Il flirt tra videogiochi e fumetti non e’ una novità. Da sempre, probabilmente per un discorso di target affini, il mondo delle immagini su carta ha corteggiato, corrisposto, quello delle immagini su schermo. Le regole dell’affettuoso scambio sono sempre state piuttosto ferree; non tutte le opere di un media si prestano alla trasposizione, e finora si e’ sempre trattato di storie di conflitti, eroi e combattimenti, con dialoghi funzionali alla spettacolarizzazione delle lotte (nei fumetti tratti da videogame) o alla caratterizzazione dei personaggi feticcio del giocatore di turno ( nei videogame tratti da fumetti).
Cosa succede pero’ quando gli stilemi del videogioco diventano un mezzo espressivo per definire nientemeno che una realtà vera e intimista, facendosi assoluto culturale e riuscendo a sfumare nell’assurdo la vita di tutti i giorni?
Una risposta viene da Scott Pilgrim, comic creato da Bryan Lee O’Malley che prende il nome dal protagonista, un ragazzo normalissimo di 23 anni cresciuto immerso in tutti i riconoscibilissimi riferimenti pop che costituiscono l’ossatura fantastica del fumetto.
Scott gioca all’XBox, ha un gruppo chiamato Sex Bob-Omb e la mattina si domanda perché non gli sia possibile trasformarsi in morph ball e rotolare fino al bagno. Ma, ovviamente non finisce qui: al centro della trama c’e il rapporto tra Scott e Ramona Flowers, ragazza newyorchese arrivata a Toronto e fattorina di amazon.ca, che per velocizzare le consegne si serve di un autostrada iperspaziale ( “tipo in Super Mario Bros 2?” Chiede lui) che passa per il mondo onirico di Scott, diventandone la vera e propria “donna dei sogni”.
Scott, reduce da un rapporto misterioso e traumatico e da un altro troppo poco serio, inizia a frequentare Ramona, e presto capisce che le cose non sono facili come sembrano, anzi. Per guadagnarsi il diritto di uscire con la sua bella, Scott dovrà affrontare tutti i suoi ex, e si parla assolutamente fuor di metafora, dal momento che i cinque (o sei, ma forse sette, dice lei) sono tutti individui dotati di superpoteri e hanno addirittura fondato una “lega degli ex malvagi” come nelle migliori tradizioni fumettistiche americane.
Un problema per Scott, che comunque viene riconosciuto come “il miglior lottatore della zona”, in grado di piazzare combo da 64 colpi in aria, e dovrà affrontare emo con poteri mistici, skater/stelle del cinema superforti, diavolesse indie rock, e fare i conti con le proprie ex, che si tratti di adolescenti ninja o di “stronze-che-ce-l’hanno-fatta”.
Questo tuttavia è ciò che qualunque sinossi da quarta di copertina può dire; ciò che non viene detto invece è che Scott Pilgrim è un’enorme, azzeccata, delicatissima e divertente metafora.
Una sequela di situazioni fantastiche, surreali e bizzarre in cui paradossalmente chiunque abbia superato l’adolescenza può riconoscersi. Il confronto con il passato, proprio e di chi ci si trova accanto, il trovarsi a lasciare una persona sentendosi in colpa, l’amico (o l’amica) affascinante e sicuro di se’; Bryan Lee O’Malley riesce a inserire tutti questi momenti topici della vita di chiunque in un affresco che fa della fantasia e dei riferimenti a videogiochi, fumetti e musica il proprio punto di forza e primo mezzo espressivo, riuscendo solo ad aggiungere e rendere migliore un fumetto che, fondamentalmente, riesce a parlare delle piccole enormi cose di tutti i giorni.
A coronare la storia uno stile di disegno che reinterpreta la grafica tipica da comic americano in una chiave che trae ispirazione dall’urban design e dal fumetto giapponese, dando al tutto un’atmosfera tra il “cool” e il “kawaii” nipponico senza esagerare in nessun senso e trovando l’equilibrio perfetto per rendersi scanzonato, leggero e tuttavia adatto al tono intimista della serie. Le linee sono nette e spesso nervose e gli “effetti speciali” enormi e ipercinetici; ma O’Malley si dimostra perfettamente in grado di stupire con cambi di scenario improvvisi e surreali, come una tempesta di neve sempre più fitta al centro della quale, come un salto del buio, si spalanca una fortuita porta di casa.
Un successo riconosciuto da critica e pubblico, quello di Scott Pilgrim, che ha portato in brevissimo tempo i cinque volumi che finora compongono la serie (il sesto, conclusivo, uscirà il 20 luglio negli States) a scalare le classifiche e a diventare un film in uscita a luglio in America e a novembre da noi; un lungometraggio che, nonostante una scelta degli attori che personalmente non condivido affatto, si promette fedelissimo al fumetto e ben fatto. I primi tre volumi di Scott Pilgrim sono disponibili anche in italiano, pubblicati da Rizzoli/Lizard, mentre per vedere “come va a finire” i lettori dovranno attendere novembre.
Recente è stato anche l’annuncio di un videogioco tratto dal film e dal fumetto, in uscita prossimamente per Ubisoft Montreal. Il gioco sarà un beat’em up a scorrimento che vedrà Scott, Ramona e gli amici Kim Pine e Stephen Stiles combattere per sconfiggere gli ex malvagi della ragazza. Come già nel fumetto gli avversari sconfitti lasceranno cadere monete e vite extra (sì, succede anche questo). Si sa anche che della colonna sonora si occuperanno gli Amanamaguchi, eccezionale band che mescola musica 8 bit e punk in una formula eccezionale e decisamente innovativa.
Considerando il fumetto e le sue influenze, decisamente non c’è modo migliore di chiudere il cerchio.