Benchè al giorno d’oggi si discuta con insistenza sull’opportunità di reputare il videogioco una forma d’arte, esistono altri sentieri di riflessione connaturati al mezzo che non vengono battuti con altrettanta frequenza: mi riferisco in particolare alla validità del videogioco come strumento didattico ed alle implicazioni di un suo utilizzo in tal senso. A far luce su questo aspetto dell’argomento è proprio un gioco in Flash intitolato CellCraft, che chiede al giocatore di seguire precise regole biologiche per consentire ad una cellula di mutare e sopravvivere agli attacchi da parte dei virus.
Per fare un esempio pratico, la produzione di uno specifico enzima richiede il reperimento di determinate molecole, la loro inclusione nell’ RNA messaggero (mRNA) che li porterà ai ribosomi e poi nel reticolo endoplasmatico, dove avverrà la sintesi dell’enzima proteico desiderato. Dal punto di vista biologico, il processo è descritto in maniera accurata ed è quindi istruttivo (oltre che divertente) per l’utente che vi si cimenta. C’è solo un problema: chi istruisce i ribosomi nel reticolo affinchè creino quel particolare enzima?
Risposta: il giocatore. Questa semplice realtà è stata sufficiente a scatenare un infuocato dibattito (potete seguirlo su Pandasthumb.org) riguardo al fatto che il controllo del giocatore alluda ad una pre-programmazione degli organelli deputati alla creazione di organismi complessi – in altre parole, CellCraft promuoverebbe implicitamente la tesi del Creazionismo opposta all’ Evoluzionismo darwiniano che tutti abbiamo studiato a scuola, diventando così uno strumento “sovversivo” ed inadatto alla didattica. Inoltre, il fatto che nel gioco la fornitura di organelli sia deputata a certi simpatici ornitorinchi ricercatori non ha certo aiutato…
Sam Flynn, creatore di CellCraft, è dovuto intervenire personalmente spiegando come la mancata rappresentazione della componente evolutiva in CellCraft derivi dall’intrinseca complessità dell’argomento:
“Abbiamo pensato che realizzando un gioco basato sulla Teoria dell’ Evoluzione, avremmo potuto fare degli errori interpretativi ed esporci così ad aspre critiche. Veicolare un’idea sbagliata dell’evoluzione nei giochi è una tra le mie peggiori preoccupazioni: l’evoluzione dei Pokémon non è altro che una metamorfosi, mentre quella di Spore non ha nulla a che vedere con la realtà. Volendo realizzare un gioco del genere, sarebbe difficilissimo attribuire un qualunque potere al giocatore – si tratterebbe di star li e guardare cosa succede, volendo realizzare qualcosa di ACCURATO (siamo accusati, tra le altre cose, del fatto che una “forza intelligente” guidi l’operato della cellula, sarebbe a dire il GIOCATORE). In effetti mi piacerebbe creare un gioco che parli dell’evoluzione e della sua complessità, gli algoritmi genetici sono fantastici e penso che sarebbe un’iniziativa divertente ed educativa
Quanto all’uso degli ornitorinchi come riferimenti occulti al Creazionismo, è solo una coincidenza. Li abbiamo scelti perchè ci sembravano carini.”
L’origine della polemica non nasce tanto dal fatto che si siano voluti descrivere meccanismi biologici in forma di gioco, quanto dall’aver implementato un certo tipo di forzature (gli ornitorinchi) nell’ambito di un prodotto definito dai suoi stessi autori ”educativo” e “realistico”. A nostro parere, tuttavia, è egualmente forzato criticare CellCraft al di fuori dell’ambito in cui la sua validità è poco attaccabile, ossia la mera riproduzione fisica delle mutazioni cellulari. Si tratta dell’ambito in cui verosimilmente, Flynn ed i suoi collaboratori hanno concepito il controverso software.
Vi è venuta voglia di dare un’ occhiata al controverso flash game? Allora non vi resta che fare un salto sulla pagina Kongregate di CellCraft e divertirvi a volontà.


La Casa Bianca apre ancora una volta le porte ai videogiochi, inserendoli nell’insegnamento di scienze e matematica con il progetto STEM, volto a conciliare l’apprendimento delle materie scientifiche e tecnologiche con metodi che possano divertire e stimolare gli studenti.


