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I dieci videogiochi più costosi della storia [Classifica Top 10 ]


Ogni tanto i casi della vita mi stupiscono profondamente. Qualche sera fa mi è successa una cosa strana, per esempio. Ero con mia moglie e le ho fatto ascoltare una cover di Under The Milky Way eseguita dai Kill Hannah chiedendole se conosceva la canzone originale o meno. Il giorno dopo abbiamo visto una sola puntata di Prison Break (la serie che ora sto guardando… lo so arrivo in ritardo) e tra tutte quelle già viste o da vedere è capitata proprio una in cui, inizialmente, la colonna sonora era proprio Under The Milky Way originale!

Simpatico no? O quantomeno curioso. Ripeto: spesso mi succedono cose simili e sembra che i fili della vita non abbiano poi un destino così casuale. Ogni tanto certe cose sembrano “scritte” ;) .

Molti a questo punto si chiederanno: “perchè ci racconta tutto questo?”.

E’ una bella domanda che ha una risposta molto banale: nel mio cervello, scrivendo il titolo di questa news, ho fatto questa curiosa associazione di idee: come è possibile che il primo e il secondo gioco più costosi della storia dei videogiochi siano entrambi degli acronimi con GT all’interno? :)

Ok, capisco il vostro stupore e capisco anche che molti di voi staranno dicendo: “Questo è pazzo”.

Me ne rendo conto e… lo accetto. In questo mondo essere normali è comunque la più brutta maledizione quindi non solo lo accetto, me ne vanto della mia pazzia ;)

Comunque sia, ripeto: non è strano? Il primo videogioco più costoso della storia ha un acronimo simile a quello del secondo. Cioè… si erano messi d’accordo prima? :) Direi di no. E allora vale il mio discorso: i casi della vita sono suptefacenti!

E detto questo ecco a voi la top 10 dei videogiochi più costosi (quelli col maggior budget) della storia di questa giovane industria e i relativi budget. Devo dire che da qualche posizione sono sorpreso… non pensavo che Halo 3 fosse costato così tanto (probabilmente molti milioni di dollari saranno spese di pubblicità e promozione). Inoltre è altrettanto sorprendente che nella classifica dei 10 giochi più venduti della storia non figuri nessuno di questi titoli quindi, probabilmente, il successo di un videogioco non è solo questione di soldi. Sarebbe interessante sapere anche quanto hanno incassato i seguenti titoli per vedere chi ci ha guadagnato (sicuramente GTA4) e che ci ha perso (Too Human).

10: Killzone 2 – 45 milioni di dollari
9: Final Fantasy XII – 48 milioni di dollari
8: LA Noire - 50 milioni di dollari
7: APB – 50 milioni di dollari
6: Halo 3 - 55 milioni di dollari
5: Metal Gear Solid 4 - 60 milioni di dollari
4: Too Human - 60+ milioni di dollari
3: Shenmue – 70 milioni di dollari
2: Gran Turismo 5 (GT5) – 80 milioni di dollari
1: Grand Theft Auto 4 (GTA4) – 100 milioni di dollari

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Donne e motori? No, donne e videogiochi! [video divertente]


Se la mia ragazza mi straccia a Zuma e a Band Hero, questo non vuol dire che faccia lo stesso su Forza 3 e Halo, ragion per cui quando ci gioco lei se ne sta alla larga. Evidentemente il ragazzo del video non sapeva a cosa andava incontro.

Il video mi sa comunque di super fake, le reazioni della ragazza sono esageratissime e il “niente sesso per un mese” é un cliché bello e buono. La console poi non é neanche collegata al televisore!

Un 10 va peró alla reazione del ragazzo dopo la sfuriata ricevuta, secondo voi cosa stará pensando?

  1. Povera Priscilla, l´ho ferita, ha ragione a essere in collera con me, adesso cenetta romantica e mille rose rosse per farmi perdonare.
  2. Addio cara compagna di innumerevoli nottate giocate in multi su Halo 3, non scorderó mai il fantastico rumore di sega circolare che producevi ogni volta che inserivo un disco. Non temere, la tua vendetta sará consumata col sangue!

A parte gli scherzi, vi é mai capitato di avere una reazione del genere? Raccontatecelo!

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Non gioco online (e non sono il solo) – parte 1: "are you experienced?"


C’ho provato.

Il Dio del Videogame™ sa che c’ho provato. Magari senza tanta convinzione, ma conta lo stesso.

Io faccio parte di quella (neanche tanto) sparuta schiera di videogiocatori che non gioca online, e non perchè non possa: chi mi conosce sa che a casa ho una connessione ADSL decente, tutt’e tre le console di questa generazione, un Nintendo DS e il PC su cui sto scrivendo che, pur non essendo nuovissimo, mi ha permesso di aggirarmi per il Cyrodiil senza troppi problemi, quindi diciamo che l’hardware ci sarebbe anche.

E’ proprio lo stimolo che manca.

La mia concezione di videogame è riassumibile con due parole: “esperienza personale”; per me ogni gioco, dallo shoot ‘em up al RPG, è un’avventura da vivere, e nel 99% dei casi preferisco farlo da solo.

Chiariamoci, io amo il multiplayer, ho bellissimi ricordi legati a furiose sessioni multigiocatore (rigorosamente in locale) su tantissimi giochi per quasi tutti i sistemi dal C64 in poi, ma non c’è paragone: prendersi il proprio tempo (sempre meno, purtroppo), scegliere con cura cosa giocare, stravaccarsi sulla propria poltrona preferita e guardare il gioco scelto caricarsi, per il sottoscritto ha lo stesso effetto benefico di una doccia calda quando fuori nevica.

A questo punto si potrebbe pensare che il multiplayer online sia l’unione perfetta di questi due modi di giocare tanto diversi eppure entrambi a me graditi e familiari; d’altra parte sei tu, il tuo joypad e il tuo gioco, il più vicino degli altri giocatori se va bene è a un centinaio di chilometri, ma nel contempo è come se fossi in compagnia, con tutti i vantaggi ed il divertimento di giocare con altri esseri umani. E invece per il sottoscritto il risultato è inferiore alla somma delle parti.

Poichè però sono un tipo curioso e ormai il multiplayer online te lo mettono anche nel pacchetto di affettati che prendi al supermercato, tempo fa ho deciso infine di riprovare. Riprovare, sì, perchè diversi anni fa tentai un timido approccio su Ultima Online che è durato il tempo di un tutorial: uscito nel mondo aperto ho girato senza meta per un po’, per essere poi placcato da un altro novizio che ha iniziato a bombardarmi di domande e che mi ha seguito continuando a chiedere finchè non sono uscito dal gioco. Per essere sicuro di non reincontrare il mio nuovo, petulante amico, una volta fuori ho disinstallato il tutto.

Ad ogni modo dicevo, circa un anno fa, trascinato dall’entusiasmo di altri giocatori di mia conoscenza, ho deciso di riprovare;  non avevo ancora la PS3, quindi approfittando di un mese di abbonamento gratuito allegato a GTA IV sono diventato un utente Gold del Live senza spendere una lira. La scelta del primo gioco, nonostante per 360 avessi anche il succitato gioco Rockstar, Halo 3 e Gears of War, è caduta su Burnout Paradise, probabilmente perchè mi è sembrato il titolo ideale per poter fare i primi passi senza essere crivellato di headshots da un qualunque ragazzino cresciuto a pane e Modern Warfare.

La scelta del gioco è stata oculata e, pur non essendo dotato di cuffia e microfono (o forse grazie a questo..), la prima prova è stata positiva: qualche trofeo sbloccato, qualche sfida vinta, qualcuna persa e divertimento più che sufficiente tanto che, nonostante detesti l’idea di dover sborsare soldi ulteriori rispetto a quelli spesi per l’acquisto dei giochi, il mese successivo ho persino rinnovato l’abbonamento, spendendo ben 6€ (!!!).

Qualche altra partita, poi semplicemente la passione si è spenta.

Halo 3 e Gears non li ho neanche provati, dovendoli ancora affrontare seriamente in single player e non essendo sicuramente un asso nei rispettivi generi.

Fast Forward. Qualche mese fa, complice l’arrivo della PS3 ed la gratuità del Playstation Network, decido di riprovarci; i titoli prescelti sono ben due, Little BIG Planet e Metal Gear Online, il primo più vicino ai miei gusti, il secondo a quelli della massa: nella mia distorta (?) visione del gioco online ci vogliono almeno un paio di fucili per poter dire di giocare online “seriamente”…

Per indorarmi un po’ la pillola provo LBP con due amici, residenti dall’altra parte d’Italia ma fidati; anche stavolta la cosa dura poco: terminati un paio di livelli “ufficiali” per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili e provati un paio di stage creati dagli utenti, saluto e mi disconnetto. Nonostante il piacere di giocare con persone conosciute, mi mancava la possibilità di proseguire i livelli con i miei tempi, di guardarmi intorno, di apprezzare i particolari.

Di lì a poco tempo faccio infine un ultimo tentativo con Metal Gear Online. Non è il mio genere, non c’è nessuno che conosco che ci giochi e il rischio di trovare adolescenti con un ormonale desiderio di prevaricazione è altissimo, ma dovevo provarci.

Il risultato è stato per me inaspettato (ah, beata ingenuità!) e abbastanza deprimente: ho aspettato quasi un quarto d’ora del mio risicatissimo tempo per trovare qualcuno, entriamo in due nello stage, incredibilmente lo becco un paio di volte dopo ricerche estenuanti e lui per tutta risposta si disconnette a metà partita lasciandomi lì a prendere la neve con il mio avatar minuziosamente customizzato.

- continua -

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Limited edition e la volubilità di un giocatore


Sono un ingenuo. Già da qualche anno credevo di aver visto tutto il campionario di possibili gadget e aggeggi vari allegati ai videogiochi di nuova uscita per convincerci a comprarli. Quelle che normalmente nominiamo “limited edition“, che tra l’altro di limitato hanno ben poco, piano piano si stanno trasformando in una pura e semplice edizione di lusso, che a prezzo maggiorato (spesso anche parecchio) non fa altro che riempirci la casa di inutili cianfrusaglie.

L’attrazione che alcune di queste iniziative eserciano su di me è ondivaga: a volte non riesco a pensare ad altro (GTA IV), a volte le ignoro completamente (Modern Warfare 2).
Apprezzo particolarmente quelle originali, ben realizzate e magari di qualche utilità: la cassettina di sicurezza di Rockstar ospita i miei beni più privati, mentre la borsetta sportiva, per non correre il rischio di rotture o abrasioni, se ne sta da una parte, inutile e inutilizzata.

Ormai è di gran moda il box di metallo, nato probabilmente con Halo 3 e ormai visto e rivisto (ad es. in Mass Effect ed è pronto per il seguito…): carino la prima volta, ma dannatamente voluminoso e quindi inutile a lungo andare.
Dragon Age Origins con la sua mappa in tessuto riesce a essere di classe, ma nel futuro salotto di casa mia difficilmente troverà spazio la riproduzione di un mondo fantasy…

Insomma, hype a parte è molto difficile, anche senza considerare il maggiore esborso necessario all’acquisto, considerarle indispensabili.
A meno che non parliamo dell’action figure di Altair (per il primo Assassin’s Creed) o lo splendido Pip Boy di Fallout 3, o di gadget come magliette o accessori davvero rilevanti (furoreggiano le penne usb, soprattutto nei press kit), resto un fervente oppositore di queste iniziative.
Poi, stamattina l’ho visto. In legno, poco funzionale, decisamente ingombrante e completamente inutile: ciononostante, lo voglio con tutte le mie forze e ritorno ad essere un semplice schiavo di regole di marketing efficacissime. Non potrò averlo purtroppo, ma di cosa vi sto parlando? Di questo:

Fico eh? Unico difetto riscontrato è nella musichina, veramente bruttarella: avesse avuto quella degli scrigni di Ocarina

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LEGO Zanzibar, The Battle of the Brick [Video Trailer]


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Dopo 6 anni circa di lavorazione, finalmente arriverà nel 2010 questo meraviglioso corto di 25 minuti interamente realizzato con i LEGO e riguardante l’eterna lotta tra Red e Blue sulla mappa multiplayer di Halo 3, Zanzibar. Il trailer è a dir poco fantastico, aspettiamo di vedere l’opera completa!

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I primi premi per gli avatar sono tra noi ma… come ottenerli? [guida]


Annunciati dall’ultimo aggiornamento corposo della dashboard eppure ancora invisibili. Sono i premi per gli avatar, gli unici oggetti con cui personalizzarli con un doppio vantaggio: sono carini e soprattuto gratis!
Left 4 Dead 2 li avrà, nel frattempo su 3 titoli già dipsonibili sono finalmente stati sbloccati: in Halo: ODST, Lips e in ‘xplosion Man. Ma come diavolo si ottengono? Seguitemi  e lo scoprirete ;)

Anzitutto, urge fare una premessa: per ora sono stati annunciati quelli dei suddetti titoli, ma ancora non si sa da quando potremo sbloccarli effettivamente.
In ogni caso una flebile luce si irradia su modalità di ottenimento e effettiva utilità: sono fondamentalmente legati agli obiettivi di gioco (vengono quindi attribuiti al conseguimento di un achievement) e… non servono a nulla se non a rendere il vostro avatar più carino.
Ancora non è chiaro cosa succeda per esempio se avete GIA’ ottenuto il particolare obiettivo prefissato per averli, e questo mi preoccupa un po’.

In ogni caso, soprassediamo per il momento su quelli di ‘xplosion Man e Lips, che sono semplici magliettine griffate del gioco (o peggio ancora: stivaletti alla moda e roba varia), per puntare ai più ricchi, quelli di Halo ODST:

1) la prima cosa da fare è ASPETTARE che venga rilasciato Halo Waypoint, il canale della dashboard che rappresenterà la summa finale di tutto il vostro storico della serie Bungie. In questa sede troverete informazioni, novità e tutto ciò che riguarda l’Haloverso, che al momento consta di Halo 3, Halo 3 ODST e Halo Wars. Pazientate quindi fino al 9 novembre, data in cui potrete mettere mani, tentacoli o appendici varie su questa novità;

2)
A) completare la Sfida Vidmaster Sopportazione (in coop a 4 giocatori, completare il 4 set di Sparatoria a livello Eroico su qualsiasi mappa) ricompensa: Elmetto Recon;
B) completare la Campagna di ODST ricompensa: Elmetto ODST;
C) completare l’obiettivo Tempi Oscuri (5 uccisioni in modalità VISR) ricompensa: maglietta di Halo ODST;
D) completare l’obiettivo Buon Samaritano (completare la Campagna senza uccidere nessun Engineer) ricompensa: armatura ODST;
E) completare l’obiettivo Turista (scaricare la mappa completa di New Mombasa) ricompensa: maglietta di ODST (diversa dall’altra).

3) visitare Halo Waypoint e…ding! Premio sbloccato!

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Microsoft potrebbe inserire la registrazione video su tutti i giochi [youtube incontra i videogiochi]


youtube logo xboxChe bella notizia, nonostante sia un rumor. Veramente una di quelle su cui riflettere, spendere mare e mare di commenti e gioire, in caso si tramuti in realtà. Da un’intervista con un non definito sviluppatore al blog Kotaku, si evince che Microsoft potrebbe star lavorando alla registrazione video in TUTTI i giochi presenti per Xbox 360. Registrazione però è una parola vecchia, nell’epoca del 2.0. Parliamo meglio di condivisione no? Perchè se io potessi semplicemente registrare il video delle mie partite e tenermelo sul mio hard disk la cosa avrebbe un valore minimo (comunque sarebbe già una gran figata). Ma avere un sito di riferimento, stile youtube, dove vedere tutti i video prodotti da tutti i giocatori sarebbe una rivoluzione.

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Come sbloccare l’armatura Recon in Halo 3 [curiosità]


Gli appassionati giocatori dell’fps Bungie, oltre a usufruire di un incredibile supporto grazie al sito ufficiale Bungie, godono del piacere della software house di “regalare” piccole sorprese ai giocatori più coriacei. Quando Halo 3 uscì  era possibile sbloccare il torso con la katana completando tutti gli obiettivi iniziali: ora, con l’uscita di ODST, le cose si fanno ancora più dure e ottenere la nuova armatura Recon (che ovviamente ha solo fini estetici) non sarà affatto una passeggiata.

Ecco, in tre rapidi step, come ottenerla: riuscirci sta solo alla vostra abilità!

Primo Passo
: completare le 4 sfide Vidmaster di Halo 3

Sfida Vidmaster Annuale: per ottenerlo è necessario completare l’ultimo livello di Halo 3 a livello Leggendario col teschio Ferro attivo in quattro giocatori tutti a bordo di Ghost;
Sfida Vidmaster 7 con 7: in qualsiasi playlist, ottenere il proprio settimo punto esperienza il 7 di qualsiasi mese;
Sfida Vidmaster Cranio: raccogliere tutti i teschi nascosti sulle 6 mappe Mythic;
Sfida Vidmaster Interruttore: raggiungere il rango di Tenente in qualsiasi playlist.

Passo due: completare le 4 sfide Vidmaster di Halo ODST:

Sfida Vidmaster Classico: completare un qualsiasi livello di ODST senza sparare un colpo o una granata. NB: il mio consiglio è di provarlo su Uplift Reserve, restando SEMPRE in un veicolo, schiacciare un avversario NON influenza l’obiettivo;
Sfida Vidmaster Sopportazione: su qualsiasi livello in modalità Sparatoria, superare il quarto set in quattro giocatori, a livello Eroico;
Sfida Vidmaster Deja Vu: completare l’ultimo livello a difficoltà Leggendaria con techio Ferro attivo, in quattro giocatori e senza usare Scorpion o Warthog.

Ultimo passo:

nel caso in cui abbiate ancora sanità mentale dopo queste ardue prove (alcune sono mostruosamente toste!), il gioco è fatto: un messaggino vi indirezzerà sul sito Bungie (per accedere basta usare la propria Windows Live ID) e, nel vostro registro di servizio, potrete cliccare su “unlock Recon“.
La vostra nuova meraviglia sarà nel menù di modifica dell’aspetto del personaggio!

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Halo ODST: il controverso noir Bungie [recensione]


Halo ODST è il classico titolo che mostra da subito tutti i suoi pregi, ma che alla fine lascia un bel po’ di amaro in bocca: la sua natura di espansione cresciuta troppo in fretta fino a diventare gioco completo non può che deludere chiunque si aspettasse una modalità campagna intensa e scoppiettante, salvo trovarsi per le mani un prodotto dai ritmi e dalle tempistiche molto particolari.
Per fortuna Bungie si è accorta in tempo del pericolo flop, inserendo nella confezione non solo tutto il multi di Halo 3, ribattezzato Halo Mythic, ma anche la chiave per la beta del loro prossimo prodotto, Halo Reach, che potremo provare in primavera: risultato? Tanto buon materiale a un prezzo onesto, ma…

Girovagare nell’haloverso non mi è mai piaciuto: troppo semplicistico e tutto sommato poco interessante, ha a mio parere il suo difetto maggiore nella mancanza di omogeneità narrativa: le vicende di un titolo ambientate ora prima ora dopo di quelle di un altro, col solito filo conduttore della guerra contro l’alleanza Covenant. Nel caso di ODST, come sanno anche i sassi, manca Master Chief: al suo posto un’altrettanto impersonale recluta separata dalla sua squadra dopo un lancio orbitale sulla derelitta New Mombasa, città africana sotto pesante attacco alieno.

Per lunghi tratti della campagna in singolo (cui possono partecipare 3 amici per la versione co op) il nostro eroe sarà quindi abbandonato a se stesso, tra le linee nemiche, tutto intento nella ricerca di indizi che lo portino a conoscere il destino dei suoi compagni.

Questa semplice trama non sarebbe di certo sufficiente a garantire un’esperienza immersiva, ma per fortuna interviene una perfetta scelta di regia a salvarci: una volta trovati i dati di uno dei compagni, rivivremo direttamente ai controlli di quest’ultimo tutto ciò che gli è accaduto, cambiando quindi protagonista ad ogni atto della campagna, salvo poi tornare a esplorare la città con la recluta.

Proprio le fasi cittadine risultano essere le più limitate: se nelle altre quantomeno si vivono nuovi momenti epici in puro stile Halo, tra le viuzze invece non si fa altro che andare da un punto all’altro, perslustrare l’area magari uccidendo qualche Brute e aspettare di trovare un nuovo indizio.

Per facilitare le ricerche abbiamo in dotazione un nuovo visore che contorna di colori diversi il mondo intorno a noi: oggetti ostili in rosso, amici in verde e in giallo brillante avremo gli indizi. Niente di nuovo in fondo, ma soprattutto è irritante muoversi usandolo continuamente perchè l’intera missione di svolge di notte e c’è bisogno di vedere in anticipo i nemici: così facendo si perde completamente il piacere di ammirare le tante luci artefatte di New Mombasa.

Proprio l’amosfera si presta a una duplice critica, positiva da un lato e negativa dall’altro.

Come avrete capito infatti, il vero punto debole del titolo sono le sezioni cittadine, piatte e prive di momenti esaltanti. La città è da un lato molto affascinante e misteriosa, ma in definitiva risulta poco credibile: non sembra affatto sia stata vissuta prima dell’attacco alieno. A parte i bancomat sparsi in giro e le macchine in strada, le uniche sensazioni “reali” sono date dai data disk che è possibile trovare in giro, che danno profondità e “vita” a un ambiente sterile e sospeso, in cui sembra che il grosso debba accadere da un momento all’altro salvo poi essere rimandato al solito finalone epico-apocalittico.

Bungie ci ha riempito di chiacchiere sulla differenza tra la recluta e Master Chief: uno un Talo (truppa da sbarco e infiltrazione), l’altro uno Spartan (soldato d’elite modificato geneticamente), ma in cosa si traduce concretamente questa differenza?

Se la recluta viene ferita oltre il breve limite del suo scudo, non recupererà energia col tempo, ma solo con i medikit: questo comporta che gli approcci “alla Rambo” sono sconsigliati perchè terminano spesso con la dipartita dell’eroe. L’equipaggiamento è poi leggermente diverso: un Talo non troverà mai in ODST il BR, sostituito dalla bella mitraglietta silenziata d’ordinanza, e non potrà mai combattere con due pistole. Aggiungiamo il ritorno, direttamente da Halo: Combat Evolved, della Magnum e tutte le armi viste in Halo 3 (ma non troverete neanche la Lama degli Arbiter) e l’arsenale è completo.

Tecnicamente, essendo stato usato lo stesso motore del terzo capitolo, c’è poco da dire: a parte qualche miglioria, soprattutto negli effetti di luce e di rifrazione sui metalli, siamo su livelli buoni ma mai sensazionali, mentre molte delle musiche che faranno da contorno all’azione sono perfette e accompagnano alla grande sia le ricerche che gli scontri a fuoco: peccato solo che manchi un main theme d’impatto per il livello finale.

Sul versante multiplayer, oltre alla suddetta possibilità di affrontare la campagna in quattro, abbiamo la strombazzata modalità Firefight (Sparatoria in italiano): mutuata da Gears of War 2, vede i giocatori impegnati su dieci mappe a sopravvivere alle ondate continue di Covenant.

Dopo due giorni di scontri intensissimi e tante ore di divertimento, posso dire che Bungie ha  sì copiato, ma portando tutta la sua esperienza in tema di dettagli: le famose medagliette attribuite a fine partita in Halo 3, come quella data per ogni headshot, sono state trasposte in questa sede e arricchiscono l’azione con statistiche ulteriori rispetto al conteggio delle kill. A patto di avere un gruppetto di amici con cui buttarsi nelle arene, il divertimento è enorme e la cooperazione garantita dall’avere un massimo di vite in comune: ogni errore sarà quindi punito non solo dal gioco, ma anche da compagni imbufaliti per lo spreco!

Last but non least, Halo Mythic. Qui il discorso è molto facile: il multi di Halo non è neanche paragonabile a quello di altri titoli, ma resta un vero e proprio passatempo sociale. Sul disco sono ospitate tutte le mappe uscite come DLC negli anni scorsi (21), più tre tutte nuove (tra cui Heretic, che ritorna dopo Halo 2), per un totale di ore di divertimento infinito.
Per chiunque non si fosse mai gettato in questo tipo di azione, un tentativo è obbligatorio, mentre è chiaro che per il resto dell’utenza Halo è il classico esempio di dentro o fuori, amato e odiato in parti praticamente uguali: per semplicità di accesso e possibilità di personalizzazione delle partite è  però ancora tra i top games in multiplayer e io resto dell’avviso che averne una copia a casa sia sempre necessario.

Insomma, costretto a dare una valutazione d’insieme a questo prodotto, non posso che mediare tra la delusione della campagna in singolo, l’interesse verso Firefight e l’imperdibilità del multi classico, per un voto finale pari a:

 

 

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Il potere della pubblicità: spot televisivo di Halo ODST [video]


Halo ODST ci ha messo davvero poco a essere relegato nella mia personale scala di valore a un titolo che avrei guardato con una certa diffidenza: niente Master Chief, meno azione scriteriata e più tattica, il tutto nel solito universo narrativo che a me non piace particolarmente.
Ma, come spesso succede, il potere della pubblicità stamane mi ha colpito in piena faccia: ancora una volta Bungie e Microsoft confezionano uno spot altamente emozionale, sempre con gli attori veri, senza una briciola di gameplay del gioco. E la mia hype ha iniziato a crescere!

Come ormai tradizione quindi, abbiamo uno spot bellissimo, con una splendida colonna sonora e una grado di emotività e coinvolgimento dello spettatore davvero alto.
Io non avevo certo dimenticato i primi spot per l’uscita di Halo 3, di cui questo appena visto è il legittimo successore.
Ora, nonostante il fatto che su molte reti peer to peer il titolo sia già presente (così come la mano “bannatrice” di Microsoft per chi se lo fosse procurato abusivamente), non ci resta che aspettare il 22 settembre per dare un’occhiata concreta al gioco.

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Videogioco 2.0


Partiamo dal principio: Web 2.0 è una locuzione un po’ abusata per definire la nuova “forma evolutiva” che internet ha assunto in questi ultimi anni; fra i tanti aspetti del cambiamento in atto quello di più semplice percezione e che ha interessato il maggior numero di persone ha visto l’utente medio passare da un ruolo di mèro fruitore delle informazioni ad uno attivo, in cui tramite blog, forum, social network e siti come Youtube o Flickr può contribuire lui stesso a creare la rete.

Pur senza voler esprimere giudizi o previsioni in merito, la dimensione di questa metamorfosi la possiamo vedere nei cambiamenti che questa ci ha spinto ad apportare alle nostre abitudini: basta solo pensare a quanto tempo ogni giorno passiamo su siti di cui fino a 2-3 anni fa avremmo faticato anche solo a comprendere il senso (Facebook anyone?); una sorta di marea dilagante quindi, che come sempre avrà prima o poi la sua risacca ma che come tutte quelle che l’hanno preceduta lascerà il suo segno indelebile su tutto ciò che investe, videogioco compreso.

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Di achievements, trofei e altre droghe


Un suono. Una piccola immagine che compare. Una scrittina. A unire tutto, un piccolo rilascio di endorfina che ci fa sentire meglio. Cosa è successo? Abbiamo appena sbloccato un obiettivo (o achievement, o trofeo), la nuova “droga” videoludica!

Che li amiate o li odiate, che cerchiate di ottenerne più possibile o ne ignoriate l’esistenza, spero sarete d’accordo col ritenere gli obiettivi come una delle innovazioni portate al videogame dall’attuale generazione di console (l’altra è lo sbarco online di tutte le piattaforme e il conseguente trionfo della digital delivery).

Al tempo dell’uscita dell’Xbox nessuno si era reso conto della bella idea che avevano introdotto da Redmond: con un po’ di ritardo anche Sony si è accorta di quanto queste piccole sfide-nella-sfida potessero essere elemento di stimolo e di successo in un videogioco, introducendo i trofei in molti dei suoi titoli.

Alcune community esistono e prosperano solo intorno ad essi: quella che vi consiglio è www.xbox360achievements.org, che oltre a indicarli tutti divisi per titolo, viene aggiornata con estremo anticipo rispetto alle uscite dei giochi e contiene guide elaborate dagli utenti per aiutarvi a superare qualsiasi sfida.

Ma perchè dare attenzione a un fattore così infantile, così passeggero, così leggero? Più o meno per tre motivi.

Innanzitutto, perchè riuscire a sbloccare i più impegnativi dà pepe al gioco e costringe a focalizzarsi su aspetti diversi di un titolo. Un ottimo esempio è dato da GTA 4, che presenta una lista molto varia e curata, focalizzandosi sull’approfondimento delle side quest piuttosto che della guida, delle uccisioni online piuttosto che della ricerca di oggettini collezionabili (gli odiati piccioni!). In questo primo caso quindi, l’elemento portante del divertimento è dato dalla sfida con se stessi o con un amico a chi riesca a completare tutti gli achievements considerati “tosti”.

C’è poi l’elemento di conoscenza dei gusti del giocatore tramite una rapida occhiata alla sua lista di obiettivi: è un giocatore massivo, che sceglie i giochi casualmente, o come un serial killer è possibile notare un progetto d’insieme, quasi un quadro della sua vita videoludica? Preferisce il single o il multiplayer, e nel secondo caso è un cecchino infallibile o un pippone patentato? In questo secondo esempio è il far parte di una community come Xbox Live ad aggiungere interesse, per capire un po’ il proprio livello di abilità o quello degli altri: l’esempio perfetto è dato da i cosiddetti obiettivi “virali” quelli cioè che non è possibile sbloccare da soli, ma solo dopo aver soddisfatto una curiosa condizione. Fifa 09 ne ha uno che si sblocca quando si sconfigge un programmatore del gioco o un giocatore che già sia riuscito in questa impresa: un modo originale e simpatico per dare un’idea concreta di comunità unita dalla stessa passione e che dà possibilità di confrontarsi davvero con chiunque.

L’ultimo punto coivolge il lato più romantico del videogiocatore: la scalata al punteggio massimo in un gioco come tributo d’amore allo stesso. Se avete adorato alla follia un titolo qualsiasi, avete provato quella voglia di conoscerne ogni aspetto, ogni dettaglio, in una delirante rincorsa all’onniscenza. Il mai troppo lodato Fallout 3 è speciale anche per questo: lista obiettivi versatile, intrigante e legata alle quest più importanti. Seguire solo quella non voleva dire conoscere tutto il gioco, ma almeno vedere tutto ciò su cui i programmatori volevano che vi soffermaste. In fondo raccogliere tutti i missili in Metroid Prime o i cuori in un qualsiasi Zelda non è sempre stato la stessa cosa, cioè mostrare un impegno fuori dal comune per poter succhiare ogni attimo da un gioco meraviglioso, sperando che non finisca mai?

Ovviamente non c’è solo positività. Il fatto che gli obiettivi si traducano in un punteggio è pura masturbazione mentale: con l’idea di “dover fare punti” ho visto partite intere di Halo 3 rovinate da chi entra solo per cercare di investire qualcuno o fare una serie da tre con la spada, snaturando completamente quello che è il gusto di farcela con le proprie forze. Non deve essere certo uno sciocco numero sulla gamertag a rappresentare lo stimolo: l’unico stimolo che tollero in proposito è quello di porsi una sfida e vincerla, proprio come quando esistevano solo i punteggi come metro di paragone tra giocatori.

Probabilmente il futuro del videogioco non passerà da qui, perchè l’idea potrebbe essere mal sfruttata o degenerare in poco tempo: a me rimarrà la soddisfazione di continuare la piccola lotta di quando ero bambino e giocavo col NES, cercando di ottenere sempre un po’ di più dal gioco e dalla mia abilità, in una lotta infantile e fine a se stessa, ma immensamente divertente.

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