Immaginate di trovarvi a Liberty City. Una nuova visita in città, un altro punto di vista dentro le storie che hanno reso grande e per molti versi indimenticabile quell’ esperienza che passa sotto il nome di Grand Theft Auto IV. E’ di pochi giorni fa l’annuncio di un mod per il gioiello Rockstar nel quale vivremo l’intera esperienza di gioco in prima persona. Dando un’ occhiata al video è certo che il lavoro svolto da darkl3ad3r abbia tutti i numeri per poter appassionare: la sensazione di vivere ancora più profondamente tute le situazioni di gioco è reale e concreta così come il gusto di uno scontro a fuoco per le strade. Sono Mod come questo che ci fanno rimpiangere certa libertà di sperimentare i cui frutti al momento restano un’esclusiva Pc.
Udite, udite, voi strenui sostenitori di quel grottesco mondo che è Grand Theft Auto! Solo per questa settimana, e solo su Xbox LIVE (piattaforma su cui si è tenuto il Dream Build Play Festival), vi verrà data la possibilità di acquistare a prezzo ridotto la seconda espansione di quel Grand Theft Auto IV che tanto ha fatto parlare di sé. Al prezzo di 1200 Microsoft Point, infatti, potrete accaparrarvi The Ballad of Gay Tony – di cui vi segnaliamo la recensione di Francesco Serino “Da Nico Bellic a Luis Lopez”.
Questo secondo contenuto scaricabile, il cui costo di norma è di 1600 Microsoft Points, mette definitivamente la parola fine ad un progetto davvero imponente quale è quello di GTA IV. E sapete che c’è? Lo fa con uno stile davvero invidiabile! Azione, adrenalina, piccoli colpi di scena. Tutto armoniosamente incastonato in quell’opera madre che è il titolo con protagonista Niko Bellic.
Ma poiché noi siamo sempre dalla vostra parte, come esimerci dal raccomandare in ogni caso la soluzione migliore?! Pur riconoscendo che The Ballad of Gay Tony – così come The Lost and Damned – siano tutto sommato godibili anche a sé stanti, ci preme sottolineare come tutte e due le espansioni (in quanto tali) vadano viste nell’ottica di un’unico, grande lavoro, diviso in tre parti – il cui perno è chiaramente la prima di queste.
Solo così potrete godere a pieno di un’esperienza davvero sopra le righe. Di conseguenza, fate pure ciò che volete: l’importante è che acquistiate la versione pacchettizzata Episodes From Liberty City, contenente entrambi i due contenuti scaricabili! Qualora disponiate già di The Lost and Damned, beh, allora quest’offerta rappresenta la vostra occasione. E’ tutto, la nostra buona azione quotidiana l’abbiamo fatta…
Ormai deciso che ho bisogno d’aiuto. Da solo non ce la faccio a liberarmi della mia dipendenza. Non mi riconosco più, le mie azioni mi sembrano distanti e io sono lontano da ciò che mi rendeva felice anni fa. Tutto per colpa della droga. Basta ho deciso, ora entro qui dentro e provo a farmi aiutare. Sulla porta c’è appeso un cartello: Centro alcoslisti e narcotici anonomi. Da fuori comincio a sentire una persona che parla ad alta voce. Avanzo e prendo posto vicino alle persone che spero mi aiutino ad uscire dal mio tunnel. Ho tanta paura.
“…e quindi dopo anni la droga mi ha divorato. Ho perso il lavoro, e l’affetto della mia famiglia. Ma ora sono qui con voi per provare a ricominciare. Vi ringrazio e vi abbraccio tutti”
Clap, clap clap “Bravo Mickey bravo” “Puoi uscirne Mickey!” “Ce la puoi fare” clap clap clap
“Grazie a queste riunioni sono quattro mesi che non mi buco!”
“Bravo!!!” Clap clap clap “Grande Mickey”
“Complimenti Mickey. Puoi riprendere il tuo posto e ti prego di continuare così. Intanto io inviterei il nuovo arrivato a farsi avanti. Sali sul nostro palchetto e presentati. Siamo ansiosi di conoscerti!”
Mi alzo, sudo molto, ma riesco a trascinarmi verso al pulpito.
“Prego prego. Quello è il microfono, non aver paura: qui siamo tutti tuoi amici e vogliamo solo aiutarti!”
“Salve a tutti. Mi chiamo AKirA e anche io ho un problema… sono un drogato”
“nooo. Buuu. Abbasso la droga!!”
“La mia droga sono i punti achievemente purtroppo non riesco a farne a meno”
“Eh… cosa? I punti achievement? Sarà un nuovo tipo di buco che si pratica solo in alcune parti del corpo…”
“Da quando l’ho scoperta scelgo i miei videogiochi solamente in base alla quantità di punti che riuscirò ad aggiungere al mio gamerscore. Se un gioco ha achievement impossibili ma è un capolavoro, non lo prendo in considerazione, mentre se un titolo mi permette di conquistare 1000/1000 in maniera più o meno facile, ma è una nefandezza ludica, allora lo compro subito.”
“Sono diventato un tossico dipendente di obiettivi digitali piano piano. Inizialmente ritenevo gli achievement una cosa futile, quasi senza senso. Mi chiedevo come fosse possibile passare ore e ore della propria vita cercando di salvare otto donne contemporaneamente in Dead Rising (totalmente impossibile) oppure trovando i 200 piccioni (equivalenti all’1% sul totale del gioco) in Grand Theft Auto 4. Dopo qualche mese invece ero completamente assuefatto anche io. L’ho notato da alcuni comportamenti davvero innaturali che i miei amici hanno descritto come classici della dipendenza da achievement. Così mi hanno consigliato di rivolgermi ad un gruppo di ascolto, ed eccomi qua”.
“Innanzitutto ho completato totalmente il gioco gratuito Dash of Destruction, una trovata promozionale di una nota marca di patatine americana: un titolo che definire infimo è poco (è un insulto ai videogiochi), con cui però ho guadagnato ben 200 punti in meno di un’ora! Wow”
“Poi mi sono ritrovato ad andare in giro munito di memory card per le case dei miei amici cercando di scroccare qualche punto in giochi che non posseggo. Connettevo il profilo e spesso mi è bastata una canzone a Guitar Hero o Rock Band per avere una manciata di punti in più: endorfina pura che scorre nel mio cervello. Inoltre passo ore sull’Xbox nella sezione confronta giochi, per cercare di capire che tipo di giocatori sono i miei amici e ovviamente per sincerarmi di avere più achievement di loro. Per questo quando loro vengono a casa mia trovano stuccate le porte per la memory card della mia console. Perché devo avere sempre almeno un punto in più di tutti ad ogni gioco comune!”
“Col passare del tempo i sintomi della mia dipendenza sono divenuti più gravi. Mentre videogioco non riesco più a godere delle meccaniche ludiche, della trama o della grafica. Il suono emesso dalla console al conseguimento di un obiettivo ormai è per me come il fischio per i cani di Pavlov: mi aumenta la salivazione e spesso sbavo. Purtroppo mi è capitato ricevere una notifica di un amico che si connette online, stesso identico suono dell’achievement unlock, mentre ero impegnato a sbloccare un nuovo obiettivo. La mia reazione, che mesi fa era salutare l’amico appena connesso, è andata via via peggiorando. L’insoddisfazione di aver pensato ad un nuovo obiettivo sbloccato sentendo quel suono per poi scoprire che invece si trattava solamente di un inutile rompicoglioni appena connesso, alla lunga mi stava facendo impazzire. Ho quindi deciso di eliminare tutta la mia lista amici. Per non avere nessuno che mi disturbi mentre cerco achievement: ovviamente oranon posso neanche più confrontare i giochi con loro e sono rimasto solo”
“Ma i miei problemi non finiscono qui: scrivo di videogiochi e dovrei essere informato, giocando praticamente tutto ciò che merita. Non è più così. Quando devo recensire un titolo per Wii o PS3 copio e incollo una recensione letta su internet perché non avrei achievement. Tempo perso! Invece quando ho scoperto che i Games for Windows Live su PC avevano i punti obiettivo e che gli stessi si possono sommare a quelli della propria gamerscore su Xbox ho avuto un’erezione: almeno adesso posso ritornare a giocare su computer, solo ad alcuni titoli, ovviamente”
“Ci sono tante altre cose che vorrei raccontarvi sulla mia dipendenza, ma ora devo andare via: ho lasciato un joypad attaccato e l’Xbox accesa per fare uno dei classici achievement a tempo, “gioca 24 ore”, e tra circa 20 minuti avrò altri 50 punti obiettivo!”
Ogni tanto i casi della vita mi stupiscono profondamente. Qualche sera fa mi è successa una cosa strana, per esempio. Ero con mia moglie e le ho fatto ascoltare una cover di Under The Milky Way eseguita dai KillHannah chiedendole se conosceva la canzone originale o meno. Il giorno dopo abbiamo visto una sola puntata di PrisonBreak (la serie che ora sto guardando… lo so arrivo in ritardo) e tra tutte quelle già viste o da vedere è capitata proprio una in cui, inizialmente, la colonna sonora era proprio Under The Milky Way originale!
Simpatico no? O quantomeno curioso. Ripeto: spesso mi succedono cose simili e sembra che i fili della vita non abbiano poi un destino così casuale. Ogni tanto certe cose sembrano “scritte” .
Molti a questo punto si chiederanno: “perchè ci racconta tutto questo?”.
E’ una bella domanda che ha una risposta molto banale: nel mio cervello, scrivendo il titolo di questa news, ho fatto questa curiosa associazione di idee: come è possibile che il primo e il secondo gioco più costosi della storia dei videogiochi siano entrambi degli acronimi con GT all’interno?
Ok, capisco il vostro stupore e capisco anche che molti di voi staranno dicendo: “Questo è pazzo”.
Me ne rendo conto e… lo accetto. In questo mondo essere normali è comunque la più brutta maledizione quindi non solo lo accetto, me ne vanto della mia pazzia
Comunque sia, ripeto: non è strano? Il primo videogioco più costoso della storia ha un acronimo simile a quello del secondo. Cioè… si erano messi d’accordo prima? Direi di no. E allora vale il mio discorso: i casi della vita sono suptefacenti!
E detto questo ecco a voi la top 10 dei videogiochipiùcostosi (quelli col maggior budget) della storia di questa giovane industria e i relativi budget. Devo dire che da qualche posizione sono sorpreso… non pensavo che Halo 3 fosse costato così tanto (probabilmente molti milioni di dollari saranno spese di pubblicità e promozione). Inoltre è altrettanto sorprendente che nella classifica dei 10 giochi più venduti della storia non figuri nessuno di questi titoli quindi, probabilmente, il successo di un videogioco non è solo questione di soldi. Sarebbe interessante sapere anche quanto hanno incassato i seguenti titoli per vedere chi ci ha guadagnato (sicuramente GTA4) e che ci ha perso (Too Human).
10: Killzone 2 – 45 milioni di dollari
9: Final Fantasy XII – 48 milioni di dollari
8: LA Noire - 50 milioni di dollari
7: APB – 50 milioni di dollari
6: Halo 3 - 55 milioni di dollari
5: Metal Gear Solid 4 - 60 milioni di dollari
4: Too Human - 60+ milioni di dollari
3: Shenmue – 70 milioni di dollari
2: Gran Turismo 5 (GT5) – 80 milioni di dollari
1: Grand Theft Auto 4 (GTA4) – 100 milioni di dollari
E’ possibile fare una domanda simile, secondo voi? Negli ultimi anni il mondo dei videogiochi è progredito immensamente ed ha assorbito, nel suo organico come industria, professionalità molto distinte da quella del semplice programmatore. Grazie ad una forza economica che nel mondo dell’entertainment, al momento, non ha eguali, sceneggiatori, montatori e scrittori ora lavorano per l’industria videoludica. Da Bioshock in poi, forse, i titoli tripla A che ci vengono presentati possono essere quasi sempre definiti film interattivi: penso a Gears of War 2, Call of Duty 4: Modern Warfare, Metal Gear Solid 4, Grand Theft Auto 4, ecc.
Eppure credo che il primo titolo a cui si può davvero guardare come un film interattivo, un film “giocato”, è Uncharted 2, il Covo dei Ladri, esclusiva PS3.
Questo proprio perchè il gioco si avvale innanzitutto della professionalità di artisti che non provengono dall’industria dei videogiochi: il compositore dietro alla colonna sonora, per esempio, scrive musica per la TV (la serie FireFly). Ma ciò è già successo in passato, Naughty Dog non sono certo i primi: se hai budget, fai ciò che vuoi.
Il punto chiave della mia affermazione precedente scaturisce invece da una riflessione su qualcosa che Uncharted 2 ha e gli altri titoli, fino ad ora, non mi hanno dimostrato di avere: ritmo. Il ritmo tipico dei film d’azione, non quello dei videogiochi; in questi ultimi, anche quando sono fatti molto bene, si passa la maggior parte del tempo a compiere le azioni per i quali sono stati studiati.
Mi spiego meglio: in Gears of War 2 il 90% del tempo si spara in terza persona. In Metal Gear Solid si guardano filmati (non mi saltate al collo fan di Kojima, è una battuta; ci saranno filmati “solo” per il 50% delle ore di gioco ). In Call of Duty 4 si spara in prima persona e così via. Ovviamente Grand Theft Auto 4 è un’eccezione che però si ricongiunge al discorso estremizzando il suo concetto di “azioni per le quali è studiato”: GTA è semplicemente più vario dei titoli citati poco sopra ma per il 90% del tempo comunque corri sulle macchine + spari + divaghi (riconosco comunque che essendo un sandbox le mere “possibilità” date al giocatore nel titolo Rockstar sono molto superiori ai concorrenti, ma il punto del discorso non è la varietà, ma il “ritmo”).
Uncharted 2 comincia come se ci trovassimo di fronte ad un Tomb Raider con un protagonista senza tette, ma in una maniera così spettacolare da lasciare il segno. Nathan Drake sta cadendo in un precipizio mentre si trova attaccato con una mano ad un vagone del treno, sospeso in picchiata, in una regione innevata delle montagne della Mongolia. Il vento fischia (l’audio in 5.1 Dolby Surround è qualcosa di clamoroso), la neve continua a cadere: il nostro protagonista è ferito e per ogni appiglio su cui riesce ad aggrapparsi il treno fa un metro nella direzione sbagliata: il basso. Mentre cadono anche già macigni e altri pezzi del treno, con una semplicità di controllo studiata nei minimi dettagli, il giocatore riesce ad arrivare fino in superficie, dove le sorprese non saranno ancora finite ma Drake avrà un attimo per riposarsi e svenire, a causa delle numerose ferite.
Come è arrivato lì? Chi o cosa sta cercando? Perchè è a pezzi? Chi gli ha fatto questo? Queste le domande che frullano nella testa di un qualunque giocatore: la sceneggiatura ha colpito nel segno.
Le risposte le darà l’intera avventura, circa 10 ore in totale, facendo giocare parti di flashback della storia inizialmente inframezzate con il “reprise” della scena del treno. Ad un certo punto presente e passato si ricongiungono e contrariamente a quanto succede nei film girati in questo modo, siamo solo a metà delle imprese che porteranno Nathan Drake e le due belle co-protagoniste femminili a scoprire che fine hanno fatto le navi scomparse di Marco Polo e il loro equipaggio scomparso. Sono forse un indizio per scoprire la mitica città di Shambhala, un el dorado mitologico secondo la mitologia buddista, dove si nasconde un tesoro che potrebbe cambiare il corso della storia.
L’inizio del gioco ricorda le prime scene dell’ultimo Alone in The Dark recensito da me (AKirA), ma mentre il titolo Atari perde subito tensione a causa di un intreccio deludente e ad una pessima gestione della giocabilità, Uncharted 2 è una vera e propria cavalcata a cui mi sento di criticare solamente la parte finale, forse non troppo ispirata (come level desing e come trama, assolutamente fantastica a livello di “scenografia”) ma dalla quale difficilmente ci si riesce a staccare.
La continua, perfetta, alternanza tra fasi da shooter in terza persona con i ripari , filmati, parti di esplorazione ed enigmi e siparietti platform (fondamentalmente Marcus è un “Marcus Phoenix” con meno muscoli e quindi capace anche di saltare, dondolarsi dalle funi ecc) garantiscono un divertimento davvero bilanciato: bello da vedere, da ascoltare (dialoghi e doppiaggio compresi) e da giocare. Per questo mi sento di parlare del primo vero film interattivo, nonostante la strada sia sempre quella e non esista alcun tipo di scelta: il ritmo è quello di una pellicola, sorretto anche da una grande “regia”.
Si perchè un altro dettaglio che ho particolarmente apprezzato è la gestione della telecamera; spesso l’inquadratura cambia da “libera” (cioè gestita dal secondo stick analogico) ad “accompagnata”, come nelle vecchie avventure con telecamere fisse (es: Alone in The Dark, questa volta il primo episodio del 93, o Resident Evil), permettendo a chi ha diretto, è il caso di dirlo, il gioco una rappresentazione molto più cinematografica dell’azione. I momenti in cui succedono eventi scriptati, come il crollo totale del ponte su cui il protagonista si trova, sono così molto più nascosti e risultano sui sensi come un impatto notevole. Ripeto: proprio come nei film.
Per condire e concludere il mio personale punto di vista, qualche osservazione oggettiva: la grafica è clamorosa (il filmato qui sopra dovrebbe aiutarvi a valutare da voi), il sonoro altrettanto, la difficoltà è ben calibrata, la durata non è eccessivamente corta e nel “pacchetto” è compraso anche un multiplayer divetente.
Che altro dire? Che Sony ha veramente fatto un ottimo affare acquistando Naughty Dog e che finalmente la Playstation 3 mostra gli artigli con delle esclusive degne di convincere qualcuno all’acquisto della console.
Il voto è scontato, questo gioco è un capolavoro.
L’unica cosa da valutare è se, addirittura, questo sia secondo noi di Inside The Game il gioco dell’anno. Ancora io stesso non sono arrivato ad una conclusione ma, con la nostra classifica annuale (perchè devo giocare AC2 e Dragon Age Origins), ma vi prometto sveleremo come la pensiamo molto presto.
E’ successo ed è tutto vero. L’unico mercato che aveva resistito alla crisi economica, addirittura aumentando il proprio segmento vendite del 5% negli scorsi mesi, è ora a picco e gli analisti prevedono pioggia a catinelle.
Leggendo qua e là, sui vari articoli della stampa generalista, sembra un’ecatombe dalla quale non ci rialzeremo più. Parlo al plurale ma solo come fan, io (purtroppo) non lavoro in una società che abbia qualcosa a che fare con i videogiochi… se si esclude una trasmissioncina nata per gioco della durata di tre minuti.
Su Inside The Game una cosa ci è sfuggita: parlare del servizio OnLive. Si tratta di un metodo ludico “server side” che sfruttando il cloud computing promette di far arrivare qualunque videogioco, senza limiti di piattaforma, su un normale televisione. E se vi dicessi che ora stanno portanto questa tecnologia su qualunque “schermo”, telefonini compresi?
Dopo 43 ore e 24 minuti sono pronto a dare il mio giudizio, la mia “blogcensione”, al mio personale gioco dell’anno; l’ho già eletto tale. Anche se in sede di post riepilogativo, tipo “I migliori giochi del 2007” (che quest’anno conterrà anche la versione “video” totale e non solo del primo posto) sarò comunque obiettivo.
Dopo circa un anno da questo post del 28 novembre 2007, finalmente, il 30 Ottobre ho messo le mani sul nuovo titolo di Bethesda Softworks; solo a scrivere queste parole, solo a ripensare all’inizio del gioco, mi stanno venendo i brividi. Sono completamente innamorato dei giochi della software house americana; li gioco da Daggerfall (Elder Scrolls 2) e sono un fanboy dell’universo di Fallout. Le premesse per un gioco che mi piacese c’erano tutte.
Fallout 3 è commovente: uno dei giochi più belli su cui i miei polpastrelli abbiano messo mano in tutta la mia vita. Non è perfetto solo perchè è gigantesco, come Grand Theft Auto 4, ed è questo il suo valore reale: dentro ad un dvd c’è un’intera esperienza con tutte le sue sfumature, non solo con quelle previste dai programmatori.
L’aspetto più stupefacente di Fallout 3 è che non è un RPG con una spruzzata di sparatutto ambientato in un mondo postatomico. No. Fallout 3 è la TUA storia ambientata in un futuro postatomico e allo stesso tempo è la MIA ed è la LORO ecc… Chiunque si approccia a questo gioco lo fa in maniera diversa, sensibile, umana. Una vera e propria simulazione di racconto virtuale.
Molti diranno: allora perchè non giocare ad un MMORPG, è la stessa cosa ma connesso a milioni di utenti, sarà ovviamente meglio. Ed è qui che sta la differenza, è qui che, per chi vi scrive, il single player vince: un mondo virtuale persistente come World Of Warcraft non racconta la nostra storia, fa vivere la nostra vita in un ambiente differente e con scopi differenti.Un MMORPG non è capace a narrare una trama che valga la pena vivere in prima persona, perchè, con tutto il rispetto dovuto, quella storia è raccontata dagli stessi utenti. Questo è un limite o una grandissima potenza, dipende dai punti di vista.
Bethesda Softworks invece crea sia i mondi virtuali più ambiziosi che il nostro medium abbia mai conosciuto, sia le storie da vivere al loro interno, narrate con lucidità ed emozione, con genialità e carisma. Nonostante abbiano un filo conduttore, un inizio e una fine, i loro videogiochi puntano all’obiettivo più difficile da raggiungere in questo campo: dare al giocatore la libertà totale di interazione con l’ambiente circostante e gli avvenimenti. Ed ecco che ognuno torna a vivere il suo Fallout 3: c’è chi decide di far esplodere Megaton e chi di salvarla, chi opta per il corpo a corpo chi per le armi a distanza, chi inventa di tutto e chi invece compra tutto, chi spende 100 ore in questo mondo per non perdersi nessuna delle chicche e chi invece finisce la quest principale e poi passa ad altro.
Che giocatore sei? Fallout 3 te lo dirà. Che uomo sei? Il titolo Bethesda forse ti dirà anche questo: sei buono o cattivo? Rendersti mai schiava una persona per il tuo enorme profitto? Vivrai sull’onda delle azioni o delle conseguenze? Fantastico, questo è il mio giudizio, un mondo virtuale dove tutto è possibile, dove le regole possono essere spezzate, dove lo sterminio/salvataggio di un’intera comunità è una scelta, come nella vita reale.
Sorvolo, per non spoilerare a nessuno, su tutte le esperienze nell’esperienza che possono essere vissute. Su tutte le sottotrame. Storie di fantasmi, allucinazioni, realtà fittizie, viaggi on the road e tour culturali. Quando sembrano finiti gli argomenti e le novità, scopri quella località che non avevi trovato, quella città che ti era sfuggita… con i suoi abitanti, i suoi problemi, e la sua ambientazione.
Ed ecco l’altro punto cruciale della bellezza di un gioco simile. Poco narrabile e contestualizzabile a parole ma la potenza di ambientare Fallout 3 a Washington D.C. (sede, tra l’altro, di Bethesda Softworks…), cioè in una città reale, è la vera marcia in più rispetto ai lavori precedenti della software house della Capitale, peraltro tutti acclamati come capolavori.
Mi sono sempre chiesto, come sarà il futuro postatomico? Come Kenshiro? Come Akira? Come Fallout? Probabilmente, a livello di società e storia, nessuno dei tre esempi ha la risposta giusta. Ma come sarà… a vedersi?
Ora lo so, finalmente l’ho visto. Ci sono andato in giro, ho camminato su un’autostrada semidistrutta, vedendo a perdita d’occhio intorno a me: desolazione, assenza di speranza, deserto totale. Poi sono arrivato alle rovine dell’antica città: ho visto i grattacieli spezzati, il campidoglio bombardato, la statua di Lincoln senza testa; allora ho fatto un salto in periferia, dove c’erano le case basse, i residui di colori, i briganti e i loro letti di fortuna. Ora ho stampato nella retina l’aspetto di un drive-in, di un campo da football, di un supermarket, di una piscina, dopo l’esplosione di una bomba nucleare. Ho dedicato almeno 10 ore alla pura esplorazione e contemplazione del mondo virtuale che Bethesda ha creato, stupendomi e rimanendo a bocca aperta ad ogni passo.
Non voglio annoiarvi e preferisco smettere di scrivere qui, ci sarebbe tantissimo altro da dire: le musiche e la colonna sonora che mi hanno fatto scoprire pezzi anni 50 deliziosi, le armi “creative”, l’integrazione del combattimento a turni, il design del pip boy, le bellissime abilità speciali, i richiami ai primi due Fallout, il cane Dogmeat ecc ecc.
Basta così, ora è tempo di giocare, per voi. Con due avvertenze. La prima: ovviamente Fallout 3 è un gioco ultra violento, quindi non adatto ai minori di 18 anni. La seconda: è un RPG bello “complesso”, per chi legge questo posto e non è un grande amante del divertimento elettronico forse è meglio guardare ad altro.
Ed ora l’uinca critica: Bethesda, ti prego, rispondimi. Atari Italia, se leggi questo blog, questo mio personale urlo, metti un commento: perchè? Perchè? PERCHE‘??????? Perchè il livello massimo raggiungibile è il ventesimo? ARGHHHHHHHHH Io ne voglio ancora. Ne ho bisogno
In video un montaggio davvero bellssimo dei migliori momenti del gioco, conditi con una musica tutta particolare.
Visto che ieri mi avete fatto pochi commenti sulla mia “bloggata” su Metal Gear Solid 4, allora mi sono arrabbiato e oggi non scrivo!
Però posto due video davvero divertenti, entrambi mitici direi
Il primo lo state vedendo sopra, è veramente fatto bene, potrete capire cosa piace a Snake musicalmente parlando e cosa no E’ fatto dai fan, tral’altro. Un plauso in più!
Quello sotto invece è addirittura un’easter egg, dell’ultimo titolo creato da Hideo Kojima. In uno dei boss battle, contro la più bella delle B&B, se provate a sdraiarvi sul letto…
Beh, Snake non ci sa proprio fare con le donne pare
Non sono mai stato un fan di questa grandissima serie videoludica. Di certo non l’ho giocata approfonditamente (mi mancano addirittura due episodi, il secondo Sons of Liberty e il terzo Snake Eater, quest’ultimo definito da più parti un capolavoro) anche se ho amato molto il primo parto della mente di Hideo Kojima in versione “Director’s Cut” su GameCube.
Ora invece mi appresto a giocare al nuovo capitolo, Metal Gear Solid 4: Guns of The Patriots, uscito ieri (12 giugno) nei negozi italiani e già additato come il vero motivo per avere una Playstation 3 al giorno d’oggi. Non solo una killer application, tuttavia, ma un capolavoro degno di questo nome. Nuovamente, i network più importanti di videogiochi al mondo si sono sbilanciati come nel caso di Grand Theft Auto 4, ecco i loro voti:
Voto su Gamespot: 10
Voto su IGN: 10
Voto su 1up.com: A-
Voto su Eurogamer: 8
Voto su Gamesradar: 9
Voto su GameTrailers: 9.3
Io mi prendo il mio tempo per una delle mie “recensioni” da blog, che in verità recensioni non sono ma opinioni allargate, magari trattando l’aspetto che più mi colpisce in un videogioco. Vi consiglio di leggervi le precedenti qui sul blog, come Assassin’s Creed: gita in Terra Santa oppure Mass Effect: dipingere una saga. Inoltre a brevissimo recensione “classica” su Alice Giochi; intanto c’è la preview.
Intanto però vi regalo video fantastico che sta sempre a dimostrare quanto l’immaginazione umana e la creatività rispondano in maniera fantastica agli stimoli dei videogiochi. La sigla di Lupin, rigirata con le immagini di Metal Gear (quello vecchio )! Un video, clamoroso, per il quale devo ringraziare il buon Alessandro “Sphinx” Scarponi e il suo blog, Nerdworld, creato per il nerd che non deve chiedere mai!
Ora solo qualche numero per capire veramente come stanno le cose!
Voto su Gamespot: 10
Voto su IGN: 10
Voto su 1up.com: A+
Voto su Eurogamer: 10
Voto su Gamesradar: 10
Voto su GameTrailers: 9.8
Grand Theft Auto 4 è realtà, ed è una grandissima realtà. Lo hanno già definito il miglior gioco della storia. A noi videogiocatori serve altro?
Si! serve unirci sotto un’unica bandiera contro il qualunquismo e le menzogne dell’informazione italiana (notare che nel servizio del TG1 si vede chiaramente che le mani che impugnano il joypad non stanno in verità giocando: è un trailer).
Signori, scriviamolo su msn, sui forum, negli SMS.