioni.
Ho pensato che, nonostante ormai potremmo definire Nobsyde un professionista nel campo delle telecronache (sono due anni che siamo in giro con gli eventi ESL e non solo) fondamentalmente rimane un utente e l’intera Progaming.TV non sembra certo un programma televisivo vero, con autori, contributi, RVM ecc, ma piuttosto un contenuto User Generated. Da questo punto di vista, quindi, il comportamento del conduttore funziona anche e soprattutto perchè si rivolge agli stessi utenti come lui non facendo nulla per non sembrare uno di loro. E’ una sorta di televisione dal basso che, addirittura, forse è meglio così com’è che pensata in maniera professionale (come, invece, la sogno io).
Chiaramente ai posteri l’ardua sentenza.
A, quasi dimenticavo, la partita alla fine è stata bruttissima! Gli Inf hanno dominato 16 a 1 con uno Stylaaaah in forma smagliante!!! Complimenti a loro