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I 5 giochi più rivoluzionari degli ultimi vent’anni [secondo Peter Molyneux]


top 5 videogames innovative innovativi innovazione rivoluzionari molyneuxPeter Molyneux ha raccontato a ThatVideogameBlog quali sono, secondo lui, i cinque più innovativi titoli degli ultimi vent’anni. Capita a fagiolo, quindi, questo post per analizzarli insieme e vedere se siamo d’accordo o meno, dopo il mio attacco di ieri alle microtransazioni in Fable 3, il prossimo videogioco del geniale game designer inglese (a cui si devono titoli storici come Popolous, Theme Park e Black & White).

Certo in apertura di articolo posso dire che non sono d’accordo con questa classifica ma è anche davvero difficile tirare fuori una top 5 delle ultime due decadi.

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Tie In: Non è tutto oro…


quel che luccica, recitava un vecchio adagio…

Tie-in: ovvero tutti quei giochi che devono il loro successo all’abbinamento con un qualche prodotto di varia natura, nella maggior parte dei casi con un film.

Se ne era già parlato su queste pagine anche se in direzione opposta (da gioco a film): quello che intendo fare ora è tornare di qualche anno indietro con la memoria per analizzare questo fenomeno, nel tentativo di capire in che direzione vada la categoria di videogames in questione.

Questo perchè era impensabile, circa 15 anni fa, che un videogame tratto (o ispirato) da un film, ottenesse risultati paragonabili a quelli che l’anno scorso ha ottenuto Spider Man 3, piazzatosi al decimo posto tra i titoli più venduti dello splendido 2007 .

Ai bei tempi andati era parere diffusissimo che niente di buono potesse emergere da un gioco su licenza cinematografica, al di là di quei primi attimi di gioco in cui, attratti dal mondo dorato della celluloide, si cercava di ripetere le gesta di questo o quell’eroe. Titoli come Rambo 3 (un clone bello e buono del mitico Cabal, almeno nella versione arcade: occhio però, non è un tie in dal film di Barker, ma uno sparatuttone miliatare) o Robocop (questo convertito anche per i citofoni) puntavano solo sull’immedesimazione, offrendo davvero pochissimo in termini di divertimento a causa di un gameplay spesso ridotto all’osso (anche meno nel caso di Terminator 2).

Ciò accade perchè nella maggior parte dei casi tutti i fondi per lo sviluppo sono spesi per procurarsi la preziosa licenza: rimane sempre assai poco per creare qualcosa di decente…

Un altro motivo fondamentale è quello che riguarda la data d’uscita, che mai e poi mai può essere postposta rispetto a quella del film: il tempo per i programmatori è quindi drasticamente ridotto a discapito della qualità.

Un caso più unico che raro era rappresentato dai prodotti Lucas Arts che, sfruttando i marchi di Star Wars (per esempio con X Wing) o Indiana Jones, erano capaci di creare prodotti di indubbia riuscita, pregni del fascino della pellicola ma anche entusiasmanti da vivere in prima persona. Questo stereotipo si è protratto per molto tempo, tanto che il videogiocatore più smaliziato finiva per evitare come la peste ogni abbinamento di questo tipo: in fondo era già caduto nella trappola anni prima, e quindi lasciava sugli scaffali tutto ciò che non fosse davvero rilevante.

Con il Nintendo 64 le cose sembrarono cambiare grazie a un piccolo gioco, per cui Rare aveva pagato fior di quattrini: era 007 Goldeneye, fps ispirato al buon James Bond che avrebbe fatto parlare molto di sè grazie a un’ottima presentazione grafica e a tante idee sfiziose.
Da quel momento una parte dei giudizi cambiò: sembrava possibile una nuova era in cui le emozioni viste nelle scene migliori dei film d’azione potessero essere rivissute nelle nostre camerette, dove nessuno può sentirci recitare frasi come “Il mio nome è Bond, James Bond“.

Scorrendo gli anni e arrivando all’uscita della prima console Microsoft, l’X Box, fece molta notizia l’ennesimo tie in, Chronicles of Riddick: tanta azione, fortissima ispirazione al film, ma anche ottimo gameplay.
Inutile negare che il tempo abbia smentito gli speranzosi, mostrando pochi giochi interessanti a fronte di un’invasione di vaccate che non conosce soste: va però considerato che il livello medio dei tie in si è alzato di gran lunga, anche perchè quello dei videogiochi è sempre più un mercato che fa gola ai grandi produttori di Hollywood: basti pensare alle decine di titoli sul Signore degli Anelli fioriti insieme alla trilogia di Peter Jackson.

Ciò ci dà modo di analizzare l’ultimo aspetto curioso di questa catogoria: ormai veniamo privati anche della sorpresa rispetto al film da cui il gioco deriva in quanto escono qualche giorno prima, facendoci conoscere i minimi dettagli della trama, rovinando non solo un pomeriggio di videogiochi, ma anche una seratina al cinema…

Da pochissimo è uscito Iron Man, titolo che sposta di pochissimo il parere che la maggior parte dei gamers ha di questa categoria: uno sfoggio di potere economico, un gameplay spesso risibile, per prodotti dedicati ai ragazzi più attratti dalle scatole che dai contenuti.

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