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La risposta dei Gamers [column]


Levelhuman

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]

I videogiochi sono sotto attacco.

Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.

I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.

Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.

L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?

Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e  il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.

Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.

C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.

E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.

Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.

Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Di achievements, trofei e altre droghe


Un suono. Una piccola immagine che compare. Una scrittina. A unire tutto, un piccolo rilascio di endorfina che ci fa sentire meglio. Cosa è successo? Abbiamo appena sbloccato un obiettivo (o achievement, o trofeo), la nuova “droga” videoludica!

Che li amiate o li odiate, che cerchiate di ottenerne più possibile o ne ignoriate l’esistenza, spero sarete d’accordo col ritenere gli obiettivi come una delle innovazioni portate al videogame dall’attuale generazione di console (l’altra è lo sbarco online di tutte le piattaforme e il conseguente trionfo della digital delivery).

Al tempo dell’uscita dell’Xbox nessuno si era reso conto della bella idea che avevano introdotto da Redmond: con un po’ di ritardo anche Sony si è accorta di quanto queste piccole sfide-nella-sfida potessero essere elemento di stimolo e di successo in un videogioco, introducendo i trofei in molti dei suoi titoli.

Alcune community esistono e prosperano solo intorno ad essi: quella che vi consiglio è www.xbox360achievements.org, che oltre a indicarli tutti divisi per titolo, viene aggiornata con estremo anticipo rispetto alle uscite dei giochi e contiene guide elaborate dagli utenti per aiutarvi a superare qualsiasi sfida.

Ma perchè dare attenzione a un fattore così infantile, così passeggero, così leggero? Più o meno per tre motivi.

Innanzitutto, perchè riuscire a sbloccare i più impegnativi dà pepe al gioco e costringe a focalizzarsi su aspetti diversi di un titolo. Un ottimo esempio è dato da GTA 4, che presenta una lista molto varia e curata, focalizzandosi sull’approfondimento delle side quest piuttosto che della guida, delle uccisioni online piuttosto che della ricerca di oggettini collezionabili (gli odiati piccioni!). In questo primo caso quindi, l’elemento portante del divertimento è dato dalla sfida con se stessi o con un amico a chi riesca a completare tutti gli achievements considerati “tosti”.

C’è poi l’elemento di conoscenza dei gusti del giocatore tramite una rapida occhiata alla sua lista di obiettivi: è un giocatore massivo, che sceglie i giochi casualmente, o come un serial killer è possibile notare un progetto d’insieme, quasi un quadro della sua vita videoludica? Preferisce il single o il multiplayer, e nel secondo caso è un cecchino infallibile o un pippone patentato? In questo secondo esempio è il far parte di una community come Xbox Live ad aggiungere interesse, per capire un po’ il proprio livello di abilità o quello degli altri: l’esempio perfetto è dato da i cosiddetti obiettivi “virali” quelli cioè che non è possibile sbloccare da soli, ma solo dopo aver soddisfatto una curiosa condizione. Fifa 09 ne ha uno che si sblocca quando si sconfigge un programmatore del gioco o un giocatore che già sia riuscito in questa impresa: un modo originale e simpatico per dare un’idea concreta di comunità unita dalla stessa passione e che dà possibilità di confrontarsi davvero con chiunque.

L’ultimo punto coivolge il lato più romantico del videogiocatore: la scalata al punteggio massimo in un gioco come tributo d’amore allo stesso. Se avete adorato alla follia un titolo qualsiasi, avete provato quella voglia di conoscerne ogni aspetto, ogni dettaglio, in una delirante rincorsa all’onniscenza. Il mai troppo lodato Fallout 3 è speciale anche per questo: lista obiettivi versatile, intrigante e legata alle quest più importanti. Seguire solo quella non voleva dire conoscere tutto il gioco, ma almeno vedere tutto ciò su cui i programmatori volevano che vi soffermaste. In fondo raccogliere tutti i missili in Metroid Prime o i cuori in un qualsiasi Zelda non è sempre stato la stessa cosa, cioè mostrare un impegno fuori dal comune per poter succhiare ogni attimo da un gioco meraviglioso, sperando che non finisca mai?

Ovviamente non c’è solo positività. Il fatto che gli obiettivi si traducano in un punteggio è pura masturbazione mentale: con l’idea di “dover fare punti” ho visto partite intere di Halo 3 rovinate da chi entra solo per cercare di investire qualcuno o fare una serie da tre con la spada, snaturando completamente quello che è il gusto di farcela con le proprie forze. Non deve essere certo uno sciocco numero sulla gamertag a rappresentare lo stimolo: l’unico stimolo che tollero in proposito è quello di porsi una sfida e vincerla, proprio come quando esistevano solo i punteggi come metro di paragone tra giocatori.

Probabilmente il futuro del videogioco non passerà da qui, perchè l’idea potrebbe essere mal sfruttata o degenerare in poco tempo: a me rimarrà la soddisfazione di continuare la piccola lotta di quando ero bambino e giocavo col NES, cercando di ottenere sempre un po’ di più dal gioco e dalla mia abilità, in una lotta infantile e fine a se stessa, ma immensamente divertente.

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Fallout 3, il mio futuro postatomico [recensione]


Dopo 43 ore e 24 minuti sono pronto a dare il mio giudizio, la mia “blogcensione”, al mio personale gioco dell’anno; l’ho già eletto tale. Anche se in sede di post riepilogativo, tipo “I migliori giochi del 2007” (che quest’anno conterrà anche la versione “video” totale e non solo del primo posto) sarò comunque obiettivo.

Dopo circa un anno da questo post del 28 novembre 2007, finalmente, il 30 Ottobre ho messo le mani sul nuovo titolo di Bethesda Softworks; solo a scrivere queste parole, solo a ripensare all’inizio del gioco, mi stanno venendo i brividi. Sono completamente innamorato dei giochi della software house americana; li gioco da Daggerfall (Elder Scrolls 2) e sono un fanboy dell’universo di Fallout. Le premesse per un gioco che mi piacese c’erano tutte.

Fallout 3 è commovente: uno dei giochi più belli su cui i miei polpastrelli abbiano messo mano in tutta la mia vita. Non è perfetto solo perchè è gigantesco, come Grand Theft Auto 4, ed è questo il suo valore reale: dentro ad un dvd c’è un’intera esperienza con tutte le sue sfumature, non solo con quelle previste dai programmatori.

L’aspetto più stupefacente di Fallout 3 è che non è un RPG con una spruzzata di sparatutto ambientato in un mondo postatomico. No. Fallout 3 è la TUA storia ambientata in un futuro postatomico e allo stesso tempo è la MIA ed è la LORO ecc… Chiunque si approccia a questo gioco lo fa in maniera diversa, sensibile, umana. Una vera e propria simulazione di racconto virtuale.

Molti diranno: allora perchè non giocare ad un MMORPG, è la stessa cosa ma connesso a milioni di utenti, sarà ovviamente meglio. Ed è qui che sta la differenza, è qui che, per chi vi scrive, il single player vince: un mondo virtuale persistente come World Of Warcraft non racconta la nostra storia, fa vivere la nostra vita in un ambiente differente e con scopi differenti.Un MMORPG non è capace a narrare una trama che valga la pena vivere in prima persona, perchè, con tutto il rispetto dovuto, quella storia è raccontata dagli stessi utenti. Questo è un limite o una grandissima potenza, dipende dai punti di vista.

Bethesda Softworks invece crea sia i mondi virtuali più ambiziosi che il nostro medium abbia mai conosciuto, sia le storie da vivere al loro interno, narrate con lucidità ed emozione, con genialità e carisma. Nonostante abbiano un filo conduttore, un inizio e una fine, i loro videogiochi puntano all’obiettivo più difficile da raggiungere in questo campo: dare al giocatore la libertà totale di interazione con l’ambiente circostante e gli avvenimenti. Ed ecco che ognuno torna a vivere il suo Fallout 3: c’è chi decide di far esplodere Megaton e chi di salvarla, chi opta per il corpo a corpo chi per le armi a distanza, chi inventa di tutto e chi invece compra tutto, chi spende 100 ore in questo mondo per non perdersi nessuna delle chicche e chi invece finisce la quest principale e poi passa ad altro.

Che giocatore sei? Fallout 3 te lo dirà. Che uomo sei? Il titolo Bethesda forse ti dirà anche questo: sei buono o cattivo? Rendersti mai schiava una persona per il tuo enorme profitto? Vivrai sull’onda delle azioni o delle conseguenze? Fantastico, questo è il mio giudizio, un mondo virtuale dove tutto è possibile, dove le regole possono essere spezzate, dove lo sterminio/salvataggio di un’intera comunità è una scelta, come nella vita reale.

Sorvolo, per non spoilerare a nessuno, su tutte le esperienze nell’esperienza che possono essere vissute. Su tutte le sottotrame. Storie di fantasmi, allucinazioni, realtà fittizie, viaggi on the road e tour culturali. Quando sembrano finiti gli argomenti e le novità, scopri quella località che non avevi trovato, quella città che ti era sfuggita… con i suoi abitanti, i suoi problemi, e la sua ambientazione.

Ed ecco l’altro punto cruciale della bellezza di un gioco simile. Poco narrabile e contestualizzabile a parole ma la potenza di ambientare Fallout 3 a Washington D.C. (sede, tra l’altro, di Bethesda Softworks…), cioè in una città reale, è la vera marcia in più rispetto ai lavori precedenti della software house della Capitale, peraltro tutti acclamati come capolavori.

Mi sono sempre chiesto, come sarà il futuro postatomico? Come Kenshiro? Come Akira? Come Fallout? Probabilmente, a livello di società e storia, nessuno dei tre esempi ha la risposta giusta. Ma come sarà… a vedersi?

Ora lo so, finalmente l’ho visto. Ci sono andato in giro, ho camminato su un’autostrada semidistrutta, vedendo a perdita d’occhio intorno a me: desolazione, assenza di speranza, deserto totale. Poi sono arrivato alle rovine dell’antica città: ho visto i grattacieli spezzati, il campidoglio bombardato, la statua di Lincoln senza testa; allora ho fatto un salto in periferia, dove c’erano le case basse, i residui di colori, i briganti e i loro letti di fortuna. Ora ho stampato nella retina l’aspetto di un drive-in, di un campo da football, di un supermarket, di una piscina, dopo l’esplosione di una bomba nucleare. Ho dedicato almeno 10 ore alla pura esplorazione e contemplazione del mondo virtuale che Bethesda ha creato, stupendomi e rimanendo a bocca aperta ad ogni passo.

Non voglio annoiarvi e preferisco smettere di scrivere qui, ci sarebbe tantissimo altro da dire: le musiche e la colonna sonora che mi hanno fatto scoprire pezzi anni 50 deliziosi, le armi “creative”, l’integrazione del combattimento a turni, il design del pip boy, le bellissime abilità speciali, i richiami ai primi due Fallout, il cane Dogmeat ecc ecc.

Basta così, ora è tempo di giocare, per voi. Con due avvertenze. La prima: ovviamente Fallout 3 è un gioco ultra violento, quindi non adatto ai minori di 18 anni. La seconda: è un RPG bello “complesso”, per chi legge questo posto e non è un grande amante del divertimento elettronico forse è meglio guardare ad altro.

Ed ora l’uinca critica: Bethesda, ti prego, rispondimi. Atari Italia, se leggi questo blog, questo mio personale urlo, metti un commento: perchè? Perchè? PERCHE‘??????? Perchè il livello massimo raggiungibile è il ventesimo? ARGHHHHHHHHH Io ne voglio ancora. Ne ho bisogno :)

In video un montaggio davvero bellssimo dei migliori momenti del gioco, conditi con una musica tutta particolare.

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Quando non ci sarà più posto all’Inferno…


i morti cammineranno sulla terra!

Questa la frase sulla locandina di uno dei miei film preferiti di sempre, Zombi di George A. Romero (nel video il trailer originale): peccato che il buon regista non potesse sapere all’epoca che oggi i morti barcollano ancor più di prima sulle texture di giochi di varia natura.

Proprio in questi giorni assistiamo a una notevole proliferazione di carcasse ambulanti, soprattutto grazie a due titoli coi quali non avrebbero molto a che spartire: GTA IV e World of Warcraft.

Per quanto riguarda GTA, con un’abile mossa i mitici sviluppatori Rockstar hanno dapprima diffuso dal sito del gioco uno screenshot con cui la polizia e la Eugenics Inc. davano la notizia che a Liberty City si stava diffondendo un non ben precisato contagio, rendendo obbligatoria la scelta di mettere l’area di Bohan in quarantena. Poco dopo, ecco la sorpresa: zombie che vagano per la città nelle sessioni multiplayer e, una volta uccisi, trasformano il nostro avatar in una controparte putrefatta, con tanto di skin sbloccata da attivare quando più ci piace (la vera novità è rappresentata dall’invasione, dato che già prima si poteva sbloccare la skin uccidendo online un programmatore Rockstar).

Sul fronte Blizzard invece, al posto di dar vita al solito evento a tema per Halloween e per fomentare ancora di più le masse che attendono il Lich King, sono state recapitate casse “a sorpresa” nella città portuale di Booty Bay: il contenuto? Una bella e contagiosa epidemia che trasforma NPC e personaggi in ghoul, da cui l’unica possibiltà di scampo è il farsi curare in fretta dai guaritori messi qua e là per l’occasione. Tra l’altro in questo secondo caso c’è un utilità ben maggiore, dato che le immonde creature hanno poteri e abilità proprie, da aggiungere a quelle del personaggio per rappresentare la sua nuova natura.

Devo confessare che accolgo sempre questo tipo di notizie con favore, anche perchè in questi casi specifici, marketing a parte, una certa utilità c’è: per GTA è rappresentata dalla necessità di ravvivare un po’ la community riportandola sulle viziose strade di Liberty City, mentre nel caso di WoW siamo di fronte a una sorte di dimostrazione di quello che accadrà su Azeroth dall’uscita di Wrath of the Lich King, in cui le trasformazioni saranno una delle feature più attese e finora meno approfondite sui forum del gioco.

Insomma torniamo all’ormai classico discorso fatto a suo tempo per Bungie col suo Halo 3 o per Age of Conan: per distinguersi dalla miriade di videogiochi in continua uscita non basta più creare un prodotto valido, ma bisogna accertarsi di dare a questo continua linfa vitale, soprattutto se si cerca il successo nell’affollato universo del multiplayer.

E poi ammettiamolo: gli zombi sono belli! In moltissime città del mondo si celebrano con lunghe passeggiate in costume le giornate dell’orgoglio zombi! Non ci credete? Guardate qui!

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Grand Theft Mario


Senza parole!

[grazie a Gnappy per la segnalazione]

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Grand Theft Auto 4: vivere a Liberty City [recensione]


Ho finito Grand Theft Auto 4. Dopo aver postato innumerevoli volte sul capolavoro Rockstar, prima delle anticipazioni, poi l’agognata data di uscita, poi ancora un video e un racconto e infine una difesa a spada tratta dei suoi contenuti, finalmente posso esprimere cosa ne penso dal punto di vista ludico. Anzi; videoludico.

E si perchè Inside The Game non è il solito sito in cui le recensioni vengono fatte dopo appena poche ore di gioco perchè devono essere pronte subito dopo l’uscita (pratica alla quale anche io devo per forza sottostare, la mia recensione su Virgilio Giochi del titolo è stata scritta dopo poche ore di esperienza). Su questo blog si cerca di parlare con cognizione di causa e dal basso del mio 65% dei progressi di gioco, comunque, potrei anche avere poco da dire, secondo molti, su un gioco che ha già lasciato un segno indelebile sulla storia di questo mezzo.

Come i precedenti post sui giochi, comunque (come l’ultimo di Fucktotum su Ninja Gaiden 2), non si tratta di svolgere il compitino di una recensione, con i vari punti a grafica, sonoro e giocabilità: per quello trovate appunto la mia recensione su Virgilio Giochi, con un bel 10 stampato nel voto, ma ciò di cui voglio parlare adesso sono gli aspetti che più mi hanno colpito in questo titolo. Il primo è assolutamente sconvolgente e mi ha veramente lasciato di sasso. Grand Theft Auto 4 ha circa mezz’ora di titoli di coda! 

Ciò su cui voglio puntare la vostra attenzione, quindi, è l’opera mastodontica che avete in vostro possesso. O quella che vi state perdendo lasciandola al negozio perchè non avete una console (aspettate la versione PC eh… ? bravi bravi :) ). Mezz’ora di titoli di coda: non ho mai visto tanti cognomi tutti insieme allo stesso tempo in vita mia. Prima di citare le persone in carne ed ossa, come i doppiatori o gli attori che hanno partecipato al motion capture, oppure le voci degli speaker delle radio, c’è una sfilza di programmatori, progettisti, designer, grafici, addetti al suono, capi progetto ecc lunga almeno quanto quella che di solito chiude un blockbuster cinematografico. Io mi sono letteralmente spaventato: è vero che GTA 4 è il gioco più costoso di sempre (e quello che ha infranto tutti i record di vendite diventando l’evento entertainment più grande nella storia dell’umanità) ma se penso al lavoro che c’è voluto anche solo per organizzare una marea di professionisti come quella, mi sento male. Sono oltre mille persone, signori, MILLE! Davvero qualcosa di impensabile quando due bastoncini bianchi si lanciavano una pallina da una parte all’altra. Il primo plauso, quindi, è per la produzione di questo titolo, per cui dobbiamo tutti ringraziare tutti Take Two Interactive che ci ha messo i soldi, ma soprattutto Rockstar Games che ha saputo utilizzarli nel migliore dei modi.

Da quest’aspetto, tra l’altro, viene fuori una considerazione davvero interessante: il campo della nuova sperimentazione artistica audio/video, dove i creativi moderni possono finalmente esprimersi senza limiti o quasi, sono proprio i videogiochi. E’ impensabile che in una serie TV come Lost una battuta sia “fuori posto”, quindi ogni rilettura della sceneggiatura sarà scandita da tagli e freni alle menti che l’hanno pensata. Cercate invece di chiudere gli occhi e di immaginarvi nella stanza dove Dan Hauser e i suoi ragazzi si sono inventati tutte le battute degli speaker delle radio di GTA. Ma quanta roba fuori di testa hanno partorito? :) Sono convinto che si siano divertiti da morire a farci ascoltare Iggy Pop (esattamente lui: è uno degli speaker delle radio di GTA) mentre scandisce ai microfoni di Liberty Rock Radio l’ultima notizia strampalata o la pubblicità del sito in cui si possono comprare i bambini al posto di farli. Io credo che questa gente, questi sceneggiatori, magari saranno meno pagati di David Koepp (lo sceneggiatore, ad esempio, dell’ultimo Indiana Jones) e i suoi colleghi di hollywood, ma di talento ne hanno da vendere. Ma soprattutto sono stati cento volte più liberi di scrivere ciò che gli passava per la testa nella facciata e nei bassifondi di Liberty City, una città virtuale dalla quale è difficile separarsi.

Si perchè ad esempio io, che di solito quando finisco un gioco, per mere questioni di tempo, difficilmente lo rigioco, sento che Liberty City già mi manca. Vedere gli amici, uscire per uno spogliarello, guidare all’imbrunire ascoltando 1979 degli Smashing Pumpkins, guardare il panorama sul ponte di Broker, mangiare un panino a cinque dollari dagli ambulanti a middle park o un’aletta di pollo al Clukin Bell sulla via principale, rimorchiare una bella ragazza su internet… sento che tutto questo faceva parte della mia vita, ed ora che non c’è più ne sento la mancanza. La grande cura per i dettagli, maniacale direi, che Rockstar Games ha saputo infondere al suo capolavoro assoluto, mi ha portato a desiderare di non uscire mai da quel mondo: la cura a base di forti emozioni e soddisfazioni celebrali a cui per due mesi sono stato sottoposto è cibo per la mente il cui sapore difficilmente si dimentica. Soprattutto perchè non ho potuto materialmente vedere e ascoltare tutto: mi sarò perso sicuramente qualche bello scorcio di città, qualche esilarante frase alla radio, decine di siti, programmi TV, persone, macchine, moto. E’ questo il cuore dell’esperienza di GTA, creare una città in cui si può davvero vivere per tanto tempo senza lamentarsi che tutto è generato da un computer. Un gioco totale, dove guidi, spari, risolvi enigmi, viaggi, senti musica, vedi film, ecc e non ti stanchi mai!

Anzi, ho quasi paura che Rockstar Games, grazie ai contenuti scaricabili in arrivo, abbia deciso che sulle nostre console deve girare un solo ed unico disco, per sempre: quello di GTA 4.

E noi saremo là, joypad in mano, pronti a raccogliere la sfida.

Io però ora sono “dovuto” andare in altri mondi virtuali, forse non altrettanto belli o vasti, ma altrettanto interessanti (sto giocando a Metal Gear Solid 4, e mi sembra davvero bellissimo). Fortuna che c’è Frantz (grazie!) che mi ha scattato una foto mentre ero a Liberty City, così da ricordarmi per sempre della più bella città virtuale di tutti i tempi.

GTA IV

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Grand Theft Auto IV Hands On!


Sono nel giro da poco più di cinque giorni; appena sbarcato da quella nave, ho subito pensato che la terra delle opportunità mi avrebbe accolto a coscie aperte. Avevo torto, le cose non sarebbero cambiate. Mio cugino Roman non possiede una villa ma una topaia. Non va in giro accompagnato da due belle bionde che poi si scopa contemporaneamente: va semplicemente in giro. A sbronzarsi al limite. Le sue macchine sportive sono in verità Taxi sporchi e malconci che probabilmente io dovrò guidare per raggranellare qualche spicciolo. No, decisamente no. La grande statua non ha spalancato le braccia a me, Nico. Anche qui dovrò sudare per arrivare a fine mese. La vita è dannatamente complicata.

In guerra ne ho viste tante, troppe. Non sono più lo stesso. Ho commesso delle barbarie e sulla mia pelle porto i segni di altri barbari. Ne sono uscito, ma questi strozzini non ne vogliono sapere di stare al loro posto con le buone. Dovrò usare le cattivissime, tanto sono abituato. Ma è colpa loro, non mia. Stanno sempre a chiedere… Soldi, soldi, soldi, soldi. Conta solo questo concetto? Conta solo il faccione di Washington che ti sorride dal verdone? Si, se ne hai migliaia in tasca. Non c’è altro. La tua salute, la tua fedina penale, il tuo successo con le donne, il tuo cesso di posto o il tuo schifo di hamburger. Tutto ruota intorno al denaro. E l’unico modo che uno come me ha per ottenerne una ingente quantità è innanzitutto pestare questi bastardi strozzini. Poi il futuro si svelerà chiaro e ho idea che non sarà tanto diverso dal passato.

Passano i mesi e la terra delle possibilità continua a rivelarsi come la terra della violenza. Tutti hanno paura, tutti girano armati, nessuno si fida del prossimo. Io devo far più paura di loro. Sentendo il mio nome devono tremare, così non avrò bisogno di far loro alcun male, per ottenere ciò che voglio. Ma se sarà necessario, sarà stato un attimo: un affondo di qualche centinaio di grammi su un grilletto. E il male fu. Ma in fondo anche da dove vengo ero potenzialmente un criminale. Tutti voi potreste essere dei criminali! Al volante di una macchina potreste, al minimo cenno del mio cervello, uccidere un’innocente bambina sul ciglio della strada, o quel dannato dandy col mercedes. Non per imperizia ma perchè anche dentro di voi forse c’è un mostro. Ora non vi sognate nemmeno una cosa simile ma sta di fatto che potreste. Avete tutto a portata di mano. Potreste già scegliere il lato oscuro. Se foste a Liberty City non avreste dubbi. Qui schiacci o rimani schiacciato, e io non sono il tipo da fare la fine di una formica. Mi sento più un formichiere: io le mangio le formiche.

Ormai sono all’apice del successo: ho sgominato intere bande criminali, ho ucciso gente cattiva… e gente meno cattiva. C’erano momenti in cui anche i piccioni dovevano morire, dovevo far paura anche a loro. Solo un altro passo e sarò più in alto che mai.

Guardo il cielo, manca poco al tramonto; le mie riflessioni sono finite, è tempo di agire. I miei uomini sono già sul posto, aspettano solo me e un mio segnale, per rendere pan per focaccia ai siciliani. Per trasformare la vita in morte, il mobile in immobile. Fortunatamente sono uscito a piedi, così posso ancora provare qualche emozione forte prima di quelle fortissime. Ruberò quella Cadillac; tanto è parcheggiata e non dovrò nemmeno sporcarmi le mani. Una bella gomitata al finestrino e sarò già sulla tangenziale…

…ma questa coppietta da dove cazzo è spuntata? Erano dietro a trombare???? Non li ho visti, cazzo! Ora cominceranno a urlare e la polizia sarà qui in un lampo; non lo posso permettere, l’agguato al padrino ha la priorità. Devo metterli a tacere prima che nelle loro corde vocali passi abbastanza aria da innalzare i decibel fino a “insostenibile urlo di paura“. Il ferro è freddo, ed è al suo posto. Come la vita mi ha sempre costretto a fare devo prendere una decisione difficile in poco tempo.

La scelta però per me è facile. Io non ho scelta. Le opportunità me le ha tolte il destino aiutato dalle bugie del mondo. I buoni sentimenti li ho visti col binocolo. Devo scegliere tra altri migliaia di George Washington e la vita di questi due sfigati. Come gli altri prima di loro, si sono trovati al momento sbagliato nel posto sbagliato. Trattengo il fiato e il mio dito indice fa forza sul grilletto…

… BANG BANG!

Ho sparato.

Al tetto dell’auto. Sono immobili davanti a me e non stanno urlando. La paura è troppo forte anche per corde vocali giovani. Li ho lasciati vivere. Gli sibilo di scendere dalla loro macchina e di non emettere alcun suono, altrimenti le prossime due pallottole saranno infilate nei loro cranii. Si dileguano in un attimo. Forse lo diranno alla polizia e il mio impero cadrà, forse mi sono rovinato.

Però ho capito che in fondo c’è scelta. Anche per me, anche a Liberty City.


P.S. Come vedete l’uscita e il possesso di Grand Theft Auto IV mi ha spinto a pubblicare un racconto sul blog per la prima volta. Contestualmente ho pensato che in un video avrei potuto raccontarvi la mia rocambolesca avventura per ottenere una copia del gioco. Spero che apprezziate entrambe le “trovate”, mentre aspettate le mie impressioni sul titolo che vi assicuro non tarderanno ad arrivare :)

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Siamo tutti Grand Theft Auto


[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=W_QNdPcYzPw&e]

Senza parole il video.

Ora solo qualche numero per capire veramente come stanno le cose!

Voto su Gamespot: 10

Voto su IGN: 10

Voto su 1up.com: A+

Voto su Eurogamer: 10

Voto su Gamesradar: 10

Voto su GameTrailers: 9.8

Grand Theft Auto 4 è realtà, ed è una grandissima realtà. Lo hanno già definito il miglior gioco della storia. A noi videogiocatori serve altro?

Si! serve unirci sotto un’unica bandiera contro il qualunquismo e le menzogne dell’informazione italiana (notare che nel servizio del TG1 si vede chiaramente che le mani che impugnano il joypad non stanno in verità giocando: è un trailer).

Signori, scriviamolo su msn, sui forum, negli SMS.

Siamo tutti Grand Theft Auto!

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Nuovo trailer di GTA 4: “Move up, ladies”


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Aggiornamento rapido al blog dal Gamecon, ringraziando come premessa tutte le persone che sono intervenute a trovarci. La fiera è molto più ordinata e professionale dell’anno scorso e comincia a gettare le basi per un futuro ancor più roseo. I tornei di videogiochi si sprecano, le discussioni legate ad essi con la conferenza Game In Italy di domani sono comunque rilevanti. Poi oggi c’è stato Stermy: chiunque fosse riuscito a fargli anche un frag avrebbe vinto un premio del valore di 10.000€. Nessuno ci è riuscito. Incredibile letteralmente come gioca un pro gamer. Bastava un frag anche per caso, ma non c’è stato verso.

Ma dal mondo degli eventi le news mi riportano alla “dura” realtà delle sempre più gustose uscite del prossimo anno. Devo dire che non ho mai gradito troppo la serie GTA, però a Rockstar fanno dei trailer davvero memorabili. Questo è il prossimo capitolo della saga, il quarto. Seguito di uno dei titoli più venduti della storia dei videogiochi, GTA San Andreas.

Forse non aspetterei con ansia questo gioco; i trailer invece me lo stanno facendo desiderare. Quando ci ritroveremo a rubare macchine e a scalare la cupola criminale della grande mela? In uscita per Xbox360 e PS3.

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