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Roma Videogames Festival: 19 – 20 Dicembre Villa Torlonia


Rubo solo qualche minuto del vostro tempo per segnalarvi che questo week end ci sarà il Roma Videogames Festival, in occasione del “Natale di Roma”: un evento che si preannuncia molto interessante e ampiamente supportato, per una volta, dalle istituzioni. Organizzato da AIOMI e da ESC Italia all’interno della preziosa Technotown, già teatrò del Wings of Magic Media Festival, il Roma Videogames Festival sarà un luogo di incontro e di ritrovo per appassionati, grazie ai numerosi tornei ma anche un ponte verso le nuove generazioni di gamers, grazie alla presenza di alcune scuole che utilizzeranno il sabato mattina proprio per venire a sentire la lezione dei videogiochi.

E indovinate chi sarà il professore di questa speciale lezione? ;) Il sottoscritto che ovviamente sarà anche presente per le varie telecronache necessarie a spettacolarizzare le sfide tra i campioni di Street Fighter 4, Tekken 6, Guitar Hero 5, Halo ODST e Fifa 10.

A proposito di quest’ultimo le occasioni per giocare saranno doppie: ci sarà sia il torneo ufficiale che il contest di XLC.it, una community basata su Xbox Live con moltissimi progetti in mente, che regalerà una console Xbox 360 intera a chi riuscirà a battere il loro campione. Non male come iniziativa. Tra l’altro sempre loro presenteranno con una conferenza stampa, la domenica, una nuova federazione nata sotto la stella degli Sport Elettronici: la FNIGE, di cui sicuramente parleremo in seguito. Anche qui ci sarà il mio zampino… chi interverrà ne saprà, ovviamente, di più :)

Che altro aggiungere? Che chi non viene al Roma Videogames Festival si perderà una due giorni divertente ed istruttiva sui videogiochi?

O vi convince di più se vi dico tipo: “chi non viene al RVF non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù e quando muore va laggiù” come si fa con i bambini piccoli?

Ops, ora che ci penso, con una frase del genere rischio che molti di voi, i più blasfemi, stiano a casa appositamente ;)

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Finalmente si comincia [reportage WCG 2009 - day 3]


Pronti, partenza, via.

Il WCG è ufficialmente aperto visto che la cerimonia di apertura sta per concludersi tra qualche istante in uno dei due padiglioni della “Century City Venue” di Chengdu. Lo dico subito senza mezze parole: questa è  l’edizione senza dubbio più maestosa mai organizzata. Nessun paragone con Singapore, che era la migliore alla quale io abbia mai preso parte: più del doppio dello spazio, un palco gigantesco e soprattutto un fiume di spettatori.

L’eSport in Cina è realtà e ovviamente gli organizzatori lo sapevano: nonostante l’alto prezzo del biglietto per entrare a vedere i World Cyber Games i fan dei videogiochi competitivi cinesi hanno risposto in massa per ammirare, salutare e fotografare i propri beniamini. Fantastico.

La cerimonia di apertura è stata molto bella, come al solito: balli tradizionali cinesi, coerografie, portabandiera di tutte le nazioni in sfilata ed un gruppo di giovani artisti che hanno eseguito la canzone “Beyond The Game” cioè l’inno dei World Cyber Games. Ma il vero spettacolo sinceramente non l’ho visto sul palco bensì davanti. E’ stata davvero un emozione gigantesca vedere il tifo da stadio e le urla che gli spettatori accorsi hanno emesso per solamente l’antipasto di un torneo di videogiochi. Inutile dire che in Italia qualcosa di simile non la vedremo mai: se per molti punti di vista siamo un paese da terzo mondo, per quanto riguarda questo aspetto particolare siamo davvero alla preistoria. O semplicemente è la Cina, insieme alla Corea del Sud, che è catapultata anni luce nel futuro.

Ciò che risulta ancor più straordinario è che qui, anche noi italiani, siamo delle celebrità. La foto qui sotto è stata scattata mentre io e la nostra nazionale posavamo per un’immagine di gruppo con il tricolore. Nel tempo di mettersi in posa e sorridere si sono radunati davanti a noi un nugulo di ragazzi per fotografarci e farsi fotografare con noi, come se fossimo delle celebrità. Di noi conoscono solamente i nickname, letti in chissà quale replay, eppure sono bastati quelli e due occhi non a mandorla per trasformare un innocuo gruppo di nerd in novelli David Beckam.

Straordinario, ripeto, straordinario! ;)

From WCG 2009 CHengdu

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Perdere è un’emozione unica [reportage World Cyber Games 2009 - day 4]


L’articolo di oggi dovrebbe essere un reportage sul primo giorno di World Cyber Games giocati, di Sport Elettronici all’ennesima potenza. Soprattutto dovrebbe essere un coverage sulla magra figura che i nostri primi tre cyber atleti in gara hanno racimolato nei loro gironi. Dont (Trackmania Nations Forever), Chimaera (FIFA 09) e Cloud (Starcraft) sono usciti dai loro rispettivi gironi e le speranze dell’Italia di agguantare una qualunque medaglia sono assolutamente appese ad un filo. Anzi ad una corda di chitarra virtuale visto che ci rimangono solo MetalSlayer e Lo7 di Guitar Hero.

Queste informazioni le potete trovare su Nextgame a questo indirizzo. Ora invece voglio parlare dell’emozione che si prova a guardar perdere un tuo connazionale che dimostra comunque di potersela giocare ai vertici mondiali: Carlo “Cloud” Giannacco di Starcraft.

Oggi infatti ho assistito ad un evento che non capitava dal 2001. Ho visto giocare sul palco, quello più piccolo, il player di Como contro il beniamino della folla cinese Toodming: il tutto è stato trasmesso su un canale TV nazionale (NeoTV) ed è stato seguito sicuramente da milioni di persone. Carlo era emozionato, rosso in faccia quando l’hanno brevemente intervistato prima della partita, ha dichiarato che gli sarebbe piaciuto fare una bella figura, nient’altro, contro uno dei giocatori professionisti cinesi di Starcraft.

Io ero lì e mentre pronunciava queste parole insieme a Rev e a Chimaera tenevo un tricolore e strillavo, mentre con una mano reggevo la mia inseparabile telecamera per non perdermi un’istante. Sono andato a prendere i posti appena possibile, cioè subito dopo la fine della precedente partita sul palco minore: a momenti non ci riuscivo tale era la folla intervenuta a vedere il match.

Per me, campione italiano di Starcraft nel 2001, senza mai una speranza di fare bene in campo internazionale, è stata un’emozione unica tifare un italiano. Un italiano che ha dimostrato che anche in un paese come il nostro, impegnandosi fino alle estreme conseguenze di questo “folle” gesto, si può essere considerato tra i migliori giocatori europei e mondiali in una disciplina impossibile. Solamente con la propria forza di volontà.

Cloud veniva dal girone più difficile dei WCG mai estratto dalle urne coreane. Un girone dal quale era impossibile uscire per lui. Nonostante questo in mattinata io ho assistito dietro di lui alle prime due partite giocate, contro un peruviano fortissimo e contro un americano fortissimo, entrambe vinte. La seconda, lasciatemi bullare, stravinta. So che ciò che sto scrivendo interessa a pochissime persone che seguono Inside The Game e i videogiochi in generale: è una nicchia incomprensibile il netgaming. Ma se esistesse mai una dimensione “live” dei videogiochi, come esiste per la musica, quella più emozionante sarebbe un torneo e non una fiera come Gamescom. Questo perchè quando Cloud si è levato le cuffie dopo la seconda partita vinta di seguito ed ha ricevuto gli abbracci e i complimenti di noi altri italiani che lo stavamo seguendo sfoderando un timido sorriso, è stato un momento di condivisione che raramente i “solitari” videogiochi riescono ad offrire.

Mischiare le emozioni dello sport con i videogames è stata una grande idea ma questo sistema non si alimenta senza qualcosa da vincere o da perdere.

E’ per questo che la partita a senso unico che si è vista su querl megaschermo non è un male e non mi ha colpito negativamente. Toodming ha dominato Cloud in un Zerg vs Protoss giocato davvero male dall’italiano per un fantasmiliardo di motivi diversi. Uno di questi è che di fronte a lui c’era un giocatore pagato per passare ore e ore del suo tempo su Starcraft, ma non lo ritengo nemmeno il più importante.

Ciò che distingue questo WCG dagli altri è che ho visto un mio conoscente, un ragazzo come tanti netgamer che ho conosciuto, con una scintilla negli occhi che nessuno ha. Non si allena perchè spera un giorno di diventare famoso, di diventare un professionista, di vincere un torneo o dei soldi oppure per la fama. Si allena perchè il gioco l’ha rapito e lui ha rapito il gioco e l’ha portato con sè in Cina, facendolo suo e ammaestrandolo. Finendo terzo nel girone di fuoco che si ritrovava solamente perchè una partita dopo l’altra è comunque divertente ed impegnarsi fino a farsi mangiare le carne arrivando all’osso non è così inutile o faticoso come tanti miei connazionali ritengono.

Inferno eSports Cloud mi ha dimostrato che anche nel perdere si possono raggiungere dei risultati, uno di questi è trasmettere qualcosa agli altri, a noi che ci davamo il cinque ad ogni unità che gli avversari perdevano. Il nostro entusiasmo è scemato quando le sue possibilità di qualificarsi hanno toccato lo zero ma questo è un nostro errore e rappresenta comunque poca cosa rispetto al risultato raggiunto in precedenza.

Insomma Carlo mi ha dimostrato che perdere è un emozione. Chissà che questo non possa rappresentare, comunque, una vittoria.

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Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]



MLG, e sport, “e sport”, esport, tom taylorTom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.

Read the full story

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Dema Zone LAN: l’evento che non ti aspetti


Collegamento: Dema-ZoneLan - Intervista Simone

Sono appena tornato dalla Dema Zone LAN, in quel di Bologna (precisamente Castelletto di Serravalle) e, nonostante sia stanchissimo, provo a scriver e un filino di opinioni su quella che è stata l’unica occasione, purtroppo, di raccoglimento del movimento netgaming in Italia.

Nonostante infatti qualche altro sporadico torneo di giochi singoli (stanno andando molto bene quelli per console, magari di Street Fighter 4), questo è stato l’unico “raduno”, l’unico LAN Party, a cui comunque sono intervenute solo due community: quella di Counter strike: Source e quella di Call of Duty 4. Anche se probabilmente sarebbe meglio dire che la prima ormai è l’ombra di una community.

Menzionando subito i vincitori, gli Inferno eSports (abbastanza scontati, direi, per CSS) e il Team Impact per COD4, l’evento ha offerto una strana commistione di generi e di persone, per i motivi che andrò ad elencare. Di certo non lo si può definire già un super successo, ma i ragazzi dell’organizzazione hanno sicuramente mosso un passo nella giusta direzione.

Più che un torneo, più che una competizione, mi è sembrato tutto importato a creare un momento di aggregazione giovanile. Venerdì sera c’è stato un mega barbecue con vino a fiumi (l’evento era organizzato in un capannone che ben si prestava a questo e ad altri scopi) per ricevere i giocatori. Sabato ci sono stati 2 concerti dal vivo (bravissime le due band): tra il primo e il secondo c’è stata l’elezione di miss Dema Zone. Un’esibizione alla Miss Italia molto più simpatica! La sfilata è stata presentata dalla ragazza di uno degli organizzatori ed ha visto come partecipanti qualche amica degli stessi. Un vero e proprio “cinema”, di quello che non ti aspetti, per spezzare il ritmo tra una partita e l’altra con una nota di simpatia e spensieratezza (ci vuole anche una menzione per la bellezza femminile esposta… ;) ).

Il tutto condito da ottimo cibo e cordialità da vendere.

Ora, ovviamente, non è tutto rose è fiori. Soliti ritardi (che alle LAN sono endemici, devo ancora vedere un evento senza ritardi…), poche cose da fare nelle vicinanze e un caldo poco sopportabile (certo non si può spegnere il sole per gli eventi dedicati ai gamers). Gli organizzatori dovrebbero sicuramente prendere in considerazione qualche idea per ammazzare i tempi morti e dare molta più attenzione alla parte mediatica. Ovviamente se si vuole fare un vero salto di qualità e soprattutto se si vogliono coinvolgere tutte quelle persone intervenute magari a vedere il gruppo, magari a mangiare, magari a bere, nel mondo dei videogiochi (e più specificatamente del netgaming).

Io come al solito tra una telecronaca e l’altra (peccato l’assenza il primo giorno di una “infrastruttura” valida per far vedere le partite, il secondo ci siamo arrangiati) mi sono comunque molto divertito. Ho conosciuto persone nuove molto interessanti con cui ho passato un week end lontano dai problemi di tutti i giorni e vicino alla mia grande passione, il netgaming.

Speriamo che alla prossima edizione il numero dei giocatori raddoppi così come, quello degli spettatori, dei premi ecc.

Un saluto particolare ai simpaticissimi OX Gaming che non conoscevo e che mi hanno regalato una loro maglietta che però non posso mettere, purtroppo, perchè mi hanno preso per Hulk! Mi hanno dato una 2XL, misura che neanche pensavo esistesse ;)

Appena ho link a foto (a proposito, in quella di apertura un momento della mia telecronaca di COD4 con Moai) o video dell’evento edito questa news e vi linko tutto. Ora vado a letto, notte a tutti.

EDIT1: Gli amici di VBC Portal, che ho conosciuto alla Dema Zone (simpaticissimi: grandi Francesco ed Elmer) hanno pubblicato una mia intervista che vedete embeddata e un articolo sulla Dema Zone davvero interessante con molte foto.

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Giocare a Poker in World of Warcraft?


 Wow Poker

Questa ve la dovevo per forza raccontare.

Sapete che sono abbastanza attratto dal poker online e dai suoi “punti di incontro” col netgaming e coi videogiochi stessi (in fondo, non è altro che un videogioco online… solo che ci sono di mezzo i soldi) da non poter rimanere indifferente di fronte ad una notizia simile.

Ho letto infatti questo post: Giocare a Poker su World of Warcraft si può, dal quale spero di farvi scoprire un ottimo passatempo per aspettare quelle 2-3 ore di organizzazione (sto scherzando… di solito sono molto di più) prima di un attesissimo raid. Per quelli di voi ormai “persi” nel mondo di Warcraft forse sarà un incentivo ulteriore a rimanere là dentro e a dire “fuck real life!“.

Purtroppo non ho il gioco in mio possesso perchè, come sapete, lo odio (porta via gente agli E-Sport: cattivo!) altrimenti avrei subito provato questa applicazione che una volta installata permette, digitando /holdem (ovviamente si tratta della famosa modalità Texas Hold’em) in chat, di sedersi comodamente al tavolo verde mettendo da parte l’ascia da guerra e la mount per un secondo. Da lì si potrà comunque controllare lo siluppo della partita e quando si vorrà abbandonare il tavolo, niente di più semplice, basterà un click. Dicevo, l’avrei provata soprattutto per capire se permette di giocarsi i soldi veri, come al solito, o se invece si possono mettere al tavolo i gold virtuali guadagnati con all’interno di WoW. Questo sarebbe una figata: dopo aver perso un oggetto inestimabile al tiro di dado si potrebbe dire al prossimo: “ok, se ti regge, giocatelo a poker” e poi via verso un full di ganci che fa sempre piacere.

Insomma una segnalazione che agli appassionati del MMORPG più importante del mondo (non è azzardato definirlo “il videogioco” più importante del mondo… per l’impatto sociale e ludico) che credo farà piacere.

Tra l’altro, mi viene da riflettere: ma allora questo tipo di titoli sono proprio come una seconda vita, o sbaglio? Se addirittura a qualcuno è venuto in mente di sistemare un tavolo virtuale di Poker per le attese che si passano a World of Warcraft… c’è qualcosa che non va :) E’ tipo un gioco nel gioco, come se io giocassi a morra cinese mentre aspetto che mi si carica la partita di COD (di solito sorseggio birra). In pratica già gioco ai videogiochi quando ho un buco nella mia vita reale; tra un po’ giocherò a dei mini videogiochi per coprire i buchi della mia vita virtuale.

Insomma, la conclusione è, scordatevi proprio il vostro tempo libero! ;)

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Popolo del Joystick o popolo del Frag?


 Popolo del Frag

Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homo ludens non sono più gli stessi.

E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming  somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.

Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili.  Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.

Da questa consapevolezza  nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.

I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.

Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.

Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.

L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.

Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.

Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.

Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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La caduta del gigante CGS


Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino.  Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.

Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.

I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori  e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.

Perchè?

Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.

Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.

Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella Playboy Mansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.

E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.

Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).

Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.

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Una vigilia spettacolare [video torneo Evo: Daigo (Ken) vs Justin (Chun Li)]


Oggi, vigilia di Natale, vi faccio un bel regalo.

Uno dei momenti più spettacolari degli sport elettronici internazionali.

Lo state vedendo qui sopra: il più famoso “comeback” (recupero) videoludico di sempre, ad un videogioco comprensibile per tutti, Street Fighter.

I miei auguri, quindi a tutti i lettori del blog, giungono con un Daigo vs Justin, Ken vs Chun Li, durante l’EVO, il maggior torneo dedicato proprio ai beat ‘em up ad incontri. Maggiori informazioni ovviamente sul sito ufficiale. Cinquantotto secondi di puro spettacolo!

Breve riflessione: come praticamente tutti voi sapete, gli Sport Elettronici e il netgaming sono la mia più grande passione ed io ho cercato e sto cercando di fare quanto possibile per farli crescere. Una delle difficoltà più grandi che incontro è proprio far appassionare la gente, il pubblico, a guardare le partite. Purtroppo pochi capiscono quanto una sfida a Starcraft possa essere spettacolare, così come una a Call of Duty 4. Questo è uno dei maggiori problemi a livello mondiale del “competitive gaming” che, non è ancora sbocciato in occidente, perchè troppe poche persone lo comprendono.

Guardando questo video mi rendo conto di una cosa: quanto detto sopra è il fulcro dello sviluppo dell’E-Sport. Fate questo esperimento: prendete un qualunque vostro conoscente e fategli vedere come Daigo abbia recuperato, con la barretta a zero di vita, una partita ormai persa. Fategli sentire a tutto volume l’applauso e le urla della sala. Difficilmente rimarrà indifferente. Se provate a fargli vedere, anche spiegandogli per filo e per segno cosa succede, una partita di Counterstrike altrettanto emozionante difficilmente otterrete lo stesso risultato. Senza aver mai giocato a CS è molto difficile intuirne la spettacolarità.

E allora vedete bene che la differenza è solo lì: averci giocato o meno, comprenderlo o non capirlo. Tutti hanno ben chiare le regole e la schermata di un videogioco come Street Fighter e in quel caso, tutti possono rimanere coinvolti dalla spettacolarità di un’azione simile. Una sfida è già trasformata in show.

Quando il settore degli Sport Elettronici capirà che bisognà fare di tutto per rendere le sfide comprensibili a più persone possibile, allora ci sarà il grande salto che tutti aspettiamo: da gioco a spettacolo mediatico. Da passatempo a vera e propria disciplina sportiva.

Speriamo che, Natale dopo Natale, il salto sia sempre più alla nostra portata.

Ancora tanti auguri a tutti, netgamers, hardcore gamers o semplici giocatori della domenica :)

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The Gameland tra gioie e freddi dolori


Intervista a Eurogamer

Eccomi qui a dire la mia sull’evento che più sta facendo discutere appassionati e non in questi giorni.

Intanto passo subito a questi “non”: di The Gameland hanno parlato tutti. Telegiornali nazionali, regionali, giornali tradizionali, blog, portali ecc… Un punto sicuramente molto buono: all’esterno non sono usciti i problemi che l’evento ha avuto, è uscito solo il colore e i tanti VIP presenti alla manifestazione (ho fatto le premiazioni con Carrizo, Muslera, Maurizio Battista, Vincenzo Cantatore, Alex Britti: c’ho le foto!!!). La comunicazione, si sa, fa miracoli ;) .

Occhio però a valutare la cosa col giusto peso: sono solo una decina di servizi da qualche minuto sul torneo in TV. Tutto già visto e già successo in passato (NGILAN, SmauILP, WCG 2006 dove addirittura ci fu un coverage 24h/24 di Sky Italia; insomma, la copertura mediatica non è assolutamente inedita, in passato se ne sono viste addirittura di migliori), contrariamente a quanto ho letto in giro: non è che riabilitiamo il videogioco agli occhi dell’Italia. Da oggi si rientra nella squallida normalità, come per gli altri casi.

Torniamo invece a The Gameland e dividiamolo in due parti: l’evento e il torneo.

Non mi vergogno a dire che l’evento è stato davvero pessimo, pensato male e organizzato, a tratti, peggio. Penso che nessuno dei non giocatori intervenuti (pochissimi, tra l’altro) si sia potuto divertire. Si pagava 15 euro per 3 stand in croce, 3 conferenze di cui 2 sono state annullate, tra cui quella alla quale avrei dovuto partecipare (non saprei a chi dare la colpa, se ad Alberto Belli, che sulla carta era il coordinatore scientifico, o alle mille urgenze che l’organizzazione ha dovuto affrontare: comunque sia scandaloso), e NON si poteva entrare nell’area players.

Avete letto bene, se eravate lì per vedere, non avreste visto niente! A meno di “camuffarvi” da player (cioè iscrivervi all’ingresso come giocatori, cosa possibilissima in verità e poi non partecipare a nulla). Aggiungiamo che solo lunedì è stato usato il palco per vedere le partite mentre domenica è stato completamente inutilizzato (sabato c’è stata l’unica conferenza e qualche balletto… LOL) e il quadro desolante si macchia ancora di più grazie ad una pennellata di freddo, “pungente”, a dir poco, nei garage dei tornei: location assolutamente inadatta se si rompe il riscaldamento, come successo.  L’unica cosa positiva dell’evento, l’avrete capito, è la maestosità. Chiunque sia passato per caso a The Gameland avrà detto: “C…o, qui ci hanno messo un sacco di soldi”. Ed è vero; ma sono stati usati bene?

Ricapitolando non si è fatta cultura del videogioco, non si è fatto spettacolo sui videogiochi tranne che nella giornata di lunedì dove le finali di Call of Duty 4 e di Guitar Hero 3 sono davvero andate molto bene (buona partecipazione di pubblico, quasi nulli i problemi tecnici, service video davvero molto in gamba) e c’era in generale poco da fare… a meno di divertirsi con uno degli spettacoli di parkour, pattinaggio, bike (ehi, siamo gamers!!!) oppure partecipando ad uno dei tornei.

Apro quindi la riflessione sul “torneo The Gameland: a parte quello di PES 2009, in cui è andato tutto stortissimo (la finale si è tenuta alle 2 di notte, era prevista per le sei di pomeriggio: molto male FNIV) e di cui ci saranno veramente echi disastrosi, purtroppo, in Europa (dei più di 50 stranieri intervenuti da tutto il mondo non ce n’era uno soddisfatto; anzi, erano tutti mega incazzati!!!), il resto dei tornei è “andato”. Ci sono stati dei ritardi, per carità, ma il risultato è stato portato a casa agilmente, direi.

E allora come si fa a valutare se un torneo è fico o meno? Innanzitutto dal montepremi, e qui si tratta di 80.000€ in gettoni d’oro: quindi un sacco di soldi (il più alto in Europa, WCG escluso, da mooooltissimo tempo). Poi, da quanto tempo ci metterà questo montepremi a raggiungere le tasche dei vincitori: avendo personalmente visto un uomo della camera di commercio credo che la cosa non sia nè in dubbio nè troppo lenta. In terza analisi bisogna valutare il coverage, video e scritto, offerto sul posto e online. In loco, come detto prima, non ci siamo! E’ un peccato usare un palco così bello solo un giorno, così come era quasi impossibile all’interno capire chi stesse vincendo a meno di chiedere ad un admin. Online i ragazzi (e soprattutto le splendide ragazze… ;) ) di Eurogamer.it, nonostante si veda che non siano del mestiere “netgaming”, hanno comunque svolto un buon lavoro. Ci sono video, interviste esclusive, news ecc…: bene, direi. Bravi. Io personalmente avrei gradito di più un taglio più “critico”, ma ognuno scrive ciò che vuole. Nota negativa in tal senso (non per Eurogamer.it, ovviamente): nulla in inglese. Con tutti questi stranieri bisognava pensarci.

Infine un torneo si valuta dalla qualità dei giocatori che si scontrano e dalla bellezza delle partite.

Io ho girato molto il mondo in tal senso (Corea, Francia, Cina, ecc), ho visto di recente la finale del CPL World Tour a Londra e penso questo: The Gameland è stato un torneo incredibile. Era presente la crema dei giocatori europei ad ogni videogioco inserito in gara. A parte SBK, titolo che era tra i tornei solo per motivi sponsoristici (passatemi il neologismo), c’erano i migliori giocatori del mondo ad ogni titolo e i vincitori dimostrano pienamente ciò che sto dicendo. Nessun italiano, infatti, ha trionfato in alcun torneo (al momento in cui scrivo non sono ancora a conoscenza dei risultati di PES 2009) e io mi sono ritrovato a commentare una finalissima di COD4 tra Fat Games (Inghilterra) e Button Bashers (Olanda) a Roma, nella mia città e non in una “fantascientifica” Seoul. Da paura!!!

Questo è un dato di fatto, importantissimo, del successo del torneo, rimarcato dai complimenti sinceri che TUTTI gli stranieri di Halo3, COD4 GOW2 e Guitar Hero 3 hanno fatto all’organizzazione. Non erano “contenti”, erano entusiasti. Rispondevano “awesome” ad ogni mia domanda!!!

E allora come concludere?

La prima edizione di The Gameland è stata molto dolorosa per molti e buona per pochi: a mio avviso rappresenta una base sulla quale costruire, per davvero e non solo per comunicati stampa, il più importante torneo europeo di videogiochi per console. Non credo ci sia mai stato, nel Vecchio Continente , qualcosa di simile per il nuovo “netgaming” cioè quello targato Xbox360 e PS3; se il prossimo anno verranno corretti i vari errori che l’organizzazione sa benissimo di aver commesso, potremmo ritrovarci con un patrimonio in casa davvero enorme.

Speriamo bene :)

Ultima riga per ringraziare e abbracciare tanto Giada Morabito di Equa: una donna, una soluzione. Mai visto una persona lavorare con ritmi tali. Un piano B vivente.

Nel video una mia intervista rilasciata ad Eurogamer.it (un grazie a Michele Bertocchi, l’intervistatore, che si becca la citazione al blog ;) ) sulla quale tengo a precisare alcune cose (ero freddo, ho commesso degli errori): parlo al plurale e non so perchè, visto che io NON HO FATTO PARTE dell’organizzazione, ero solo il telecronista/presentatore ufficiale. L’intervista si è tenuta MOOLTO prima dei problemi sul torneo di PES (erano circa le 12:30), altrimenti avrei detto altro. I Fat Games sono inglesi e non francesi! E…

…è vero, non smetterò mai di giocare! :)

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La terra del gioco: The Gameland


Locandina The Gameland

Questo week end, da sabato a lunedì (6, 7 e 8 Dicembre), sarò a The Gameland (all’Auditorium di Roma), come telecronista ufficiale di quello che, a detta dei comunicati stampa, è il più grande torneo Europeo di videogiochi. A questo link potete leggere uno di questi comunicati, qui sotto, invece, c’è la mia modesta opinione a meno di una settimana dall’inizio dell’evento.

In un modo o nell’altro questo The Gameland sarà un vero e proprio “piede di porco”; metafora azzardata per dire che questo evento potrebbe scardinare davvero molti preconcetti verso i videogiochi. Grazie all’evevata importanza mediatica che sta avendo e alla grandezza intrinseca dell’evento (montepremi mai visto in Italia: 80.000€, l’Auditorium di Roma come location, la presenza di moltissimi giocatori stranieri) sono convinto che The Gameland potrebbe convincere più di un genitore che i videogiochi sono qualcosa di più, non un semplice passatempo.

Questo a sei giorni da un evento che, però, è giusto ricordarlo, è stato organizzato da persone non proprio “nell’ambiente” dei videogiochi competitivi. Anzi, direi proprio da una società che tutto tratta tranne che videogiochi: si occupa di comunicazione e organizzazione eventi che si chiama Equa. E’ un bene o un male? Sicuramente è un bene: perchè per certi versi vuol dire che stiamo cominciando ad interessare (come target per simili manifestazioni) non solo a chi investe nel settore. D’altra parte, ovviamente, l’organizzazione si troverà a gestire un torneo di videogiochi praticamente mai visto in Italia per dimensione (allo SmauILP 2003 di Milano c’erano più di 1000 PC, quindi comunque il record di postazioni spetta ancora alla kermess meneghina) e gli eventuali “imprevisti” saranno all’ordine del minuto.

Non si sono però affidati alle sole loro forze anzi, alcune scelte che hanno fatto mi sembrano molto azzeccate. Il direttore tecnico dell’evento è quel Lapo Matteoni che io ho intervistato; oltre a essere un campione di olimpionico di GoW (ha partecipato nel 2007, a Seattle, alla finale dei World Cyber Games), è un grande lavoratore. Ho avuto modo di conoscerlo e mi sembra che non stia lasciando nulla al caso. Inoltre dietro i tornei ci saranno F.N.I.V. (Federazione Nazionale Italiana Videogiocatori) e ESC (Electronic Sports Center). La prima è uno dei migliori organizzatori di tornei di PES in Italia, con molta esperienza nel campo console; la seconda si sta battendo per riconoscere i videogiochi competitivi come Sport e come fenomeno di aggregazione sociale.

Ma i conti si fanno con l’oste. Quindi per capire se The Gameland vincerà o perderà servirà aspettare 7 giorni. Lunedì prossimo, quando avrò finito di commentare l’ultima finale, se tornerò stanco e soddisfatto a casa, vorrà dire che ho preso parte ad un evento con la E maiuscola.

Chi vivrà giocherà.

Voglio solo ricordare a tutti i romani che questo week end, se siete veramente amanti dei videogiochi, avete un appuntamento imperdibile. Non solo con i tornei di Gears of War 2, Halo 3, PES 2009, Call of Duty 4 (unico titolo per PC), Guitar Hero 3 e SBK e relative telecronache, bensì con spettacoli di cabaret, musica, danze e cultura (qui il programma completo). E già, ci saranno anche 3 conferenze disegnate dal pennello di Alberto “Eldacar” Belli, coordinatore scientifico della manifestazione e nome noto della ambiente videoludico. Lui e lo staff di Eurogamer.it seguiranno quindi la parte più videoludica con tre incontri sui temi riguardanti i videogiochi: “Fra sport e discipline sportive virtuali” (a cui parteciperò anche io), “Il videogioco: intrattenimento moderno e salubre o minaccia elettronica?” (a questo tavolo si siederà invece il MOIGE, ci sarà da divertirsi) e l’ultima relativa all’industria.

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Ludic@rena: un week end di cultura e telecronache


DatchForum

Da venerdì a domenica sarò al DatchForum di Milano (di Assago, per la precisione),  come vi avevo detto in questo post relativo all’evento gamer meneghino Ludic@rena. Sono stato invitato a parlare alla conferenza “Professione: videogiocatore”, organizzata da Marco Accordi Rickards (metalmark, qui il suo blog), già coordinatore scientifico di Gamecon e ideatore dell’IVDC (Italian Videogame Developer Conference) che si terrà proprio all’evento. Trovate la lista di tutte le conferenze nel .pdf a questo indirizzo; la mia partecipazione è prevista per le 17:30 della giornata di domenica 23, Sala Gold del centro conferenze.

Non sarò lì solo per annoiarvi con una conferenza ma soprattutto per divertirvi (si spera) con le telecronache di un nuovo Intel Friday Night Game. Cosa è un IFNG? Sull’argomento trovate molte più informazioni in questo post: riassumendo si tratta dell’equivalente di un “posticipo” di Serie A per il massimo campionato dei videogiochi su PC in Italia, cioè la ESL Pro Series. Mentre un posticipo è semplicemente una partita di calcio, che dovrebbe tenersi il pomeriggio e che invece si gioca la sera per garantire al match più visibilità, l’IFNG è una partita ad un videogioco che di solito dovrebbe svlogersi online e che invece si gioca ad un evento.

A Ludic@rena siamo molto fortunati: l’IFNG avrà, ogni giorno, una disciplina diversa e si tratta dei tre titoli più spettacolari dell’arena virtuale: CounterStrike Source, Call of Duty 4 e Pro Evolution Soccer 2009. Ma siccome Progaming Italia non è contenta di portare a milano non solo 3 giochi diversi ma addirittura i migliori… allora ha pensato di portare i migliori clan con ben 3 partite al giorno (e tante altre iniziative)! Per informazioni più specifiche sui match che vedrete dal vivo c’è il programma ufficiale. Io vi dico solo che avremo tre match al cardiopalma su nove, tre finali anticipate.

A CSS c’è Inferno eSports vs Cubesports: non vedo l’ora di vedere chi vincerà questa sfida infinita, l’ultima partita tra questi due team era la finale del torneo ell’anno scorso, pensate un po’ e fu vinta dagli Inf. I “demoni” quest’anno sembrano ancora più forti, sulla carta, ma chi si è rinforzato davvero sono proprio i Cube che hanno il dente avvelenato e tanta voglia di rivalsa. Prevedo scintille. A COD4 c’è la fantastica Cubesports vs Team Impact: anche questa è una “riedizione”, con nomi di clan diversi, della finale della stagione sei. Ma non sono solo nomi diversi per i due clan… c’è stato anche qualche colpo di “codmercato”: alcuni ex Impact, infatti, sono ora nell’altra sponda e in più il team pluricampione ha perso altri elementi. C’è molta curiosità, quindi, nel vedere se i vecchi e cari maniaci dell’impatto sapranno riproporsi come miglior team italiano in questa formazione rimaneggiata. A Pes 2009 il menù propone Inferno eSports vs Team Impact (ex Quid) cioè la finale di EPS 4: di acqua (e tornei) sotto ai ponti ne è passata ma i due team sono comunque ancora al top del livello italiano, ne vedremo delle belle anche sui campi di calcio virtuali.

Appuntamento quindi alla prima edizione di Ludic@rena, una fiera che, si spera, costellerà come un astro il firmamento degli eventi italiani. Decidete con i vostri occhi se si tratterà di una stella destinata a brillare o di una meteora: appuntamento dal 21 al 23 di questo mese.

Ultima sorpresa: biglietti scontati per tutti!!! Milanesi, se volete venire, scaricatevi questo coupon: risparmierete 2 euro.

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