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Un’orchestra al servizio di Super Metroid


Super Metroid è uno dei titoli per Super Nintendo a cui sono più affezionato. Nintendo seppe miscelare in modo pazzesco il gameplay tipico della saga, alcune preziose innovazioni creando la formula magica definitiva che avrebbe aiutato, qualche anno più tardi, sia Retro Studios per la serie Prime che Konami coi suoi svariati Castlevania portatili.

Ma un grande gioco, uno veramente imprescindibile, è sempre caratterizzato da una colonna sonora indimenticabile.
Il video di oggi non ha immagini, è parte di un concerto che l’Orchestra Filarmonica della città di Tokyo ha suonato parecchi anni fa omaggiando i più famosi videogiochi.

Non posso che consigliarvi di procedere con la vostra navigazione ascoltando questa meraviglia, che contiene:

Theme of Samus Aran (0:00-2:08)
Crateria (2:09-2:41)
Brinstar Green Vegetation (2:42-4:00)
Brinstar Red Soil (4:01-5:39)
Super Metroid Ending Theme (5:40-8:05)

Theme of Samus Aran (0:00-2:08)
Crateria (2:09-2:41)
Brinstar Green Vegetation (2:42-4:00)
Brinstar Red Soil (4:01-5:39)
Super Metroid Ending Theme (5:40-8:05)Theme of Samus Aran (0:00-2:08)Crateria (2:09-2:41)


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Prego voi, Dei dell’Heavy Metal, per un futuro migliore [recensione Brutal Legend]


Ho quasi finito Brutal Legend. Ve l’avevo detto che volevo impegnarmici tra ieri e oggi (mentre ho dato i primi colpi a Modern Warfare 2). Quindi, tosto e molesto come un vero metallaro, eccomi qui a descrivere le sensazioni provate con il titolo Double Fine creato da Tim Schafer, il genio dietro a Psychonauts.

Contrariamente a quanto vi avranno detto tutti (riviste comprese), io ho trovato Brutal Legend fantastico. Magari non come design o giocabilità, ma è sicuramente una ventata di aria fresca sul mondo dei videogiochi.

Chiariamo:  è vero, Brutal Legend è un videogioco debole, nel senso stretto e letterale del termine. E’ corto (come single player), è abbastanza ripetitivo, non ha una grande grafica (anzi, probabilmente è il punto più basso del titolo) ed ha un gameplay principale abbastanza povero. Si tratta infatti di un picchiaduro alla God of War senza combo il cui protagonista principale però è un roadie di una band Metal, tale Eddi Riggs, cioè Jack Black!

L’attore hollywoodiano famoso per Nacho Libre, School of Rock o per il semi sconosciuto ma fantastico The Pick of Destiniy (Il Plettro del Destino) era stato coinvolto solamente per il doppiaggio vocale del protagonista. Strada facendo si è talmente innamorato del progetto che ha voluto esserci come “attore” virtuale: motion capture facciale incluso. Questo particolare, precisamente, è la svolta del titolo.

Non tanto la presenza del solo Black, quanto piuttosto lo stile che essa ha potuto dare al gioco in un batti e ribatti di idee trasmesse dagli sviluppatori all’attore e viceversa.

Guardando ad un prodotto videoludico nel 2009, infatti, bisognerebbe smetterla di guardare solametne a ciò che andava analizzato 10 anni fa. L’allargamento del mercato ha creato spazio per titoli che vanno a ricercare qualcosa di totalmente diverso dal puro avanzamento tecnologico e da un gameplay adrenalinico. Brutal Legend è fantastico per altri motivi e, finalmente, un videogioco può permettersi anche questo.

Innanzitutto chi ha sviluppato Brutal Legend ha inventato di sana pianta un’ambientazione fondendo l’immaginario tipico della musica Heavy Metal (tanta cara a Jack Black quanto al sottoscritto…) con il fantasy. Chi è un critico “raffinato” di videogame potrebbe anche fregarsene ma, personalmente reputo un genio chi ha trasformato un “head banger” in una creatura fantasy che a testate lavora in una miniera. Inoltre far impersonare alcuni personaggi importanti di questa ambientazione a divinità della musica come Ozzy Osbourne e il mitico Lemmy dei Motorhead è ancora più geniale. Personalmente, tutte le volte che entro nel negozio per potenziare il personaggio (la mitica “Forgiamotori“) e sento il cantante dei Black Sabbath parlare con la sua vera voce mi emoziono.

In seconda battuta Brutal Legend è uno dei pochi videogiochi recenti che faccia davvero ridere, dall’inizio alla fine! Il titolo è infarcito di umorismo (anche legato all’ambientazione di cui sopra) e di battute: magnificamente scritte e altrettanto fantasticamente recitate. Non scherzo, fa più ridere di un qualunque film comico recente (ho visto Una Notte al Museo 2 e mi stavo per addormentare) e tra l’altro riesce ad essere anche più graffiante di un film, visto l’alto numero di parolacce che, secondo il sottoscritto, non fanno mai male. Un esempio di battuta clamorosa: Eddie dice a Mangus (il suo autista) “smettila usare quello stupido pannolone per pisciarti sotto e fai il tuo stupido lavoro”, risposta, “sei cattivo, io lo uso solo perchè così posso non smettere mai di guidare”. Magari scritta qui non fa ridere ma, recitata in inglese con i giusti termini, vi assicuro che è uno spacco.

Chiudendo solamente con una nota ludica è davvero realtà dire che Brutal Legend non si inventa niente? Forse si ma è un bel mix di generi: non si picchia e basta, ci sono fasi sulla mitica “Falciadruidi“, cioè un bolide che Eddie costruisce in meno di 5 secondi e anche fasi da “RTS“. Non sto scherzando. In pratica Double Fine si è inventata, con le scarse variabili a disposizione, qualcosa di realmente innovativo per aumentare la varietà. La differenza tra il loro gioco e qualunque altro picchiaduro alla Kratos è che Eddie può combinare le sue qualità con quelle degli altri suoi amici e, inoltre, può comandare alcune truppe in battaglia (anche dall’alto, visto che in seguito sarà dotato di ali).

Ora, facciamo il punto, vi basta per dare 65 sacchi (euro, scusate ;) ) ad Electronic Arts o vi devo davvero ricordare della splendida colonna sonora che racchiude davvero tantissime band che hanno fatto la storia dell’Heavy Metal e molte “new entry” adrenaliniche? Tra l’altro, come in GTA, potrete selezionare voi la canzone adatta al momento.

Per scongiurare però il pericolo che qualcuno di voi dica: “non mi piace l’Heavy Metal quindi Brutal Legend fa cagare” posso aggiungere quanto segue. Una colonna sonora non è bella di per sè ma è bella se sta bene con le azioni, i colori e le situazioni che l’occhio sta guardando. Quando ho visto Collateral (il film con Tom Cruise di Michael Mann) sono rimasto molto colpito dalla colonna sonora nonostante ci fosse salsa, musica elettronica e pochissimo rock, genere in cui io mi riconosco maggiormente. E in questo caso, mai musica fu più azzeccata. La “scena” della fuga in auto sulle note di Throught The Fire and Flames dei DragonForce è da oscar del videogioco ;)

Se non vi basta quanto detto fino a qui, sappiate l’ultima cosa. Se non amerete Brutal Legend, gli dei dell’Heavy Metal si accaniranno contro di voi!

Non vorrei davvero essere nei vostri panni!

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Edge e New Super Mario Bros Wii


new_super_mario_bros_wii-thumb2-gif.jpgEdge accoglie  New   Super Mario Bros Wii con un tiepido 7. Che sia per la mancanza di quel “fattore originalità” che viene tenuto in ampia considerazione dagli editor della rivista inglese, piuttosto che per reali lacune al livello di gameplay, il fatto che il nuovo episodio di Mario abbia preso un punto in meno del suo illustre predecessore per Nintendo DS ha lasciato sbigottiti un po’ tutti.

Read the full story

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Il potere della pubblicità: spot televisivo di Halo ODST [video]


Halo ODST ci ha messo davvero poco a essere relegato nella mia personale scala di valore a un titolo che avrei guardato con una certa diffidenza: niente Master Chief, meno azione scriteriata e più tattica, il tutto nel solito universo narrativo che a me non piace particolarmente.
Ma, come spesso succede, il potere della pubblicità stamane mi ha colpito in piena faccia: ancora una volta Bungie e Microsoft confezionano uno spot altamente emozionale, sempre con gli attori veri, senza una briciola di gameplay del gioco. E la mia hype ha iniziato a crescere!

Come ormai tradizione quindi, abbiamo uno spot bellissimo, con una splendida colonna sonora e una grado di emotività e coinvolgimento dello spettatore davvero alto.
Io non avevo certo dimenticato i primi spot per l’uscita di Halo 3, di cui questo appena visto è il legittimo successore.
Ora, nonostante il fatto che su molte reti peer to peer il titolo sia già presente (così come la mano “bannatrice” di Microsoft per chi se lo fosse procurato abusivamente), non ci resta che aspettare il 22 settembre per dare un’occhiata concreta al gioco.

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Evento inFamous in Sony [preview PS3]


E’ da un po’ di tempo (dall’uscita di Killzone 2) che non parliamo di un bel gioco in esclusiva per PS3: uno di quelli, per intenderci, che assicura una buona visibilità alla macchina su cui vedrà la luce. Giusto stamattina il vostro Dinamico Duo (io e AKirA) è andato a sbirciare l’imminente inFamous, nuovo titolo degli statunitensi Sucker Punch.

Erano presenti il loquace Bruce Olberg, co-fondatore della compagnia, e il simpatico Ken Schramm, che si occupa del marketing interno e delle pubbliche relazioni.

Abbiamo quindi avuto modo di testare con mano e di assistere ad alcuni spettacolari momenti di questo titolo dalla struttura sandbox, il cui scopriremo quanto possa essere ardua la vita di un novello supereroe. Come ci è stato spiegato, ai programmatori di Seattle non piace lasciare a filmati prolissi la spiegazione della vicenda: si tratta di videogiochi, quindi ogni momento va vissuto in prima persona pad in mano.

Niente presentazione quindi, ci tuffiamo dritti dritti in una giornata come tante a Empire City, in cui però la tranquillità è interrotta da una fragorosa esplosione d’energia, che stermina migliaia di persone e lascia un unico sopravvissuto in un raggio di 6 miglia: il pony express Cole. Tutto intorno macerie, fiamme e devastazioni: il primo compito è quello di ricongiungersi con l’amico di sempre, Zeke.

Mentre l’eroe di turno vaga alla ricerca della retta via, inizia a rendersi conto di essere cambiato: una scarica elettrica letale lo colpisce, ma senza effetti. Come se ne avesse assorbito l’energia. Proprio questo, insieme alla struttura aperta della città, è l’elemento cardine del gameplay: Cole è sostanzialmente una dinamo umana, capace di assorbire energia dalla rete cittadina e rilascirla in modi vari, tutti coreografici ed estremamente divertenti.

Sebbene pecchi un po’ nel corpo a corpo (feature lasciata un po’ in disparte nel gioco), il nostro eroe ha a disposizione svariati attacchi (migliorabili, come vedremo in seguito) tutti basati sull’elettricità, oltre che dei poteri non offensivi ma estremamente utili, come la possibilità di planare dolcemente a terra o quella di “surfare” sui binari della metropolitana.
E qui sta la parte affascinante: Empire City è l’apocalittico parco giochi in cui sbizzarrirsi in ogni modo, tenendo solo d’occhio la scorta di energia elettrica rimasta (ma basta appunto trovare una qualsiasi fonte per ricaricarsi), e decidendo in concreto se sfruttare questo dono per servire il Bene, oppure fregarsene di tutto e lasciare che sia il proprio ego malvagio a prevalere.

Il tutto con le ovvie ripercussioni sulle reazioni della gente, lo svolgimento della trama (che segue una sola storyline: non avremo due giochi in uno ma una solida via centrale che porterà al completamento del gioco, anche se starà a noi decidere il modo di seguirla) e la possibilità o meno di accedere a sub-quest.

Su espressa domanda del prode AkirA in merito alla varietà delle missioni secondarie (terrorizzato giustamente dall’effetto Assassin’s Creed), la risposta di Oberg è stata vaga: ci sono quest di difesa/salvataggio di innocenti, eliminazione di determinati soggetti e tutto il campionario di analoghe situazioni viste ad esempio in Crackdown, anche se quello che più gli premeva di sottolinerae era come la precisione del karma system, che arriva addirittura a condizionare i poteri e il loro utilizzo (seguendo la via del Bene avremo una maggiore precisione nell’uso delle varie abilità, mentre scegliendo il Male i danni collaterali a città e civili saranno molto più estesi).

L’impressione generale è che in ogni caso sia stato fatto un lavoro capillare: dal punto di vista grafico abbiamo un titolo solidissimo, con una eccellente resa della città in cui si svolgerà tutta la storia e animazioni molto curate, soprattutto quando Cole di arrampica sui palazzi, si aggrappa ai pali della luce o salta nel vuoto.

Buona la colonna sonora, che, anche grazie al lavoro fatto da Oberg, gode del piacere di essere dinamica, cioè relazionata alla quantità di azione su schermo: più intensa e presente nei combattimenti, più sfumata quando si girovaga tra tetti e grondaie.

Il momento più devastante cui abbiamo assistito si è verificato quando Ken Schramm, che illustrava col pad in mano le varie qualità del titolo, ha sbloccato una serie di cheat (invulnerabilità & co.) per mostrarci come prendeva a calci in culo (letterale) i bizzarri nemici durante una missione di supporto alla polizia, impegnata a ricollocare in nuove celle alcuni detenuti.

In questo modo abbiamo apprezzato i poteri di Cole alla loro massima potenza, in una continua tempesta di saette ed esplosioni: tutto molto spettacolare anche se a lungo andare, complici il mega schermo e il super impianto audio, anche caotico e confuso.

In ogni caso il giudizio finale è più che positivo: il gioco è pronto all’uscita (29 maggio), è molto spettacolare e sembra davvero intenso. Il fascino della città interamente distrutta, saccheggiata dai criminali e piena di pericoli è innegabile: se le missioni secondarie, il percorso del male (in molti titoli trascurato a favore della retta via) e i super boss che ci hanno garantito si manterranno su uno standard tanto elevato, avremo un nuovo eroe di riferimento, un po’ infame magari, ma imperdibile.

Sotto un po’ di foto dell’evento.

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Adotta un Katamari [recensione Beautiful Katamari]!


La vita si sa, procede a botte di culo.

Alcune piccole, altre un pochino più grandi: una delle più recenti mi ha portato all’acquisto (per 30 euro) di due giochi assai diversi. Il primo è l’affare più roboante della storia dei videogiochi, cioè l’Orange Box. Il secondo, preso perchè ne avevo sentito parlare molto bene ai tempi delle varie release per PS2 (e PSP), è un gioiellino che aiuterà il Nintendaro che è in me, ostaggio (volontario) di Microsoft, a lenire un pochino l’ansia da tradimento.

Si chiama Beautiful Katamari ed è un giochino assolutamente folle, a partire dalla trama: il Re di Tutte le Galassie sta giocando a tennis con la moglie e il figlio ma, eccessivamente preso dalla partita, effettua un devastante super-servizio, tanto potente da far schizzare in cielo la pallina e creare un enorme buco nero che inizia a risucchiare tutto il creato!

Una vera emergenza che solo il Principe, munito di sfera Katamari, potrà riparare: ma cosa diavolo è un Katamari? Sostanzialmente è una sfera capace di raccogliere su se stessa tutti gli oggetti più piccoli di lei: esponenzialmente quindi all’aumentare del suo diametro aumenteranno anche le dimensioni degli oggetti che potrà portar via con sè fino…all’infinito ed oltre!

Si, il gameplay è tutto qui: il Re ordina la ricostruzione di un determinato pianeta e il Principe dovrà rotolare per la città cercando di raccogliere quanti più oggetti possibili entro un tempo limite.
Ovviamente la natura del pianeta (ghiacciato, caldo, coperto d’acqua) influenzerà la scelta di che cosa raccogliere: per ricreare Saturno ad esempio, il nostro minuscolo eroe dovrà prodigarsi nella caccia di oggetti rotondi, restituendo al cosmo gli anelli più celebri del creato, così come tutto quanto dà energia (macchine, stazioni petrolifere etc..) contribuirà a dare vigore all’energia del nuovo Sole.
Completata una richiesta, sarà possibile tentare i time attack, con tanto di leaderboard online.

Troppo semplicistico?

Non credo proprio. Gli oggetti da raccogliere sono letteralmente migliaia, la difficoltà vera, oltre che dal tempo che scorre è data anche dalla voglia di riuscire a catturare gli oggetti più grossi: se la prima sfida sarà data dall’includere le case nel vostro Katamari, crescendo ancora vedrete che non c’è (quasi) limite a quanto potete portare con voi.

Negli ultimi stage scoprirete che è possibile diventare talmente grossi da rotolare attorno alla Terra, strappando città e continenti dalla crosta terreste!

Un gioco ipnotico, colorato e al 100% nipponico: tutto l’immaginario culturale giapponese è presente nella grande città in cui si svolgono le avventure del Principe, ad ogni angolo c’è una bizzarra scenetta tutta da gustare (uomini che inseguono salmoni, ballerine che danzano sull’acqua, gli oni, le piovre, Godzilla, i Power Rangers, l’Uomo Tigre…addirittura il pianeta del Piccolo Pricipe!), insomma vi verrà strappato più di un sorriso mentre sarete tutti concentrati nel tentativo di diventare immensi.

La gestione della crescita del Katamari in termini tecnici è stata molto intelligente: per far capire che la scala di riferimento cambia, c’è uno zoom out della telecamera che cambia l’inquadratura, allargandola. Avremo quindi oggetti grandi, che poco prima rappresentavano un ostacolo al nostro cammino, che diventano più piccoli, fino a scomparire quando sarete così tanto enormi da ignorare le case o le montagne.

Certo, al primo impatto tecnicamente non fa gridare al miracolo: qui sta a voi decidere se giocate per divertirvi o per stupire gli amici con una super grafica. Più di una medaglia al merito va data alla colonna sonora, irrimediabilmente j-pop, che vi entrerà in testa con le sue melodie e ritornelli allegri: io non amo il genere, ma ogni volta la mia testa viene crivellata da sonorità tanto leggere da non potermene più liberare.

Ampiamente rigiocabile (anche solo per cercare di raccogliere tutti gli oggetti possibili), persino in multi (cooperativo e competitivo, anche su Xbox Live), divertente e altamente additivo, rappresenta un titolo adatto a qualsiasi tipo di giocatore che abbia abbastanza irriverenza verso il mondo dei videogiochi da far prevalere la gioia di giocare sulle tante seghe mentali tecniche che ci affliggono da quando il medium esiste.

Io vi sfido a provarlo, voi sappiatemi dire!

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