John Riccitiello: demonio o salvatore?
E’ ormai da un po’ che noi videogiocatori, abituati da anni di difesa ad oltranza del nostro pianeta a dividere il mondo fra buoni e cattivi, non riusciamo più capire chi ci sia veramente dietro uno dei volti più riconoscibili (nonchè antipatici, almeno di primo impatto..) del videogame.
Fino a qualche anno fa infatti Riccitiello era Il Male™: la sua Electronic Arts, di cui era presidente e COO, era una vera e propria macchina da business, in grado di sfornare e vendere riedizioni annuali (quando non semestrali) di tutti i suoi famosi brand sportivi sempre uguali a loro stessi; inoltre era solita agire sul mercato come una sorta di Blob, acquisendo decine di software house per spremerle fino all’ultima goccia e, in molti casi, scioglierle.
Origin e Bullfrog sono state due delle più famose vittime di questo sistema perverso, e nell’arco di pochi anni Riccitiello è riuscito a separare diverse delle più geniali proprietà intellettuali della prima era del videogame dai rispettivi creatori.
Poi l’illuminazione.
Riccitiello lascia EA, co-fonda Elevation Partners (società d’investimenti su proprietà intellettuali che si è mossa anche in ambito videoludico, e di cui fa parte anche Bono Vox) poi torna, e una volta ri-assunto come CEO riforma la politica della società come neanche i più ottimisti avrebbero osato sperare.
John parla di rinnovamento, di innovazione e di idee, e in breve passa dalle parole ai fatti: innanzi tutto affida la proficua ma stantìa EA Sports a Peter Moore, uno dei principali fautori del successo della Xbox360 nonchè personalità in vista e piuttosto sopra le righe, poi annuncia di aver investito in una serie di nuove PI.
Nell’arco di pochissimo tempo il catalogo EA si costella di titoli nuovi ed interessanti come Dead Space o Mirror’s Edge, il suo rapporto con le software house acquisite cambia radicalmente e ora chiunque ne parla come di un partner ideale per supporto e spinta a sviluppare nuove idee. Anche la sezione sportiva subisce questo influsso positivo, con un’impennata di qualità ben esemplificata dal sorpasso di FIFA nei confronti del rivale storico Pro Evolution Soccer anche per quel che concerne le valutazioni di critica e pubblico.
E grazie a tutto questo Riccitiello riesce nell’impresa più dura di tutte, ovvero cambiare in un ridottissimo arco di tempo la percezione che pubblico e mercato avevano della sua azienda: da Galactus a Silver Surfer in soli due anni!
Gli unici a non essere veramente contenti di questa redenzione sono gli azionisti EA.
I profitti della casa di Redwood, per le contraddizioni intrinseche del mercato dei videogiochi, non seguono l’ascesa del livello qualitativo dei prodotti: alcuni dei nuovi investimenti infatti vendono ampiamente sotto le aspettative, rivelandosi buoni giochi ma mancando di colpire il mass market, che la vecchia EA era invece abituata a mungere senza pietà.
Mettiamoci anche che in questi anni la concorrenza non è stata con le mani in mano: Ubisoft è cresciuta esponenzialmente aprendo studi un po’ in tutto il mondo, mentre Activision si è unita con Blizzard andando a creare il più grande colosso dell’industria videoludica mai esistito
Inevitabili quindi arrivano nuove critiche all’operato di Riccitiello, anche se stavolta provenienti dall’universo finanziario e non più da quello videoludico.
E siamo ad oggi: il catalogo software oltre a titoli casual dalle vendite sicure (EA Sports Active, The Sims 3) cerca ancora di proporre prodotti di qualità (Dragon Age: Origins, Dante’s Inferno, The Saboteur, Brutal Legend); le critiche da parte di analisti ed azionisti continuano a piovere su EA, che nel frattempo a causa della crisi ha dovuto ridurre il suo personale (1500 persone licenziate fra gli studi Redwood Shores, Tiburon, Mythic e Black Box, nonchè la chiusura di Pandemic) e quello di alcune software house subalterne come Maxis.
I profitti sono scesi ulteriormente, specie se paragonati ai record infranti da Activision, le azioni perdono di valore e proprio a Riccitiello viene attribuita senza mezzi termini (”la credibilità del management EA è inesistente“) la responsabilità di questa discesa negli inferi dell’ex-asso piglia tutto del videogioco. Eppure lui resta lì appolaiato sulla sua poltrona, con la sua faccia da schiaffi e lo sguardo sicuro, e parla di una prospettiva differente: “Voi dite che siamo in una fossa di 6 piedi; io vi dico che eravamo in una fossa di 20, e ci siamo avvicinati di 14 alla superficie.”
E poi se ne viene fuori una proposta seria, nuova e interessante per indebolire il floridissimo mercato dell’usato: il “Project Ten Dollar“.
Nella sua semplicità, è disarmante: ogni gioco comprato da nuovo avrà con sè la possibilità di scaricare gratis dei DLC, che a chi invece lo comprerà usato costeranno in media 10 dollari. Non la richiesta di una legge che vieti la vendita dell’usato. Non un qualche tipo di vessazione per gli acquirenti o per i rivenditori di giochi di seconda mano. Semplicemente un “premio” per chi acquista il nuovo, che non danneggia nessun altro e lascia agli acquirenti la facoltà di scegliere se e come spendere i propri soldi in funzione della disponibilità economica, della qualità del gioco e dei suoi DLC. L’uovo di Colombo, ma anche un meccanismo basato sulla qualità che potrebbe dare il via ad un circolo virtuoso mica da ridere.
Eccoci quindi a riproporvi la domanda iniziale: secondo voi Riccitiello è semplicemente un businessman dall’occhio lungo, o quest’uomo con la faccia da cattivo dei telefilm anni ‘70 è stato veramente folgorato sulla via di Damasco divenendo il fautore di un nuovo, migliore modo di concepire il videogioco da parte dei publisher più grandi?

Inside The Game non sa/non risponde, però non può fare a meno di notare una cosa: da quando EA ha cambiato politica, essere videogiocatori è un po’ più bello…