Chi mi segue lo sa, adoro i videogiochi musicali e adoro il fenomeno “Guitar Hero” (questo perchè adoro il rock!)
Chi mi segue con ardore maniacale, però, avrà notato dalla mia gamertag (esposta sulla destra) e dal mio gamerscore che non sto giocando più a Guitar Hero da quando mi è arrivato Rock Band 2.
Come mai, vi sarete chiesti?
E allora è giusto che voi lo sappiate. Perchè tra i due giochi c’è davvero un abisso: ora è Rock Band l’originale, Guitar Hero è solamente la copia.
Mi spiego meglio.
Era il Novembre 2005 quando Harmonix, i geniali programmatori del geniale video game Frequency, ma soprattutto creatori di periferiche audio professionali (infatti il nome della società è Harmonix Music System), diedero alla luce Guitar Hero, un progetto ambizioso ma perfetto, diventato subito trend. Si trattava di interfacciarsi alla console in un modo nuovo, con un controller nuovo: una chitarra di plastica. Con quella bisognava imitare i più grandi chitarristi del mondo nel muovere velocemente le dita sulla tastiera mentre con l’altra mano si “plettravano” le note. Harmonix era convinta di poter concentrare in un videogioco il sogno di molte persone: imparare a suonare come i propri beniamini. Ma suonare con una chitarra vera richiede anni di pratica. Per Guitar Hero, al limite, bastano mesi, eppure tramite questo semplice videogioco, senza trama e quasi senza “senso”, si provano sensazioni davvero simili a quelle provocate da una sala prove e quattro amici.
Con le dovute proporzioni. Suonare è 100 volte meglio!
Però è veramente miracoloso che chi non sappia suonare possa almeno sentire sulla pelle ciò che sente un maestro della sei corde. Considero questo il miglior risultato ottenuto dall’industria del divertimento elettronico nella sua storia. Harmonix meritava un plauso e tanti altri soldi per pubblicare, sotto licenza Activision, il secondo capitolo.
Ma i geni, si sa, non si possono incatenare. E Harmonix voleva stravolgere il suo stesso progetto già al terzo episodio. Activision, invece, voleva solo riproporre al pubblico la stessa minestra con molte più canzoni. Guitar Hero III fu quindi programmato da Neversoft e non dai creatori originali ed è ad oggi l’unico videogioco ad aver incassato un miliardo di dollari. Eppure le maggiori vendite non vogliono dire maggiore qualità e finalmente, dopo un mese di scatenato Rock Band 2, posso unirmi al coro di chi ritiene questo titolo nettamente superiore a Guitar Hero World Tour, suo diretto concorrente. Questo perchè Harmonix, dopo aver rifiutato di programmare Guitar Hero III con Activision, si è accasata con Electronic Arts ed ha creato Rock Band, un anno prima di GHWT.
Attenzione però, non voglio sminuire quest’ultimo. Mi sono divertito tantissimo a giocarci (la recensione la trovate qui) e probabilmente la vera attrattiva di giochi simili è nella tracklist: quindi scegliete di conseguenza il vostro preferito (anche se fastidiosamente ho notato che, gira e rigira, le canzoni sono sempre le stesse, per problemi di diritti), ci sono però dei parametri oggettivi da considerare.
Rock Band 2 ha una modalità single player moooolto più intelligente dove si possono eseguire anche i brani scaricati o quelli bonus per finire il gioco. Ottimo, altrimenti si giocano solo for fun: inoltre la stessa modalità può essere affrontata in band o da solista, senza dover ricominciare da capo. Altro punto a favore è la grafica su cui non c’è davvero paragone. Oltre alle movenze molto più realistiche e meno legnose da parte dei musicisti c’è una tecnica di base molto più moderna e animazioni più convincenti. I suoni (e sono stato nelle sale prove vere per anni) sono anch’essi molto più fedeli alla realtà e stupisce come siano riusciti a dare una profondità simile al gameplay che permette molte più interazioni rispetto a Guitar Hero, basandosi su un canovaccio comunque molto limitato. Ad esempio lo star power in band (che si chiama overdrive) si attiva per salvare i compagni che non sono riusciti a sopravvivere alle troppe note, oltre che per moltiplicare globalmente il punteggio.
Ciò su per cui però bisogna davvero consigliare Rock Band anzichè Guitar Hero è la qualità degli strumenti, caratteristica a dir poco fondamentale. La chitarra non ha i tasti in rilievo e quindi non vi succederà mai che uno vi rimanga incastrato; inoltre ha la levetta per gli effetti ed è di una plastica molto più “pesante”, e quindi solida, rispetto alla sua concorrente. Ciò che però è proprio anni luce avanti è la batteria. Nonostante quella di Guitar Hero abbia avuto la giusta pensata di inserire anche i piatti mentre in quella di Rock Band siano presenti solo 4 tom, la resistenza della prima non ne ha giovato e, come già spiegato in passato, da un sacco di problemi e si rompe facilmente (a me si è rotta quattro volte: all’ultima sono uscito di casa ed ho comprato gli strumenti di Rock Band, prezzo 139€) e soprattutto è difficile suonare un brano perfettamente perchè ha problemi di calibrazione. Quella di Rock Band, invece, è un vero e proprio piacere. Ha un pedale migliore che si attacca alla batteria e quindi non sfugge, non ha le pile e quindi non si sgancia ed è inoltre compatibile con Guitar Hero, quindi vi consiglio di comprarla anche per giocare al titolo Neversoft, se avevate intenzioni di diventare batteristi.
Ultima parentesi e poi chiudo questo lunghissimo post con la questione compatibilità. Io non sono riuscito a trovare manco un sito che mi spiegasse come fosse possibile che la batteria di RB fosse compatibile con GH nonostante gli mancasse un tasto. Vi spiego io quindi in che modo lo strumento Harmonix guida il titolo Neversoft. Appena accenderete Guitar Hero World Tour con la batteria di Rock Band, il gioco scaricherà una patch e… magia, tutta la linea di batteria andrà da ora in poi suonata con un colore in meno e quindi con un tasto in meno!!! Fantastico no?
Detto questo scegliete come vi pare il vostro gioco musicale ma giocatene uno dei due. Fondamentalmente potrei dire, come tutti, che GHWT è un 7 mentre RB2 è un 9. Ma se volete proprio suonare i Tokyo Hotel (oppure scrivere le vostre canzoni, unica cosa che manca in Rock Band è la modalità editor)… allora scegliete il primo
E poi datevi fuoco!!!
Per i Tokyo Hotel, ovviamente, non certo per Guitar Hero
Sapete benissimo che di solito il sabato non posto ma mi faccio i sacrosanti affari miei. Al momento ad esempio stavo giocando abbestia a Fallout 3 (è fantastico: l’avevo detto che era il gioco più atteso del 2008 e, per me, sta mantenendo le aspettative). Ma non potevo non postare, almeno per aggiornarvi in tempo reale su cosa sta succedendo ai World Cyber Games 2008.
Le olimpiadi dei videogiochi sono iniziate due giorni fa, giovedì, e si concluderanno domani. Come già detto ospitano più di 700 giocatori provenienti da circa 60 nazioni del mondo; ci si “gioca” un montepremi da 450.000$!
Nonostante tutto il team italiano non sia riuscito a fare una figura degna di questo nome, con alcuni risultati purtroppo anche molto negativi e inaspettati (sia Geno che Cloud hanno perso tutte le partite dei loro rispettivi gironi in Warcraft 3: The Frozen Throne e Starcraft: Broodwar, [EDIT: apprendo dai commenti che Geno non si è nemmeno presentato!!!!] Duccio non ha passato nemmeno il girone a Carom3D), Lorenzo Castelli, in arte “lo7” il nostro magico chitarrista virtuale di cui avevamo parlato al tempo delle eliminatorie italiane, non sta tradendo le aspettative!
Grande! Ora come ora è sul tetto del mondo, cioè alla finalissima. O arriverà primo o secondo con l’unico giocatore del torneo che l’ha battuto, l’inglese Monkey. La finalissima si terrà tra poco o si sta già effettuando (è prevista per le 18). Io continuerò a refreshare questa pagina per vedere di portare fortuna, virtualmente, al nostro super campione. Ed editerò questo post appena saprò il risultato di questa partita. Potremmo finalmente, dopo 5 lunghi anni, riportare un oro a casa dalle olimpiadi dei videogiochi, i World Cyber Games. L’ultimo è stato quello vinto da SoL.Forrest nel 2003 ad Unreal Tournament.
Vi ho anche sgamato su internet un video UGC che ci da un assaggio di Colonia (città dove si sta tenendo l’evento) e di Lo7 in azione! Lorenzo è quello a sinistra.
Daje Lo7 Daje!!!!!!
[EDIT] Ha perso la finale. Che peccato. Vabbè consoliamoci con una medaglia d’argento ad uno dei titoli comunque più giocati del mondo come Guitar Hero 3. Lo7, sappilo, noi di Inside The Game abbiamo tifato ogni secondo per te e siamo orgogliosissimi del tuo argento olimpionico! Grande!
Inizialmente il Wii, grazie ai suoi controlli innovativi, era immaginato dal popolo dei videogiocatori come una console che garantisse maggiore immersività durante una partita. Dopo la classica euforia iniziale, i limiti di WiiMote e Nunchuck hanno fatto capire all’opinione pubblica videoludica che la nuova console Nintendo non era un passo in avanti verso l’immersività, bensì una banale semplificazione dei comandi dei videogiochi.
Quest’affare invece? Jdome? Come lo vedete? Uno sguardo quasi a 360° all’interno dei mondi virtuali. Possibilità di vedere le texture del proprio FPS alla propria destra, alla propria sinistra, ecc… un vero e proprio salto nella “zona”.
Dal video, ovviamente, il mio personale hype è alle stelle; soprattutto dopo aver letto che il Jdome costerà al massimo 200$. Utilizzabile, per ora, solo su piattaforma PC spero che questa vera e propria rivoluzione visiva non si trasformi nella solita periferica bufala ma anzi mi faccia dimenticare del mondo esterno ancora di più che il mio televisorone.
Almeno per un po’, telefonino permettendo, sarò solo io, la giungla e i miei nemici!
Otto anni di lavoro e domani, finalmente, sarà il giorno di Spore e quindi del suo creatore Will Wright.
Il rivoluzionario “god game” sarà nei negozi europei venerdì 5 Settembre ed è in lavorazione fin dal 2000, quando al geniale inventore di Sim City se ne uscì fuori con l’idea di non ricreare un semplice universo (una città, un formicaio, una casa), bensì di ricreare l’Universo, o quantomeno la storia della vita sulla terra. Le piattaforme sono solamente il PC e il MAC, niente console. Ogni tanto succede
Nato, per stessa ammissione di Will Wright, dall’ispirazione fornita dal Seti Project, Spore è un videogioco di cui si è discusso davvero a lungo e non solo tra appassionati. Nel 2006 il New York Times, ha addirittura reso noto il budget della produzione che aveva superato i 20 milioni di dollari. Grazie alla forza produttiva di Electronic Arts e al genio di uno dei game designer più importanti del mondo, l’umanità potrà godere dell’opera omnia videoludica sull’evoluzione, dal punto di vista di cui godrebbe Giove sull’Olimpo. Dal punto di vista di un dio.
Questi sono alcuni dati su un gioco da cui mi aspetto tantissimo. E anche quelle del mondo intero, se ha ricevuto addirittura 6 milioni di prenotazioni. Sarebbe bello se Spore mantenesse tutte le promesse fatte: sarebbe come avere un piccolo “mondo vivente” nel proprio schermo. Da aggiustarsi a piacimento e da tichettare dall’esterno solo per vedere che succede. Una tabula rasa spalmata sugli LCD di mezzo mondo, su cui ridisegnare l’umanità cancellando gli errori più grossi.
Io quantomeno vorrei creare un mondo verde, civile, senza paura, dove le varie specie possano convivere in pace: vorrei evitare guerre, se possibile, visto che non le ritengo necessarie. Dalla mia spora, sola in quel monitor magico, non vorrei veder nascere un mondo, per carità, ma nemmeno lo voglio somigliante a quello che ho sotto gli occhi ogni mattina.
Sarò in grado di ottenere questi risultati? Io credo di no, poichè per esigenze commerciali un prodotto deve comunque vendere. E un videogioco non vende se non si spara nemmeno un colpicino. Se non si sventra nemmeno un goblin. Se non si schiaccia almeno un funghetto. Probabilmente perchè non è ancora giunto il momento per videogiochi talmente coraggiosi da non contenere conflitti o molto più probabilmente perchè il pubblico non li vuole. Il pubblico ama il conflitto, ama sparare, ama distruggere tutto.
Beh allora mi chiedo, chissà che Spore (e in senso lato tutti i videogiochi) non sia già un piccolo passo nella direzione giusta: almeno questa distruzione non uscirà dai quattro lati del vostro monitor o televisore.
Come molti già sanno la tecnologia chiamata “realtà virtuale” è stata un fallimento: doveva essere una nuova frontiera dell’intrattenimento elettronico grazie alla totale immersione nelle tre dimensioni ma i costi realizzativi e soprattutto lo scarso livello grafico ottenibile con le macchine dell’epoca hanno fatto praticamente naufragare gli investimenti.
Non che le idee in tal senso siano ferme e lo sviluppo congelato: molti studi stanno andando avanti per avvicinare sempre di più la virtualità alla realtà. Il problema è che la grande avanzata tecnica dei videogiochi da casa ha chiuso le porte del mercato puramente enterntainment alla realtà virtuale. Si continua a sperimentare scientificamente per un utilizzo medico o industriale, ma i cabinati di VR non saranno certo all’ordine del giorno in un prossimo futuro. Semplicemente perchè, come affermato qualche riga sopra, basta un buon televisore e un dolby, magari unito a una forte dose di immedesimazione, per far sembrare il proprio salotto già abbastanza realistico grazie ad un Xbox360o Playstation 3. Addirittura con il Wii si possono mimare i movimenti nella realtà, riproducendoli nella virtualità. Chi ha più bisogno di elmetti alla “Il tagliaerbe”?
Ecco però che l’umanità sta per compiere ancora un nuovo balzo in termini di interazione. Per la fine di quest’anno verrà commercializzato un caschetto che tramuta le onde cerebrali e gli impulsi del cervello in comandi. Grazie ad un giroscopio per controllare i movimenti della testa e ad un sensore per captare appunto l’attività mentale, con questa periferica permetterà, stando a sentire i produttori Emotiv, l’utente sarà in grado di interagire mentalmente con il computer o un videogioco. Nella maniera più intuitiva di sempre: semplicemente pensandoci!
L’applicazione di una simile invenzione nei videogiochi lascia totalmente sbalorditi: potremo addirittura trasmettere le nostre emozioni nei vari mondi virtuali entrando interamente in sintonia con gli altri giocatori presenti.
Emotiv, che è una società di neuro ingegneria, ha assicurato che il caschetto riuscirà in maniera non invasiva a leggere gli impulsi dei circa 100 miliardi di cellule nervose presenti nel cervello (chiaramente non tutti gli esseri umani le usano allo stesso modo ) per riprodurre almeno 30 differenti emozioni, azioni e espressioni. Queste, unite alla possibilità di puntare ai vari punti dello schermo solo spostando la testa potrebbero fare di questo gingillo da 300$ un vero e proprio oggetto di culto che via USB trasporterà la nostra mente “Inside The Game”, dentro al gioco.
Ora l’unica domanda per voi è: ma non staremo esagerando?