Domani 22 Febbraio 2010 sarà una data da ricordare. Perchè? Perchè esce in anticipo Heavy Rain (già recensito su Inside The Game, per la cronaca, da Jabba qui)?
No.
Sarà un giorno da ricordare per tutti i netgamer o, almeno, lo spero; sarà disponibile infatti sul sito www.esportitalia.com il primo numero di un magazine in pdf molto particolare. Una rivista scritta da netgamer, per altri netgamer e prodotta da FNIGE, una nuova federazione nazionale interessata al videogioco competitivo, di cui avevamo già parlato in occasione del Roma Videogames Festival.
Non voglio assolutamente farmi dell’auto pubblicità, non è questa la sede, ma di certo non posso tacere il dettaglio che su questa rivista c’ho sudato l’anima nelle passate nottati visto che ne sono il direttore. Ovviamente, per trasparenza, ammetto anche che l’idea non è assolutamente mia: io ho solamente dato corpo a questo progetto che era da mesi nella mente di FNIGE (che mi ha contattato a inizio Settembre, la prima volta) e soprattutto del suo presidente Sebastiano Silluzio.
Se ho avuto quindi l’opportunità di dirigere alcuni dei più taltentuosi scrittori di netgaming in Italia per questo primo numero lo devo soprattutto a Sebastiano e rubo solo questa riga per ringraziarlo.
Torno quindi velocemente a parlare del progetto eSport Italia: una rivista dove troverete un sacco di articoli dedicati al netgaming e agli Sport Elettronici scritti da quelle che spero un giorno diventeranno delle grandi firme in questo panorama. Ora come ora, in uno scenario così acerbo da non avere nemmeno un sito di riferimento se non dei portali legati alle aziende di competenza che operano nel settore, è difficile in verità usare un termine così ampio come “panorama”.
La speranza però è proprio quella di dare un punto solido e fermo alle nuove generazioni di netgamer sperando che l’esempio dei primi “pionieri” del giornalismo esportivo (consentetemi questo neologismo) possa essere d’aiuto per coloro che verranno in tutte le figure necessarie. In fondo abbiamo bisogno di giocatori, e questo è chiaro, ma anche di giornalisti, telecronisti, admin, organizzatori ecc ecc.
Ma per essere realmente vista come delle fondamenta significative, eSport Italia non deve avere bandiere e deve essere libera. Nonostante nasca sotto la bandiera di FNIGE, una federazione che si è appena affacciata nel mondo dell’eSport ed ha ancora tutto da dimostrare, la rivista tratterà gli argomenti più disparati e cercherà di abbracciare tutte le iniziative italiane nate sotto la bandiera del netgaming.
Sperando che il motto “unire e non dividere”, quindi, accompagni eSport Italia e l’idea sotto la quale è nata aspetterò insieme a voi domani per sfogliare questo primo numero della rivista e sapere cosa ne pensate. Come immaginate il vostro giudizio farà parte dei mattoni sui quali costruiremo tutti i futuri numeri, non dimenticandoci che nonostante io sia soddisfatto del lavoro svolto (nonostante il particolare periodo che sto vivendo, troppo pieno di impegni che molte volte non riesco a portare a termine come vorrei), c’è sempre molto da migliorare.
Rubo solo qualche minuto del vostro tempo per segnalarvi che questo week end ci sarà il Roma Videogames Festival, in occasione del “Natale di Roma”: un evento che si preannuncia molto interessante e ampiamente supportato, per una volta, dalle istituzioni. Organizzato da AIOMI e da ESC Italia all’interno della preziosa Technotown, già teatrò del Wings of Magic Media Festival, il Roma Videogames Festival sarà un luogo di incontro e di ritrovo per appassionati, grazie ai numerosi tornei ma anche un ponte verso le nuove generazioni di gamers, grazie alla presenza di alcune scuole che utilizzeranno il sabato mattina proprio per venire a sentire la lezione dei videogiochi.
E indovinate chi sarà il professore di questa speciale lezione? Il sottoscritto che ovviamente sarà anche presente per le varie telecronache necessarie a spettacolarizzare le sfide tra i campioni di Street Fighter 4, Tekken 6, Guitar Hero 5, Halo ODST e Fifa 10.
A proposito di quest’ultimo le occasioni per giocare saranno doppie: ci sarà sia il torneo ufficiale che il contest di XLC.it, una community basata su Xbox Live con moltissimi progetti in mente, che regalerà una console Xbox 360 intera a chi riuscirà a battere il loro campione. Non male come iniziativa. Tra l’altro sempre loro presenteranno con una conferenza stampa, la domenica, una nuova federazione nata sotto la stella degli Sport Elettronici: la FNIGE, di cui sicuramente parleremo in seguito. Anche qui ci sarà il mio zampino… chi interverrà ne saprà, ovviamente, di più
Che altro aggiungere? Che chi non viene al Roma Videogames Festival si perderà una due giorni divertente ed istruttiva sui videogiochi?
O vi convince di più se vi dico tipo: “chi non viene al RVF non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù e quando muore va laggiù” come si fa con i bambini piccoli?
Ops, ora che ci penso, con una frase del genere rischio che molti di voi, i più blasfemi, stiano a casa appositamente
Il WCG è ufficialmente aperto visto che la cerimonia di apertura sta per concludersi tra qualche istante in uno dei due padiglioni della “Century City Venue” di Chengdu. Lo dico subito senza mezze parole: questa è l’edizione senza dubbio più maestosa mai organizzata. Nessun paragone con Singapore, che era la migliore alla quale io abbia mai preso parte: più del doppio dello spazio, un palco gigantesco e soprattutto un fiume di spettatori.
L’eSport in Cina è realtà e ovviamente gli organizzatori lo sapevano: nonostante l’alto prezzo del biglietto per entrare a vedere i World Cyber Games i fan dei videogiochi competitivi cinesi hanno risposto in massa per ammirare, salutare e fotografare i propri beniamini. Fantastico.
La cerimonia di apertura è stata molto bella, come al solito: balli tradizionali cinesi, coerografie, portabandiera di tutte le nazioni in sfilata ed un gruppo di giovani artisti che hanno eseguito la canzone “Beyond The Game” cioè l’inno dei World Cyber Games. Ma il vero spettacolo sinceramente non l’ho visto sul palco bensì davanti. E’ stata davvero un emozione gigantesca vedere il tifo da stadio e le urla che gli spettatori accorsi hanno emesso per solamente l’antipasto di un torneo di videogiochi. Inutile dire che in Italia qualcosa di simile non la vedremo mai: se per molti punti di vista siamo un paese da terzo mondo, per quanto riguarda questo aspetto particolare siamo davvero alla preistoria. O semplicemente è la Cina, insieme alla Corea del Sud, che è catapultata anni luce nel futuro.
Ciò che risulta ancor più straordinario è che qui, anche noi italiani, siamo delle celebrità. La foto qui sotto è stata scattata mentre io e la nostra nazionale posavamo per un’immagine di gruppo con il tricolore. Nel tempo di mettersi in posa e sorridere si sono radunati davanti a noi un nugulo di ragazzi per fotografarci e farsi fotografare con noi, come se fossimo delle celebrità. Di noi conoscono solamente i nickname, letti in chissà quale replay, eppure sono bastati quelli e due occhi non a mandorla per trasformare un innocuo gruppo di nerd in novelli David Beckam.
Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.
Sono appena tornato dalla Dema Zone LAN, in quel di Bologna (precisamente Castelletto diSerravalle) e, nonostante sia stanchissimo, provo a scriver e un filino di opinioni su quella che è stata l’unica occasione, purtroppo, di raccoglimento del movimento netgaming in Italia.
Nonostante infatti qualche altro sporadico torneo di giochi singoli (stanno andando molto bene quelli per console, magari di Street Fighter 4), questo è stato l’unico “raduno”, l’unico LAN Party, a cui comunque sono intervenute solo due community: quella di Counter strike: Source e quella di Call of Duty 4. Anche se probabilmente sarebbe meglio dire che la prima ormai è l’ombra di una community.
Menzionando subito i vincitori, gli Inferno eSports (abbastanza scontati, direi, per CSS) e il Team Impactper COD4, l’evento ha offerto una strana commistione di generi e di persone, per i motivi che andrò ad elencare. Di certo non lo si può definire già un super successo, ma i ragazzi dell’organizzazione hanno sicuramente mosso un passo nella giusta direzione.
Più che un torneo, più che una competizione, mi è sembrato tutto importato a creare un momento di aggregazione giovanile. Venerdì sera c’è stato un mega barbecue con vino a fiumi (l’evento era organizzato in un capannone che ben si prestava a questo e ad altri scopi) per ricevere i giocatori. Sabato ci sono stati 2 concerti dal vivo (bravissime le due band): tra il primo e il secondo c’è stata l’elezione di miss Dema Zone. Un’esibizione alla Miss Italia molto più simpatica! La sfilata è stata presentata dalla ragazza di uno degli organizzatori ed ha visto come partecipanti qualche amica degli stessi. Un vero e proprio “cinema”, di quello che non ti aspetti, per spezzare il ritmo tra una partita e l’altra con una nota di simpatia e spensieratezza (ci vuole anche una menzione per la bellezza femminile esposta… ).
Il tutto condito da ottimo cibo e cordialità da vendere.
Ora, ovviamente, non è tutto rose è fiori. Soliti ritardi (che alle LAN sono endemici, devo ancora vedere un evento senza ritardi…), poche cose da fare nelle vicinanze e un caldo poco sopportabile (certo non si può spegnere il sole per gli eventi dedicati ai gamers). Gli organizzatori dovrebbero sicuramente prendere in considerazione qualche idea per ammazzare i tempi morti e dare molta più attenzione alla parte mediatica. Ovviamente se si vuole fare un vero salto di qualità e soprattutto se si vogliono coinvolgere tutte quelle persone intervenute magari a vedere il gruppo, magari a mangiare, magari a bere, nel mondo dei videogiochi (e più specificatamente del netgaming).
Io come al solito tra una telecronaca e l’altra (peccato l’assenza il primo giorno di una “infrastruttura” valida per far vedere le partite, il secondo ci siamo arrangiati) mi sono comunque molto divertito. Ho conosciuto persone nuove molto interessanti con cui ho passato un week end lontano dai problemi di tutti i giorni e vicino alla mia grande passione, il netgaming.
Speriamo che alla prossima edizione il numero dei giocatori raddoppi così come, quello degli spettatori, dei premi ecc.
Un saluto particolare ai simpaticissimi OX Gaming che non conoscevo e che mi hanno regalato una loro maglietta che però non posso mettere, purtroppo, perchè mi hanno preso per Hulk! Mi hanno dato una 2XL, misura che neanche pensavo esistesse
Appena ho link a foto (a proposito, in quella di apertura un momento della mia telecronaca di COD4 con Moai) o video dell’evento edito questa news e vi linko tutto. Ora vado a letto, notte a tutti.
Sapete che sono abbastanza attratto dal poker online e dai suoi “punti di incontro” col netgaming e coi videogiochi stessi (in fondo, non è altro che un videogioco online… solo che ci sono di mezzo i soldi) da non poter rimanere indifferente di fronte ad una notizia simile.
Ho letto infatti questo post: Giocare a Poker su World of Warcraft si può, dal quale spero di farvi scoprire un ottimo passatempo per aspettare quelle 2-3 ore di organizzazione (sto scherzando… di solito sono molto di più) prima di un attesissimo raid. Per quelli di voi ormai “persi” nel mondo di Warcraft forse sarà un incentivo ulteriore a rimanere là dentro e a dire “fuck real life!“.
Purtroppo non ho il gioco in mio possesso perchè, come sapete, lo odio (porta via gente agli E-Sport: cattivo!) altrimenti avrei subito provato questa applicazione che una volta installata permette, digitando /holdem (ovviamente si tratta della famosa modalità Texas Hold’em) in chat, di sedersi comodamente al tavolo verde mettendo da parte l’ascia da guerra e la mount per un secondo. Da lì si potrà comunque controllare lo siluppo della partita e quando si vorrà abbandonare il tavolo, niente di più semplice, basterà un click. Dicevo, l’avrei provata soprattutto per capire se permette di giocarsi i soldi veri, come al solito, o se invece si possono mettere al tavolo i gold virtuali guadagnati con all’interno di WoW. Questo sarebbe una figata: dopo aver perso un oggetto inestimabile al tiro di dado si potrebbe dire al prossimo: “ok, se ti regge, giocatelo a poker” e poi via verso un full di ganci che fa sempre piacere.
Insomma una segnalazione che agli appassionati del MMORPG più importante del mondo (non è azzardato definirlo “il videogioco” più importante del mondo… per l’impatto sociale e ludico) che credo farà piacere.
Tra l’altro, mi viene da riflettere: ma allora questo tipo di titoli sono proprio come una seconda vita, o sbaglio? Se addirittura a qualcuno è venuto in mente di sistemare un tavolo virtuale di Poker per le attese che si passano a World of Warcraft… c’è qualcosa che non va E’ tipo un gioco nel gioco, come se io giocassi a morra cinese mentre aspetto che mi si carica la partita di COD (di solito sorseggio birra). In pratica già gioco ai videogiochi quando ho un buco nella mia vita reale; tra un po’ giocherò a dei mini videogiochi per coprire i buchi della mia vita virtuale.
Insomma, la conclusione è, scordatevi proprio il vostro tempo libero!
Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homoludens non sono più gli stessi.
E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.
Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili. Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.
Da questa consapevolezza nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.
I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.
Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.
Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.
L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.
Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.
Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.
Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.
Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.
Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.
Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.
Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).
Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.
Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.
Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.
Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.
Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.
Un quadro desolante, vero?
C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”. Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.
MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.
Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!
Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.
Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.
E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.
Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.
E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.
Dovevo fare questo articolo molto tempo fa ma ho preferito aspettare. Grazie all’amica Videl, infatti, sono riuscito a provare Quake Live nella sua beta privata ormai molti mesi fa. Era meglio però non parlarne fino ad oggi, giorno dell’uscita pubblica del titolo in beta che quindi può essere provato da ognuno di voi.
Cosa è Quake Live? Quake live è Quake 3, non un pixel è diverso o quasi. E allora perchè dovremmo tanto stupirci, griderà qualcuno?
Semplice perchè Quake Live è si un gioco vecchio di 10 anni, ma è anche uno dei più grandi miracoli tecnologici dei nostri tempi. Un gioco che nel 1999, anno della sua uscita, occupava circa un CD (700MB) di informazioni, grazie al genio di JohnCarmack, ora gira su un browser!
Avete capito bene. Basta installare 5 mb di file, un .msi che rappresenta una semplice libreria, per giocare a Quake 3 da qualunque PC tramite un qualunque browser (aspettiamo ancora la versione per Mac OS e per Linux, che arriverà a breve). Senza rallentamenti, senza installare un exe, senza niente. Incredibile è la parola giusta, ma Carmack ci ha abituati a dire che l’incredibile non esiste, soprattutto a livello tecnico, per lui che fa della programmazione un’arte.
Recensire il gioco mi sembra anche ridondante. Chi non conosce Quake 3 Arena? Sappiate solo che stiamo parlando di uno dei più importanti sparatutto di tutti i tempi per PC: l’apripista dei giochi pensati solo per il multiplayer, una scommessa vinta da id Software già tanti anni fa. Tra l’altro che cosa serve una recensione se andando sul sito di Quake Live potete giocarci voi e valutare da soli e con mano quanto sto dicendo.
Ciò che invece è importante sottolineare è come nel mondo del multiplayer online le dinamiche dei giochi elettronici tradizionali abbiano davvero poco senso. Al giorno d’oggi se un gioco non è al passo con i tempi nessuno lo nota o quasi (anche se, in verità, questo è proprio il momento storico più ghiotto per i videogiochi indipendenti che hanno trovato con la digital delivery la loro fortuna). Nel netgaming invece, rimaniamo appassionati dei videogiochi vecchi perchè sono quelli con le meccaniche più grezze e quindi i più belli a livello di sfida. Se un gioco è facile da giocare, avrà più giocatori forti ed emergeranno tante eccellenze. Questo è nocivo per lo spettacolo e non da possibilità a chi si vuole impegnare veramente di essere, giustamente, un gradino sopra gli altri.
Ciò che serve al netgaming, oltre che i classici e banali sponsor, sono invece giochi che, nei secoli dei secoli, siano sempre riconoscibili e magari abbiano possibilità di evolversi senza essere stravolti. Starcraft è perfetto in questo senso: si è evoluto con le patch e con le mappe aggiuntive ma sono dieci anni che è giocato a livello professionistico in Corea del Sud. Quake 3 anche ma ha sofferto del lack di investimenti ed ora si spera che rifiorisca con Quake Live.
Perchè? Perchè ora TUTTI avranno la possibilità di giocarci con un click. Ci rendiamo conto di cosa significa? Che ovunque voi siate, qualunque PC abbiate tra le mani e soprattutto SENZA SPENDER UN EURO nell’acquisto del gioco (non c’è alcun abbonamento da pagare: è totalmente gratis), tutti avranno accesso alla sfida online e alla visione delle partite di altri. Questo vuol dire che, finalmente, realmente gli sport elettronici possono essere accostati al poker online, basta un browser per entrare nell’arena.
Per il netgaming e per gli sport elettronici significa moltissimo anche se ho una gran paura. Che, senza avanzamento tecnologico gli sponsor classici si tirino indietro: Intel non venderà certo dei processori nuovi e potenti grazie a Quake Live, sarà quindi interessata a mettere in palio premi per i tornei?
Questa domanda mi attanaglia la testa mentre, tra un razzo e l’altro, mi aggiro per Q3DM6 come dieci anni fa.
Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino. Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.
Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.
I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.
Perchè?
Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.
Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.
Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella PlayboyMansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.
E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.
Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).
Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.
Uno dei momenti più spettacolari degli sport elettronici internazionali.
Lo state vedendo qui sopra: il più famoso “comeback” (recupero) videoludico di sempre, ad un videogioco comprensibile per tutti, Street Fighter.
I miei auguri, quindi a tutti i lettori del blog, giungono con un Daigo vs Justin, Ken vs Chun Li, durante l’EVO, il maggior torneo dedicato proprio ai beat ‘em up ad incontri. Maggiori informazioni ovviamente sul sito ufficiale. Cinquantotto secondi di puro spettacolo!
Breve riflessione: come praticamente tutti voi sapete, gli Sport Elettronici e il netgaming sono la mia più grande passione ed io ho cercato e sto cercando di fare quanto possibile per farli crescere. Una delle difficoltà più grandi che incontro è proprio far appassionare la gente, il pubblico, a guardare le partite. Purtroppo pochi capiscono quanto una sfida a Starcraft possa essere spettacolare, così come una a Call of Duty 4. Questo è uno dei maggiori problemi a livello mondiale del “competitive gaming” che, non è ancora sbocciato in occidente, perchè troppe poche persone lo comprendono.
Guardando questo video mi rendo conto di una cosa: quanto detto sopra è il fulcro dello sviluppo dell’E-Sport. Fate questo esperimento: prendete un qualunque vostro conoscente e fategli vedere come Daigo abbia recuperato, con la barretta a zero di vita, una partita ormai persa. Fategli sentire a tutto volume l’applauso e le urla della sala. Difficilmente rimarrà indifferente. Se provate a fargli vedere, anche spiegandogli per filo e per segno cosa succede, una partita di Counterstrike altrettanto emozionante difficilmente otterrete lo stesso risultato. Senza aver mai giocato a CS è molto difficile intuirne la spettacolarità.
E allora vedete bene che la differenza è solo lì: averci giocato o meno, comprenderlo o non capirlo. Tutti hanno ben chiare le regole e la schermata di un videogioco come Street Fighter e in quel caso, tutti possono rimanere coinvolti dalla spettacolarità di un’azione simile. Una sfida è già trasformata in show.
Quando il settore degli Sport Elettronici capirà che bisognà fare di tutto per rendere le sfide comprensibili a più persone possibile, allora ci sarà il grande salto che tutti aspettiamo: da gioco a spettacolo mediatico. Da passatempo a vera e propria disciplina sportiva.
Speriamo che, Natale dopo Natale, il salto sia sempre più alla nostra portata.
Ancora tanti auguri a tutti, netgamers, hardcore gamers o semplici giocatori della domenica
I primi tre post di questa settimana parlano di eventi o iniziative politiche, addirittura.
Neanche una “blogcensione” neanche un pensierino sui videogiochi in uscita. Niente di niente.
Chissà come saranno delusi alcuni di voi dal quarto post di oggi, totalmente in target con i precedenti se vogliamo, che vi porta ancor a più a fondo nel mondo degli Sport Elettronici presentandovi un film, olandese, che si chiama Beyond The Game, come il claim del World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi).
Come tutti i film anche questo racconta una storia, la storia dei più grandi giocatori di Warcraft 3: The Frozen Throne, il più in voga tra gli Sport Elettronici del momento, probabilmente, grazie al grande plauso che riceve in Asia e al buon successo che continua ad avere in Europa e America.
C’era una volta… c’era una volta uno svedese, si chiamava Fredrik Johansson (per la cronaca c’è ancora… non è morto, ha solo smesso di giocare, concetto simile). Non era niente di che come giocatore di Starcraft. Pensate che Cafone, un “semplice” italiano, lo battè per due volte al primo World Cyber Games 2001 (con me testimone). Il suo nickname era Madfrog, rana pazza. Fu il primo vero giocatore di Warcraft III universalmente riconosciuto come il più forte non asiatico a giocare al capolavoro Blizzard. E si perchè in Corea, dove l’eSport è ormai entrato nella cultura, sono asiatici.
Madfrog vinse la coppa del mondo degli sport elettronici (cioè l’ESWC: Electronic Sports World Cup) nel 2003 all’età di 17 anni e poi venne chiamato a Seoul per diventare un giocatore professionista. Soldi, donne, celebrità: un sogno che si avvera? Per alcuni si, forse, non per lui. Per Madfrog fu come passare dalle stelle alle stalle: gli undici mesi passati in Asia non furono per lui d’ispirazione e, anzi, perse la voglia di continuare a giocare mentre un nuovo astro si formava, si infuocava, esplodeva e si trasformava in sole.
Manuel Schenkhuizen è di Utrecht, Olanda, doveva ancora diventare 18 enne quando il mondo prese coscienza delle sue imprese mirabolanti. Con la razza più difficile e da sempre considerata meno utilizzabile per i tornei, gli orchi, riuscì a vincere il World Cyber Games 2004.Grubby divenne una star in corea, dove ha “lavorato” per anni: i media hanno usato per lui l’appellativo di “The Orc Emperor”, per richiamare quel famoso Terran Emperor, cioè quel Lim Yo-Hwan meglio noto come SlayerS_`BoxeR`, il più famoso pro-gamer di tutti i tempi. Grubby come Boxer, imbattibile, per anni è riuscito ad essere considerato non solo il più forte giocatore non asiatico bensì il più forte di tutti, fino all’arrivo di un nuovo e agguerritissimo sfidante.
Sky (Xiaofeng Li) in Cina è una celebrità nazionale. Pochi sanno che è stato addirittura tra i tedofori della scorsa olimpiade di Pechino, ma è solo la punta dell’iceberg: ha fatto pubblicità, apparizioni televisive, esce con le modelle e guadagna centinaia di migliaia di dollari l’anno giocando a Warcraft 3: The Frozen Throne. Gioca umani, una razza facile, potente, probabilmente “scorretta” ma che ha sempre sofferto un’unica medicina… i pelleverde. Al World Cyber Games 2005Sky ha vinto e Grubby ha perso: la loro partita sarà ricordata come una delle più grandi disfatte dell’olandese che difficilmente si piega senza combattere.
Dato l’alto livello di emozioni in queste competizioni e la presenza di questi due titani, il World Cyber Games 2006, in Italia a Monza, sarà ricordato proprio per l’attesa di sapere chi è veramente il più forte giocatore del mondo. E qui entra in scena il regista olandese Jos de Putter che mette in piedi una macchina filmica da grande occasione per andare a seguire questo nuovo scontro. Chi dei due dovesse vincere per la seconda volta il WCG sarebbe infatti ricordato, per sempre, nella “Hall of fame“.
Il trailer che state vedendo è come la nostra storia si conclude, sul campo e come inizia, nel racconto. Grubby ha perso nuovamente contro Sky, ai quarti di finale (significa che non è neanche arrivato a medaglia) e il film Beyond The Game racconta questa sfida e spiega il fenomeno del progaming da un punto di vista più umano, dal punto di vista della gente comune. Sky quindi è entrato nella hall of fame, Grubby no (ma si rifarà nel 2008, grande!!!)
Al momento il film è stato presentato all’ International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra poco dovrebbe uscire nelle sale di tutto il mondo. Direi che per tutti gli appassionati di videogiochi, un salto al cinema ci sta.