Posted on 14 settembre 2009.
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Posted on 03 settembre 2009.
Abbiamo parlato poco di Onlive ai tempi del suo “unveil” (cioè di quando è stato svelato). Il servizio di Cloud Computing simile ad Otoy e a Gaikai, sta per passare dalle parole ai fatti. Secondo il fondatore e amministratore delegato della società, Steve Perlman, Onlive è entrato in open beta.
In sviluppo da sette anni, la tecnologia di Onlive sorpasserà il medium fisico facendo praticamente uno “streaming” di dati video (credo siano video…) interattivi direttamente su un PC basato su Windows o su MAC oppure su un comunissimo televisore anche se questo processo richiederà una micro console.
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Posted on 03 luglio 2009.
Domani sarò alla Ranbat, un torneo praticamente mensile (o quasi), organizzato dalla community di Street Fighter 4 e da Arcade Extreme, come telecronista. L’evento è volto soprattutto a far avvicinare nuovi “adepti” al fantastico picchiaduro Capcom di cui, su questo blog, abbiamo parlato in lungo e largo. Si terrà a Roma nel locale 1Up della “catena” ESC Italia, in Piazza Pecile (quartiere Garbatella): orario, dalle 15 alle 20.
Ovviamente, visto che ci sono, parteciperò al torneo per mostrare a tutti le mie scarse potenzialità con Abel (mio nuovo personaggio, con cui online sto prendendo solo schiaffi
). Mi sono anche comprato l’Arcade Fight Stick per l’occasione.
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Posted on 01 giugno 2009.
Ero un ragazzino, avevo circa 14 anni, quando al mare, a Lavinio, un mio amico mi fece conoscere gli Iron Maiden, con il disco “A Real Live One“. Cazzo che ricordi. Il giorno stesso che ascoltai “Afraid to Shoot Strangers” decisi di imparare a suonare la chitarra. La comprai a breve e il settembre successivo, stavo già prendendo lezioni.
La musica suonata è stata una delle mie più grandi passioni fino allo scioglimento del mio gruppo e non dimenticherò mai il tempo passato a scrivere canzoni e a suonare in sala prove, nonostante adesso i miei strumenti stanno prendendo polvere e la mia verve musicale la sfogo giusto con Rock Band 2 o con Guitar Hero World Tour.
Questo, ovviamente, è un peccato e lo capisco da solo. Ma bisogna fare delle scelte nella vita e quasi sempre queste scelte prevedono dei bivi. Io ho scelto i videogiochi ed ho accantonanto la musica. Era il 2001 ed ero troppo ferito dalle mie delusioni musicali per continuare ad inseguire un sogno che mi sembrava troppo lontano. Lo stesso anno vinsi le qualificazioni ai World Cyber Games 2001 e andai in Corea. Sull’aereo conobbi Jaime D’Alessandro (il giornalista di Repubblica “specializzato” in nuove tecnologie e videogiochi) e la sua figura mi ispirò a diventare quello che sono ora. A cercare di trasformare la mia passione in un lavoro.
Ok, ho finito le lacrimucce. Voi? Spero di si, anche perchè ora è tempo di ridere e non piangere, perchè con questa notiziona c’è da stare allegri! Almeno per i “metallari” come me (in verità non ascolto metal da tanto tempo, ma gli Iron Maiden rimarranno per sempre la mia band preferita: li ho visti 9 volte dal vivo, di cui 2 in Inghilterra!).
Mentre milioni di metal fan si stanno scatenando con Guitar Hero Metallica, come sottofondo musicale avete Master Of Puppets nel video di apertura per scuotere la testa un po’ anche voi, Electronic Arts annuncia che il 9 giugno sarà tempo di Steve Harris e soci su Rock Band con un pack celebrativo del nuovo disco Flight 666 (una “film” in DVD) contenente ben dodici canzoni che ora vi vado ad elencare.
Aces High (live) – Flight 666 (2009)
2 Minutes to Midnight - Powerslave (1984)
The Trooper – Piece of Mind (1983)
Wasted Years - Somewhere in Time (1986)
The Number of the Beast – The Number of the Beast (1982)
Run to the Hills - The Number of the Beast (1982)
Can I Play With Madness - Seventh Son of a Seventh Son (1988)
The Clairvoyant – Seventh Son of a Seventh Son (1988)
Powerslave – Powerslave (1984)
Fear of the Dark (live) – Flight 666 (2009)
Hallowed Be Thy Name (live) – Flight 666 (2009)
Iron Maiden (live) – Flight 666 (2009)
Insomma, le case di videogiochi hanno capito che le nicchie, quelle forti, vanno accarezzate e “lisciate” per bene. I metallari sono una di questa ed è tutta gente disposta a spendere.
Personalmente, il 9 giugno esatto (a mezzanotte), starò furiosamente suonando o cantando, Wasted Years come un pazzo. Mentre, ovviamente, non disdegnerò minimamente di suonare qualche grande classico dei Metallica col nuovo Guitar Hero a loro dedicato!
Morale della favola? Le passioni sopravvivono a qualunque cosa. Alle delusioni, ai soldi o al tempo. Vi dò un consiglio quindi, non fatevele portare via, qualunque esse siano!
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Posted on 15 maggio 2009.
Ormai ne sono convinto. iPod e iPhone sono dei diretti concorrenti di Nintendo e Sony nel campo del mobile gaming, quindi delle console portatili. Questi oggetti ormai sono in competizione con Nintendo DS e PSP non c’è dubbio.
E io cosa devo fare? Lamentarmi?
Direi di no, ci sguazzo dentro! E recenscisco per voi tutto ciò che di meritevole c’è in giro e quindi dopo Fieldrunners per iPhone 3G, ho pensato bene di comprare questo giochino da 1,59€ (ecco uno dei motivi per cui queste piattaforme possono davvero far paura ai colossi dell’intrattenimento elettronico: il prezzo davvero in controtendenza dei giochi) chiamato Glyder.
Si tratta di un giochino molto semplice, senza trama, nel quale bisogna semplicemente inclinare il proprio iphone o ipod touch, sfruttando l’accelerometro interno delle due piattaforme, per volare col proprio aliante nel tentativo di raccogliere gemme di vari colori nei vari quadri.
Niente di trascendentale sia chiaro, ma un valore davvero immenso del sistema di controllo e del divertimento da esso “provocato”. Sebbene io avessi già notato grazie a giochini quali Labyrinth (l’equivalente di quei giochini meccanici da mare dove bisognava far scivolare una biglia, evitando le buche, fino alla fine del labirinto per poi vincerla: tutto identico però in versione digitale… ah, una differenza c’è, non si vince alcuna biglia
) la precisione del sistema di controllo basato sul movimento di queste piattaforme, con Glyder la sensazione si trasforma in pura euforia.
La magia del volo, unita ad una bella colonna sonora e ad un gameplay semplice ma non così banale, rende questo gioco uno dei più appetibili sul panorama a pagamento dei gingilli Apple. Personalmente ho gradito molto gli achievement presenti e i vari giochi nel gioco: ci sono delle piattaforme dalle quali compiere alcuni voli particolari cercando di battere un determinato tempo.
Insomma avete un euro da spendere e da dare a iTunes? Probabilmente Glyder vi ricompenserà a dovere.
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Posted on 13 maggio 2009.
Dragon Age Origins è proprio un ottimo titolo. Non nel senso che siamo di fronte a un bel gioco, ma perchè proprio la scelta del nome del nuovo IP di BioWare dice tutto quello che un appassionato di GdR si aspetta… In sole tre parole
!
Eh si, perchè in qualsiasi contesto ludico schiaffi un drago, ecco lì che sboccia l’interesse: aggiungendo un qualcosa che sappia di antico e una parolina magica cui puoi cambiare il senso a piacimento per sembrare più profondo (gli sviluppatori hanno dichiarato che “Origins” riferisce sia al ritorno alle origini della software house, sia alle prime due ore di gioco, quelle in cui si crea il proprio personaggio).
Facendo queste riflessioni senza conoscere la storia dei programmatori canadesi, tutti sarebbero portati a pensare alla solita cialtronata sword ‘n sorcery: non è minimamente così, come chi ha giocato ai suoi molti capolavori (Baldur‘s Gate, Neverwinter Nights, Knights of the Old Republic e il più recente Mass Effect) sa bene.
Mettere nello stesso contesto Bioware e GdR o RPG occidentali potrebbe equivalere a una nuova pietra miliare in un genere che, inutile dirlo, inizia a scricchiolare sotto lo stesso peso della sua gloria.
Nel mondo dell’usa e getta videoludico, titoli da 60 e più ore rischiano di diventare sempre più rari; il “fenomeno WoW” strappa molti fans, convinti che sia più divertente litigare con una persona vera per un drop piuttosto che comandare più personaggi ma non rimetterci in salute mentale; le meccaniche base sono ampiamente definite (party con mago che spara magie da lontano, ladro che si nasconde e non fa nulla per ore salvo dare il fatidico colpo finale e guerriero che parte lancia in resta per dare tempo agli altri due…Che barba!); last but not least, la difficoltà estrema nel creare un universo narrativo originale e efficace.
Da ciò che si vede in giro, molti (ma non tutti) questi elementi potrebbero avere soluzioni interessanti entro la fine dell’anno, quando Dragon Age Origins verrà downloadato abusivamente e la sua iconcina comparirà sul vostro desktop (si, prima per Pc, poi, dopo un po’ per console, cioè PS3 e Xbox360).
Da Bioware arriva la notizia più attesa: possiamo considerare DAO come il successore spirituale di Baldur’s Gate.
In termini concreti ciò vuol dire che la varietà di situazioni che quel vecchio capolavoro già conteneva (1998), l’abilità nella stesura dei dialoghi e la capacità di tracciare indelebilmente nella memoria i caratteri dei comprimari saranno senza dubbio punti forti di questa nuova avventura.
Non ci sarà l’universo di Advanced Dungeons & Dragons (e di Forgotten Realms in particolare) a farci compagnia, ma un mondo tutto nuovo, già pronto per essere sfruttato commercialmente a tutto tondo, con tanto di DLC, gioco da tavola e tutto ciò che il compendio del perfetto bimbominkia richiede per essere al passo coi tempi.
Parlando di combattimenti, sangue e viscere (che sono poi il motivo per cui state leggendo tutto ciò), pollice positivo sotto tutti i punti di vista: sarà heroic fantasy, ma è anche sporca, oscura, brutale e molto, molto sanguinosa. In aggiunta, i combattimenti possono essere bloccati in ogni momento per valutare come e contro chi far perire i vostri eroi, proprio come in BG.
Possono mancare poi le nuove sensation del momento, le leggendarie scelte morali?
Annunciate come “le più dure di sempre” da decidere, avranno il compito di farci sentire meno ingabbiati da quello che nel lontano Canada hanno stabilito per noi, ma prenderanno le mosse direttamente dalla creazione del personaggio: in modo analogo a Mass Effect, quello che sceglierete come il vostro passato tornerà più volte a condizionare le vostre scelte ed opportunità, al pari dei rapporti con i seguaci che vi seguiranno, sempre pronti ad abbandonarvi nella cacca per aver scoperto che 20 anni prima avete ucciso il loro rugginofago da compagnia.
Ironie varie a parte, l’unico aspetto che mi preoccupa è quello delle effettive dinamiche, perchè se è vero che la distinzione tra i vari personaggi giocanti è data dalle specializzazioni che via via sceglierà avanzando di livello, è altrettanto vero che tre classi (proprio quelle di cui sopra: guerriero, ladro e mago) sembrano pochine, soprattutto se in fin dei conti i poteri davvero utili saranno i soliti 5/6, col risultato che avremo tutti personaggi pompatissimi e tristemente identici.
So che Bioware non mi tradirà neanche stavolta e credo fortemente che per quanto teoricamente simile all’imminente (?) Diablo 3, DAO sia un prodotto destinato a un pubblico diverso, per cui frasi come “Chiuditi il naso piccolo Boo, frugheremo tutti i buchi” o “I serve the Flaming Fist” non siano solo corsivi a chiusura di un post, ma immediati legami a un glorioso passato.
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Posted on 11 maggio 2009.
Nuovo appuntamento con Blogmagazine, una rivista online che cresce sempre di più, come potrete leggere nell’editoriale di questo mese a firma del suo creatore, Giuliano Ambrosio (www.juliusdesign.net).
Clikkando sull’immagine sovrastante potrete accedere alla rivista, il cui sito ufficiale è www.blogmagazine.net. Ovviamente vi aspetto qui nei commenti per parlare del mio articolo, “Chi scrive i videogiochi?“.
La motivazione che mi ha portato a scrivere un simile pezzo (che vi consiglio di leggere perchè, oltre che costarmi molto in termini di fatica, ritengo faccia luce su una figura sempre in divenire, quella del “game designer“) è che Blog Magazine di Maggio sarà presente alla Fiera del Libro di Torino che si terrà dal 14 al 18 Maggio nel capoluogo piemontese. Ho quindi pensato che all’interno di una fiera dove si parla di scrittura, qualcuno potesse essere interessato alla “scrittura” dei videogiochi.
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Posted on 10 maggio 2009.

Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.
La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al file sharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.
Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!
La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.
L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News – Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.
Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.
Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.
In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.
E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano Game Network ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.
Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.
Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
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Posted on 28 aprile 2009.
Questo video non mi sembra un capolavoro. Però è stato visto mezzo milione di volte o quasi, quindi, chi sono io per andare contro alla “massa”?
Ve lo segnalo.
Si tratta di un riassunto musicato dei più divertenti glitch e bug dei videogiochi per PC e Console. C’è Bioshock, c’è Pro Evolution Soccer, c’è Halo, c’è Assassin’s Creed … ecc. Devo dire che alcuni effettivamente sono davvero da ridere, ma il montaggio poteva essere più interessante.
La segnalazione è di Studiounto, che ringrazio.
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Posted on 11 aprile 2009.

Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homo ludens non sono più gli stessi.
E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.
Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili. Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.
Da questa consapevolezza nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.
I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.
Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.
Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.
L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.
Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.
Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.
Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
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Posted on 08 aprile 2009.
Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.
Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.
Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.
Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.
Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).
Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.
Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.
Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.
Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.
Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.
Un quadro desolante, vero?
C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”. Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.
MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.
Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!
Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.
Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.
E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.
Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.
E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.
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Posted on 07 marzo 2009.
Nuova settimana, nuova puntata di 3MoG (3 Minutes of Game), nuovo videogioco.
Tutto come al solito.
Addirittura solito link a youtube per commentare (tanto non commentate mai).
Ci sono però due cose insolite. Un Killzone 2 veramente da sturbo a livello di grafica dove finalmente andremo a vedere come è fatto il pianeta Helghan, dimora degli Helghast (l’ulteriore curiosità è che una tale eccellenza tecnica l’hanno programmata in Olanda, Guerrilla Games).
E un risultato che volevo condividere con voi: l’ultima puntata di 3MoG su Dailymotion, quella su Dawn of War 2, in una settimana ha raggiunto 3036 visualizzazioni! Neanche io so come sia possibile, devono averla messa in prima pagina
Grazie di cuore!
Posted in Video Recensioni - 3MoGComments (11)
