Mettere in piedi un sito? Relativamente facile, ma bisogna comunque essere svegli, reattivi. Sparare quotidianamente contenuti interessanti? Medio, non è facile ma nemmeno così tosto, in questo è la dedizione l’aspetto più importante, dedizione e acume. Aprire un forum all’alba del 2010? Questo sì che è difficile ma dopo essere arrivati così in alto non capiamo perchè tentennare, tirarci indietro. Bisogna invece andare avanti, come dei carri armati, come Inside The Game.
Da qualche giorno il nostro sbrilluccicante sito si arricchisce di una nuova sezione, questa volta dedicata completamente a voi, lettori affezionati e arrembanti navigatori della rete, giunti qui per caso e anche per fortuna, nostra come vostra. Perchè Inside The Game è così, divertente, frizzante, serio quando necessario e appassionato di ogni forma di intrattenimento elettronico. Noi giochiamo anche con i telecomandi delle nostre tv, siamo irrecuperabili, e il nostro intento è quello di riversare su di voi un po’ della nostra follia, cercando al tempo stesso di carpire la vostra. E se pensate di essere normali scommettiamo di farvi ricredere, non c’è scampo. Per riuscirci avevamo bisogno di una piazza, un luogo come il forum di Inside The Game, tecnologicamente cazzuto, graficamente esplosivo e pronto a popolarsi di persone, passioni e sopratutto di amici.
Dopo tante discussioni siamo giunti all’idea di creare una board unica per ogni piattaforma di gioco. Il suo nome è GURU MEDITATION ed è qui che potremo sfogarci parlando dell’ultimo titolo per iPhone come della prossima meraviglia in alta definizione per PlayStation3 e Xbox360. Accorpare insieme tutte le console esistenti è per noi una priorità, noi puntiamo i nostri occhi sui giochi e non sulle macchine su cui girano, i nostri miti si chiamano Bioware, Naughty Dog, Kevin Levine, Shigeru Miyamoto e non Microsoft, Nintendo, Sony o Apple.
Oltre a fornire board per il “cazzeggio vulgaris” abbiamo scelto di dare anche molto spazio al net gaming. Qui, sotto forma di quattro board a tema, potrete formare il vostro clan o cercare nuove volenterose leve, organizzare tornei o pubblicizzarne uno.
Naturalmente nulla è per sempre. In base alle vostre richieste non avremo problemi a plasmare il forum su di voi, sulle vostre vite e le vostre necessità. Far parte fin dall’inizio di una community è una grande possibilità, divenire col tempo i “vecchi” del forum una soddisfazione sempre nuova, costruire assieme i connotati dell’entità pulsante che il forum di Inside The Game vuole diventare un’occasione unica, spericolata. L’iscrizione è veloce, semplice e non correte il rischio di ritrovare i vostri compagni delle elementari
Ubisoft ha colto l’occasione della doppia uscita dell’attesissimo Assassin’s Creed 2 e del prossimo Splinter Cell: Conviction per presentare Uplay, la sua piattaforma online.
Uplay si ripromette di accentrare su di sè l’attenzione dei giocatori raggruppando ed integrando diverse funzioni che attualmente sono frammentate fra internet, le dashboard e i relativi negozi online dei diversi produttori hardware.
Tutto parte dal sistema delle ricompense, alternativo ai classici achievements/trofei, che oltre a tenere traccia dei risultati raggiunti, tramite questi permette di accumulare punti da spendere sul sito Uplay per acquistare abiti per gli avatar, mappe, temi e altro.
La cosa è interessante sia perchè dona alle ricompense di gioco un valore ben più concreto del semplice gamerscore, sia perchè si propone di superare i limiti tra le piattaforme: il sito sarà direttamente accessibile sia da qualunque PC connesso ad internet che dall’interno dei giochi Ubisoft, e potremo ad esempio accumulare punti con Assassin’s Creed 2 su Xbox360 per poi spenderli per acquistare qualche DLC per il prossimo Splinter Cell su PS3.
Una volta attratti a sè gli utenti la piattaforma della casa francese cercherà poi di fidelizzarli creando una community e offrendo servizi di condivisione tanto dei propri risultati in-game quanto di contenuti, oltre a fornire vari servizi: soluzioni dei giochi accompagnate da filmati esplicativi, raccolta di statistiche, creazione di classifiche e parecchio altro.
La mossa della Ubisoft è senz’altro interessante per più di un motivo.
Innanzi tutto perchè lascia intravedere un’alternativa rispetto ai negozi online dei produttori hardware, che non sarebbero più gli unici a poter vendere DLC sulle proprie macchine: ogni gioco Ubisoft permetterà di accedere ad Uplay e di poter acquistare (per ora solo tramite i punti acquisiti giocando, poi chissà…) materiali aggiuntivi, svincolando quindi le transazioni fra utente e softwae house dal passaggio obbligato attraverso i vari Marketplace e Playstation Network, e annullando quindi le commissioni dovute a Sony o Microsoft.
In secondo luogo perchè raccogliendo utenti in base ai giochi e non ai diversi hardware posseduti, potrebbe diventare la più grande piattaforma di social networking incentrata sul videogame esistente, con utenti PC, Xbox360, Wii e PS3 intenti a scambiarsi risultati, commenti, soluzioni e quant’altro.
Infine Uplay vorrebbe fungere da contatto diretto fra uno dei maggiori produttori di software al mondo e la sua utenza, creando un canale di comunicazione preferenziale che, se ben sfruttato, oltre ai vantaggi derivanti da un marketing mai così ben direzionato verso un target ricettivo, potrebbe permettere di avere in modo continuo il polso della massa dei videogiocatori, ascoltandone magari nel contempo suggerimenti, idee e proteste.
Una piattaforma con delle grosse potenzialità quindi, e a giudicare dalla struttura e dalla discreta quantità di materiale già ora presente sul sito (peraltro ancora in fase beta), Ubisoft sembra crederci molto.
Il tempo, ma soprattutto la qualità e la quantità del materiale proposto per spingere questa prima fase ci diranno se la casa francese riuscirà a tramutarle in qualcosa di concreto e, a quel punto, importante e rivoluzionario.
Il mondo è cambiato. Quello del multiplayer online, anche. L’erosione di giocatori, costante e inarrestabile, ha ormai ridotto le community a sparuti gruppi di gioco. Molti generi, un tempo punte di diamante del netgaming, stanno letteralmente sparendo. Le console di ultimagenerazione sono troppo “avanti” e i giocatori l’hanno capito e si stanno spostando in massa: Call of Duty 4, ha molti più giocatori su Xbox Live che su PC, nonostante tornei ed eventi siano quasi esclusivamente giocati sulla storica piattaforma dotata di mouse e tastiera.
Gli RTS, d’altro canto, sono praticamente spariti; questo il quadro desolante, ma realistico, che raffigura una natura morta di giochi multiplayer senza giocatori, soprattutto in Italia. Ma non pensate che all’estero la situazione sia tanto migliore, anzi: se si escludono le due “isole felici”, Germania e Corea del Sud, le vendite di videogiochi per PC sono in costante diminuzione e rappresentano ormai una nicchia nel gigantesco mercato dell’industria videoludica.
E il netgaming ne soffre: i tornei sono sempre più rari anche passate le alpi e addirittura le Championship Gaming Series, una trasmissione televisiva statunitense dedicata alle sfide di videogiochi professionistiche, hanno chiuso i battenti. A parole, i manager delle società che orbitano intorno al business degli Sport Elettronici, hanno dichiarato che il settore esploderà nei prossimi due anni: eppure i fatti sembrerebbero dimostrare il contrario. In fondo un tale settore non esiste senza tornei, ma ovviamente non ci sono tornei senza giocatori e non ci sono giocatori senza il settore. Un cane che si sta distruggendo la coda.
Tuttavia, una luce alla fine del tunnel, c’è: l’accenderà prima o poi la mano di BlizzardEntertainment e il suo nome è Starcraft 2. L’attesissimo seguito dell’RTS, divenuto ufficialmente sport e trasformato in spettacolo mediatico in Corea del Sud, potrebbe sedersi a questo tavolo con un poker d’assi servito: un punto davvero impossibile da battere se ben giocato. Blizzard sta facendo crescere l’hype a dismisura e sta puntando in maniera evidente sugli aspetti multiplayer della produzione: gli stessi che hanno reso il primo Starcraft uno dei videogiochi più importanti del mondo a cui, ancora adesso, milioni di persone stanno giocando. Ad esempio, per testare Starcraft 2 sono stati chiamati i più importanti pro-gamer (giocatori professionisti) mondiali, coreani e non: Blizzard vuole uscire con un prodotto praticamente perfetto già dalla prima release, un gioco che coinvolga da subito gli utenti a giocare in multiplayer grazie al Blizzcast (un servizio di TV, in game, per vedere le partite) o alla nuova Battle.net, dove sarà possibile organizzare tornei con premi in denaro.
Ovviamente la risposta degli appassionati, per ora, è adorante: Starcraft 2 è atteso come la manna dal cielo, come la fine di tutte le sofferenze, come il titolo che può, a ragion veduta, far tornare la passione per il netgaming all’entusiasmo iniziale. Su internet è considerato l’unico modo per riunire e rinforzare tutte le community appassionate di strategia e non solo; se il supporto sarà rilevante, Starcraft 2 ha le carte in regola per rapire giocatori dagli altri campi “competitivi”: FPS, sportivi e, perché no, anche strappare dal “sonno” delle loro vite virtuali molti giocatori di MMORPG in giro per la rete.
Per molti questa non è una speranza, bensì una sicurezza: Starcraft 2, quando uscirà, sarà in grado di fare il miracolo della moltiplicazione dei giocatori. All’estero, dove la scena è molto più sviluppata, molti osservatori pensano addirittura che questo titolo possa portare il “competitive gaming” fino al livello coreano. Le aspettative per un videogioco non sono mai state così alte!
Legittimo a questo punto domandarsi: e se Blizzard avesse in mano un bluff e non un poker? E se il gioco dovesse rivelarsi poco più che buono a livello mondiale? E se le sue mirabolanti caratteristiche fossero comunque insufficienti per riportare migliaia di persone ai Lan party? In definitiva: e se Starcraft 2 dovesse fallire? Ovviamente per chi vi scrive questo scenario è alquanto improbabile: conoscendo Blizzard Entertainment, altrimenti detta, “noi-programmiamo-solo-capolavori-e-cambiamo-il-mondo-dei-videogiochi-ad-ogni-titolo-come-con-WOW”, credo sia lecito attendersi che le aspettative siano soddisfatte.
Ma soprattutto non penso che sia davvero importante un titolo, per far sbocciare gli sportelettronici in occidente: a mio avviso ci penseranno le console di nuova generazione, quando troveranno qualcuno disposto ad incanalare il loro enorme potenziale di pubblico. E se non sarà così, probabilmente il tempo darà una grossa mano al settore, aiutando la sinergia tra sviluppatori, sponsor, investitori e giocatori già in atto da anni.
Allo stesso modo però sono convinto che Starcraft 2 potrebbe essere l’Unico Anello per aiutarli tutti e nella luce farli risplendere. Una magia tecnologica degna di Gandalf che porterà una massa di nuovi giocatori e ricompatterà quelli esistenti, garantendo un ringiovanimento generale al settore. Speriamo a questo punto che la magia non porti in grembo qualche “maledizione”; in fondo questi anelli magici, si sa, a volte funzionano male nonostante le garanzie.
Da Game Pro 19 di Febbraio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Fin dal primo cambio “globale” della dashboard era chiaro che la nostra Xbox 360 sarebbe stata periodicamente aggiornata con facezie e nuove utilità.
Ricordate? Prima non c’erano gli odiosi avatar e cercare un qualsiasi contenuto tra le “blades” (nome coatto per le schermate) richiedeva solo qualche ora di impegno incondizionato.
Tutto sommato accolgo con piacere la lista dei contenuti resa nota da Microsoft, anche se la novità più gustosa noi poveri cittadini europei non possiamo fare altro che sognarcela: niente Netflix.
Il servizio di affitto online (in streaming) di film in DVD e Blu Ray al momento non varcherà i confini americani. L’unica cosa positiva è che non diventeremo idioti completi con una delle sue feature, cioè la possibilità di chattare con gli amici durante la visione di un film: come possa essere stata ritenuta una grande idea dalle parti di Redmond, per me è un mistero insolubile.
Sempre a proposito di idiozie, aprirà il Marketplace per gli Avatar: un comodo modo per spendere inutilmente qualche quattrino comprando abiti di brand famosi o oggetti ispirati a videogiochi di successo.
Simpatica l’idea di offrirne qualcuno come ricompensa di gioco: in modo simile agli obiettivi, al compimento di certi requisiti potremo sfoggiare direttamente sulla nostra controparte un oggetto ottenuto in questo modo. Restando in tema achievements, una nuova schermata riassumerà quelli ottenuti, indicando anche il totale dei giochi completati interamente.
Altra aggiunta riguarda la possibilità di votare i titoli Xbox Live Arcade con un sistema a 5 stelle e di filtrare in base a queste la ricerca di nuovi giochi: un minimo potere alla community, in sostanza.
Sparisce la sezione Xbox Originals, fortunatamente per un buon motivo: verrà ribattezzata Games on Demand e conterrà oltre ai classici per Xbox, anche una serie di titoli per il fratellone 360 già visti nei negozi (ancora non annunciata). Finalmente si sono accorti che vendere videogiochi senza manuali non è proprio il massimo: questi saranno resi disponibili (anche in download) da Xbox.com.
Sembrerebbe proprio che anche in Microsoft abbiano eletto un Ministro per la Semplificazione: gli inviti agli amici per un party di chat saranno piazzati a un solo click di distanza, e in caso di discossessione “accidentale” (chessò…magari ha Alice come me), il povero estromesso sarà riconnesso automaticamente.
Niente più messaggi vocali vuoti perchè eravate troppo ubriachi e non vi eravate accorti che il microfono fosse chiuso: ora sarete avvertiti prima dell’invio (ma non prima di vomitare: là si resta al rush al cesso). Butteranno pure qua e là nuovi punti d’accesso a tutto ciò che attualmente è introvabile (download attivi, recupero gamertag etc…): era ora.
Persino il vostro ego sarà sollecitato a dovere: la Gamertag vedrà aggiungersi un segnalino che indica la qualità di Veterano di Xbox Live, riservato agli abbonati Gold “storici”. Anche la lista degli amici sarà semplificata filtrando gli amici per Gamertag, stato online o attività in corso, il tutto con la semplice pressione del meraviglioso tasto Y.
Al momento quindi nessuna clamorosa innovazione, possiamo di certo dire che restiamo in attesa del restyling “potente” annunciato all’E3, con tutte le contraddizioni che porterà con sè, Facebookin primis.
No davvero, parlo sul serio: è concepibile sottostare ad una simile decisione senza fare niente?
Per la paura della pirateria Blizzard non ha solo deciso per una attivazione online (alla Steam) del suo prossimo prodotto di punta, Starcraft 2, ma si è addirittura “dimenticata” di includere una modalità LAN all’interno dell’RTS più atteso del mondo.
Salve a tutti, io sono Renato Rossi aka inskin; come AKirA sono nato quando comparivano le prime pubblicità a colori sulla TVitaliana (classe 1978), vivo ad Ancona e in attesa del mio trentunesimo compleanno e della televisione 3D suono con i Need her liver (www.needherliver.com), sono in procinto di laurearmi in medicina e scrivo di videogiochi.
Mi riallaccio al mio post “Halo Wars il futuro degli RTS?” per parlarvi finalmente nel dettaglio delle mie impressioni su HaloWars, un gioco uscito a febbraio ma che io, con tutta calma, recensisco solo ora. Perchè? Sinceramente volevo scrivere questo post il giorno che fossi arrivato primo nella ladder mondiale (ce l’avrei potuta fare tranquillamente…) così prendevo al volo l’occasione per darvi la buona notizia. In verità, arrivato al 220esimo posto su circa 150.000 giocatori è uscito Street Fighter 4 e il mio tempo videoludico si è dannatamente assottigliato.
Allora ho aspettato, sempre per cercare di non dare giudizi sbilanciati sulla produzione Ensemble Studios / Microsoft (esclusiva per Xbox 360) e il torneo di The Live Community (TLC, ve li dovreste ricordare per La Zona X, erano nostri partner) è caduto proprio a fagiolo. La mia vittoria a questo evento online, mi permette di parlare nuovamente di questo gioco che è dannatamente intrigante, per un fanatico della strategia in tempo reale come me, ma purtroppo anche realizzato in maniera approssimativa per poter essere ricordato come un capostipite negli anni a venire.
Il mio primo posto, in verità, ha una doppia valenza. In primis mi ha permesso di giocare con molti altri italiani e comunque capire molte cose in più sul gioco, visto che contro gli stranieri non parlavo mai con nessuno di strategie e contromosse. E poi mi ha permesso di prendermi una rivincita personale molto gradita: al tempo del mio post sull’Arbiter, infatti, molti commenti di alcuni partecipanti allo stesso torneo che ho vinto, ebbero addirittura i toni di una “presa in giro” (bonaria, per carità, comunque vi voglio bene ) nei confronti di ciò che dicevo io sull’eroe Covenant (una delle due fazioni in gioco). Beh, ho giocato contro quello che reputo uno dei migliori giocatori italiani (probabilmente anche migliore di me, perchè almeno non usava l’Arbiter…) in finale, cioè GreatTeacher e l’ho battuto 2 a 1 (unico match che ho perso, tra l’altro, in tutta la competizione) usando il suddetto eroe. Scelta che ho adottato per quasi tutto il torneo (ho giocato una partita col Profeta, di cui parleremo a breve), quasi a voler autodimostrare che non sbagliavo una virgola quando descrivevo questa unità come totalmente sbilanciata (troppo forte, in gergo si direbbe “imba”) nei match multiplayer di Halo Wars.
Apro una parentesi e ringrazio quindi comunque TheForce (l’admin di TLC dedicato al torneo) per l’ottimo lavoro svolto e tutti i giocatori contro cui ho giocato: tutta gente simpaticissima e cordialissima. E’ stato davvero un bel torneo! Ed ora è giunto il momento di esprimermi su HaloWars, con questa nuova esperienza alle spalle.
Innanzitutto, il discorso fino a qui fatto e quello che sta per iniziare, non vale minimamente per chi vuole giusto divertirsi con un RTS per console: in questo caso il titolo Bungie è comunque fatto davvero bene. Graficamente, tecnicamente e soprattutto a livello di controlli. Credeteci o no, comandare uno strategico col pad, in questo modo, è comunque un piacere. Io non ho sentito la mancanza di mouse e tastiera. Promosso, quindi, per qualche 2vs2 in compagnia, ma non certo per un torneo nella televisione coreana…
Infatti per chi prende le sfide multiplayer con un po’ più di “serietà” e soprattutto per coloro che masticano già il linguaggio degli RTS online, il gioco purtroppo non può essere definito godibile, perchè totalmente sbilanciato in molte unità, alcune abilità e soprattutto nelle razze.
Quando ho scritto il post sull’Arbiter, infatti, non avevo capito che non era tanto quell’eroe a fare la differenza ma tutti gli eroi. Cosa voglio dire? Dovete sapere che in Halo Wars ci sono 2 fazioni: i Covenant e i CST (alieni e umani, niente di più banale…). La prima è dotata di un eroe mentra la seconda no, ha invece delle abilità (a pagamento). Nonostante io debba ammettere che comunque il gioco è anche più bilanciato di quel che credessi e ci sono modi per vincere anche contro Arbiter bravi , il problema fondamentale è la mobilità della razza Covenant confrontata con quella dei CST.
Tutti gli RTS, infatti, si basano sulla possibilità e sul controllo della mappa, non solo sulla velocità nel costruire le giuste truppe e i giusti upgrade. E’ chiaro che se io potessi “teletrasportare” sul campo di battaglia le mie unità nel punto dove avviene un attacco oppure dove io voglio attaccare, avrei un vantaggio enorme, incolmabile, direi. Ed è proprio quello che ogni giocatore Covenant può fare!
L’eroe, qualunque esso sia, è infatti come un “beacon” dove teletrasportare in ogni momento le proprie truppe. Si può quindi, per esempio, preparare delle truppe in casa (a sorpresa), non farle vedere al nemico (o addirittura produrle senza rilasciarle, possibilità che c’è in Halo Wars), portare l’eroe in prossimità della sua base, teletrasportarle tutte e poi attaccare, con o senza comandante. Allo stesso modo, inoltre, si può riportare l’eroe in casa (che da una bella mano, alle battaglie) al costo di 100 sole risorse se si viene attaccati.
Questo significa che, soprattutto a partita avanzata (quando si hanno più basi, dalle quali è sempre lecito fare questi giochini), il giocatore Covenant ha possibilità di movimento non paragonabili a quelle dei giocatori CST. Questo sbilancia la partita in maniera da rendere davvero innocuo anche il più abile dei giocatori, non lasciandogli grande scampo se si usano bene il proprio eroe e le proprie truppe.
Con questo voglio anche dire che, effettivamente, il mio post sull’Arbiter non è poi così corretto… era semplicemente il primo eroe che vedevo e imparavo a conoscere e quindi mi ha messo davvero paura con tutte le sue abilità… Lì per lì ho pensato fosse quello imba, invece praticamente era tutta la razza grazie ai suoi tre eroi. Trovo davvero ingiusto che si sia programmato un titolo in cui ad una razza non si danno le stesse possibilità dell’altra e, fidatevi, Halo Wars è così ed ha solo due razze.
Scusate per il post forse troppo tecnico e comunque molto lungo, mi rifarò domani con un video divertente. Notte a tutti. In apertura un Arbiter rush, uno dei pochi che ho trovato su Youtube, così anche voi potrete vincere facile
Ho da poco parlato della crisi del netgaming mondiale ma sarò costretto a ricredermi se Street Fighter 4 non mi delude e gli attori che recitano sul palcoscenico dell’e-sport riescono a non sprecare il suo enorme potenziale.
Come avrete capito il multiplayer online del picchiaduro Capcom mi sta piacendo tantissimo e mi sono ritrovato a credere talmente tanto in una sua diffusione davvero rilevante che ormai non penso ad altro
Capisco bene che a non tutti piacciono i giochi di botte e molti netgamers considerano troppo “semplice” questo tipo di titoli. A mio avviso, invece, si sbagliano: Street Fighter 4, 1 contro 1, è uno dei più difficili esercizi di concentrazione che ci sia in giro. Per 4 minuti bisogna rimanere costantemente allineati con il gioco! Ogni momento utilizzato per divagare o fare una mossa sterile e non ponderata verrà punito dall’avversario. Insomma difficile ma bellissimo: sentire il proprio cervello pulsare pensando alla mossa giusta da fare al momento giusto per contrastare l’iniziativa dell’avversario è gratificante. Inoltre in questo gioco non si finisce mai di imparare, si può sempre giocare in modi diversi ed è evidente la spettacolarità di alcune azioni. In pratica ha tutte le caratteristiche che hanno reso Starcraft o Counterstrike delle pietre miliari in ambito multiplayer.
Ma non serve solo l’oggettiva qualità dei meccanismi che animano l’online, le sfide e i tornei a fare di un titolo un classico e un possibile appiglio per diffondere la passione per il netgaming e gli sport elettronici. Serve molto di più da parte dei programmatori che lo hanno sviluppato: un ottimo supporto e soprattutto un modo semplice per far crescere qualitativamente la community che gioca. Questo Street Fighter 4 non lo aveva… fino ad oggi.
Il 24 Aprile esce infatti il Championship Mode, tra l’altro gratuito, che aggiunge una feature talmente importante e banale da stupirmi che non fosse stata inclusa inizialmente: i replay! Questo DLC infatti non solo permetterà di partecipare a tornei con vari livelli di difficoltà e divertirsi anche ricercando una competizione più alta di quella “amatoriale” data dai punti ranked. Aggiunge anche la possibilità di registrare e rivedere le partite, caratteristica senza la quale un gioco multiplayer è impossibilitato a fare il salto di qualità. Se Halo 3, su console, è così importante ad anni dall’uscita, lo deve anche al fatto di poter condividere con altri player un’intera partita che la console registra addirittura automaticamente.
Inoltre per Street Fighter 4 i replay sono ancora più importanti perchè è attualmente l’unico gioco in cui una partita “professionistica” duri talmente poco da poter essere caricata su Youtube (che ha un limite massimo di 10 minuti a video) e sui portali di video sharing. Per continuare a fare proseliti e nuovi appassionati di netgaming, infatti, c’è bisogno che la gente veda, ad esempio, quanto è spettacolare una partita di Call of Duty 4 in S&D (cerca e distruggi)tra due clan forti o una partita tra due progamer (per chi non lo sapesse significa professional gamer, cioè giocatori professionisti)di Starcraft.
Ma non è finita qui. Le partite di Street Fighter hanno anche un altro pregio oltre a quello di essere corte: reggono. Da spettatore qualunque, non appassionato a nulla che riguardi gaming, competizioni e addirittura videogiochi; vedersi 3 minuti di partita di Street Fighter 4 è comunque divertente perchè quasi “comprensibile”. Ci sono due che si menano, hanno due barre di energia, ogni colpo leva un po’ di vita all’altro e ci sono super mosse piene di colori, luci e suoni. Un assist, vero e proprio, per una telecronaca fatta bene che non deve far altro che trasmettere emozione e spiegare qualche cosetta per creare un contenuto video davvero rispettabile che secondo me non sfigurerebbe neanche in televisione e non solo su internet.
Ok, ho finito. Direi che di carne al fuoco per un bel dibattito ce ne è tanta. Ora passiamo alle cose serie, cioè a divertirsi. Ho trovato questi video che definire FANTASTICI è poco. Infatti non sono fatti da un utente ma dal famoso portale Collegehumor, visto che tra effetti speciali e attori comunque “credibili” qualche soldo è stato speso. Si tratta di una mini serie chiamata Street Fighter: The Later Years, embeddato in cima al post avete la prima parte, che parla di “che fine hanno fatto” i personaggi divenuti celebri in tutto il mondo diciassette anni fa con Street Fighter 2 e poi “spolpati” dal film, dai vari seguiti apocrifi e da tutta una serie di commercializzazioni.
Delirante e soprattutto da morire dalle risate. Vedere Zangief che spazza il pavimento di una sala giochi non ha prezzo, se non quello di ringraziare il solito, utilissimo, viewtifulmee per la segnalazione. Tra l’altro, fortunatamente, questi video sono stati tradotti da “BBF” e caricati sul canale youtube di “ragazzomucca“ con i sottotitoli. Visto che oggi mi sento particolarmente in giornata vi posto qui sotto tutti i link a tutti gli episodi / puntate sottotitolate in italiano.
Fatevi una cultura… e soprattutto quattro risate… vogliamo parlare della fine che ha fatto Ryu?
Le provano tutte, per farci comprare più videogame! Ma come glielo dobbiamo dire che noi tanto li compreremmo lo stesso?
Dopo l’operazione Tera tera di cui avevo parlato in passato, cioè della presenza della pornstar TeraPatrick nel videogioco Saints Row 2 e soprattutto nei suoi trailer, eccoci davanti ad un nuovo incrocio tra mondo del porno e videogiochi!
Su G4 TV hanno fatto recensire il videogioco creato dalla community Rumble Massage(non sapete cosa sono questo tipo di titoli? Non vi preoccupate, parlaremo dell’argomento a breve con un apprfondimento), quindi un “community game” di Xbox 360, a Stoya, una famosissima (e bellissima, fatemi aggiungere) pornostar.
Ovviamente nella recensione hanno preso la palla al balzo (non fate battute sconcie… scostumati!) per incalzare Stoya anche su domande tipo “ti piacciono i geek, provi attrazione per chi videogioca” ecc. Durante la video recensione / intervista la nostra (ormai è già di casa ) ha anche dimostrato una discreta conoscenza in materia, parlando con cognizione di causa di Sid Meier e Steve Jobs.
Insomma, per chi fosse capitato su questo post con un motore di ricerca, Rumble Massage è un videogioco che vi massaggia col vostro pad disponibile al prezzo di 200 MicrosoftPoints (circa 3 euro) su Xbox Live Arcade. Stoya invece è disponibile gratis sotto ogni punto di vista e inculsa in ogni sorta di tag, in video altamente interessanti presenti su internet in certi siti che è meglio non precisare (tanto li conoscete già tutti… anzi siete sicuramente più esperti di me ).
Se volete la vera Stoya, quella in carne e ossa, credo che non sarà facile averla e neanche tanto gratis
Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.
Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.
Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.
Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.
Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).
Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.
Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.
Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.
Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.
Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.
Un quadro desolante, vero?
C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”. Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.
MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.
Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!
Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.
Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.
E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.
Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.
E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.
Lo so, ci saranno delle discussioni per questo post…
Il vero futuro degli RTS, “lo sanno tutti”, è Starcraft 2! O no?
Ma se Starcraft 2 dovesse fallire? Se il mercato PC fosse ormai irrecuperabile? Se non avessimo tutti i giocatori che speriamo, tutti i tornei di cui necessita la community, le telecronache, i premi, l’attenzione, ecc…?
Ovviamente io non la penso così: penso che SC2 sarà una gran figata e spero, con tutto me stesso, di ritornare a vedere tornei con 128 iscritti all’1vs1 in Italia (miraggio di tempi lontani… nessun torneo di alcun RTS ha superato nemmeno i 32 giocatori: a dirla tutta all’ultimo torneo al quale ho personalmente partecipato ce ne erano una ventina). Ma questo potrebbe non succedere. I motivi sono svariati: su PC c’è troppa scelta e ognuno si tiene la sua microcommunity ma soprattutto il mercato è in declino ormai da anni, le console di nuova generazione hanno dato una spallata incredibile al PC quasi ovunque (solo Corea del Sud e Germania hanno tendenze diverse): ora vanno su internet, permettono il multiplayer, il netgaming si sta inevitabilmente spostando. Ormai per PC, di esclusivo, sono rimasti solo i MMORPG (e appunto gli strategici)… e pensate che io odio i MMORPG!!!
Ma come molti sanno, io non sono contro le console di nuova generazione e non sono scontento del loro dominio; soprattutto se il netgaming (pratica che amo molto di più delle piattaforme dove è praticato) riuscirà ad accettarle, costutuiscono una nuova speranza per portare il multiplayer ad un livello successivo. Le vedo come un’opportunità non come delle concorrenti.. C’è semplicemente più materia prima, più giocatori. Di tutte le età, sesso ecc.
Ecco perchè pongo a voi questa domanda: può essere Halo Wars il futuro degli RTS online? Ovviamente il titolo ha tutto da dimostrare visto che è il primo strategico in tempo reale con multiplayer pensato appositamente per console (escusiva Xbox360). Gli esempi passati, sono mere conversioni di titoli per PC, praticamente ingiocabili (o quantomeno non divertenti se ci si interagisce con il joypad). Halo Wars invece, è totalmente pensato per il pad e quindi rappresenta, a mio avviso, un’occasione unica per gli amanti della strategia online che al momento non sanno a cosa giocare.
Ed è anche interessante in tal senso notare la scelta di Microsoft, coloro che hanno fortemente voluto il primo Halo ed hanno stipendiato Bungie per realizzarlo. Pensateci bene: il colosso di Redmond conosce bene le dinamiche che hanno portato il multiplayer a diventare un settore così importante e infatti ha da subito dotato la sua prima console di connettività e del famoso servizio “live”. Come titolo di punta Microsoft ha voluto l’equivalente di “Quake” su console e grazie a Bungie ha costruito una vera e propria droga. Sebbene infatti Halo sia godibilissimo in single player, mostra tutto il suo potenziale in multi e l’affetto della community verso questo titolo dimostra in pieno questa teoria. Halo non è un capolavoro eppure recentemente è tornato ad essere il titolo più giocato su Xbox Live, a più di un anno dalla sua uscita.
E quale è stato il titolo con cui tutto il multiplayer online è iniziato? Proprio Quake, pensate un po’. Insomma l’idea secondo me è quella di ripetere la stessa cosa su console… ma manca qualcosa. Non a tutti piace sparare. Non a tutti piace l’FPS. Alcuni di noi si sentono grandi soldati, altri aspirano a diventare generali.
E allora ci vuole un RTS, avranno pensato negli uffici di Redmond. Ed ora che la licenza di Halo è nostra e non è più di Bungie… che facciamo? Prendiamo Ensemble Studios (i creatori di Age of Empires che chiuderanno i battenti proprio dopo Halo Wars) e li mettiamo al lavoro. Ed è quello è successo. Dopo aver creato il Quake delle console, Microsoft vuole anche lo Starcraft consolistico: vuole il monopolio del netgaming (che si divide in tre grandi ambiti, esclusi gli sportivi: FPS da duello, strategici e sparatutto tattici alla Counter Strike; di questo ultimo genere per ora il figliol prodigo è l’ip Gears of War, sempre voluto da Microsoft e programmato da Epic Games).
L’immagine che esce fuori da questo progetto è che se un appassionato di multiplayer dovesse scegliere una console, secondo voi, quale sarebbe quella a lui più adatta? Ps3? Wii? Oppure Xbox360? Il servizio online è superiore, i giochi sono i migliori in cui sfidarsi e appartengono a tutti i generi… io personalmente la mia scelta l’ho già fatta e non vedo l’ora di mettere le mani su Halo Wars e confrontarmi con i miei amici online.
E se penso che Xbox Live è l’unico servizio online a pagamento tra i tre (bisogna pagare per giocare con gli altri), mi rendo conto che Microsoft mi ha fregato
Ehm… scusate, volevo dire, conquistato!
Tutto questo per indicarvi che la data di uscita di Halo Wars è stata annunciata: ci vediamo online il 26 Febbraio.
Questa la frase sulla locandina di uno dei miei film preferiti di sempre, Zombi di George A. Romero (nel video il trailer originale): peccato che il buon regista non potesse sapere all’epoca che oggi i morti barcollano ancor più di prima sulle texture di giochi di varia natura.
Proprio in questi giorni assistiamo a una notevole proliferazione di carcasse ambulanti, soprattutto grazie a due titoli coi quali non avrebbero molto a che spartire: GTA IV e World of Warcraft.
Per quanto riguarda GTA, con un’abile mossa i mitici sviluppatori Rockstar hanno dapprima diffuso dal sito del gioco uno screenshot con cui la polizia e la Eugenics Inc. davano la notizia che a Liberty City si stava diffondendo un non ben precisato contagio, rendendo obbligatoria la scelta di mettere l’area di Bohan in quarantena. Poco dopo, ecco la sorpresa: zombie che vagano per la città nelle sessioni multiplayer e, una volta uccisi, trasformano il nostro avatar in una controparte putrefatta, con tanto di skin sbloccata da attivare quando più ci piace (la vera novità è rappresentata dall’invasione, dato che già prima si poteva sbloccare la skin uccidendo online un programmatore Rockstar).
Sul fronte Blizzard invece, al posto di dar vita al solito evento a tema per Halloween e per fomentare ancora di più le masse che attendono il Lich King, sono state recapitate casse “a sorpresa” nella città portuale di Booty Bay: il contenuto? Una bella e contagiosa epidemia che trasforma NPC e personaggi in ghoul, da cui l’unica possibiltà di scampo è il farsi curare in fretta dai guaritori messi qua e là per l’occasione. Tra l’altro in questo secondo caso c’è un utilità ben maggiore, dato che le immonde creature hanno poteri e abilità proprie, da aggiungere a quelle del personaggio per rappresentare la sua nuova natura.
Devo confessare che accolgo sempre questo tipo di notizie con favore, anche perchè in questi casi specifici, marketing a parte, una certa utilità c’è: per GTA è rappresentata dalla necessità di ravvivare un po’ la community riportandola sulle viziose strade di Liberty City, mentre nel caso di WoW siamo di fronte a una sorte di dimostrazione di quello che accadrà su Azeroth dall’uscita di Wrath of the Lich King, in cui le trasformazioni saranno una delle feature più attese e finora meno approfondite sui forum del gioco.
Insomma torniamo all’ormai classico discorso fatto a suo tempo per Bungie col suo Halo 3 o per Age of Conan: per distinguersi dalla miriade di videogiochi in continua uscita non basta più creare un prodotto valido, ma bisogna accertarsi di dare a questo continua linfa vitale, soprattutto se si cerca il successo nell’affollato universo del multiplayer.
E poi ammettiamolo: gli zombi sono belli! In moltissime città del mondo si celebrano con lunghe passeggiate in costume le giornate dell’orgoglio zombi! Non ci credete? Guardate qui!