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Videogamer in London [ormai tutto il mondo è paese?]


Eccomi di ritorno da Londra, soddisfattissimo di una settimana passata non solo a visitare la città ma, grazie agli amici che ci hanno ospitato, anche a vivere almeno un po’ da londinese.

Se dal lato personale posso ritenermi più che soddisfatto, non posso invece dire lo stesso dal lato videoludico.

Il mio Io videogiocatore infatti era andato in terra di Albione pieno di speranze, complice anche il mio 31° compleanno, di riuscire a trovare qualcosa di estremamente sfizioso da portarsi a casa; nella fattispecie l’obiettivo principale era trovare Demon’s Souls (PS3) in versione import US.

Quello di cui purtroppo non avevo tenuto conto è niente meno che la globalizzazione!

Inutile dire che in una delle città più grandi ed importanti d’Europa i negozi di videogames non mancano di certo, quello che però manca è la personalità: dei 6 negozi visitati, soltanto uno non faceva parte di una grande catena, e per trovarlo ho dovuto fare due giorni di ricerche su Google Maps.

Da quello che ho potuto vedere, a farla da padrone nella città della regina infatti è la catena GAME, assente (credo) da noi ma in tutto e per tutto assimilabile a catene già presenti in Italia come EB Games, Gamerush o Gamestop: stesso tipo di arredamento, stesso tipo di organizzazione dei prodotti, stesso tipo di esposizione (tipica la piramide dei titoli più venduti del mese..) e, soprattutto, stessi prezzi.

Altro giro, altra catena, con la HMV che vende libri, DVD, CD e videogames, un po’ come da noi i grandi negozi Virgin Megastore/Ricordi/Feltrinelli; anche qui con un paio di scaffali riservati all’usato, prezzi perfettamente allineati alla concorrenza e l’immancabile piramide…come se Modern Warfare 2 avesse bisogno di essere esposto in 18 posti diversi per vendere…

Infine, visto che cercavo un import e mai e poi mai l’avrei trovato negli omologatissimi negozi delle succitate catene, come dicevo per l’ultimo tentativo sono andato a scovare, prima su internet e poi in strada, il classico negozietto di una volta, gestito da tre ragazzi fra i 18 e i 30 anni, col metal a tutto volume e un sacco di miniature a fare da contorno ai giochi.

Nonostante non avessero il mio agognato regalo di compleanno, devo ammettere che i giochi disponibili erano sì molto meno numerosi, ma anche ben più sfiziosi per varietà e, sorprendentemente, per prezzo, specie quelli di seconda mano.

Tornando verso casa non ho potuto fare a meno di pensare che, se la situazione è così a Londra, questo dev’essere ormai lo stato delle cose in più o meno tutto il mondo occidentale, e mi sono chiesto se questa evoluzione verso il McDonald’s videoludico stia veramente andando a vantaggio del videogiocatore.

Se è vero infatti che dalla nascita del videogioco non si era mai vista una diffusione di negozi specializzati tanto vasta e capillare, segno dell’ormai avvenuta massificazione del media, è anche vero che arrivare a 1500 Km di distanza per trovare gli stessi prodotti agli stessi prezzi negli stessi negozi è un po’ desolante, e ho rimpianto un po’ i negozietti/botteghe di 10-15 anni fa, che nonostante spesso avessero prezzi esorbitanti e serie difficoltà nel recuperare i titoli meno rinomati almeno trasudavano, nel bene e nel male, la personalità di chi li gestiva e a volte capitava di trovare un piccolo capolavoro sconosciuto ai più, magari usato e import.

Sull’onda di questi pensieri un po’ nostalgici, giunto a casa ho chiesto ad uno dei nostri ospiti, videogiocatore anch’egli, dove i veri londinesi™ secondo lui si procurassero i loro di giochi, se nelle catene della grande distribuzione o in negozi sconosciuti ai turisti, per cercare infine di farmi un quadro più completo di una situazione.

Online.”

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Quando gli studios cinematografici impazziscono: ecco a voi un film su Asteroids


AsteroidsSignori, è la fine. Non bastavano i film su Street Fighter, Mortal Kombat, Doom e tutti gli altri, no, decisamente no. Ecco che per esaudire le vostre richieste la Universal produrrà un film su Asteroids.

Addirittura la Universal l’ha spuntata tra quattro contendenti ai diritti del gioco del 1979, cacchio come mai questo interessamento per un gioco privo di trama?

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Primo Teaser Trailer di gameplay per FIFA 10


Non è un segreto che la serie FIFA stia andando veramente bene. Noi, io e il buon Fucktotum (che le ultimissime partite ha perso, anche se per mesi è stato il contrario… ma fatemi godere questi cinque minuti di gloria), abbiamo sostituito il mitologico PES (che ormai è rimasto davvero appeso al passato) con il nuovo, fiammante, lavoro di Electronic Arts.

Siamo anche noi quindi in attesa, spasmodica, del prossimo episodio la cui data d’uscita è il 9 ottobre 2009.

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Playstation Phone sempre più vicino [rumor]


playstation+phone2.jpgAd inizio maggio, Hideki Komiyama, il presidente di Sony Ericsson, affermò durante un intervista redatta dal Financial Times, che la sua società non è riuscita a imporsi e a svilupparsi come avrebbe dovuto nel mercato del “mobile“. Nonostante i telefonini Sony siano una realtà consolidata (vi dice niente “Sony Ericsonn”?), ci sono sicuramente aziende più al passo coi tempi, ad esempio quelle che al momento propongono smartphone “tutto fare” come l’iPhone di Apple.

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E’ morto Michael Jackson [Moonwalker, retrogame e omaggio videoludico]


E’ morto Michael Jackson.

No, incredibile. Non sono un fan del pop, nè del Re del Pop, però riconosco l’importanza e l’innovazione dell’ex componente dei Jackson Five, morto da poche ore per un infarto a 50 anni. Ciò su cui volevo riflettere è su quanto fosse famoso questo cantante, su quanto negli anni ottanta fosse plausibile diventare un icona trasversale.

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Quando hai un Language Tester nello staff… [presentazione Pinolo]


PinoloCiao a tutti! Nuovo staff in arrivo! Mi presento, sono Giuseppe PinoloBellina, 25 anni passati tra videogiochi di ogni tipo, cartoni animati, film e fumetti! Professione: videogiocatore? Quasi! Attualmente sono Italian Lead Quality Assurance Tester per la Deep Silver, a Monaco di Baviera.

Passo gran parte della giornata quindi lavorando (eh si, è un lavoro) tra build piene di bugs e developers sull’orlo di una crisi di nervi ma tutto sommato non mi lamento per niente! Non siamo certo la EA o Blizzard, ma vi assicuro che una volta che si lavora all’interno, si capisce davvero quanti sforzi si fanno anche per un dizionario elettronico… o per l’ennesimo gioco di pony per Nintendo DS.

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3MoG, Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena [video recensione]


Mi sono ufficialmente scordato. Potete picchiarmi ;)

Ogni sabato (settimana più, settimana meno … :) ) pubblico la mia video recensione di un videogioco, il “famoso” Three Minutes of Game o 3MoG. Questo sabato, emozionato perchè stavo per postare una vecchia column, mi sono completamente dimenticato.

Eccomi quindi a parlarvi di Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena, un videogioco svedese, pensate un po’ (sviluppato da Starbreeze Studios e prodotto da Atari) che ha conquistato la critica al tempo della sua uscita su Xbox come “Escape from Bucher’s Bay“. Questo Assault on Dark Athena, infatti, non è altro che il remake di quel titolo, con grafica HD, una campagna in più e la modalità multiplayer.

Peccato che, come detto in recensione, le aggiunte non siano poi granché azzeccate, purtroppo. Il multiplayer sinceramente mi ha lasciato parecchio deluso mentre Dark Athena, la campagna, è carina ma assolutamente non paragonabile con Escape from Bucther’s Bay, che rimane il cuore dell’esperienza e il reale motivo per avere a casa una copia del gioco Atari.

Se non l’avete giocato al tempo della prima Xbox (uscì anche per PC) allora è il momento di colmare quella lacuna. Si tratta di uno stealth game atipico, dove si può anche sparare molto e dove ci sono parecchie sezioni di gameplay differente, come parti narrate, dialoghi a selezione, avventura ecc. Un riuscitissimo mix di generi che consiglio a tutti. Disponibile per console, Xbox 360 e PS3 e per PC forniti di sistema operativo Microsoft Windows.

Buon 3MoG che, vi ricordo, potete anche gustarvi sul televisore di casa vostra su Music Box: 703 di Sky.

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3MoG, X-Men Origins: Wolverine [video recensione]


Ho giocato ad un sacco di giochi ultimamente. Uno di questi è la trasposizione ludica del film sulle origini dell’Arma X, cioè Wolverine, il mutante più famoso che esista.

In forze agli X-Men del professor Xavier, questa specie di “uomo bestia” con artigli, fattore rigenerante e scheletro di adamantio, è stato uno dei miei miti per anni, fin quando non sono andato a vedere il film omonimo. Una schifezza davvero unica: si effetti speciali roboanti e tanta azione, ma anche pochezza di contenuti davvero rara. Ci sono tanti film d’azione che comunque ti tengono incollato allo schermo e che sono sceneggiati come si deve; Wolverine non è uno di questi.

Meno male che c’è il videogioco, però. Perchè uno dei pochi difetti del titolo è sequire pedissequamente la trama del film. Per il resto, visto che il divertimento elettronico non ha quasi mai bisogno di spiegazioni e di grandi trame, X-Men Origins: Wolverine è veramente un bel titolo, solido e divertente. Un picchiaduro/action alla God of War (quindi simile alla mia ultima video recensione, Afro Samurai) con meno enigmi e poche cose da trovare, ma assolutamente di livello. Le mosse del protagonista sono particolarmente azzeccate e il sangue sgorga a fiumi, così come deve essere!

Detto questo, una parola per la nuova versione di 3 Minutes of Game, la trasmissione televisiva che va in onda su Music Box (703 di Sky) e su internet dedicata al gamer che non deve chiedere mai. Come potete notare da soli sono stati effettuati alcuni cambiamenti grafici che, col tempo, miglioreranno ancora. Ora c’è una identità più forte della trasmissione, qualche cartello fatto meglio e soprattutto, da questa puntata in poi, avrò a disposizione i mezzi punti!

Adoro valutare i videogiochi come i film, odio la classica valutazione numerica (che tanto si riduce a 9, 8 e 7 perchè gli altri voti chi li prende mai in considerazione per un titolo?) quindi come sapete già da tempo per me un gioco può essere: deludente, interessante, da non perdere oppure un capolavoro. Questi quattro voti li avete ritrovati sempre nelle mie video recensioni. Io personalmente mi sono sempre trovato bene ma, ovviamente, sentivo la necessità di differenziare almeno un po’ tra un titolo interessante e uno che è praticamente senza difetti ma non riesce a definirsi “Da non perdere”.

Vi faccio un esempio sulle puntata di 3MoG già andate in onda. Nella video recensione di Halo Wars ho dato 2 al gioco Ensemble così come nella puntata dedicata a Warhammer 40K: Dawn of War 2. Il primo però, ha sicuramente meno significati ludici del secondo che, se non fosse per il suo genere di nicchia, meriterebbe molto di più. Ecco in questo caso avrei dato due e mezzo a Dow2, un voto molto più giusto confrontato con quello di Halo Wars, nonostante entrambi i giochi a mio avviso entrino nella stessa categoria.

Beh, penso di avervi annoiato già abbastanza, vi lascio alla puntata e buona domenica.

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Ecco come TV e videogiochi possono convivere [column]


Videogiochi e Tv

Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.

La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al file sharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.

Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!

La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.

L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.

Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.

Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.

In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.

E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano Game Network ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.

Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.

Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Netgaming su Rai4, il blog Inside The Game e la classifica di Wikio


Vite Reail AKirA web celebritiy netgaming

I più attenti di voi si ricorderanno che, nel post 3MoG, Spiderman Web of Shadows, vi avevo avvisato di una mia intervista che sarebbe andata in onda durante il programma Vite Reali, su Rai 4 (mica telepace ;) ), il 30 Novembre. Il programma è un curioso magazine condotto da Francilla in cui si portano alla luce le Web Celebrities, cioè persone che sono diventate famose, o quantomeno conosciute, grazie ad internet.

Io non credo assolutamente di essere diventato “famoso”, ci mancherebbe. Quando mi riconosceranno per strada magari comincerò a montarmi la testa, ma non credo succederà mai. Certo è che nel mio mondo, quello del netgaming, ormai sicuramente sono conosciuto e ringrazio tutti i miei “aficionados” per la simpatia e per l’affetto dimostrato in tutti questi anni di telecronache. Ed è proprio di netgaming che ho parlato durante i circa 5 minuti che mi sono stati dedicati per cercare di portare alla luce, ancora una volta, questo straordinario passatempo che pochi sembrano capire e percepire (sono un fissato, quando mi danno un minimo di spazio, la butto sugli Sport Elettronici!)

Fortunatamente apprendo che Vite Reali ha ora un sito, www.vitereali.tv e, ancora più fortunatamente, tutte le puntate sono disponibili per essere visualizzate sul web! Eccovi il link alla puntata 11 (a circa 20 minuti dall’inizio c’è il mio servizio) che ho anche messo sulla foto del mio fantastico (si fa per dire) faccione, usata in apertura e inoltre a questo indirizzo trovate il mio profilo da “web celebritiy”sempre sul sito ufficiale della suddetta trasmissione.

Ringrazio quindi, nuovamente, i miei colleghi che hanno reso possibile tutto questo. Meglio dirlo subito, infatti, che tutti siamo sotto il tetto di The Blog TV, ma sono stati loro a propormi l’intervista e non il contrario. Francilla, Potassio, Alessandra, Angela, Lorenzo, Valentina e Nicola: a loro va il mio più sentito ringraziamento.

Ma visto che siamo in tema di celebrazioni vorrei anche portare alla vostra attenzione un fatto alquanto interessante che, sempre recentemente, ho scoperto. Il mio lavoro e quello del preziosissimo Fucktotum su questo blog, Inside The Game, continua a stupirmi.

Girovagando su internet infatti mi sono imbattuto nella classifica dei blog di www.wikio.it, ormai divenuto uno dei più autorevoli aggregatori di notizie e blog di internet. Sotto la categoria “tempo libero”, al venticinquesimo posto, indovinate chi ci trovate? Proprio Inside The Game!

Verificate a questo link: la classifica di Wikio riguardante i blog sul Tempo Libero.

Cioè mi sono veramente stupito da solo. Sappiamo bene di avere moltissimi lettori giornalieri ma davvero non potevo pensare di essere così in alto in una classifica italiana. Inside The Game è il quarto blog sui videogiochi della classifica, posizione che si ottiene non solo tramite la popolarità ma anche tramite il numero di link che un blog riceve e dall’importanza degli stessi.

Insomma sono davvero contentissimo di questo inaspettato risultato che ormai mi fa pensare che questo spazio sia troppo stretto per due soli blogger. Vorrei allargarlo e trasformarlo facendolo uscire dallo stato di blog personale (o quasi) e portandolo a qualcosa di più. Una vera e propria rivista di informazione videoludica multiautore.

Voi che ne dite? Facciamo il “grande passo”?

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3MoG, Resident Evil 5 [video recensione]


Ed eccoci tornati, dopo addirittura due settimane di pausa forzata, ad una nuova puntata di Three Minutes of Game (3MoG), il format televisivo per il gamer che non deve chiedere mai (in onda tutte le settimane su MusicBox, 703 di Sky).

Questa volta ci trasferiamo in Africa, per conoscere l’orrore del Virus T e soprattutto de “Las Plagas” con Resident Evil 5, nuovo capitolo del survival horror per eccellenza targato Capcom (disponibile per PS3, Xbox 360)

Dopo la recensione di Fucktotum, Il male nella culla, quindi, ecco la video opinione con soliti “effetti speciali” (assolutamente assenti ;) … dopo l’haduken della puntata precedente meglio dire basta).

Buona visione.

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Popolo del Joystick o popolo del Frag?


 Popolo del Frag

Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homo ludens non sono più gli stessi.

E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming  somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.

Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili.  Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.

Da questa consapevolezza  nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.

I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.

Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.

Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.

L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.

Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.

Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.

Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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