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Unreal Engine 3 su iPhone??? [video]


Io onestamente non pensavo che una cosa del genere potesse essere realizzata su iPhone, ma il video parla da solo.

La Epic, mamma di Gears of War, sta lavorando su dei progetti per gli iPod Touch di terza generazione e per gli iPhone 3GS e , come vediamo nel video, il risultato è davvero impressionante! Questo porterà la Epic a rafforzare la sua presenza nel mercato come produttrice di motori grafici e di conseguenza molte case sviluppatrici potranno utilizzare l’Unreal Engine per i loro giochi!

Adesso si che le cose si fanno serie per il mobile gaming e francamente non vedo l’ora! Un ultimo dubbio mi sale però: ma la Epic non aveva detto che la Wii non era così potente per far girare l’Unreal Engine 3?? Perchè invece l’iPhone va bene??

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Non gioco online (e non sono il solo) – parte 1: "are you experienced?"


C’ho provato.

Il Dio del Videogame™ sa che c’ho provato. Magari senza tanta convinzione, ma conta lo stesso.

Io faccio parte di quella (neanche tanto) sparuta schiera di videogiocatori che non gioca online, e non perchè non possa: chi mi conosce sa che a casa ho una connessione ADSL decente, tutt’e tre le console di questa generazione, un Nintendo DS e il PC su cui sto scrivendo che, pur non essendo nuovissimo, mi ha permesso di aggirarmi per il Cyrodiil senza troppi problemi, quindi diciamo che l’hardware ci sarebbe anche.

E’ proprio lo stimolo che manca.

La mia concezione di videogame è riassumibile con due parole: “esperienza personale”; per me ogni gioco, dallo shoot ‘em up al RPG, è un’avventura da vivere, e nel 99% dei casi preferisco farlo da solo.

Chiariamoci, io amo il multiplayer, ho bellissimi ricordi legati a furiose sessioni multigiocatore (rigorosamente in locale) su tantissimi giochi per quasi tutti i sistemi dal C64 in poi, ma non c’è paragone: prendersi il proprio tempo (sempre meno, purtroppo), scegliere con cura cosa giocare, stravaccarsi sulla propria poltrona preferita e guardare il gioco scelto caricarsi, per il sottoscritto ha lo stesso effetto benefico di una doccia calda quando fuori nevica.

A questo punto si potrebbe pensare che il multiplayer online sia l’unione perfetta di questi due modi di giocare tanto diversi eppure entrambi a me graditi e familiari; d’altra parte sei tu, il tuo joypad e il tuo gioco, il più vicino degli altri giocatori se va bene è a un centinaio di chilometri, ma nel contempo è come se fossi in compagnia, con tutti i vantaggi ed il divertimento di giocare con altri esseri umani. E invece per il sottoscritto il risultato è inferiore alla somma delle parti.

Poichè però sono un tipo curioso e ormai il multiplayer online te lo mettono anche nel pacchetto di affettati che prendi al supermercato, tempo fa ho deciso infine di riprovare. Riprovare, sì, perchè diversi anni fa tentai un timido approccio su Ultima Online che è durato il tempo di un tutorial: uscito nel mondo aperto ho girato senza meta per un po’, per essere poi placcato da un altro novizio che ha iniziato a bombardarmi di domande e che mi ha seguito continuando a chiedere finchè non sono uscito dal gioco. Per essere sicuro di non reincontrare il mio nuovo, petulante amico, una volta fuori ho disinstallato il tutto.

Ad ogni modo dicevo, circa un anno fa, trascinato dall’entusiasmo di altri giocatori di mia conoscenza, ho deciso di riprovare;  non avevo ancora la PS3, quindi approfittando di un mese di abbonamento gratuito allegato a GTA IV sono diventato un utente Gold del Live senza spendere una lira. La scelta del primo gioco, nonostante per 360 avessi anche il succitato gioco Rockstar, Halo 3 e Gears of War, è caduta su Burnout Paradise, probabilmente perchè mi è sembrato il titolo ideale per poter fare i primi passi senza essere crivellato di headshots da un qualunque ragazzino cresciuto a pane e Modern Warfare.

La scelta del gioco è stata oculata e, pur non essendo dotato di cuffia e microfono (o forse grazie a questo..), la prima prova è stata positiva: qualche trofeo sbloccato, qualche sfida vinta, qualcuna persa e divertimento più che sufficiente tanto che, nonostante detesti l’idea di dover sborsare soldi ulteriori rispetto a quelli spesi per l’acquisto dei giochi, il mese successivo ho persino rinnovato l’abbonamento, spendendo ben 6€ (!!!).

Qualche altra partita, poi semplicemente la passione si è spenta.

Halo 3 e Gears non li ho neanche provati, dovendoli ancora affrontare seriamente in single player e non essendo sicuramente un asso nei rispettivi generi.

Fast Forward. Qualche mese fa, complice l’arrivo della PS3 ed la gratuità del Playstation Network, decido di riprovarci; i titoli prescelti sono ben due, Little BIG Planet e Metal Gear Online, il primo più vicino ai miei gusti, il secondo a quelli della massa: nella mia distorta (?) visione del gioco online ci vogliono almeno un paio di fucili per poter dire di giocare online “seriamente”…

Per indorarmi un po’ la pillola provo LBP con due amici, residenti dall’altra parte d’Italia ma fidati; anche stavolta la cosa dura poco: terminati un paio di livelli “ufficiali” per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili e provati un paio di stage creati dagli utenti, saluto e mi disconnetto. Nonostante il piacere di giocare con persone conosciute, mi mancava la possibilità di proseguire i livelli con i miei tempi, di guardarmi intorno, di apprezzare i particolari.

Di lì a poco tempo faccio infine un ultimo tentativo con Metal Gear Online. Non è il mio genere, non c’è nessuno che conosco che ci giochi e il rischio di trovare adolescenti con un ormonale desiderio di prevaricazione è altissimo, ma dovevo provarci.

Il risultato è stato per me inaspettato (ah, beata ingenuità!) e abbastanza deprimente: ho aspettato quasi un quarto d’ora del mio risicatissimo tempo per trovare qualcuno, entriamo in due nello stage, incredibilmente lo becco un paio di volte dopo ricerche estenuanti e lui per tutta risposta si disconnette a metà partita lasciandomi lì a prendere la neve con il mio avatar minuziosamente customizzato.

- continua -

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Chi “scrive” i videogiochi? [il mestiere del game designer]


I videogiochi, forti di un giro d’affari di circa 50 miliardi di dollari, sono al momento il mercato entertainment più potente del mondo. Nel 2008, infatti, hanno superato anche il mercato del cinema e della televisione mentre da anni ormai sorpassano costantemente le vendite di CD o di libri.

Era ovvio che sarebbe finita così: in un periodo di recessione e crisi, il mercato dell’intrattenimento elettronico aumenta ogni anno almeno del 20% (prima anche con percentuali maggiori). Inevitabile che diventasse un vero e proprio gigante, ora capace di influenzare l’opinione pubblica grazie a campagne pubblicitarie e marketing dai budget sempre più alti e di entrare nella cultura popolare con un appeal che pochi prodotti possono vantare.

Da passatempo per sfigati a fenomeno di massa in 25 anni: questi colorati sogni di codice binario devono avere un segreto. Per comprenderlo, è più utile chiedersi quale sia l’alchimia che utilizzano i creatori di videogiochi: ex programmatori prodigio ormai diventati “game designer”, quindi registi di videogiochi.

O sarebbe meglio dire scrittori? Nell’industria del media interattivo esistono anche sceneggiatori professionisti che si dedicano a scrivere solamente la storia e le linee di dialogo di un videogioco. Un prodotto come Gears of War 2, fiore all’occhiello degli sparatutto sci-fi di Xbox 360 sviluppato da Epic Games, si è avvalso della collaborazione di Joshua Ortega, uno sceneggiatore americano, autore di fumetti e romanzi. Ortega ha scritto episodi di SpiderMan, Batman il libro ((FREQUENCIES)) e addirittura un episodio di Star Wars Tales. Logico che per un titolo tripla AAA (significa con un alto budget: per creare un videogioco di questo tipo si sono arrivati a spendere anche 100 milioni di dollari) si sia ormai arrivati ad avvalersi delle migliori professionalità in giro, in tutti i campi: dalla grafica, agli effetti speciali, fino ad arrivare a grandi nomi di Hollywood utilizzandoli come doppiatori o attori virtuali (grazie alla tecnica del motion capture.

Ma queste sono iniziative spesso usate come specchietti per le allodole o trucchi mediatici per attirare l’attenzione della stampa e del pubblico: un videogioco farà breccia nei cuori dell’utenza anche per altri motivi. Il divertimento, ovviamente, è uno di questi: in fondo stiamo parlando di giochi. Ciò che è sicuro, comunque, è che la firma che verrà ricordata per Gears non sarà quella di Ortega, ma quella di Clifford Bleszinski, detto Cliffy B, appunto game designer del gioco. Certo però anche la trama è molto importante e delle ottime storie, unite a interazioni funzionanti, rimangono davvero nel cuore come un pezzo di vissuto. Come quella di Zelda, Ocarina of Time, considerato a gran voce il miglior videogioco della storia, capolavoro di Shigeru Miyamoto, il più famoso game designer di sempre, cioè il creatore di Super Mario e della fortuna dietro Nintendo.

Prima di “Jumpman”, questo il primo nome dell’idraulico più famoso del mondo, Nintendo vendeva giocattoli e giochi di carte nel solo Giappone: ora è una multinazionale planetaria che combatte (e recentemente vince) contro colossi come Sony e Microsoft, nell’immenso mercato dei videogiochi: non c’è dubbio che molto del merito di un tale successo vada a Super Mario e il suo papà. Entrato in Nintendo come artista, Miyamoto è stato l’ideatore di tutte le serie di successo legate all’azienda di Kyoto, compreso l’ultimo Wii Fit, che non ha bisogno di presentazioni.

Nella sua carriera, troviamo capolavori di interazione accanto a storie di rara poesia, raccontate con una sensibilità tutta orientale. Inoltre c’è sempre lui dietro alle idee sull’hardware Nintendo, spesso rivoluzionare: soprattutto le ultime due console, DS e Wii, sembrano aver attratto un pubblico mai coinvolto prima.

A questo punto verrebbe da chiedersi se questi scrittori di videogiochi debbano essere considerati solo sceneggiatori o maghi dell’interazione: sembrano anche imprenditori e creativi a tutto tondo. Come John Carmack, l’autore della rivoluzione chiamata Doom: geniale e schivo programmatore, su cui è stato scritto addirittura un libro, Masters of Doom (nel quale si legge che a quattordici anni fu arrestato per aver rubato un Apple 2 da scuola per poter programmare i suoi giochi: il referto dell’accertamento psichiatrico al momento della detenzione recita “nessuna empatia per gli altri esseri umani”), che racconta la storia della società da lui fondata: la id Software.

Nato nel 1970, Carmack è stato giudicato la decima mente più influente nella tecnologia dalla rivista Time nel 1999; ora produce razzi pronti ad andare sulla Luna (con l’Armadillo Aerospace), oltre a continuare a programmare videogiochi. Un game designer sicuramente più timido e più lontano da riflettori rispetto a Miyamoto, ma influente e rivoluzionario allo stesso modo. Dietro questi due uomini si celano anche i successi economici delle relative società; Carmack infatti ha praticamente dato vita al concetto di “shareware”, ora colonna portante della new economy, mentre Miyamoto, come già detto, è l’uomo dietro alle idee di Nintendo.

Nessuno dei due però, probabilmente, verrebbe riconosciuto se camminasse in pieno centro di Milano: probabilmente il papà di Super Mario ormai è diventato un’icona e quindi qualcuno correrebbe a chiedergli un autografo, ma se c’è un’altra profonda differenza tra i creatori di cinema e di videogiochi è lo status semisconosciuto di molti di questi. Di un prodotto videoludico, nessuno ricorda il nome del creatore: forse perché l’atteggiamento di questi ragazzotti (sono tutti molto giovani, Carmack ha 38 anni e può permettersi di collezionare Ferrari grazie ad id Software) non è mai quello di prendersi i meriti di una produzione talmente corale come quella di un videogioco come farebbe uno Spielberg o un Tim Burton.

Oppure perché si ricordano di più i nomi dei team di sviluppo piuttosto che i nomi dei singoli: i creatori di Grand Theft Auto sono circa 1000, sarebbe ingiusto ricordare solo Sam Houser (voce wikipedia ), cioè il lead designer.

Tutto vero tranne in un caso, quello di Hideo Kojima, la vera rockstar del mondo dei videogiochi. Il creatore di Metal Gear Solid e di Solid Snake, ormai idolatrato dai fan come se sia realmente esistito, ha richiamato in Piazza Duomo, per l’evento di lancio del quarto capitolo della saga organizzato da Sony Computer Entertainment Italy, un discreto numero di persone, tutti in visibilio per l’uomo che ha toccato i loro cuori così in profondità.

Le scene che hanno raccontato i presenti, sono identiche a quelle di una eventuale apparizione di Madonna o Johnny Depp, con le dovute proporzioni: ragazzine urlanti, fan scatenati e autografi a non finire. Probabilmente questo è dovuto alla proverbiale cura maniacale che Hideo riversa in ogni suo progetto, del quale vuole seguire ogni aspetto creativo: dell’ultimo Metal Gear, Guns of The Patriots pare che non abbia solamente diretto i lavori e creato le interazioni, ma anche scritto la sceneggiatura di suo pugno, seguito il montaggio di ogni scena filmata e dato la voce ad un personaggio molto particolare: Dio.

Questo la dice lunga sulle manie di protagonismo di Kojima che, comunque, rappresenta un esempio ancora differente di personalità dietro ad un videogioco. Tra chi rimane defilato a programmare e chi invece lascia un segno indelebile del suo essere in una produzione, è certa solamente una cosa: quello dello scrittore di videogiochi è ancora oggi un mestiere tutto da definire.

Un personaggio tutto da scrivere.

Articolo inizialmente pubblicato sul numero 3 di BlogMagazine.

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Microsoft E3 2009 Press Conference: Project Natal e il futuro dei videogiochi


Ho appena finito di guardare in diretta la conferenza di Microsoft dell’E3 (Los Angeles) e devo dire che l’azienda di Redmond ha davvero tirato fuori i muscoli.

Sono basito!

Salto subito alla parte che ritengo importante, non celebrando la valanga di esclusive o giochi multipiattaforma (magari domani facciamo un post con qualche bel video, come l’anno scorso per la (E3 2008 Microsoft Press Conference) che comunque mi hanno fatto arrivare al mio stato di “basitudevolezza“. Cito a valanga quelle che mi ricordo. Halo 3 OSDT, un nuovo Halo chiamato Reach e previsto per il 2010, Alan Wake (figata), Forza Motrosport 3 (galattico), Left for Dead 2 (esclusiva), Crackdown 2 (esclusiva).

Insomma stavo lì e guardavo il palco dove salivano personalità dell’industria dei videogiochi a presentare trailer e giochi, ad un certo punto risale il tizio di Microsoft e annuncia l’ampliamento dei servizi di Xbox Live. Per UK e Irlanda arriva Sky, con le partite di calcio (sbaaavvvv), e le serie TV per tutti gli altri arrivano Facebook, Last.Fm, Twitter e i film in Full HD con possibilità di streaming immediato. Amici, musica, microblogging e film che seguono l’esperienza degli utenti sulla console aggiornandone lo stato (se vi va) e permettendo di interagire e giocare insieme, uploadare screenshot ecc. Tutto online, tutto connesso, tutto suoni e luci. E fanculo la privacy ;)

Ma ciò che mi ha veramente elevato ad uno stato di “basito permanente” è stato quando Kojima san è salito alle luci della ribalta ed ha annunciato che una sorta di “spin off” della serie di Metal Gear Solid sarà rilasciato su Xbox 360 ed avrà come protagonista Raiden. Si chiamerà Metal Gear Solid Rising e sarà un esperienza totalmente totalmente nuova rispetto al franchise.

Essere basiti permanentemente è una vera gioia. Se avessi saputo che di lì a poco mi sarei ritrovato totalmente sottosopra dalla basititudine, avrei preso un mojito per rilassarmi.

Arriva il momento di presentare Project Natal, la telecamera speciale di cui vi avevo parlato qualche giorno fa nel post Microsoft Xbox 360 Motion Control Camera. Dopo il trailer ufficiale, arriva Steven Spielberg (a Roma si direbbe: “te dico scusa“) che parla di quanto sarà fico usare Natal e delle possibilità che darà alla gente: giocare senza alcun controller. Ovviamente tutto condito da bla bla bla.

Si potrà interagire alla Minority Report con la console e usando anche la voce che l’affare riconoscerà in tempo reale (i giochi a quiz si giocheranno senza alcun controller, quindi, ma parlando).

Ciò che è però stato stupefacente osservare è quando sul palco è salito Peter Moulynex che con il suo team ha potuto mettere le mani su Project Natal da mesi ed ha sviluppato un applicazione che descrivere a parole è riduttivo. Avete il video per vedere con i vostri occhi cosa hanno creato, si chiama Project Milo.

In pratica c’è una ragazza davanti all’Xbox (una mia paura è che tutti i filmati mostravano, mamme, vecchi, bambini, donne davanti alla console; ma non mi spavento, prima c’erano i titolozzi e poi l’inaugurazione della “wii mania“) che interagisce virtualmente, parlando normalmente, con un bambino virtuale dall’altro lato dello schermo.

L’interazione sembra così matura che non credo che siano davvero arrivati a questo livello. L’intelligenza artificale risponde, chiacchera, fa domande e riconosce il tono del suo interlocutore. Prova a nascondere alcune cose dietro ad una faccia rabbuiata per poi ricevere un foglio di carta scansionato da Project Natal dal mondo reale a quello virtuale.

Assurdo, totalmente fuori controllo.

Il post è già troppo lungo e la smetto di tediarvi ma il succo è questo: se Microsoft utilizza questa tecnologia rivoluzionaria per fare dei gran videogiochi come piacciono a noi o, in alternativa, CONTINUA sulla strada intrapresa proponendo esclusive degne dei nostri soldi e qualche centinaio di titoli multipiattaforma… allora può permettersi dall’altro lato di sfornare titoli che sfruttano quest’hardware per avvicinare al gaming chi non riesce a prendere un controller “normale” in mano. Se invece perderà di vista l’hardcore gaming per creare giochi che non necessiteranno addirittura di alcun controller (e quindi non credo che potranno essere complicati, come Gears of War o FIFA) tutto questo è una tragedia.

Correggetemi se sbaglio e anzi… parliamone!

Concludendo credo che, anche solo per spostare i menù con una mano e per comprare un film dicendo “buy movie” io Project Natal me lo compro appena esce ;)

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La crisi del netgaming e il futuro degli Sport Elettronici


Foto Master

Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.

Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.

Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.

Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.

Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).

Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.

Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.

Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.

Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.

Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.

Un quadro desolante, vero?

C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui  tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”.  Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.

MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.

Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!

Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.

Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.

E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.

Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.

E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.

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Str8 Rippin Halo 3 Montage, un frag movie da oscar!


E’ tanto che non vi segnalavo un bel frag movie… e Gold Iz N1, admin della Lega Italiana Gears of War, me ne ha segnalato uno davvero meritevole.

Anzi, semplicemente fantastico.

Nel video che è qui sopra ho visto i frag più difficili e spettacolari della storia di Halo 3 e volevo condividerli con voi, fanatici del gioco online e non, perchè tanto mi sembrano di facile comprensione.

Anche se non sapete giocare ad Halo 3 o addirittura non l’avete mai visto, vedere certi headshot di cecchino fa sempre effetto vero? Oppure granate che colpiscono e fraggano più di un avversario.

Tra l’altro sono tutte azioni tratte da partite di competizioni ufficiali della Major League Gaming, il torneo più importante del mondo per quanto riguarda le console,  sottolineate da un ottimo montaggio.

Insomma questo Str8 Rippin mi ha fatto esaltare!

Mo vado online e faccio qualche pezzo simile (seeeeeee :) )!

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Guitar Hero Hero [with lyrics]


Questa canzone e questo divertente video, del rapper americano MC Lars, sono stupendi!

Mi hanno fatto letteralmente ammazzare dalla risate nonostante noi videogiocatori e la nostra passione non ne usciamo poi così bene, anzi ne usciamo malissimo (e la satira del pezzo non è solo sui games…).

In pratica la canzone, che si chiama in maniera estesa “Guitar Hero Hero (Beating Guitar Hero doesn’t make you Slash)” prende in giro chi, giocando ai famosi music game, pensa di saper suonare la chitarra o comunque chi si atteggia a rockstar perchè è forte ad uno di questi giochi.

Vi posto anche il testo perchè davvero è da sentire e capire tutta vista la qualità di alcune rime e battute.

E intanto continuo a cantare: “I’m a guitar, hero HERO!!!”

Walking down the hall all the fifth graders swoon
Autograph line every day in homeroom
On the playground all the kids like to point and whisper,
“Check his calloused guitar-button blisters”
I’m a fourth grade celebrity
Plastic axe on my back and a Dragonforce T
My teachers know that I’m the man
A walking, talking ten-year-old-brand
Pepsi offered me mad G’s to drink Sobe exclusively
Guitar Hero, it’s my song, flip the switch and then it’s on

CHORUS
Well I’m starting up my
Wii and all my fans are in the stands
I would invite my parents but they’ll never understand
I’ve got a reputation for the levels that I beat
I’m a Guitar Hero hero, hey that’s me

They say Robert Johnson sold his soul to the devil
I can beat “
Through the Fire and Flames” on expert level
While
Slash rocks the strip up and down LA
I push multi-colored buttons on a stick all day
Dimebag brought the dope harmonics
My five buttons are electronic
Clapton spilt his heart on “Layla”
I go (click click click) playa
Hendrix lit his strat on fire
Generations were inspired
One day my songs could do the same
if I weren’t so addicted to this game!

CHORUS
I’m a player, I’m a hero, I’m your rock star little man
If I don’t do my homework will my teachers understand?
Can’t really strum a note and every gig I rock for free
I’m a Guitar Hero hero, hey that’s me

Beating Call of Duty doesn’t mean your aim is good
Beating
Wii Golf doesn’t make you Tiger Woods
Beating Apples to Apples doesn’t make you a farmer
Watching UFC won’t make you any harder
Friends on Myspace won’t make you a musician
Beating Operation doesn’t make you a physician
Watching CSI doesn’t make you a detective
Playing
Mario Paint doesn’t mean you have perspective
Beating
Gears of War doesn’t make you Wintson Churchill
Quoting 90’s sitcoms won’t make you Steve Urkel
Grand Theft Auto doesn’t make you a player
Playing
Sim City doesn’t make you a mayor
Beating
Rock Band doesn’t mean you rock
Beating
Tony Hawk doesn’t make you Tony Hawk
American Idol won’t make you a star
Beating
Guitar Hero doesn’t mean you play guitar

Play me some guitar
Now play me some guitar
Play me some guitar
Paul Gilbert on guitar!

Let’s go!

CHORUS
Well I know my mom will ground me if I play again all night
When I step into the zone I always rock it right
My eyes are getting bloodshot as my fingers start to bleed
I’m a Guitar Hero hero

I’m gamer, I’m an addict, guitar strummer, I’m a fan
One day I’ll tour the country in my drummer’s beat-up van
But until I learn to play I’ll sit in front of my TV
I’m a Guitar Hero hero
I’m a Guitar Hero hero
I’m a Guitar Hero hero

Hey that’s me!
And that’s me!
And that’s you!
Well golly gee!

Yeah!

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Gow2, scandalo epico?


Battiamo il ferro finchè è caldo.

L’ultima puntata di Three Minutes of Game è stata su Gears of War 2,  di cui avevamo già sviscerato ampiamente sia l’aspetto single player che quello multiplayer con un’intervista a Lapo Matteoni.

Sia io che Fucktotum abbiamo detto, a più riprese, che questo gioco è una bellezza. Un capolavoro, addirittura, un “must buy”. E personalmente penso che la cosa sia più che vera: GoW 2 è il miglior sparatutto dell’anno ed ha un multiplayer davvero spettacolare.

Ma forse i videogiochi andrebbero valutati a più livelli. Per gli utenti “casual”, per quelli più smaliziati e per i “pro”. Nei primi due casi, la sostanza non cambia: siamo di fronte ad un capolavoro. Eppure per chi questo gioco lo sta giocando ad alti livelli online, cercando di sfidarsi e diventare il clan più forte d’Italia e perchè no d’Europa e del mondo, c’è qualche cosa che non va. Chi entra nel “gaming competitivo” dalla porta principale, nota ogni micro dettaglio, ogni bug ogni glitch ogni imprecisione. E purtroppo Gears of War 2 in questo senso non ha dei “micro” problemi ma dei MACRO problemi che lo rendono ingiocabile.

Starete già vedendo il video qui sopra, su cui apro una parentesi. E’ un video creato da Or4k, un utente del blog, un amico sul Live e un player di Gears of War (ha fatto parte della spedizione italiana al WCG 2007 di Seattle come Coach, insieme Lord Ravenloft) e, a questo punto, un videomaker di successo. Lui con un solo video ha eguagliato e superato le visualizzazioni di tutti i miei messi insieme, anche perchè questo suo ultimo “prodotto” è stato citato da più parti, anche dal famoso Kotaku di cui avevamo parlato in questo post. Un orgoglio italiano, direi. Grande Or4k!

Ma cosa mostra questo video? Dei muri inesistenti che possono essere utilizziati come “arma” invisibile, usando il corpo a corpo. Un glitch che Epic sta cercando di nascondere addirittura sui forum propietari, dove ha cancellato i post che lo riguardano. Non un bug ma un BUCO enorme che meriterebbe una patch da un giorno all’altro. Patch che invece non arriva…

Uno scandalo epico.

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GoW2 in multiplayer? Intervista a Lord Ravenloft


Ieri abbiamo postato la nostra opinione su Gears of War 2 in single player. Fucktotum ha scritto un ottimo post e sicuramente ne capisce, in questo campo.

Sul multiplayer  però avevo dei dubbi. Avrei dovuto postare io, visto che sicuramente sono riconosciuto come esperto dalla community, in questo ambito, forse vi sarebbe anche andata bene la mia opinione. In fondo sto proprio giocando il nuovo titolo Epic in multi e mi sto divertento veramente molto. E’ anche vero però che non ho avuto tutto questo tempo negli ultimi giorni e che del multi su console, c’è sicuramente qualcuno che ne sa più di me.

Avete sentito parlare mai di Lapo Matteoni? Se cercate su google c’è addirittura un servizio di Repubblica.TV che lo definisce un “professional gamer”. Sorvolo su questa nomina, perchè credo che anche lui sappia di non campare videogiocando a Gears of War (esiste solo un giocatore in Italia a poter vantare di essere un progamer, cioè Alessandro “Stermy” Avallone che ha anche inaugurato il suo nuovo sito ufficiale). Però stiamo parlando di uno dei componenti della ex nazionale italiana del primo titolo Epic, vincitore quindi delle eliminatorie italiane per i World Cyber Games e volato a Seattle nel 2007 per confrontarsi con altre squadre provenienti da tutto il mondo. Lì il Team Impact, questo il nome del team (precedentemente noto come RoS, cioè Reapers of Souls) è addirittura arrivato quinto, praticamente sotto al podio.

Chi meglio di lui, ho pensato, può spiegarci quanto è bello Gears of War 2 in multiplayer tramite una bella intervista firmata Inside The Game? Spero che apprezzerete l’iniziativa; io ne sono convinto. Lord Ravenloft è forte e ci ha raccontato un sacco di cose interessanti. Nel video di apertura potete vedere alcuni frag online dei RoS, Lapo compreso.

Team Impact
In foto il Team Impact a Seattle, Lapo è quello in mezzo.

AKirA@InsideTheGame: Allora, GOW2 è nei negozi e la gente è entusiasta. I giocatori di Halo 3 e COD4 sono diminuiti vertiginosamente. Il titolo Epic sembra il top per il multiplayer su Xbox Live: quali sono gli ingredienti che secondo te miscelano questo successo?

Lord Ravenloft: Gears of War 2 ha il merito di aver migliorato le dinamiche di gioco del grande successo che è stato GoW, ma senza distaccarsi troppo dal suo predecessore: le ha rese più tattiche e più “pensate”, attraverso espedienti quali rendere il gioco più lento e rallentare il rateo di fuoco del fucile a pompa, favorendo un gioco di squadra più marcato e aggiungendo quel pizzico di strategia in più che i giocatori apprezzano sempre.

AKirA@InsideTheGame: Hai parlato di strategia; se ti provocassi dicendoti che secondo me più che strategia in GOW2 serve gioco di squadra, tu che mi diresti? Dove sta la strategia in un titolo simile?

Lord Ravenloft: Per strategia intendo tattica, e il gioco di squadra è “parte” della strategia di un team. GoW è infatti una serie che favorisce enormemente la superiorità numerica (se ben sfruttata), e da qui ovviamente nascono concetti strategici intesi come il posizionamento a copertura reciproca sulla mappa (e quindi teamplay), oppure ai fini della guardia o raccolta di una specifica arma

AKirA@InsideTheGame: Io ho trovato GOW in multi un po’ limitato; tu l’hai giocato fino a diventare campione italiano col tuo clan. Questo GOW2 invece ha un feeling molto più “elegante”. Cosa è stato migliorato? Dove Epic si è resa conto di aver sbagliato nel primo capitolo e dove invece ha aggiunto ex novo?

Lord Ravenloft: GoW1 era un gioco più veloce; un misto tra un fps frenetico e un tps tattico. Soprattutto verso la fine, quando i giocatori avevano imparato perfettamente la tecnica del wallbounce (con questo termine si intende la tecnica di schivare e sparare allo stesso tempo rimbalzando sul muro). Epic ha saggiamente rallentato il ritmo rendendo il gioco più avvincente e ponderato e quindi più elegante. Per non parlare dell’Unreal Engine che dal 3.0 di GoW arriva al 3.5 per il secondo capitolo con miglioramenti, appunto, eleganti come hai detto tu.

AKirA@InsideTheGame: Che mi dici del bilanciamento delle armi: trovi che ci sia qualche arma non utilizzabile e qualcuna invece troppo potente?

Lord Ravenloft: Secondo me su GoW 2 le armi sono ben bilanciate. Ovviamente c’è un overpower del mortaio che per ovvi motivi sarà tolto da tutte le competizioni di un certo livello, ma per il resto devo dire che si è arrivati ad un ottimo bilanciamento con uno shotgun meno efficace e lancer e hummer vitaminizzati, per non parlare di cecchino, arco e martello, rivisti ma sempre stupendi. Anche le nuove: scudo, granate velenose e lanciafiamme mi sembrano azzeccate: tutte interessanti e da approfondire.

AKirA@InsideTheGame: Uno dei maggiori difetti che i giocatori PC imputano ad un gioco online per console è l’host power (su console non ci sono server dedicati, quindi è sempre un giocatore da fare da server, risultandone avvantaggiato). Secondo te GOW2 risolve un po’ questo problema? Esiste una soluzione … e più che altro, serve?

Lord Ravenloft: Secondo me con GoW 2 ci hanno dato una sorta di illusione su questo tema: si è passati da squadre di 4 a team di 5 giocatori. Questo vuol dire che ci sono 10 persone sulla mappa, e quindi il tutto è teoricamente più pesante. Tuttavia l’host power in matchmaking è sicuramente più limitato rispetto al precedente sistema di multiplayer, ma rimane riscontrabile. In parole comprensibili: lagga un po’ meno dell’1, pur avendo più players, ma lagga sempre, e se non sembra è semplicemente perchè con i movimenti più lenti ora è più facile giocare anche con lag. Il lag è un po’ come la morte, puoi fare del tutto per schivarla o ritardarla ma lei arriverà sempre. Ahah :)

AKirA@InsideTheGame: E con questa battuta abbiamo concluso. Io ringrazio il nostro ospite per il tempo concessoci e speriamo di vederti presto di nuovo in azione su Gears of War 2! :)

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Gears of War 2, come colpire al cuore [recensione]


Quanti giochi sono passati sotto i ponti da quando posai i miei occhi per la prima volta su Gears of War… Da quando, cioè, mi resi conto dell’immenso potenziale delle console next gen: grafica da urlo, immediatezza e giocabilità altissime, possibilità di infinite partite in multiplayer, tutto in un unico, grande titolo.

L’uscita del secondo capitolo non poteva passare in sordina, perchè nonostante Marcus, Dom, Baird e Cole siano tra i personaggi più stereotipati mai visti, mi sono affezionato alle loro vicende e alla loro guerra contro le orde di locuste che cercano di affossare (nel vero senso della parola), la resistenza umana con ogni mezzo disponibile.

Tutto ciò che ci si potesse lecitamente attendere dal seguito di un titolo di grande calibro è stato inserito per creare un action/shooter di pregevole fattura, curato in ogni dettaglio e dannatamente coriaceo: più modalità multiplayer, sistema di matchmaking intelligente e versatile (anche se soggetto ad attese esasperanti che speriamo vengano al più presto limitate), uno sfavillante restyling dell’Unreal Engine 3 che comporta migliorie evidenti soprattutto in termini di deformazioni di superfici organiche (per farsi un’idea basti vedere il livello che, per non rovinarvi la sorpresa, chiamerò “Geppetto nella balena”), di avversari presenti su schermo contemporaneamente o di grandezza e profondità dell’area di gioco e tanta, tantissima azione pregna di epicità.

Insomma, ogni aspetto che può essere notato anche dopo una fugace occhiata è stato cesellato a dovere, anche per mantenere fede alle mille e più promesse dell’amato/odiato game designer del gioco Cliff Bleszinski (per inciso, a me sta simpatico grazie alle risate che ci facciamo con AKirA ad ogni sua uscita in video, fatta di frasette come “there are some bad guys and you’ll need to kick their asses“, uno dei modi più originali per descrivere la trama di uno shooter…), ma quello che qui più mi preme sottolineare sono i dubbi riguardanti uno degli aspetti di norma più sottovalutati dalla critica: la narrazione.

Lo sviluppo della trama è stato affidato da Epic a Joshua Ortega, autore del bestseller ((Frequencies)), purtroppo ancora privo di traduzione italiana, così come di un buon numero di fumetti Marvel e DC.

E’ quindi naturale che la narrazione sia evidentemente migliorata rispetto al primo episodio, in cui avevamo semplicemente un’enorme e impersonale minaccia e il solito manipolo di eroi tutti d’un pezzo e privi di esitazioni, ma è altrettanto vero che siamo di fronte a dei bellissimi colpi di scena creati ad arte (sempre per non spoilerare, ma per far capire a chi abbia già vissuto la campagna, vi cito i personaggi di Thai e Carmine, per non parlare del toccante ricongiungimento di Dom e Maria) seminati però sull’arido terreno del banale pop corn movie americano.

Eh si, perchè a fronte di questi eccezionali picchi, di passi avanti narrativi c’è carenza non solo tra le fila dei Gears, ma in tutto l’universo videoludico.

Non è possibile che nel 2008 il primo motore immobile di ogni plot sia la sparizione/rapimento/cattura della solita donzella in difficoltà: era un grande tema per gli albori dei videogiochi, ma diamine è dall’Iliade che si affronta ogni minaccia per “salvare” una fanciulla!

Titolo adulto non significa solo smembrare, sanguinare e massacrare a tutt’andare: significa dare profondità alle motivazioni, ai caratteri e in definitiva alle “persone” che ci viene chiesto di interpretare, composte non solo dal coraggio di piazzare una granata in gola a un mega pescione (scusate, qui ho spoilerato), ma anche di una esistenza al di là del campo di battaglia.

In Gears of War 2 il tentativo c’è, ed è un piccolo passo avanti in un genere che spesso offre come unico spunto quello del distruggere tutto ciò che si muove: ma se vogliamo davvero che il nostro passatempo preferito venga considerato un genere di intrattenimento paritario rispetto ad altri, non è sull’estetica che ci si dovrebbe concentrare, ma sulla narrazione.

Più si procede con titoli nuovi o innumerevoli seguiti e più la selezione naturale porterà i giocatori a scegliere quei giochi capaci di artigliarli al divano grazie al connubio tra sviluppo della trama e gameplay: il prossimo titolo davvero epocale non potrà prescindere da questo aspetto.

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Data e video per Gears of War 2


Nel DVD di Unreal Tournament 3 per Xbox360 c’è il video appena postato qui sopra. Un anticipo del gameplay del prossimo Gears of War 2. Epic Games ha deciso di viziare i suoi fan e come potete vedere ci saranno innovazioni davvero sostanziali ad un titolo già impresso nella memoria di milioni di gamers in tutto il mondo.

Ma non parliamo del video, tanto si spiega da solo; oggi il sito di Gears of War 2 ha mostrato una splash page differente, in cui forse è contenuta una plausibile data di uscita. Le cifre sulla medaglietta presente nell’immagine, “033-116-117-126-071″, in ASCII starebbero a significare la frase “ESC 9 nov“. Quindi manca relativemente poco: andate in vacanza, andate al mare, aspettate settembre ed ottobre, sarà dura lo so, ma poi preparatevi a fronteggiare le locuste, più arrabbiate che mai!

Sicuramente molto di più sarà mostrato all’E3, che si svolgerà dal 14 al 17 di luglio, quindi tra pochissimo, e magari questa data verrà confermata. I fan già scalpitano, hanno voglia di Marcus Phoenix e hanno voglia del multiplayer di Gears of War 2.

Io sono tra loro!

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Xbox360 più economica!


Quale miglior momento per acquistare una Xbox360 se non dal 14 marzo in poi?

Microsoft ha infatti annunciato per questa data un ulteriore abbassamento di prezzo per la sua console con la X al centro. Ora sarà addirittura la più economica, il modello base (versione arcade) sarà venduto a 199€, cioè 50€ in meno del Nintendo Wii che per ora deteneva questo primato (bisognerà sborsare 269€ per la versione Pro e 369€ per la versione Elite).

Sembra che la concorrenza di Playstation 3 stia mettendo il fiato sul collo alla società di Bill Gates. La macchina Sony infatti ha riguadagnato terreno grazie alla vittoria del formato Blu Ray su quello Hd DVD (PS3 è infatti un lettore laser a luce blu davvero economico) e ad un abbassamento di prezzo sostanziale (100 euro) che ha convinto molti a puntare su Sony. Tanto le uscite multipiattaforma sono le stesse e molte esclusive per Playstation sono attesissime (il nuovo Metal Gear Solid, Gran Turismo 5 e nel 2009 God of War 3; personalmente invece attendo Little Big Planet).

Personalmente mi trovo invece, in questo preciso momento, a passare molto più tempo sull’Xbox360 grazie proprio alle esclusive giunte fin’ora: Halo 3, Gears of War e Mass Effect sono solo tre esempi, tantissimi altri titoli usciranno in un futuro prossimo e saranno veramente il fiore all’occhiello di Microsoft (Fable 2 e Ninja Gaiden 2).

Insomma, quale miglior momento quindi per acquistare la tanto desiderata console? Tra l’altro, se optate per Xbox360 (ma anche se avete una PS3 tanto, come detto prima, i giochi multipiattaforma sono identici) ci sono i consigli di La Zona X a tenervi compagnia ogni martedì sera in radio. Quindi oggi tutti connessi a Radio 181 Fragtime!!! L’orario è il solito, dalle 21:30 alle 22:30. Un’ora con notizie, anticipazioni, riflessioni, opinioni, recensioni e i nostri due noti …oni. :) cioè Massimo “Fucktotum” Mallia e Simone “AKirA” Trimarchi.
Chiaramente intendevo marpioni ;)

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