Street Fighter IV… Detto così fa già un certo effetto, perchè almeno una generazione di giocatori porta con sè i ricordi di migliaia di palle di fuoco scagliate e ricevute, yoga flame e sonic boom, horyuken e con essi tutto l’immaginario creato nel 1992 col secondo episodio della saga.
Il mio parere su Capcom lo dovreste già conoscere: grandissima software house, certamente tra le mie preferite, ma caratterizzata dal difetto di discostarsi pochissimo da quanto fatto precedentemente, sempre ossequiosamente conservatrice in ogni suo prodotto.
Non deve stupire quindi nè la decisione di seguire meccaniche tipiche dei giochi 2D (anche se ricreate grazie a un impeccabile 3D) nè tantomeno quella di fornire ai giocatori tutto quello che si sarebbero aspettati da una serie tanto blasonata.
Il primo impatto è devastante: colorato e veloce, immediato e divertente, entusiasmante come sempre soprattutto se ci si butta con qualche amico nella classica modalità VS. La scelta conservatrice emerge dal roster dei personaggi, arricchito da qualche new entry, ma anche dalle loro mosse, eseguibili tutte esattamente nel modo scolpito nelle menti degli appassionati fan.
Qui sta il fulcro del discorso: chi si aspettava un nuovo gradino nell’evoluzione del picchiaduro resterà molto deluso… Attenzione, perchè non voglio dire che sia un titolo riservato solo ai vecchietti da sala giochi come me: molti elementi di successivi Street Fighter o titoli analoghi sono stati inclusi per fornire varietà e imprevedibilità agli scontri.
Abbiamo quindi devastanti Super combo e Ultra, abbiamo i focus attack: tutte tecniche capaci di capovolgere l’esito delle partite più scontate, a patto di gestirle con precisione e tempismo. Nulla è scontato e il ribaltone è sempre possibile: in sostanza ci vuole abilità. Qui si può dire che consista il vero passo avanti.
Una cosa però è certa: alla prima partita a Street Fighter 4 i meno giovani di voi esclameranno “Mi sembra di averci sempre giocato: dove sei stato per 17 anni?”
Il secondo capitolo (ma in parte anche il terzo) consisteva in un gioco di attese (ingannate a furia di attacchi a distanze), di balletti per avvicinarsi/allontanarsi, ma il gameplay era comunque fortemente improntato all’uso/abuso delle mosse speciali. Nel quarto capitolo una palla di fuoco non fa la differenza, mentre una combo che entra al momento giusto può risultare decisiva per la vittoria finale.
Un prodotto tipicamente Capcom quindi, che fonde qualche piccola novità a meccaniche ultra collaudate, capace di appassionare il giocatore casual e quello hardcore allo stesso modo, anche se non siamo davanti a un picchiaduro “facile”: se nell’esecuzione degli attacchi viene sempre perdonato qualcosa in termini di precisione di movimenti, quando si parla di Super il discorso cambia di netto, al punto che i meno “fomentati” potrebbero limitarsi a giocarlo come se fosse un restyling del secondo episodio, fatto solo di attacchi normali e qualche mossa.
Le pecche principali (forse le uniche vere) sono nei nuovi personaggi, che non hanno niente a che spartire col carisma di quelli storici, e, stranamente per Capcom, in alcuni scenari e musiche non omogeneamente perfetti: bellissimo il quadro nella giungla e fantastico quello di Chun Li (su questo secondo le risate sono state copiose: quando vedrete la versione notturna fate caso all’ubriacone…) ma inutili tanti altri, così come molti brani che scorrono senza lasciare il segno.
Segno che invece è lasciato alla grande dal punto di vista di animazioni e caratterizzazione dei lottatori: i volti quando subiscono gli attacchi, i muscoli dei più massicci, l’esecuzione delle Super con la scia simil- colore… Assolutamente fantastico.
Essendo una sofware house seria, Capcom si è sforzata anche su quello che di norma è il punto debole di questo tipo di giochi, cioè la modalità in singolo: a parte un livello di difficoltà a tratti eccessivo persino a normal, tra emblemi, allenamenti e sfide da sbloccare c’è davvero tanto materiale anche per il giocatore solitario. E’ ovvio che alla lunga possa stancare, ma parliamo di un genere videoludico che esalta la competizione tra giocatori: non ci si può aspettare la stessa longevità del massacrare gli amici quando si sfida l’intelligenza artificiale no?
Ultima nota, attesissima oserei dire, sul pad: basta quello della propria console o tocca arricchire le varie case che hanno sfornato controller dedicati? Come si fanno le mosse col pad, escono fuori o meno? La faccenda è complessa, perchè la precisione di cui parlavo sopra richiede anche uno strumento idoneo. Nel caso dell’Xbox 360 lo stick fa il suo dovere, ma il rischio è di aggiungere a una certa approssimazione nell’esecuzione anche quella del pad: irritante quando ci si sta giocando una birra all’ultimo sangue! Ovviamente per PS3, grazie alla crocetta direzionale costruita in maniera migliore, i problemi sono molto di meno: basta usare quest’ultima per non averne. Non posso però consigliare l’acquisto dei fantomatici pad per due motivi: intanto il costo, che oscilla dai 40 ai 150 euro a seconda di quello prescelto, ma poi l’effettiva utilità di spendere quei soldi su un oggetto che userete solo per un titolo… In ogni caso la scelta spetta a voi, io diventerò esagerato col pad normale!





