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Dante’s Inferno: presto la demo e un cartone animato


Dante’s Inferno uscirà il 10 febbraio su console. Senza troppi giri di parole, è evidente che ci troveremo davanti a un clone di God of War: non riesco però a non curarmi di lui, guardare e passare oltre. Molto semplice scoprire il perchè: sembra proprio che Visceral Games stia mettendo molte risorse tecniche e artistiche per realizzare un prodotto eccellente che, pur non avendo nulla a che spartire con l’opera del caro vecchio Alighieri, riesca a lasciare il segno… a colpi di falce ovviamente.

Tutte le volte in cui per sbaglio mi sono trovato davanti uno dei tanti developer’s diary relativi a questo titolo, ho dato un’occhiata veloce per non rischiare troppi spoiler. Trovo che sotto il profilo artistico, soprattutto riguardo alle ambientazioni e alla realizzazione dei vari gironi, il gioco sia davvero di grande impatto: mostri giganti, tanto sangue e il fascino di un’immaginario con pochi eguali.
I dubbi semmai restano (e resteranno fino all’uscita) sul gameplay, fatto di combo e quick time ormai visti e rivisti.
Quello che mi aspetto è un prodotto analogo a Ninja Blade, curato e denso di azione ma in definitiva usa e getta.

Forse ci aiuterà di più la demo giocabile, che sarà disponibile tra un mesetto sia su Xbox Live che su PlayStation Network: a quanto pare verrà mostrato l’antefatto esterno all’inferno (scusate la rima), con Dante che dovrà raggiungerne la porta e sconfiggere la Morte per iniziare la discesa vera e propria e recuperare Beatrice.
Contemporaneamente al lancio del gioco, uscirà il cartoon di cui state per vedere il trailer, un po’ come capitato per Dead Space: speriamo solo che la qualità finale di questo progetto parallelo non sia simile al moscissimo Downfall.

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Un agosto esplosivo con ‘Splosion Man [preview]


‘Splosion ManA tutti i fanatici del platform, che hanno adorato piccoli capolavori come Braid e N+, oggi mi sento di consigliare un nuovo gioco che uscirà ad agosto sul marketplace di Xbox Live: ‘Splosion Man.

Read the full story

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Resident Evil 5, il male nella culla [recensione]


Un nuovo capitolo di Resident Evil è sempre un evento da segnare in rosso sul calendario: lo è ancora di più in questo caso specifico, che rappresenta lo sbarco del titolone Capcom sui lidi delle console di nuova generazione.

Avevamo dato un’occhiata alla demo un paio di mesi fa , restando un pochino perplessi da meccaniche mutuate interamente dal quarto episodio, ma finalmente insieme alle sterili polemiche dei soliti cialtroni (Panorama in primis) è arrivata anche una copia del gioco: scartarlo e schiaffarlo nel lettore dell’Xbox è stata operazione degna del Guinness dei Primati.
Le nostre perplessità non erano del tutto infondate, soprattutto perchè personalmente non mi sarei mai aspettato che le dinamiche del predecessore potessero scricchiolare dopo così poco tempo.

Attenzione però, perchè se è senz’altro vero che ormai questa serie ha poco a che spartire coi primi capitoli, è altrettanto vero che in termini di pressione continua sul giocatore e immediatezza ha ancora oggi pochi rivali.

Il punto focale del discorso è abbastanza chiaro: Resident Evil, dopo aver dato il battesimo in nero al genere dei survival horror, è cambiato, diventando un action/shooter in cui fare strage di infetti, senza stare troppo a guardare se siano bianchi, neri,gialli,uomini, donne o animali (li ho elencati tutti così anche a Panorama stanno tranquilli). Poca suspance e tanta frenesia nell’azione quindi, tenendo sempre a mente quella che è una scelta per molti discutibile: non si spara mentre si cammina (bella novità, anche nel quarto era così). Questo comporta ovvie conseguenze in termini di gioco, con i nostri due protagonisti perennemente assediati e limitati nei movimenti: qui sta l’orrore e il disagio creato da Capcom, nella continua ricerca della distanza di sicurezza da cui colpire senza essere soverchiati.

E questo, mi dispiace per i detrattori, era fantastico su GameCube (poi su Ps2 e Pc) ed è fantastico anche oggi: ad aumentare  la suddetta pressione è la buona vastità degli ambienti, che danno l’idea di non avere mai le spalle coperte, insieme al vecchio e caro metodo Metallica (nel caso della musica, alternare una fase “violenta” a una più melodica: nel caso di RE5 far seguire un po’ di requie e di esplorazione  a intense sparatorie).

La novità più lampante è la presenza fissa al nostro fianco della bella Sheva: non la classica pecorella da proteggere ma una fedele alleata capace di togliervi spesso dai guai, grazie soprattutto a un’intelligenza artificiale più che buona (è naturale che il top sia raggiunto giocando in co op, possibile sia online che in split screen).

A fare da contorno all’azione, c’è la pittoresca ambientazione africana, molto curata e resa malsana e pericolosa dall’abbondanza di dettagli in ogni anfratto: la culla della vita non è mai stata così malata. Questa scelta ha purtroppo una ricaduta abbastanza fastidiosa: la troppa luce che spesso e volentieri illumina le scene, togliendo un po’ di ansia e mistero al lavoro complessivo.

Per fortuna RE5 è stato mondato da una serie di ingenuità, retaggi del glorioso passato, pur mantendendone alcune  inspiegabili: è grottesco che tagliando a coltellate i frutti presenti qua e là ne escano munizioni o granate (sospensione dell’incredulità, dove sei?), così come è bizzarro che di fronte a ogni azione cooperativa tra i protagonisti compaia prima la frasetta “questa scala è troppo in alto, FORSE due persone potrebbero arrivarci”…in un gioco pesantemente scriptato come questo non si avverte la necessità di suggerimenti banalotti, soprattutto quando la cooperazione è uno degli elementi cardine di tutto il gameplay.

Per chiudere il discorso sul passato che se ne va, piangiamo tutti la dipartita dei bauli/valigette dove tenere l’equipaggiamento in eccesso: ogni personaggio ha 9 slot per gli oggetti e (grazie Capcom!) il gioco non va in pausa mentre gestite l’inventario, altro stratagemma per alzare il tono della suspance.

Insomma, se da una parte è evidente che questa formula non potrà durare a lungo e che sia necessario un nuovo restyling per questa gloriosa serie, non mi sento di bistrattare un titolo divertente, graficamente ottimo, pieno di boss enormi e pericolosi e caratterizzato da un’ambientazione molto dettagliata.

A fronte di difetti “storici” abbiamo nelle mani un titolo che, per quanto meno durevole di molti (diciamo massimo 12 ore), meno pauroso di altri (Dead Space fa MOLTA più paura) ha dalla sua una rigiocabilità piuttosto notevole, grazie alle leaderboards, ai 4 livelli di difficoltà e soprattutto alla fantastica modalità Mercenari (tradotto: SOPRAVVIVI più a lungo possibile, se ci riesci), tutti elementi capaci di prolungarne la vita più di qualsiasi T-Virus.

Nel video gli attori dietro alle voci dei personaggi spiegano perchè, secondo loro, il gioco non è da considerarsi razzista, cosa che a noi non era neanche passata per l’anticamera del cervello ma a Panorama si.

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Chi ha paura dei videogiochi?


Chi ha paura dei videogiochi?

Lo so, non avete 28 minuti di tempo da buttare. Perchè è questo che io ho appena fatto, ho BUTTATO 28 minuti del mio tempo. Equivalenti ad una mezz’ora videoludica, alla lettura dell’ultimo numero di Rat Man, ad un atto di auto erotismo fatto bene, al portare fuori il mio fantastico cane, all’andare a fare un po’ di spesa che ho il frigo vuoto, ecc ecc.

Però, se avete 28 minuti di tempo da buttare, vi prego di guardarvi questo interessantissimo (LOL) servizio di Repubblica.TV che, ricordo, è la web tv di uno dei più importanti quotidiani nazionali, finanziato con i miei soldi (e anche i vostri, o quelli dei vostri genitori) e con quelli di chi ci investe a livello di pubblicità.

Sinceramente mi vergogno anche po’ di far arrivare dei click a questa sconcezza però bisogna conoscere il “nemico”. Bisogna concretamente annusare ciò che esce dalle fogne prima di dire “c’è puzza di m….”, sempre che sia questo il caso, magari ora voi vedrete questo video e direte: “ma che bello, quante cose vere che mi ha detto questo signore qui” che per la cronaca è Giovanni Valentini ex direttore de L’Espresso.

Io invece sono letteralmente nauseato, schifato e costretto a fare l’ennesima critica alla contro informazione videoludica. Fortunatamente il servizio l’ho visto tutto e posso parlare. Già dal titolo si comincia a capire che aria si respira: “Chi ha paura dei videogiochi?”. Wow… bisogna avere paura, addirittura, dei videogiochi? Cominciamo bene. Perchè non ho sentito mai un servizio intitolarsi “Chi ha paura della musica” oppure “Chi ha paura del cinema”?

Comunque almeno una risposta a questa domanda la posso dare con fermezza: voi! I giornali hanno paura dei videogiochi, perchè se la gente videogioca perdono lettori. Le tv hanno paura dei videogiochi, per lo stesso motivo. La Chiesa ha paura, perchè è meglio sterminare necromorfi in Dead Space che andare a messa, per un giovane d’oggi.

Di certo non sono quelli della mia generazione ad avere paura dei videogiochi, così come non credo che i futuri genitori ne avranno. Al limite metteranno i lucchetti alle console nel tentativo di far studiare di più i propri figli; dubito però che temano per la salute dei loro pargoli minacciati da malattie trasmissibili via joypad quali: Assuefazione all’aggressività e alla violenza, Fissità del cristallino, Sindrome del tunnel carpale, Eccessivo senso di potere e di controllo, Obesità o addirittura Epilessia fotosensibile.

Non vi sto prendendo in giro: questi i rischi denunciati dal servizio, targato 6 novembre 2008 e non 1985 come sembrerebbe da una tale disinformazione.  Vi ho riportato le ESATTE PAROLE ascoltate, lettera per lettera. Alcune malattie non so neanche che diavolo significhino e a questo punto penso di esserne affetto: la sindrome del tunnel carpale, mi piace molto. Ho problemi a fare pipì recentemente… in fondo è un tunnel no? Devo dare la colpa dei videogiochi credo :)

A no, scusate: ho scoperto che vuol dire tendinite ai polsi, quindi al limite posso incolpare l’autoerotismo di cui sopra ;)

Ma è mai possibile che per parlare di videogiochi negli ambienti che contano debbano chiamare persone che non ne sanno assolutamente niente e che, inoltre, interpellano personaggi di dubbia professionalità sull’argomento? Ma è davvero questo ciò che la gente si vuole sentir dire? Adulti (ops, forse a 30 anni sarei adulto anche io però) che capitate in questo blog per caso, vi prego rispondete: ma credete veramente a queste cose?

Poi hanno ritirato fuori Rule of Rose e le parole di Frattini. Di male in peggio, dalla padella alla brace: ma soprattutto roba molto attuale, 2006 se non sbaglio. Chiaramente non potevano non passare alla dipendenza e a ciò che è meglio fare rispetto a videogiocare: leggere un libro, relazioni sociali, ecc. E si, proprio vero, meglio il Codice da Vinci no? Così mi rincoglionisco lo stesso…però ho letto un libro! Wow! Da non sottovalutare a livello di comicità involontaria quando discorrono della vendita di videogiochi “di contrabbando” (riferendosi allo “smercio”, ai minori, di videogiochi con bollino 18+). Cosa? Di contrabbando???? Ma siamo impazziti? E che siamo nel mondo dei pirati??? Ahhrrr, andiamo ad assaltare i Gamestop!!! No veramente, a questo punto devono aver ragione questi qua e mi sbaglio io. La prima volta che vado da uno spacciatore gli chiedo n’etto di Fallout e due dosi di Fable 2, chissà che me da di buono. Esilarante, infine, la risposta alla domanda dell’utente che chiede: “Ho 21 anni: quante ore posso giocare prima di considerarmi dipendente”; risposta ” (…) beh, dipende, ma se il suo è un caso grave, non sottovaluti di rivolgersi al medico”. Come? Dal medico? Cioè e io che sto week end avrò giocato 18 ore che devo fa? Direttamente al camposanto senza passare dal via?

Ma c’è una soluzione? Certo che c’è, dobbiamo vietare!!! Perchè l’autoregolamentazione ha fallito, dice l’esperto; altrimenti saremo preda di bambini mutati dai raggi videoludici che vanno in giro a far danni come zombi.

Ma se stanno chiusi in casa a videogiocare, come fanno a mangiare carne umana?

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Dead Space, sopravvivere all’incubo [recensione]


Ho finito Dead Space in una settimana, me lo sono bevuto.

O forse sarebbe meglio dire che lui ha bevuto me.

Ed eccomi qui sul blog a scrivere cosa penso di questo survival horror sci-fi targato Electronic Arts, eccomi qui a raccontarvi come è possibile sopravvivere al terrore, al sangue, ai mostri, al vuoto della USG Ishimura. Voglio descrivervi come sia possibile uscire da quest’incubo incredibile, senza rimanere segnati a vita.

Capiamoci, altrimenti qualcuno potrebbe subito fraintendermi, Dead Space è un capolavoro. Ha delle idee fantastiche e, a mio avviso, innovazioni davvero cruciali. Lo “strategic dismembrement” è tutto tranne che un orpello, pura genialità resa gameplay che aiuta a costruire un titolo solido, graficamente superbo ed elegante come non mai. Tutto è curato nei minimi dettagli, dalla fisica all’ambientazione, fino ad arrivare al protagonista, quell’Isaac Clarke senza voce e senza volto, un guscio vuoto creato con lo scopo preciso di rendere totale l’immedesimazione, anche tramite l’assenza di un qualunque sistema di hud (a schermo non si vede nulla, l’energia è segnata sulla spina dorsale, i colpi direttamente sull’arma, le comunicazioni con gli altri con uno schermo olografico e non con una pausa, ecc). Ed è grazie all’immedesimazione che Dead Space raggiunge il risultato che si era prefissato: grazie ai sospiri, alle lacrime, agli spaventi, all’assurdo, al buio, questo videogioco da la possibilità a chi impugna il joypad di vivere un incubo.

Molti diranno: “e chi ha voglia di vivere un incubo“? Quando sogniamo, speriamo di vedere prati verdi, belle donne, la vittoria della lotteria. Nell’oblio del sonno i pensieri brutti li vorremmo cacciar via, non avvicinare.

Eppure credo che un po’ di sana paura, di angoscia, di terrore, così ben orchestrati e comandati, siano sensazioni bellissime, che ti prendono alla pancia e non agli occhi, al cuore e non al cervello. In questo senso Electronic Arts ha davvero centrato ogni bersaglio al quale ha mirato: dal primo minuto, all’ultimo secondo di filmato finale, Dead Space non ti da tregua, ti martella, ti inchioda al divano. I più antipatici obietteranno “ma ci sono altri giochi così, non si è inventato niente!”; probabilmente è vero, ma questo è il migliore in assoluto, anche e soprattutto a livello di gameplay.

Staccare le braccia ai necromorfi è un piacere unico e i vari “trucchi” usati dai programmatori per non annoiare, come i due minigiochi e le parti a gravità zero o nel vuoto, sono una boccata d’aria indispensabile, la stessa aria che manca inesorabilmente negli stretti corridoi della Ishimura.

Esatto, ho trovato una bella immagine: mentre giocavo a Dead Space mi sembrava che mi mancasse l’ossigeno. Che dietro ad ogni angolo avrei potuto morire. Mi accorgevo che stavo salvando ad ogni possibile pausa. Addirittura salvavo, entravo in una stanza, smembravo qualche maledetto mostro e uscivo per risalvare (tutto questo a livello difficile: un consiglio, fate come me!). Cosa che non mi capitava da molto, molto tempo. Mi sono accorto di aver paura: nella Ishimura è tutto così assurdo, tutto così estremo. Per questo mi è sembrato un incubo, ormai con gli occhi ho visto di tutto: zombi, fantasmi, demoni ecc… da film oppure da altri videogiochi, impossibile impressionarmi nuovamente. Dead Space ci è riuscito perchè quegli alieni bastardi erano terribilmente crudeli, fino alla follia. In nessun film o libro, nessun regista o autore avrebbe avuto il coraggio di raccontarmi una storia talmente tanto cruenta e assurda.

L’hanno fatto Glen Schofield e Bret Robbins, in un videogioco, scrivendo a chiare lettere ciò che si dice in giro: il media perfetto per mettere paura, per instillare terrore, per far saltare sulla sedia è il videogioco. E da adesso in poi, lo sarà sempre di più.

Unica vera pecca? Beh, la voce di Dario Argento, molto molto lontana dagli standard dell’Accademia della Crusca. Tra i pregi, oltre a tutto ciò che ho citato sopra, c’è anche la cross-medialità di un gioco lanciato davvero bene dai creativi della comunicazione in Electronic Arts. Prima fumetto, poi gioco e poi ancora cartone animato, come potete vedere dal filmato di apertura.

   

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In autunno non cadono le foglie, ma videogiochi


Un mese: 30 giorni che, in presenza di impegni fastidiosi come esami o scadenze, scorrono in un lampo mettendoci di fronte alle nostre responsabilità; quando ci riservano super gioconi non si muove di un minuto più veloce, lasciandoci basiti a fissare il calendario.

I 30 giorni che da oggi ci porteranno al 17 Novembre saranno probabilmente l’ultimo florido periodo di uscite per quest’anno: arriveremo in un lampo al Natale sommersi sotto super giochi attesi da tanto, troppo tempo. Ho selezionato 12 titoli che non si possono ignorare e che finiranno con molta probabilità nella nostra super classifica di fine anno: vediamo quali e prepariamoci a suonare, creare nuovi mondi e a sparare a tutto ciò che troveremo dall’altro capo del fucile.

Little Big Planet (PS3): il 22 Ottobre faremo finalmente conoscenza del nuovo piccole eroe di Media Molecule, Sackboy, ma soprattutto con le dinamiche di costruzione dei livelli del suo mondo: platform si, ma con un editor spaventoso che metterà a dura prova la creatività di ogni giocatore.

Far Cry 2 (PC/PS3/XBOX360): livelli vastissimi, tante munizioni da sprecare e una grafica sensazionale: a mio parere sarà schiacciato dalle altre produzioni, ma un suo spazio questo fps se lo ricaverà di certo tra i fan del genere: dal 24 Ottobre nei negozi.

Fable 2 (XBOX360): action/rpg di Lionhead che promette tantissimo: un mondo vasto e pieno di possibilità, un sistema di controllo intuitivo e di facile utilizzo, la possibilità di fare quest con un amico online. Se mantenesse fede anche solo a metà delle promesse di Moulyneux sapete dove trovarmi il 24 Ottobre: ad Albion!

Dead Space (PS3/PC/XBOX360): vedremo quanti siti, blog e riviste useranno come titolo “nello spazio nessuno può sentirti urlare“… Spaventoso, bellissimo graficamente e violento il giusto (cioè tanto!): sopravvivere a bordo della USG Ishimura sarà un’esperienza definitiva. Terzo gioco a uscire il 24 Ottobre: come diavolo faremo?

Fallout 3 (PS3/PC/XBOX360): è dall’uscita del secondo episodio che lo attendo. Perchè? Perchè i primi due erano semplicemente i migliori Rpg occidetali mai visti. Questo aggiunge i muscoli della next gen alle meccaniche classiche della serie: se l’ambientazione post atomica sarà sporca e pericolosa come sempre, Oblivion sarà finalmente superato. Giorno da segnare sul calendario? 31 Ottobre.

Guitar Hero World Tour (PS2/PS3/WII/XBOX360): approdiamo a Novembre, al 7 per l’esattezza, e il rock tornerà a infiammare i nostri salotti. Microfono, batteria,editor per i brani e una tracklist eterogenea per una delle mode recenti che ha avuto più impatto sui non giocatori: successo annunciato.

Gears of War 2 (XBOX360): Marcus, Dom e gli altri gears tornano, motosega in pugno, per mettere fine alla guerra contro le locuste. Azione continua e sparatorie portate all’eccesso, battaglie di massa e tutto il fascino nel sentirsi duri, sporchi, cattivi e dalla parte giusta della barricata: dall’11 novembre nei negozi per inondare di piombo le schiere nemiche.

Mirror’s Edge (PS3/PC/XBOX360): un altro action, ma stavolta si spara assai meno e si corre molto di più simulando la “disciplina” del parkour in un mondo in cui le comunicazioni sono tutte sotto controllo del governo: colori accesi e altezze incredibili da cui lanciarsi fanno da contorno a un titolo che potrebbe rappresentare una bella sorpresa e che certamente il 13 Novembre andrà provato.

Wrath of the Lich King (PC/MAC): chi è interessato al più importante MMORPG vive nell’attesa del 13 Novembre, quando finalmente potrà sbarcare sul continente di Northrend e provare il Death knight, la nuova classe di questa espansione per World of Warcraft: qualche dubbio su quale sarà il MMORPG dell’anno?

Call of Duty: World at War (DS/WII/PC/PS2/PS3/XBOX360): dopo la parentesi “contemporanea” del 4, si torna alla Seconda Guerra Mondiale, stavolta però sul fronte del Pacifico: multiplayer solido come il granito e story mode sfizioso quanto basta condizioneranno di certo il 14 Novembre di molti videogiocatori. Piccola provocazione: attenti che non lo sviluppa Infinity Ward…

Wii Music (WII): suonatori di piffero e zampogna siete avvisati: il 14 Novembre esce il gioco musicale di Nintendo, col suo mare di strumenti e la sua playlist fatta di grandi classici della musica classica o delle colonne sonore made in Kyoto. Semplice e per tutti, varrà la pena di cercarsi un amico casual gamer per scroccargli qualche partita.

Left 4 Dead (XBOX360/PS3/PC): arriviamo alla fine del nostro iper mese, quindi al 17 Novembre, per massacrare un po’ dei nostri bersagli preferiti, i poveri zombi. Occhio però, perchè ci verrà data la chance di vendicare anni anni di cervelli spappolati interpretando anche un bel cadavere ambulante: sopravvivenza non vuol dire solo sparare, ma anche…mangiare!

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E3 2008: tempo di bilanci


Se c’è un aspetto indiscutibile riguardo all’E3 è che, nonostante mantenga sempre un fascino notevole, non è più la più importante sede in cui vengono presentati i nuovi giochi.

Non più tardi di oggi Miyamoto ha confidato che non ritiene (e quindi Nintendo con lui) che la fiera di Los Angeles sia la sede più adatta per mostrare i core games, cioè i giochi fondamentali per il suo pubblico più fedele.

Ciò non toglie che in questa settimana ne abbiamo viste delle belle: oggi anzichè disquisire di vittorie e sconfitte, console war o dati di vendita, cercheremo di dare uno sguardo d’insieme ai titoli più interessanti che vedremo di qui a breve.

Innanzitutto abbiamo quei giochi che occorre definire “per molti ma non per tutti“, nel senso che pur essendo multipiattaforma non approderanno sui lidi di una o più delle macchine principali.

Menzione d’onore dunque per Final Fantasy XIII, perchè è ovvio che si tratti di un titolo pesante per sua gloriosa storia, ma che è anche chiamato ad ogni uscita a far gridare al miracolo. Square Enix sembra assolutamente in grado di raccogliere questa sfida, sfornando di sicuro un prodotto eccellente.
Come dubito che fallirà Capcom, che ha mostrato al mondo in versione giocabile Resident Evil 5. Graficamente spaventoso e con la straordinaria novità del cooperativo: per il resto sembra di trovarsi di fronte a una versione super potenziata del quarto episodio. Restando su questi lidi, cresce bene il progetto Street Figher IV: abbiamo ormai visto quasi tutto, manca solo l’occasione di provarlo perchè sembra super giocabile e particolarmente gradevole dal punto di vista estetico.

Di Fallout 3 ho quasi paura di parlare, per paura che il minimo sussurro me lo mandi in frantumi: lo sogno da anni, l’ho visto in forma smagliante, non  vedo l’ora di giocarlo e rigiocarlo.

Arriviamo così al gioco con la data d’uscita più vicina, cioè Dead Space: lo abbiamo visto crescere nei mesi e quanto mostrato in settimana fa ben sperare per Halloween (la data d’uscita ufficiale). Una grande ambientazione e un’innovativa tecnica di affrontare le creature che ci si pareranno davanti sembrano i suoi punti di forza mentre gli unici rischi derivano dagli enigmi, croce e delizia dei survival horror.

Rise of the Argonauts è un action Rpg “alla moda”, tutto sta nel capire quanto sarà approfondito il sistema di combattimento, dato che il fascino della sua ambientazione mitologica è innegabile. In ultimo mi aspetto tantissimo da Dragon Age:Origins, innanzitutto perchè Bioware non fallisce mai un colpo, secondo poi perchè è inevitabile paragonare quanto visto a uno dei più grandi successi della software house, cioè Baldur’s Gate. Sembra proprio che il sistema di combattimento sia un avanzamento sulla retta tracciata da quel mitico titolo, con la possibilità di mettere in pausa per valutare le strategie da adottare. Il tutto in un ricco mondo fantasy come copione impone.

Passando alla sponda Pc, buone notizie per i fan di Dawn Of War: il seguito è stato mostrato e sembra davvero migliore rispetto al predecessore, con l’unico limite della spada di Damocle di Starcraft 2 a incombere sul suo futuro (soprattutto pensando al multiplayer): qualche limatura al gameplay e un’impostazione leggermente modificata, basata più su piccole squadre che su una guerra totale.
Per il resto è ovvio che anche in quest’anno spopoleranno l’espansione di World of Warcraft e, almeno secondo il mio punto di  vista, anche Spore, titolo destinato probabilmente a scatenare una mania collettiva simile a quella per i Sims.

I possessori di XBox 360 hanno di che stare tranquilli grazie a Peter Molyneux e al suo Fable 2: gioco molto ambizioso ma che ormai è pronto all’uscita. Se i difetti del primo capitolo (che erano stati tutti creati dalle eccessive aspettative e dai proclami di Lionhead) saranno limitati, questo è un Rpg davvero interessante.

Nota a margine per il piccolo Geometry Wars 2 che, dopo il vero e proprio miracolo del primo, torna a stupirci col suo cooperativo a 4 giocatori contemporanei: uno stillicidio per gli occhi ma assolutamente imperdibile.

Tutto l’hype per Sony era concentrato sulle sorprese, invece la nota migliore arriva da Little Big Planet. Ancora le sue dinamiche sono poco chiare, ma anche qui vale quanto detto per Spore: dare agli utenti finali l’occasione di creare i propri livelli di gioco e condividerli col mondo potrebbe essere una mossa davvero vincente perchè il titolo è bellissimo , il protagonista è già un classico e promette un’eternità di modifiche. Uno dei migliori titoli visti all’E3.

Strano a dirsi, ma entrambi gli altri titoli attesi erano fps: Killzone 2 è graficamente spaventoso, ma l’aver mostrato il ricco multiplayer può essere indice di ritardi nello sviluppo per un gioco mostrato la prima volta a Los Angeles nel 2005. L’altro è Resistance 2, che deve andare assolutamente al di là di quanto fatto vedere dal diretto predecessore. E’ comunque zeppo di potenzialità, sperando che non si finisca per poi buttarlo subito in un angolo.

Chiudiamo con Nintendo che, come detto sopra, rinuncia a mostrare titoli complessi in favore di una line up molto particolare. Wii Music non può essere ritenuto un rivale per Guitar Hero o Rock Band, prechè non ne ha le pretese: vuole semplicemente essere un gioco immediato e divertente per piccoli gruppi di persone, ma se non dovesse avere una set list accuratamente scelta rischia di fallire. Wii Sport Resort si impone il fine di superare i clamorosi limiti di Wii Sport, soprattutto grazie al multi online che dovrebbe supportarne la longevità: tutto sta nello scegliere accuratamente le discipline, perchè il lancio del freesbee al cane non è proprio il massimo (ed è già previsto!).

In ultimo un titolo che ho amato molto, cioè Animal Crossing per Wii: qualche anno fa poteva anche essere innovativo, purtroppo ora la maggior parte delle attività possibili è stato introdotto in svariati MMORPG, il rischio quindi è di essere un po’ schiacciato da un’agguerrita concorrenza, soprattutto perchè ormai siamo al terzo episodio e sembra sempre di trovarsi di fronte a un mero upgrade.

Interrompiamo qui il discorso, già sapendo che di progetti e giochi di cui parlare ne avremmo ancora a decine: non scordatevi però che tra un mesetto scatta la Games Convention e anche in quella sede avremo di che rifarci gli occhi!

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