Quando si parla di previsioni, si sa, bisogna sempre andarci con i piedi di piombo. Pensate, giusto per citare uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni, quando quasi tutti profetizzarono il flop del DS di Nintendo, per poi trovarsi dinanzi alla console più venduta di tutti i tempi… Quella sì che fu una cantonata colossale. Eppure come dare torto a chi dubitava che un handlend a due schermi, con touch-screen, potesse fare breccia fino a questo punto? Oggi, in un’epoca in cui i tempi corrono così veloci che se non hai un qualsiasi dispositivo “a tocco” sei “out”, ci possono sembrare strane certe riserve. Ma sei anni fa non lo erano affatto!
Perché questa premessa? Facile! Vorremmo evitare di essere un giorno annoverati tra quelli che si beavano nello smentire a mo’ di sfottò quelli di BioWare. Anche perché, in fondo, non siamo poi così in disaccordo con loro. Ma ecco la cronaca.
Il dottor Greg Zeschuk, co-fondatore di BioWare, dice:
Il futuro non è necessariamente su console. Quello è il passato. Sarà sempre più forte andando avanti, ma il futuro è in tutti questi affari che stanno avendo inizio. [...] Vogliamo espanderci perché – guardate a cosa stanno giocando i ragazzini. I ragazzini stanno giocando su iPhone e iPad. Il 3DS sembra pazzesco. Tutte queste opzioni in termini di piattaforma… noi vogliamo entrare in contatto con tutte loro.
Troppo poco per “adirarsi”, abbastanza per non glissare impunemente. Anzitutto ci sembrano dichiarazioni tutto sommato prudenti. Certo, in tutta sincerità, non ce la sentiremmo di avallare la tesi secondo cui buona parte dei ragazzini che giocano lo facciano su iPhone e iPad. Sarà che siamo noi a vivere fuori dal mondo, ma non mi pare di aver visto tutti questi visi traboccanti gioia mentre impugnano uno dei suddetti device.
Tuttavia è un altro il segnale che ci “spaventa”. Nemmeno agli albori dell’high-definition generation ci si sforzò con siffatta veemenza nello sponsorizzare la moda nascente. Eppure era proprio lì che si andava forzatamente a parare, anticipando i tempi non di poco, visto che servirono almeno due anni per assistere ad una proliferazione di TV HD degna di essere presa in considerazione. Ciò cui assistemmo in quel caso ebbe qualcosa di losco. Non era l’industria videoludica ad andare incontro alla tecnologia del momento, bensì si fece essa stessa pioniera di una totalmente nuova. E qualora tale considerazione faccia storcere il naso a qualcuno, beh, mi citi gentilmente una situazione analoga in cui si assistette a qualcosa di simile.
Orde di famelici acquirenti atti ad acquistare la console di nuova generazione, pronti a giocarci e desiderosi di passare momenti indimenticabili. Ma non sapevano che qualcosa era cambiato. Che adesso non bastava più sapere che, per avere il massimo, bastavano quei tre semplici fili dalle tri-cromatiche estremità (rosso, bianco e giallo) e un cavo d’alimentazione. No, alcuni scoprirono anche dopo mesi dal primo utilizzo che ciò che vedevano non fosse ancora abbastanza. Il loro piccolo gioiellino, che già apprezzavano per forma e prestazioni, poteva fare di più, molto di più!
Immaginate allora questi simpatici individui, rosi dalla curiosità, e quindi avidi di conoscenza circa come sfruttare “a dovere” quell’oggetto dei desideri oramai non più tale. Fatto? Bene. Immaginate ora il volto dello stesso individuo alla notizia che, per trarre il massimo da questa macchina dei sogni, servissero “soltanto” altri 1500 euro o giù di lì. Fa sorridere, nevvero? Ma non penso che la reazione di costoro fu la stessa all’idea di essersi sperticati, fino a quel momento, in elogi in fin dei conti “falsi”. Sì perché una 360 collegata ad un tubo catodico disponeva di un suo appeal, forse superiore a quello della PS2, ma che qualcosa non quadrasse, con tutto quello sgranamento, era piuttosto evidente.
E allora si è sentita la necessità, improvvisa ed irrefrenabile, di possedere un nuovo oggetto dei desideri. Quasi come fossero non più il fine, ma il mezzo, le console venivano mestamente accantonate – almeno quanto a priorità di pensiero – a vantaggio di quei pannelli proibiti perché, in un primo momento, carichi di fascino: il fascino del proibito, per l’appunto. Anche qui è doverosa una precisazione. Il suo carattere pressoché proibitivo era dato dal fatto che una spesa improvvisa di quasi tre milioni delle vecchie lire comportava un esborso non da poco. Per molti, troppi, si tratta tuttora di circa due mensilità. Ma, miracolo delle finanziarie, anche questo divenne un traguardo accessibile a tutti!
Eccoci quindi ancora più indebitati, ma felici come non mai di possedere un nuovo archibugio di cui non conosciamo pressoché nulla – ed è un tacito rimprovero che il sottoscritto muove pure a sé stesso, visto che gli è capitato di incappare in malintesi del genere. Fatto sta che la realizzazione personale sembrava passare per forza di cose anche da questa tappa. Scrutare attraverso quello schermo dagli svariati pollici ci faceva sentire migliori in vista del futuro, ma peggiori in relazione al passato. Domande del tipo: “Come ho potuto vivere senza fino ad ora?!” gettavano del torbido all’interno della nostra più intima coscienza. Ma la panacea era qui, a portata di mano. Nessuno poteva frapporsi tra me ed il mio Project Gotham 3 in ai-definiscion, di niu-generescion e pure simulativo – che non è affatto vero, ma a tempo di smodata euforia è una licenza che fa colore.
Ma, bando al becero sarcasmo, è questo ciò che avvenne. Attraverso una violenta azione tesa a bruciare ogni tappa, molti ci ritrovammo in casa un televisore costoso, dalle prestazione elevate, ma che nemmeno veniva sfruttato per quello che l’industria offriva. Si è parlato tanto di Full-HD, quando alla fine della fiera i giochi a 1080p si contano sul palmo di una mano. E, mi spiace anticiparvi, non rileva che il tutto fosse nato dalla ferma volontà di imporre un nuovo supporto come il Blu-Ray. Che fosse così, o meno, non saprei. Ma non ricordo video, durante il primo anno di vita della 360, in cui la console Microsoft non girasse sempre sullo stesso identico Samsung. Senza contare che la piega della digital-delivery oggi sembra dirci abbastanza circa il fatto che non fosse strettamente quello lo scopo, ossia solo e soltanto di infilare un lettore Blu-Ray in ogni casa.
Insomma, non trovate ancora delle analogie? Peccato, vuol dire che chi vi scrive non dispone di una dialettica abbastanza incisiva. Cercherò allora di essere ancora più chiaro. Posto che bisogni sempre domandarsi a che pro accadano delle cose anziché delle altre, ritengo che l’evidenziare certi andamenti sia a prescindere un servizio che chi scrive e cerca, a suo modo, di fare cronaca debba rendere a chi legge, facendosi carico di quest’obbligo verso costoro. Di conseguenza, perché non rilevare un sospettoso corso degli eventi che ricalca, anche se solo in parte, quanto già avvenuto precedentemente? Specie se la bontà di questi eventi risulta ampiamente discutibile.
Guardate con quale e quanta vivacità viene a tutti costi sdoganata l’idea che 3D e touch-generation “è bello!“. Ci sembra una di quelle pubblicità progresso atte a sponsorizzare il pensiero più polically correct del momento. Ciò che in un primo momento pareva un’interessante proposta nell’ambito dell’avanzamento tecnologico, nonché della sua reale applicabilità, col passare del tempo sta assumendo la forma e la consistenza di un dogma. Ho accennato qualcosa durante la seconda puntata di Inside The Gamecast, sostenendo però la tesi secondo cui le varie correnti che stanno sorgendo possano ampiamente convivere. Tuttavia certe uscite, come quelle di Zeschuck, instillano in me quel dubbio al quale spesso, per convenienza, vorrei sottrarmi, cioè che tutto sia già stato deciso.
Ecco perché il rimando alla questione HD, con implicazioni annesse: anche illo tempore le cose apparvero belle che decise. Non so se in un passato ancora più remoto avvennero cose simili – anche se propendo per una risposta decisamente positiva – ma vivere quel periodo mi disilluse non poco. Giorno dopo giorno avevo modo di registrare dal vivo commenti, sensazioni e quant’altro in merito alla vicenda. E’ un po’ come studiare la Guerra del Peloponneso: esserci fu sicuramente tutta un’altra storia.
Ebbene, pur comprendendo con cognizione di causa quale fu lo sforzo profuso affinché le cose andassero “come dovevano andare” (vale a dire l’imposizione dell’High-Definition), non riesco a fare a meno di manifestare il sentore di una non ben precisata puzza in merito alla promozione delle odierne tecnologie. E se nel caso della ‘motion-control mania‘ è stato il mercato a dare ragione a Nintendo – quando tutti, nell’ambito degli addetti ai lavori, si facevano beffe di lei – quello del 3D e del ricorso forzato al touch-screen genera sospetti. Voglio dire, nel primo esempio Microsoft e Sony stanno tentando, con esiti finora incerti, di sondare il terreno al fine di trovare la loro gallina dalle uova d’oro. Chi con un nuovo PlayStation Eye, chi con un nuovo Wiimote, si sta cercando, in maniera oserei dire disperata, di far cassa spendendo nulla o quasi. Nonostante ciò, l’impressione è che queste “innovative” periferiche siano destinate a fare la fine che si meritano per il semplice fatto che né a Tokyo, né a Redmond, sembrano aver coscientemente compreso quale sia stato il vero motivo per cui a Kyoto abbiano incrementato le loro finanze vendendo un Game Cube poco potenziato, con implementata una tecnologia tutt’altro che inedita ma sicuramente sconosciuta al mondo dell’home-console.
In relazione alla questione 3D il discorso non può necessariamente vertere su appigli tratti da precedenti. L’unico elemento a dar manforte è l’altrettanto sforzo messo in evidenza in un altro settore dell’intrattenimento, ossia quello cinematografico. Anche lì, dal primo San Valentino di Sangue 3D, si è passati ad uno scenario in cui poco più di un quarto della programmazione nelle maggiori sale è disponibile in 3D. E nessuno ragiona sul fatto che, e parlo anche per esperienza personale, i film di questa tipologia cui assistiamo qui in Italia – pagando pure profumatamente – non sono che l’ombra opaca di quelli che proiettano all’estero in sale dotate di IMAX.
Sull’argomento iPhone/iPad resto ancora più perplesso. Quest’ultimo oggettino di Apple è in giro da nemmeno quattro mesi, e già si ergono figure che rilevano come possa costituire il futuro del settore – senza peraltro illustrare alcunché circa le sue affinità con questo mezzo. E’ chiaro, ci vuole del tempo, ma proprio in virtù di ciò, non sarebbe più cauto comprendere quali strutture prettamente videoludiche possano essere applicate, o quali possano essere costituite ex novo in relazione a queste nuove piattaforme? Procedere diversamente, facendo il passo più lungo della gamba, manifesta una strana ed inquietante volontà tesa alla consacrazione forzata di questo dispositivo quale piattaforma di gioco a tutti gli effetti. Cosa che, allo stato attuale, non penso si possa così agevolmente affermare. Senza contare, giusto per alleggerire il nostro argomentare, l’interessantissimo punto di vista del maestro Hayao Miyazaki in merito all’uso del nuovo tablet di Apple: “E’ disgustoso. Sui treni, il numero di persone che fanno quelli strani gesti a mo’ di masturbazione si sta moltiplicando“. Insomma, quantomeno Miyazaki è d’accordo nel confermarne in via implicita la crescente proliferazione. Ma noi siamo un po’ meno coloriti, e non disprezziamo un iPhone, per esempio, quale possibile piattaforma da gioco. Titoli come Plants vs. Zombies hanno indotto anche il sottoscritto a credere che ci sia del potenziale. La riproposizione di certe avventure grafiche del passato, come Beneath a Steel Sky, mi hanno fatto gongolare all’idea di possedere anch’io uno di questi cosi. Ecco perché preferisco accantonare la via dell’assolutismo ideologico, senza trincerarmi in discorsi aprioristici. Ma la via della prudenza, quella no, non la sia abbandona.
Ho divagato, lo so, ma spesso mi lascio trascinare dalle emozioni. Ho a cuore questo settore, forse più per quanto attiene al passato che al presente, ma non vedo perché anche qui l’economia debba far danni così ingenti. O meglio, il perché lo vedo, solo che mi piacerebbe che tutti fossimo un po’ più accorti. Ma mi rendo conto che l’assiduità di pochi nel cacciar via un amaro torpore a nulla vale se si rimane una minoranza. E allora continuiamo ad assistere al teatrino che ci stanno propinando con malcelata arroganza, senza esimerci da una comprensione degli eventi che mai può essere dettata dal partito preso.
Il punto è che sono in troppi a spingere verso questa direzione, quasi recitassero un copione dal gusto dubbio. Tanto industriarsi per promuovere certe soluzioni che, checché se ne dica, al momento rimangono alternative, non può lasciare indifferenti. Da questa parte non si è impermeabili all’avanzamento, anzi, purché questo avvenga in modalità consone e a fini oggettivamente utili – termine che per troppi oramai afferisce solo all’attivo delle casse, o qualcosa di astrusamente simile. Sono convinto, come lo ero prima, che questo settore disponga di abbastanza spazio per ospitare tutti, ecco perché certe prese di posizione così nette generano fastidi al basso ventre. Relegare il videogame al solo 3D, touch-screen e motion-control è mortificante alla stregua di coloro che hanno voluto ideologicamente rimanere agli sprite su schermo.
Al peggio, sappiamo che non saremo soli qualora dovesse consolidarsi lo scenario-limite auspicato. Da tempo, con buona pace delle new entry di questo sognante mondo, c’è qualcuno che è già stato spedito nel limbo degli incompresi. Non si capisce se sia un limbo o più un inferno, dato che una pena, queste figure, la stanno già scontando, ed è quella dell’indifferenza. Parliamo di quello zoccolo duro del gaming, riciclato a vantaggio di nuove generazioni di giocatori acritici e poco avvezzi alla fantasia. Eh sì, sono proprio loro, i reduci del gioco su PC.
Non mi ritengo un vostro membro, cari ragazzi, ma sono solidale con voi. Non tutti siete riusciti a passare indenni da quanto avvenne circa 15 anni fa, e molti di voi hanno dovuto tristemente deporre le armi di fronte ad una realtà che non vi capiva più. A voi, che potevate più di altri, è stato imposto pure uno standard che non vi apparteneva, e di questo ne avete sofferto. Alcuni tra voi hanno resistito e continuano a resistere, vagamente ottimisti e pronti alle sfide che il settore vi pone dinanzi quotidianamente. In tanti, però, vi siete arresi, ma con onore, al ruolo di riserve, che suona peggio di quanto il termine non lasci trasparire.
Se avverrà l’imponderabile, allora, insegnateci voi qualcosa. Voi temprati dalla “sofferenza” di anni in cui siete stati vittime di un sistema che vi ha soppresso; così, dall’oggi al domani, senza colpo ferire. Siate per noi ciò che Virgilio fu per Dante, con la differenza che il Sommo Poeta non era ancora dannato. Mostrateci compassione però, e abbiate la pazienza che si addice a chi sa cosa vuol dire un tremendo passaggio di quel tipo. D’altra parte, siete videogiocatori pure voi…