Ed eccoci a parlare nuovamente dell’ennesimo FIFA. Ma che dico… nuovamente? La verità è che noi siamo un blog serio e non campiamo solo di calcio simulato e infatti di FIFA 11 o PES 2011 non abbiamo parlato praticamente mai. Quindi concediamoci questo teaser trailer che presenta il testimonial del titolo calcistico Electronic Arts: signore e signori, Kakà! Sarà il giocatore del Real Madrid (ex Milan) a mostrare il suo sorrisone sulle milioni di scatole che verranno vendute in tutto il mondo per questo gioco che ormai da anni ha superato l’antico rivale PES (almeno secondo noi). A proposito, avete mai letto la mia recensione FIFA 09 vs PES 2009 scrita come se fosse una partita di calcio? E’ l’occasione giusta per farlo.
Torniamo al trailer ma… che dire? Poco e niente visto che è un teaser. Giusto un dettaglio per l’edizione italiana: il testimonial che parla la linga di Dante sarà Giorgio Chiellini (ora che ci penso non parla proprio “la lingua di Dante”). Un’altra stagione di grande calcio simulato sta per iniziare. Ad Ottobre sapremo se è ancora FIFA a regnare sui giapponesi rivali di Pro Evolution Soccer. Al mondiale di calcio 2010 il Giappone ha fatto sicuramente una figura migliore del Canada che neanche era qualificato
Certo nei campi virtuali è un’altro discorso e, come già detto, la serie EA Sports sta stupendo, anno dopo anno, per quanto si avvicina ad una partita vera.
Un mercato in flessione, con un ribasso pari al 30%; è questa la situazione del videogioco in Italia nel 2009, secondo il rapporto di Gfk realizzato per conto di Aesvi. Un buon risultato, tutto considerato, se si paragonano questi dati a quelli rilevati nel resto dell’Europa: mentre l’Italia si assesta su un rispettabile meno 10,6%, Spagna e Gran Bretagna si trovano a un meno 16,2%, mentre per la Francia si parla di un meno 17,1%.
Un risultato che va a intaccare il primato dell’industria videoludica come unico settore in crescita nel corso dell’attuale periodo di crisi. Il giro d’affari italiani è passato da un miliardo e 262 milioni di euro a un miliardo e 128 milioni di euro; a fare la propria parte sono stati gli abbassamenti di prezzo delle console e la scelta, da parte degli acquirenti di privilegiare materiale usato rispetto al nuovo, come diretta conseguenza della crisi economica.
Il grosso della flessione si è avuto sulla vendita hardware, che costituisce il 44,4% delle vendite totali, ma che comunque scende del 15% rispetto al 2008. Una perdita ammortizzata in parte dai discreti risultati del software, che ha ammortizzato la perdita con un meno 5,8%. Altro motivo di preoccupazione per gli analisti è il tracollo delle vendite di console portatili, pari a una diminuzione del 20,1%.
Fa ben sperare tuttavia la diffusione di console e videogiochi, che raddoppia ripetto al 2005, passando dal 21% al 42%: secondo i dati oggi 10 milioni e 322mila nuclei familiari possiedono una console.
I più venduti.
I 20 videogame più venduti nel 2009 in Italia
1) Pro Evolution Soccer 2010 (Konami)
2) Fifa 10 (Ea)
3) Wii Sport Resort (Nintendo)
4) Call of Duty: Modern Warfare 2 (Activision Blizzard)
5) Assassin’s Creed II (Ubisoft)
6) Wii Fit Plus (Nintendo)
7) Pokémon Platino (Nintendo)
8) Resident Evil 5 (Capcom)
9) Mario & Sonic ai Giochi Olimpici Invernali (Sega)
10) The Sims 3 (Ea)
11) New Super Mario Bros (Nintendo)
12) Need for Speed Shift (Ea)
13) Mario Power Tennis (Nintendo)
14) Uncharted 2 (Sony)
15) Professor Layton e lo Scrigno di Pandora (Nintendo)
16) Killzone 2 (Sony)
17) Tekken 6 (Namco Bandai)
18) L’Era Glaciale 3 (Activision Blizzard)
19) Ben 10: Alien Force (Namco Bandai)
20) Prototype (Activision Blizzard)
I dati veramente interessanti però sono quelli relativi all’immancabile classifica di giochi più venduti nel bel paese.
Ai primi posti rimangono i veri leoni del gaming in Italia: Pro Evolution Soccer e FIFA, riconfermando l’interesse degli utenti per lo sport nazionale, subito seguiti dall’ultima incursione Nintendo in ambito fitness: Wii Sport Resort, entrato, in un modo o nell’altro, nelle case di milioni di italiani insieme a Wii Fit Plus, a riconferma della bontà dell’intuizione della casa di Kyoto riguardo al mercato del casual gaming.
A seguire, un’analisi complessiva dimostra che ad andare bene sono stati i titoli per così dire “di bandiera” sviluppati da first party per quanto riguarda Nintendo e Sony, che riescono a piazzare Pokemon, Uncharted, Killzone, Professor Layton, e la solita sfilza di giochi legati a Mario.
Questi dati aprono le porte anche a un altro paio di considerazioni interessanti, innanzitutto si nota da subito come essi siano accomunati dall’essere sequel e spin off di serie già assorte agli onori delle cronache; la conclusione che se ne potrebbe trarre è quella che nel momento di crisi il videogiocatore vuole spendere a colpo sicuro, preferendo acquistare un titolo del quale magari ha già giocato il prequel, o del quale già conosce l’immagine e il background. Una considerazione questa che per gli stessi motivi può essere ribaltata: in tempi di crisi le aziende preferiscono investire a livello pubblicitario in prodotti già conosciuti e riconosciuti dal pubblico, minimizzando così i rischi legati al lancio di nuove IP.
In seconda battuta stupisce l’assenza di giochi first party legati a Microsoft, che nel 2009 non è stata evidentemente in grado di catalizzare l’attenzione degli utenti sui propri prodotti. Al riguardo c’è da dire che l’Italia è da sempre il paese europeo in cui Sony ha ceduto meno agli attacchi della casa di Bill Gates, rendendo così un po’ più prevedibile un dato del genere.
Altro dato degno di nota riguardo al trend del paese è la presenza in classifica di molti giochi che hanno ricevuto un forte battage pubblicitario dal punto di vista televisivo, siamo evidentemente un popolo che si lascia convincere dal potere della tv: da Assassin’s Creed 2 a The Sims 3, passando per Professor Layton, New Super Mario Bros, Uncharted 2 e compagnia cantando, si evincono i buoni risultati ottenuti dal discorso di marketing sulle reti nazionali; ulteriore conferma di questo discorso è la presenza in classifica di due titoli piuttosto atipici e slegati dalle logiche di vendita tipiche del genere, ossia L’Era Glaciale 3 e Ben 10 Alien Force.
I due giochi, pur non toccando le prime posizioni si piazzano molto bene, considerando la propria natura di tie in, generalmente aborriti dagli acquirenti, e comunicano dati non indifferenti: innanzitutto riconfermano il primato mediatico televisivo di cui sopra, specialmente nel caso di Ben 10, probabilmente spinto anche dall’onda lunga della diffusione del digitale terrestre sul suolo italico. In secondo luogo danno un’indicazione forte e precisa sul target del videogioco in Italia: evidentemente l’età media del giocatore si alza ma non troppo; resta infatti uno zoccolo duro di videogiocatori in erba, che perdono potere rispetto al passato, ma che sono ancora pienamente in grado di guidare un mercato in maniera forte e legata più al brand esterno che non a quello interno all’industria.
Il dato viene confermato dalla diffusione effettiva sul mercato di giochi dedicati a un’età tra i 16 e i 18 anni: Call of Duty: Modern Warfare 2, Assassin’s Creed II, Resident Evil 5 vanno bene e coprono una soglia pari a circa il 20% del totale, tuttavia poco meno della metà del mercato continua ad esser fatta da giochi adatti a ogni età e privi di argomenti dedicati esclusivamente a un pubblico maturo.
FIFA e PES (Pro Evolution Soccer) sono, da sempre o quasi, i videogiochi numero 1 e numero 2 più venduti in Italia alla fine dell’anno. Chiaro come il sole che nel nostro paese ci sia qualcosa che non va Calcio in TV, calcio sui giornali, calcio nei videogiochi: basta usare questa parola magica di cinque sei lettere e tutto il resto è “inutile”. Questo blog se fosse stato sul calcio, probabilmente, farebbe molte più visite… ma questa è un’altra storia. Anche e soprattutto perchè, se questo blog fosse sul calcio e fosse scritto comunque dalle stesse persone, si parlerebbe solo di A.S. Roma e quindi chissà… magari non sarebbe poi così letto Tra l’altro a Fucktotum verrebbero le vene varicose ogni lunedì o quasi, quindi, meglio così: meglio Inside The Game che Inside The Football!
La notizia di oggi riguarda Ubisoft anche se non certo una novità dell’ultim’ora. Anche il colosso francese vuole una fetta dell’immensa torta che riguarda le simulazioni calcistiche. Azz… cosa ho scritto? Simulazioni calcistiche? Beh, non è proprio esatto.
Pure Football, infatti, il videogioco di prossima pubblicazione (Maggio 2010) non sarà una vera e propria simulazione di una partita di calcio bensì un qualcosa alla “FifaStreet“, quindi con un’attitudine un po’ più arcade e un po’ più scanzonata. Come primo passo verso la direzione dei videogiochi calcistici, ovviamente, è qualcosa di più semplice rispetto a programmare un “terzo incomodo” nella guerra che anno dopo anno sconvolge il mondo conosciuto e che si combatte tra Konami e ed Electronic Arts a suon di licenze, colpi speciali, falli di mano e intelligenza artificiale.
Il titolo vedrà la partecipazione di circa 200 star (ho usato questa parola sovapprensiero ma, ora che ci rifletto, è veramente adatta) del calcio mondiale. Le squadre in gioco saranno composte da 5 elementi (quindi si “simulerà” in un certo modo il calcetto) e il gameplay del titolo probabilmente non sarà del tutto “assurdo” come Fifa Street (con colpi speciali molto al di là delle possibilità offerte dalla fisica dei corpi) ma adrenalinico allo stesso modo.
Che dire, sinceramente non sono un calciomane ma i titoli di questo tipo mi divertono da morire. Inoltre Ubisoft sta davvero dando prova di essere una buona SoftwareHouse oltre che un ottimo publisher e, se permettete, in questa guerra senza confini preferisco l’Europa (Ubisoft è Francese) al Giappone e agli Stati Uniti. Quindi in bocca al lupo a questo progetto.
Romics non è stato un grandissimo evento a livello di videoludico. Cioè, non è stato granchè lo spettacolo offerto sul palco dei World Cyber Games organizzato da Progaming Italia. Ci siamo divertiti, per carità: il quizzone sui WCG è stato fantastico. Ma in tre giorni abbiamo fatto vedere solamente la sfida di Guitar Hero e quella di FIFA tra i finalisti. Troppo poco per un patito di Sport Elettronici e netgaming come me. Eppure una nota positiva, nascosta in un angolo della fiera, c’è stata. Il torneo di SF4!
Siete pronti all’ennesima sfida da dentro o fuori? Come accade ormai da anni col calcio simulato (PES o Fifa?) e con i rhythm games (Rock Band o Guitar Hero?), a breve i dibattiti si concentreranno per l’ennesima volta sui racing: aspetterete trepidanti il nuovo Gran Turismo o vi butterete sul nemico made in Xbox 360, questo Forza Motorsport 3, la simulazione automobilistica più completa disponibile sulla macchina Microsoft?
Mentre prendete la decisione un paio di appuntamenti da segnare sul calendario: 24 settembre per la demo da scaricare, mentre il 23 ottobre è la data d’uscita nei negozi.
Dal canto mio, essendo poco avvezzo alle simulazione e più prepenso all’arcade, mi gusterò questa sfida all’ultima vettura comodamente, pronto ad appaludire il vincitore finale!
In questo articolo l’ex presidente di SCEE dichiara senza troppi fronzoli che a suo parere i titoli AAA per l’attuale generazione di console dovrebbero essere prezzati attorno alle 70£ (117$, 82€ circa) per coprire gli ingenti costi di produzione, altissimi rispetto a quelli delle due generazioni hardware precedenti.
Il discorso dell’attuale chairman dell’Edimburgh Interactive Festival parte dal preannunciato aumento di prezzo per Modern Warfare 2, che dovrebbe essere venduto a 55£ contro le tradizionali 45-52£ di un gioco appena rilasciato e approfondisce la sopracitata affermazione puntualizzando che comunque i giocatori difficilmente accetterebbero di pagare una cifra come quella da lui auspicata, a causa di una sorta di blocco psicologico (quello che i più chiamano “buon senso”.. NdR) ; in conclusione starebbe quindi alle software house migliorare i processi produttivi per rendere i titoloni-blockbuster meno dispendiosi.
A prescindere dalla scarsa simpatia suscitata da un’affermazione del genere, bisogna secondo me puntualizzare alcuni aspetti che il personaggio in questione pare dimenticare.
Innanzitutto Deering non considera le anomale differenze di prezzo che misteriosamente compaiono con i cambi di mercato e di valuta: il corrispettivo europeo di un titolo da 50£ non è 56€ (al cambio attuale) ma 64€, senza considerare casi sempre meno eccezionali come il primo Rockband, venduto nel vecchio continente a quasi il triplo del prezzo americano, o le annuali reiterazioni delle droghe di massa chiamate PES e FIFA, che spesso arrivano a sforare il tetto dei 70€.
In secondo luogo, in linea generale i costi di sviluppo tendono fisiologicamente a ridursi con il tempo, grazie all’acquisizione degli strumenti e del know-how necessario da parte degli sviluppatori, il che unito all’incremento progressivo della base installata e quindi delle vendite potenziali, comporta che la produzione di titoli AAA nelle fasi più avanzate della vita di una console abbia la naturale tendenza a costare meno e ad essere più redditizia.
Questo, unito al fatto che l’attuale generazione hardware sembra non avere alcuna intenzione di andare in pensione dopo quasi 5 anni di vita, porterà ad un calo dei costi di produzione che forse non ha precedenti nella storia del videogioco.
Infine Deering pare dimenticare un’ultima, ma piuttosto rilevante variabile dell’equazione.
L’attuale generazione infatti è la prima che consente di allungare la vita (e conseguentemente la redditività) dei giochi grazie alla nuova e apparentemente irrinunciabile facoltà di rilasciare a posteriori contenuti extra quasi sempre a pagamento.
Contenuti che nella gran parte dei casi hanno un costo di produzione molto ridotto in quanto programmati contestualmente al gioco stesso, quando poi non si tratta di features o modalità poco elegantemente decurtate dal prodotto finito o addirittura già presenti su disco e semplicemente da sbloccare previo pagamento di un ulteriore obolo.
Che si tratti di semplici accessori o di aggiunte concrete che diano ad un già oneroso acquisto la compiutezza che merita, il volume di affari registrato dai DLC è talmente ampio da risultare ormai molto rilevante nel bilancio finale di un titolo AAA.
Quindi in molti casi i giocatori pagano già le cifre auspicate da Deering. Ora aspettiamo invece che al diminuire dei costi di produzione cali il prezzo medio dei videogiochi.
Non è un segreto che la serie FIFA stia andando veramente bene. Noi, io e il buon Fucktotum (che le ultimissime partite ha perso, anche se per mesi è stato il contrario… ma fatemi godere questi cinque minuti di gloria), abbiamo sostituito il mitologico PES (che ormai è rimasto davvero appeso al passato) con il nuovo, fiammante, lavoro di ElectronicArts.
Siamo anche noi quindi in attesa, spasmodica, del prossimo episodio la cui data d’uscita è il 9 ottobre 2009.
Un’occasione nuova e unica, a mio modo di vedere, di approfondire alcuni argomenti videoludici importanti nella capitale.
Organizzato da Wings of Magic, portale sul mondo del fantastico (videoludico e non, ve lo consiglio comunque è davvero un gran sito: www.wingsofmagic.it) e quindi dall’associazione AIOMI (insomma, c’è la firma del dinamico duo Marco Accordi Rickards e Raul Carbone, i miei due super eroi preferiti , soprattutto dopo il successo dell’IVDC) l’evento si pone l’alto obiettivo di far trapelare un po’ di cultura del videogioco nella nostra capitale dove regnano il calcio, i reality e i coatti.
Tre giorni, quindi, per uscire dal caldo straziante di questi argomenti ed entrare nel fresco clima di un evento che si pone come un faro (glaciale ) soprattutto in campo videoludico, ma che non mancherà di stupire anche gli appassionati di cinema, sci fi, fumetti ecc. Guardando infatti il programma, noto con piacere che le conferenze e le presentazioni verteranno si su argomenti relativi al nostro hobby preferito, ma anche su molto altro (Diabolik, Transformers 2… ecc).
Ma torniamo a noi. Che ci fa AKirA in un posto dove non ci sono tornei?
A parte che ci faccio eccome…!!! Ne so anche di videogiochi normali ! Sarò quindi moderatore di alcuni incontri e conferenze, mi divertirò a giocare a Guitar Hero con le postazioni gratuite messe a disposizione in uno studio di registrazione costruito ad hoc ma soprattutto ci saranno alcuni tornei e dimostrazioni di gioco.
Non vi ho infatti detto che come partner della manifestazione ci saranno ESC e FNIV (per maggiori informazioni: www.esc.vg e www.fniv.it), che porteranno la passione dei videogiochi competitivi anche a Villa Torlonia con tornei e dimostrazioni di FIFA , Guitar Hero World Tour e Street Fighter 4. Altra sorpresissima, ci saranno alcuni tornei di retrogame (grazie a www.gamescollection.it), pensate un po’: sono davvero curioso di vedere cosa ne verrà fuori.
Insomma, appuntamento questo week end ragazzi, al Techtown di Villa Torlonia, Roma. Da venerdì 19 a domenica 21 al Wings of Magic Roma Media Festival ne vedrete delle belle! Non mancate!
Ho appena finito di guardare in diretta la conferenza di Microsoft dell’E3 (Los Angeles) e devo dire che l’azienda di Redmond ha davvero tirato fuori i muscoli.
Sono basito!
Salto subito alla parte che ritengo importante, non celebrando la valanga di esclusive o giochi multipiattaforma (magari domani facciamo un post con qualche bel video, come l’anno scorso per la (E3 2008 Microsoft Press Conference) che comunque mi hanno fatto arrivare al mio stato di “basitudevolezza“. Cito a valanga quelle che mi ricordo. Halo 3 OSDT, un nuovo Halo chiamato Reach e previsto per il 2010, AlanWake (figata), Forza Motrosport 3 (galattico), Left for Dead 2 (esclusiva), Crackdown 2 (esclusiva).
Insomma stavo lì e guardavo il palco dove salivano personalità dell’industria dei videogiochi a presentare trailer e giochi, ad un certo punto risale il tizio di Microsoft e annuncia l’ampliamento dei servizi di Xbox Live. Per UK e Irlanda arriva Sky, con le partite di calcio (sbaaavvvv), e le serie TV per tutti gli altri arrivano Facebook, Last.Fm, Twitter e i film in Full HD con possibilità di streaming immediato. Amici, musica,microblogging e film che seguono l’esperienza degli utenti sulla console aggiornandone lo stato (se vi va) e permettendo di interagire e giocare insieme, uploadare screenshot ecc. Tutto online, tutto connesso, tutto suoni e luci. E fanculo la privacy
Ma ciò che mi ha veramente elevato ad uno stato di “basito permanente” è stato quando Kojimasan è salito alle luci della ribalta ed ha annunciato che una sorta di “spin off” della serie di Metal Gear Solid sarà rilasciato su Xbox 360 ed avrà come protagonista Raiden. Si chiamerà Metal Gear Solid Rising e sarà un esperienza totalmente totalmente nuova rispetto al franchise.
Essere basiti permanentemente è una vera gioia. Se avessi saputo che di lì a poco mi sarei ritrovato totalmente sottosopra dalla basititudine, avrei preso un mojito per rilassarmi.
Arriva il momento di presentare Project Natal, la telecamera speciale di cui vi avevo parlato qualche giorno fa nel post Microsoft Xbox 360 Motion Control Camera. Dopo il trailer ufficiale, arriva Steven Spielberg (a Roma si direbbe: “te dico scusa“) che parla di quanto sarà fico usare Natal e delle possibilità che darà alla gente: giocaresenza alcun controller. Ovviamente tutto condito da bla bla bla.
Si potrà interagire alla Minority Report con la console e usando anche la voce che l’affare riconoscerà in tempo reale (i giochi a quiz si giocheranno senza alcun controller, quindi, ma parlando).
Ciò che è però stato stupefacente osservare è quando sul palco è salito Peter Moulynex che con il suo team ha potuto mettere le mani su Project Natal da mesi ed ha sviluppato un applicazione che descrivere a parole è riduttivo. Avete il video per vedere con i vostri occhi cosa hanno creato, si chiama Project Milo.
In pratica c’è una ragazza davanti all’Xbox (una mia paura è che tutti i filmati mostravano, mamme, vecchi, bambini, donne davanti alla console; ma non mi spavento, prima c’erano i titolozzi e poi l’inaugurazione della “wii mania“) che interagisce virtualmente, parlando normalmente, con un bambino virtuale dall’altro lato dello schermo.
L’interazione sembra così matura che non credo che siano davvero arrivati a questo livello. L’intelligenza artificale risponde, chiacchera, fa domande e riconosce il tono del suo interlocutore. Prova a nascondere alcune cose dietro ad una faccia rabbuiata per poi ricevere un foglio di carta scansionato da Project Natal dal mondo reale a quello virtuale.
Assurdo, totalmente fuori controllo.
Il post è già troppo lungo e la smetto di tediarvi ma il succo è questo: se Microsoft utilizza questa tecnologia rivoluzionaria per fare dei gran videogiochi come piacciono a noi o, in alternativa, CONTINUA sulla strada intrapresa proponendo esclusive degne dei nostri soldi e qualche centinaio di titoli multipiattaforma… allora può permettersi dall’altro lato di sfornare titoli che sfruttano quest’hardware per avvicinare al gaming chi non riesce a prendere un controller “normale” in mano. Se invece perderà di vista l’hardcore gaming per creare giochi che non necessiteranno addirittura di alcun controller (e quindi non credo che potranno essere complicati, come Gears ofWar o FIFA) tutto questo è una tragedia.
Correggetemi se sbaglio e anzi… parliamone!
Concludendo credo che, anche solo per spostare i menù con una mano e per comprare un film dicendo “buy movie” io Project Natal me lo compro appena esce
Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino. Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.
Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.
I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.
Perchè?
Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.
Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.
Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella PlayboyMansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.
E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.
Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).
Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.
Su dai, parliamoci chiaro. Eravamo e siamo tutti scettici sulle parole di Kutaragi San e co, boss di Sony ComputerEntertainment, quando ci descrivono una PS3 dominante in questa “nuova” console war. Sony da sempre ha cercato con la comunicazione di sopperire ad una reale mancanza di contenuti (giochi) o idee per la propria console ammiraglia che, a due anni dall’uscita, stenta ancora a decollare. Anzi la verità è che a livello mondiale, PS3 è indietro: ecco i dati di Wikipedia alla voce Console War.
Worldwide sales figures
Wii – 34.55 million, as of 30 September 2008 (2008 -09-30)[update]
Xbox 360 – 25 million, as of 25 November 2008 (2008 -11-25)[update]
PlayStation 3 – 16.84 million, as of 30 September 2008
Detto questo, però, chissà che una delle cose affermate dal management Sony non sia vera o addirittura “illuminante”. PS3, si è dice da molto tempo, è nata per durare di più delle console che l’hanno preceduta. E’ un gioiello tecnologico pronto ad affrontare questa generazione e la prossima grazie al supporto totale di Internet, un hard disk molto capiente e soprattutto il DVD ad alta definizione chiamato Blu Ray, ormai divenuto uno standard. Quest’ultima riga sembra un mezzo spot ma effettivamente comincio a convincermi anche io, soprattutto dopo aver letto questo articolo su Edge Online “PS3’s 10-year Plan Makes Sense“.
Leggendolo ho effettivamente notato una cosa. Quale è tutt’ora la console casalinga più venduta del mondo? Il Wii, secondo i dati di cui sopra sembrerebbe di si ma… se vi dicessi che PS2 è in più di 100 milioni di case voi cosa mi rispondereste? Facile, mi direste: “Ma PS2 è una console vecchia, molti l’hanno messa in uno sgabuzzino mentre usano la loro nuova fiammante console: non è più supportata!”.
Ma questo, è un grande errore. God of War 2 è uscito quando PS3 era già ampiamente sugli scaffali ed è uscito per PS2, quest’anno, senza pensarci troppo, sono usciti per PS2, COD World At War, Guitar Hero, Rock Band, Fifa e PES. 5 dei più venduti giochi dell’anno. Questo significa che, contrariamente a quanto si pensa, Sony non ha abbandonato la sua “sorella minore”, anzi, probabilmente molti degli utili che arrivano nelle casse del colosso giapponese provengono dalle vendite di software di questa “old generation” console.
Inoltre l’articolo fa notare che il passaggio di console è un’operazione traumatica per il mercato del divertimento elettronico: per gli investitori, per gli sviluppatori e per i consumatori. I primi devono lanciare una nuova console e spendere milioni di dollari in pubblicità, i secondi hanno bisogno di assumere nuove persone per imparare le nuove architetture, rischiando tra l’altro moltissimo su giochi che pochi compreranno perchè, e qui parlo di noi utenti finali, pochi comprano una nuova console appena è uscita. Perchè costa troppissimo, perchè non si sa come sarà e perchè soprattutto hanno ancora quella vecchia da nutrire.
Insomma, gli analisti dicono che il piano a dieci anni di Sony ha un senso. Io per ora dico che spendere 400€ per Little Big Planet e Metal Gear Solid 4 è assolutamente esagerato (uniche due esclusive degne dell’acquisto della console).
Ma in futuro? Mi ricrederò? Ci ricrederemo?
Ai posteri, manzoniani, l’ardua sentenza.
Nel video una divertentissima ricostruzione della “console war” che strapperà a tutti più di una risata nonostante sia abbastanza vecchiotto. Microsoft VS Sony VS Nintendo ah ah ah
Piccola premessa: forse questa “blocensione”, come le chiamo io, avrebbe più senso di esistere come confronto con Rock Band 2, tipo quella fatta tra FIFA e PES. In fondo i due giochi sono praticamente equivalenti ed un “vs” avrebbe più senso che due post. Ma io non ho ancora provato Rock Band 2, quindi il problema, purtroppo, non si pone
Ed ora buttiamoci nel vivo del post.
Dopo circa 1 mese di testing intensivo… com’è Guitar Hero World Tour?
Ci sono molte cose da dire, davvero tante. Cercherò di essere sintentico anche se avrete capito che non è la mia qualità più evidente. Allo stesso modo cercherò di essere trasparente raccontandovi tutto il mio excursus con lo strumento “batteria” di questo gioco: l’unico con il quale sto affrontando (ed ho quasi finito) la modalità carriera in singolo (poi mi butterò sugli altri). Comunque ho provato a più riprese a giocare in multi con gli amici, quindi ho un’opinione ben formata su tutti aspetti del gioco. Anche se in verità parlerò poco del videogioco Guitar Hero; mi interessa più il fenomoeno.
E con questa nuova release del titolo, è proprio di fenomeno che bisogna parlare.
Guitar Hero World Tour (disponibile per PS3, PS2, Xbox 360 e Wii) è fantastico. Per un “musicista fallito” come me, è probabilmente uno dei videogiochi più divertenti della storia. Ma soprattutto è il vero videogioco trasversale, l’unico e il solo, a mio avviso. Cosa voglio dire? Innanzitutto vi invito a leggere questo post di Stefano Gallarini sul suo blog di videogiochi che spiega proprio questo punto e vi invito ad una riflessione. Quali videogiochi sono davvero “per tutti”? E con per tutti intendo dal casual gamer a chi non ha mai giocato fino all’hardcore gamer?
Io non credo che un WiiSports o WiiFit, ad esempio, vadano bene per noi pacioccosi esperti di videogiochi: essendo creati per un target meno smaliziato, sono molto facili. Direi abbastanza limitati più che semplici. Risultato: dopo un po’ ci si stanca giocandoci, perchè si capisce subito cosa bisogna fare per avere il massimo dai propri dritti e rovesci. Io, personalmente, mi sono rotto di WiiSports dopo pochissimo, così come mi sono annoiato con i giochi “casual” per Wii e l’unico davvero ben fatto e longevo è Wario Ware SmoothMoves.
Guitar Hero, invece, è davvero per tutti. Chi non ha mai videogiocato prende il microfono, o la chitarra a facile e si diverte fin da subito. Chi è un fan della serie si mette il livello di difficoltà ad esperto ed avrà sempre un alto grado di sfida. I casual gamer lo adorano grazie al suo contenuto musicale. Questo è un risultato fantastico per la serie creata da Harmonix e adesso in mano a Neversoft. Il sogno della software house che ha inventato il titolo era proprio quello alla base di questa trasversalità: rendere qualcosa di difficile come “suonare” accessibile a tutti, così che ognuno possa provare le emozioni di una rockstar. Su questo non ci sono dubbi, obiettivo raggiunto ed ora superato perchè non è più “una rockstar” bensì una rock band intera! Per questo adoro Guitar Hero… lo adoro proprio. Perchè mi fa scapocciare al suon di pezzi Rock!!!
La versione World Tour inoltre mi ha proposto poi una possibilità ancora più bella: suonareveramente. Come ho detto a più riprese la batteria (ma anche il microfono è identico, ma ha un altro senso “scenico”), suonata da difficile in poi, è davvero come sedersi ad una batteria vera. Si fanno gli stessi movimenti, si colpiscono gli stessi punti, si prova la stessa adrenalina. E dal primo giorno che l’ho provato che mi sono totalmente innamorato: credo che non smetterò mai di giocare a Guitar Hero World Tour perchè, almeno una volta ogni tanto, per me è come tornare in sala prove. Tornare a dieci anni fa, tempi in cui andavo in giro con un plettro bucato come ciondolo alla mia collanina. Anni nei quali sognavo davvero di diventare una rockstar, scrivevo musica e mi esprimevo tramite una chitarra: in fondo ritengo jammare con il proprio gruppo il divertimento più grande di tutta la vita. Chi suona, sono convinto, capisce benissimo ciò che dico.
Avrete capito quindi che per me, quei 199 euro spesi per il Band Bundle circa un mese fa, sono davvero pochissimi, in confronto alle emozioni che il gioco mi sta facendo vivere. Eppure c’è un problema davvero grosso di cui non posso non parlare che per molti significherà abbastanza per NON comprare il gioco. La mia batteria, dopo due giorni di utilizzo, si era già rotta.
Ebbene si, non l’ho manco “picchiata” tanto. Ma, come era ovvio aspettarsi per un oggetto fabbricato in Cina e saldato, chissà, in qualche sottoscala da lavoratori sottopagati (sigh), un filo si era staccato impedendomi di suonare il pad rosso. Questo poteva significare una passione strozzata: ore e ore di divertimento strappatemi di mano. Ovviamente non ci vuole una laurea in ingegneria per riparare un filo staccato (anzi, all’università mai m’hanno insegnato una cosa così utile), così ho aperto lo “strumento” e l’ho riparato (ustionandomi col saldatore, comprato per l’occasione), continuando a divertirmi come pochi fino alla rottura successiva, avvenuta circa una settimana fa.
Ed ho sorvolato sui problemi di “tuning” di cui tutto il mondo si è lamentato sui forum RedOctane (i costruttori delle periferiche), che si risolvono comunque richiedendo un cavo MIDI-USB e installando un programma su PC: richiedetelo a questo link entro 60 giorni dall’acquisto, ve lo spediranno a casa gratuitamente anche in Italia.
Insomma quello che voglio dire è che, contriariamente alla stupenda chitarra o al microfono, strumenti creati per durare molto a lungo (anche per sempre), la batteria non è costruita per durare per sempre. Anzi, non è costruita per durare granchè a dire la verità. O almeno questo è ciò che è successo a me; probabilmente per costare così “poco” (199€ = batteria, chitarra, microfono e gioco) qualche problema doveva averlo.
Ognuno poi, da questo post, prenda la sua decisione personale. Io senza suonare (e lo posso dire forte, a questo punto) un’oretta al giorno starei male. Mi sta anche crescendo il bicipite . Certo però che io so usare un saldatore, chi non sa manco cosa sia, magari, il divertimento è limitato alla rottura della batteria, soprattutto se si gioca a difficile o ad esperto.
Nel video una modifica artigianale per risolvere i problemi di ritardo della batteria. Non l’ho provata questa, per ora ho richiesto il cavetto… che sto ancora aspettando
E intanto continuo a suonare i Paramore e i Tool a mazzetta!!! Fino a che i vicini non chiameranno la polizia…