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Chi ha bisogno di andare in chiesa? Ecco Mass: We Pray – The Video Game [Preview]


Siete dei ferventi cattolici e desiderate andare in chiesa ogni giorno ma non potete per impegni lavorativi, familiari ecc? Avete ucciso il cane del vicino perchè abbaiava troppo e adesso volete confessarvi? Nessun problema, ecco il gioco che fa per voi: Mass: We Pray, della Prayer Works Interactive.

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Dal video non riesco a capire se sia uno scherzo o no, ma se lo è, complimenti agli ideatori!! Il gioco (?!?!) si presenta con una sorta di wiimote a forma di croce e una Wii Balance Board a forma di inginocchiatoio (si chiama così, vero?). I minigiochi mostrati sono coinvolgenti e dedicati a tutta la famiglia, delle chicche come: più spargi incenso e acqua santa, più fai punti! A quanto pare anche tutti i sacramenti sono inclusi, per “portare tutta la famiglia più vicina al paradiso.”

Altro che Hardcore Gamers e Casual Gamers, teniamoci pronti all’arrivo dei Christian Gamers!!!

Grazie al buon amico Cimino per la segnalazione.

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The GamesCom 2009 Experience (attenzione: belle ragazze all’interno) [video sexy]


GamescomCe l’ho fatta, finalmente.

Erano anni che non facevo un video a tema videoludico (in fondo, l’ultimo che ho fatto sulla fiera Cartoomics di Milano, era sul Cosplay) e ora che ci penso, probabilmente, neanche questo lo è fino in fondo. Credo infatti che capirete da soli l’argomento principale di quest’opera: le booth babes, direbbero in inglese, le standiste, diremmo noi, “il triangolino magico”, direbbe qualche malizioso.

Read the full story

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La risposta dei Gamers [column]


Levelhuman

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]

I videogiochi sono sotto attacco.

Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.

I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.

Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.

L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?

Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e  il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.

Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.

C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.

E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.

Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.

Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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La crisi del netgaming e il futuro degli Sport Elettronici


Foto Master

Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.

Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.

Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.

Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.

Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).

Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.

Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.

Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.

Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.

Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.

Un quadro desolante, vero?

C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui  tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”.  Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.

MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.

Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!

Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.

Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.

E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.

Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.

E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.

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Beyond The Game


I primi tre post di questa settimana parlano di eventi o iniziative politiche, addirittura.

Neanche una “blogcensione” neanche un pensierino sui videogiochi in uscita. Niente di niente.

Chissà come saranno delusi alcuni di voi dal quarto post di oggi, totalmente in target con i precedenti se vogliamo, che vi porta ancor a più a fondo nel mondo degli Sport Elettronici presentandovi un film, olandese, che si chiama Beyond The Game, come il claim del World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi).

Come tutti i film anche questo racconta una storia, la storia dei più grandi giocatori di Warcraft 3: The Frozen Throne, il più in voga tra gli Sport Elettronici del momento, probabilmente, grazie al grande plauso che riceve in Asia e al buon successo che continua ad avere in Europa e America.

C’era una volta… c’era una volta uno svedese, si chiamava Fredrik Johansson (per la cronaca c’è ancora… non è morto, ha solo smesso di giocare, concetto simile). Non era niente di che come giocatore di Starcraft. Pensate che Cafone, un “semplice” italiano, lo battè per due volte al primo World Cyber Games 2001 (con me testimone). Il suo nickname era Madfrog, rana pazza. Fu il primo vero giocatore di Warcraft III universalmente riconosciuto come il più forte non asiatico a giocare al capolavoro Blizzard. E si perchè in Corea, dove l’eSport è ormai entrato nella cultura, sono asiatici.

Madfrog vinse la coppa del mondo degli sport elettronici (cioè l’ESWC: Electronic Sports World Cup) nel 2003 all’età di 17 anni e poi venne chiamato a Seoul per diventare un giocatore professionista. Soldi, donne, celebrità: un sogno che si avvera? Per alcuni si, forse, non per lui. Per Madfrog fu come passare dalle stelle alle stalle: gli undici mesi passati in Asia non furono per lui d’ispirazione e, anzi, perse la voglia di continuare a giocare mentre un nuovo astro si formava, si infuocava, esplodeva e si trasformava in sole.

Manuel Schenkhuizen è di Utrecht, Olanda, doveva ancora diventare 18 enne quando il mondo prese coscienza delle sue imprese mirabolanti. Con la razza più difficile e da sempre considerata meno utilizzabile per i tornei, gli orchi, riuscì a vincere il World Cyber Games 2004. Grubby divenne una star in corea, dove ha “lavorato” per anni: i media hanno usato per lui l’appellativo di “The Orc Emperor”, per richiamare quel famoso Terran Emperor, cioè quel Lim Yo-Hwan meglio noto come SlayerS_`BoxeR`, il più famoso pro-gamer di tutti i tempi. Grubby come Boxer, imbattibile, per anni è riuscito ad essere considerato non solo il più forte giocatore non asiatico bensì il più forte di tutti, fino all’arrivo di un nuovo e agguerritissimo sfidante.

Sky (Xiaofeng Li) in Cina è una celebrità nazionale. Pochi sanno che è stato addirittura tra i tedofori della scorsa olimpiade di Pechino, ma è solo la punta dell’iceberg: ha fatto pubblicità, apparizioni televisive, esce con le modelle e guadagna centinaia di migliaia di dollari l’anno giocando a Warcraft 3: The Frozen Throne. Gioca umani, una razza facile, potente, probabilmente “scorretta” ma che ha sempre sofferto un’unica medicina… i pelleverde. Al World Cyber Games 2005 Sky ha vinto e Grubby ha perso: la loro partita sarà ricordata come una delle più grandi disfatte dell’olandese che difficilmente si piega senza combattere.

Dato l’alto livello di emozioni in queste competizioni e la presenza di questi due titani, il World Cyber Games 2006, in Italia a Monza, sarà ricordato proprio per  l’attesa di sapere chi è veramente il più forte giocatore del mondo. E qui entra in scena il regista olandese Jos de Putter che mette in piedi una macchina filmica da grande occasione per andare a seguire questo nuovo scontro. Chi dei due dovesse vincere per la seconda volta il WCG sarebbe infatti ricordato, per sempre, nella “Hall of fame“.

Il trailer che state vedendo è come la nostra storia si conclude, sul campo e come inizia, nel racconto. Grubby ha perso nuovamente contro Sky, ai quarti di finale (significa che non è neanche arrivato a medaglia) e il film Beyond The Game racconta questa sfida e spiega il fenomeno del progaming da un punto di vista più umano, dal punto di vista della gente comune. Sky quindi è entrato nella hall of fame, Grubby no (ma si rifarà nel 2008, grande!!!)

Al momento il film è stato presentato all’ International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra poco dovrebbe uscire nelle sale di tutto il mondo. Direi che per tutti gli appassionati di videogiochi, un salto al cinema ci sta.

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Siamo così? Immersi


Questo video non ha bisogno di parole: è sicuramente una bellissima opera d’arte.

Non entro nel merito del suo significato: vuole criticarci? Vuole, come al solito, sparare a zero sui gamers?

Io credo di no, per me è un ritratto, veritiero, della “gaming generation” in erba.

Lo ha pubblicato il New York Times e il suo titolo è “Immersion“.

Vedetelo tutto.

Me lo ha fatto scoprire studiounto.


P.S. Come scritto una riga qui sopra ho scoperto questo video tramite un mio collega. Questo non toglie però che Drink l’aveva postato ben prima ed è brutto arrivare dopo senza citare. Allora sai che ho pensato: mi sbizzarrisco e scrivo una recensione, per ridere, di Fallout 3 e chiedo ad Emix se me la posta sul suo blog, dove la satira videoludica è di casa. L’ha fatto, così posso linkarlo: potete quindi leggere qui la mia fantastica recensione satirica di Fallout 3.

P.P.S. Ho cominciato due settimane a pubblicare la mia personale storia dei World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi) e della nazionale italiana su www.progaming.it. Ieri è uscita la seconda puntata; per chi fosse interessato, il link da seguire è questo. Per la cronaca si parla di WCG 2002 e 2003, in quest’ultimo l’Italia vinse un oro! Lettura consigliatissima.

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Bike Hero: un genio!


Domani esce il nuovo Guitar Hero: World Tour in Italia.

Festeggiamo con questo video: Bike Hero (scovati da Viewtifulmee).

Secondo me il tizio che se l’è inventato è assolutamente un genio.

Siete d’accordo?

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Oggi mi vesto…casual!


Davvero interesssante questo articolo di Edge.

Partendo dall’assunto per cui il mercato dei videogiochi stia dando il meglio di sè in questi anni, spaventando tutte le altri grandi industrie tradizionali (da Hollywood al mercato dell’home video), perchè in grado di batterle sul campo delle vendite e dell’attenzione dei media, prosegue poi con la considerazione che questa crescita sia esponenziale e spietata nella sua espansione: addirittura Chris Charla parla di “un’esplosione più veloce di anno in anno” piuttosto che di una crescita.

Ma questo aumento sarebbe all’ origine di uno dei grandi errori dell’industria, quello di creare una mescolanza di temi concettualmente pericolosa, fissandosi sul concetto omnicomprensivo di “casual“.

Un problema di semantica dunque, ma che coinvolge in modo molto diretto gli sviluppatori, “costretti” a scegliere una definizione non propriamente corretta tutte quelle volte in cui si mettano al lavoro su un prodotto pensato per essere rivolto a una audience molto ampia.

Pensandoci bene, l’unico caso in cui si può davvero usare questo termine è quello in cui ci si trovi di fronte a una persona che giochi molto tempo, ma non interessata alla profondità o alle possibilità offerte da un titolo: che si metta quindi in gioco soltanto con l’idea di passare del tempo senza pensare a nulla di particolare, in “modalità relax“.

Nulla di male in questo, ma partendo da questa concezione si è allargata di molto l’idea di ciò che sia veramente “casual”, arrivando a comprendere titoli ben più complessi di un semplice puzzle game disponibile sul web, come ad esempio Rock Band.

Ebbene, come Charla osserva giustamente, “niente che costi 150 $ e richieda una console da altre 300 $ può essere considerata un prodotto casual“, e analogamente cita anche Wii Fit: secondo lui il termine migliore sarebbe di “prodotti per il mercato di massa“, cioè titoli di una grande profondità, che richiedano un impegno (economico e in termini ludici) più che consistente, ma senza un target definito (fa l’esempio della nonnina che si prende una pausa da Bejeweled o del ragazzo che interrompe un massacro in Resistance per farsi una schitarrata rilassante).

Ma in ogni caso quale è il vero problema? Il problema è che la parola “casual” non ha un grosso impatto sui giocatori, i media e quant’altri, ma ne ha un bel po’ sugli sviluppatori: nei meeting precedenti all’avvio dei lavori, se spuntasse fuori che il titolo è pensato per un pubblico casual ecco che la profondità svanirebbe, soppiantata da minigame e da semplificazioni banalotte.

Altro sarebbe se venisse chiaramente indicato come target quello di un pubblico quanto più ampio possibile (quello che nell’articolo di Edge è citato come “mass market”): un buon esempio in questo senso è rappresentato da Smash Bros Brawl, che può essere giocato da chiunque con mezzo minuto di esercizio, ma allo stesso modo tra contenuti sbloccabili, trofei, livelli bonus può essere impegantivo e duraturo anche per il più fanatico hardcore gamer.

Definire un prodotto come dedicato a un mercato di massa non ne mina (neanche concettualmente) nè il livello di dettaglio, nè quello di impegno necessario a divertirsi: quale titolo migliore di Street Fighter 2 in questo senso? Tutti lo hanno giocato e lo conoscono, anche chi prima della sua uscita non era un videogiocatore: è un gioco che ha tutto, dall’immeditezza e profondità, dall’appeal alla complessità. Ma se si fosse partiti nel progetto pensandolo per casual gamers cosa avremmo avuto?

Se quindi è inevitabile che si mercato si espanda verso nuovi lidi, è necessario che gli sviluppatori non cadano nell’errore (semantico ma di evidente attinenza pratica) di svilire le loro idee pensando di dedicarle a un pubblico limitato: sarebbe difficile tornare indietro e riconquistare il nocciolo duro perso per strada.

Nel video potete ammirare il Wii, la macchina che più d’ogni altra è entrata delle case dei non avvezzi al videogioco, spalancando davvero a chiunque questo mondo! E chi la sta usando in questo video…? Beh, qualcuno che è proprio vestito casual :)

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Facce da netgamers


Fa sempre piacere parlare di eventi inerenti la cultura del videogioco che si tengono sul suolo italiano. In questo senso è anche doveroso parlare di chi cerca di remare in quella direzione: proponendoli e successivamente avverandoli. Videoludica è una collana editoriale, ma anche un gruppo di pensatori legati al videogioco. “Capitanati” da Matteo Bittanti, uno dei nomi più importanti nei gaming studies italiani, dicitura per ricerche e monografie dedicate a testi videoludici (cioè videogiochi) o brillanti game designer. Io ho personalmente letto molti di questi saggi e, nonostante siano un pò troppo cervellotici, mi sono decisamente piaciuti; ho imparato molto da chi ha cercato di analizzare così a fondo il mondo dei videogiochi da scriverne un libro. Inoltre sono rimasto spesso molto affascinato dalle teorie proposte.

Ora videoludica propone un evento, una mostra fotografica, dedicata a Todd Deutsch, artista americano che ha dedicato una parte importante della sua carriera a fotografare giocatori e ambienti di gioco. Chi sono? Dove vivono? Che emozioni provano? I suoi scatti però si sono soprattutto concentrati ad alcuni momenti di ritrovo collettivo di giocatori, cioè I LAN PARTY. Eventi mitici che avvicinano molto i gamers; ormai etichettati come “movimento”, simile agli skaters. Divisi in clan, si ritrovano a passare nottate su internet, ma più di tutto bramano dei capannoni rudimentali in cui posare il loro PC e giocare. Molti adoratori dei videogiochi, soprattutto in Italia, purtroppo non hanno mai provato l’esperienza di vivere un LAN Party pensando di ritrovarsi in un mondo ultra competitivo, dove il “niubbo” non si potrà mai divertire. La verità è più banale del solito: ai LAN Party difficilmente si va per vincere. Partecipare rimane comunque più importante. I LAN party è semplicemente videogiocare senza compromessi, anche se spesso il tutto è corredato da tornei e sfide.

A Brescia (se siete di quelle parti prendete appunti perchè manca poco alla chiusura), dal 18 gennaio al 19 marzo, nella FabioParisArtGallery, sita in via A. Monti 13, si potrà quindi assistere a Gamers, la raccolta integrale delle foto di Todd Deutsch sull’argomento. Dagli scatti mostrati sul sito, di cui quello nella immagine è chiaramente tratto, mi sembra di aver intravisto molti spunti interessanti, anche se non sono un fanatico di fotografia e non mi ritengo la persona più adatta a giudicare.

Certo è che se fossi di Brescia o dintorni, farei sicuramente un salto alla mostra.

[grazie a Pablus per la segnalazione]

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