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Classifica dei dieci migliori classici per PC convertiti su iPhone [top 10 videogiochi]


Nonostante in molti abbiano deriso Steve Jobs nel suo definire l‘iPhone una piattaforma di gioco a tutti gli effetti, un gran numero di sviluppatori hanno aperto idee e finanze al melafonino e al suo AppStore. Sulla scia di sistemi quali Steam, XBLA, WiiWare e PSN, il digital delivering targato Apple ha velocemente preso piede tra produttori e giocatori: un marketplace aperto consente a chiunque di sviluppare un gioco, a partire dalle major di settore fino ad un unico talentuoso game designer al lavoro nel garage sotto casa. Un abbattimento di costi di sviluppo e di produzione che ha inequivocabilmente risvegliato creatività ed innovazione, senza però dimenticare i valori del passato e il relativo bacino di utenza ancora legato a brand storici e tradizionali.

La touch generation ha infatti permesso (e sono sicuro che continuerà a farlo) ai più nostalgici di noi di rinverdire i fasti del passato, riproponendo una serie di classici appartenenti all’età d’oro del gaming su Personal Computer. E proprio agli amanti dei tempi che furono è dedicata la classifica apparsa sulle pagine virtuali di Mashable: 10 dei migliori, e più influenti, giochi per PC entrati ormai a pieno merito nella definizione di classico, giocabili su iPhone, iPod Touch e sul recente iPad.

La top ten in questione, a onor del vero, non rende giustizia ai numerosissimi classici per PC presenti su AppStore, quindi prima di lasciare la pista ad armoniose e tradizionali danze, vi ricordo che aspettiamo i vostri commenti: non abbiate mai paura di esprimere le vostre preferenze o il vostro disappunto qui su Inside The Game! ;-)

#10 – Worms

Credo che chiunque nella vita abbia in qualche modo avuto a che fare con i vermiciattoli soldato di Team17, la Bomba Super Banana e l’Attacco delle Pecore Francesi. Worms, la cui prima uscita risale al 1995 su Amiga, ha di fatto aggiunto ad un genere, quello degli strategici a turni, una componente unica: un humor irresistibile. Standing ovation per l’Anziana Signora! :-D

Prezzo: 3,99€

#9 – SimCity Deluxe

Il gioco di simulazione sviluppato da Will Wright è stato, prima dell’arrivo di The Sims, la punta di diamante del team Maxis. Nonostante la versione per iPhone sia molto basilare se rapportata a quelle più recenti (SimCity 4 e Societies), costruire e gestire una città virtuale (Dexteropolis! :-D ) ha sempre il suo fascino.

Prezzo: 4,99€

#8 – Rogue

Magari non tutti lo ricorderanno, ma Rogue rappresenta di fatto l’antenato di World of Warcraft e la migliore esperienza MMO su piattaforma Apple.. A meno che Blizzard non decida di convertire il suo milionario titolo su iPhone! Il gioco permette di skippare l’interfaccia grafica da quella rimasterizzata secondo canoni più moderni a quella interamente ASCII del titolo originale.

Prezzo: Gratuito (non avete scuse! :-D )

#7 – Prince of Persia Retro

La versione per iPhone del classico del classici in ambito platform game ritorna identico e fottutamente difficile come il titolo originale per PC. Imperdibile per gli amanti delle piattaforme al sapore d’Oriente, ma se i giochi che richiedono un gran bel pezzo della vostra pazienza vi sono indigesti come al nostro Community Manager Killy statene alla larga. Uomo avvisato..

Prezzo: 0,99€

#6 – Beneath a Steel Sky: Remastered

Un punta e clicca ormai diventato un cult. Forse non sarà celebre come Monkey Island (che arriva arriva.. :-) ), ma questa avventura ad ambientazione post-apocalittica merita sicuramente il download! I Revolution Software ci misero anima e cuore in quel lontano 1995, “colorando” il mondo di gioco di tinte cyberpunk, ancora più vive e splendenti nella versione rimasterizzata per il gioiellino della compagnia di Steve Jobs, dotata di di nuove animazioni e un reparto audio migliorato.

Prezzo: 1,99€

#5 – Plants vs. Zombies

Questo è sicuramente il titolo che lascerà di stucco la maggior parte di voi: Plants vs. Zombies (imperdibile la recensione del nostro Fucktotum, Lo scontro diventa portatile) è già un classico dopo appena un anno dalla sua uscita? Assolutamente si. Il gioco firmato PopCap Games è piccolo ma geniale, coloratissimo, carico di stile e del giusto humor. La versione per le piattaforme Apple lascia indietro di ben  più di una pista quella per PC grazie all’implementazione azzeccatissima del touch screen.

Prezzo: 1,99€

#4 – The Secret of Monkey Island Special Edition

Come promesso, l’indimenticabile prima avventura di Guybrush Threepwood fa meritatamente la sua apparizione in classifica. Cosa aggiungere a tutto ciò che è già stato detto sul titolo Lucas? Solo “scaricatelo assolutamente”! Non siete ancora convinti? Magari la recensione firmata da Simone “Akira” Trimarchi riuscirà a stuzzicarvi il giusto appetito.

Siete un branco di maiali puzzolenti e ubriaconi.

Prezzo: 6,99€

#3 – The Oregon Trail

Ammetto la mia beata ignoranza: non avevo mai sentito parlare di questo gioco, un titolo educativo a sfondo pioneristico. La versione al sapor di mela è completamente rinnovata, sia nella grafica che nei minigiochi disponibili. E’ tempo di colmare qualche lacuna.. ;-)

Prezzo: 1,99€

#2 – Myst

IL classico degli adventure ad enigmi. Non lo si gioca, lo si ama. Punto.

Prezzo: 3,99€

#1 – Doom Classic

Noto come il padre del genere FPSDoom è ormai un’icona del mondo videoludico, di uno stile di vita e di un determinato orientamento al gaming.Vi stupirebbe sapere che su iPhone fa ancora la sua porchissima figura? Certo che no!

Prezzo: 4,99€

Siamo davvero arrivati in fondo, in quella che vuole essere sì una classifica, ma anche una sorta di guida agli acquisti per i possessori di un melafonino. Per tutti gli altri resta una splendida occasione per viaggiare di fantasia, anzi, di retro-fantasia. ;-)

http://mashable.com/2010/08/21/classic-games-iphone/#1-Doom-Classic

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Rage su iPhone, che grafica ragazzi! [QuakeCon 2010]


Caspita! Dalla QuakeCon 2010 ci arrivano delle buone notizie, e una di quelle è vedere cosa l’iPhone può ancora offrirci, soprattutto a livello di grafica, ricordandoci molto quella della prima Xbox o addirittura della PS2, parola di Carmack!

Abbiamo visto il video e siamo rimasti senza parole! Un gioco che gira a 60 frame al secondo, con l’opzione per abbassarli a 30 per preservare l’energia della batteria, con ambientazioni, geometrie e luminosità degne di un titolo Id Software! Il video mostrato era solo una tech demo, niente giocabilità dunque ma cavolo, davvero impressionante!! Lo stesso Carmack ha affermato che il gioco in questione girerà anche su iPhone 2GS e su iPad, ma sulla tavolozza gigante ci sono ancora dei problemi di latenza nella risposta. I titoli riguardante Rage su iPhone infine saranno due, uno piccolino, giusto per rifarci gli occhi, e uno più sostanzioso che uscirà verosimilmente nello stesso periodo di uscita del gioco vero e proprio per PC e console.

NB: il video è preso da Kotaku.

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Higurashi. When they cry: visual novel, violenza e orrore gratis su iPhone e iPod Touch


In occidente le visual novel non hanno mai attecchito, è un dato di fatto oggettivo; questo genere decisamente particolare, a metà tra manga, romanzo e videogioco, gode di scarsissima fama al di fuori dell’arcipelago nipponico. In patria tuttavia la questione sembra diversa, tanto che nel solo 2006 le visual novel hanno costituito circa il 70% della totalità dei titoli pubblicati per PC.Un commercio da non sottovalutare, aiutato tanto da fan pronti ad affezionarsi seriamente a storie, protagonisti e prodotti, quanto da un’oggettiva semplicità di realizzazione che premia idee narrative e character design prima ancora che la realizzazione tecnica.

Una piccola schiera di appassionati tuttavia sembra esistere anche in occidente, tanto da rendere possibile la pubblicazione da parte di SEAMS e Mangagamer, di Higurashi.When they cry su iPhone e iPod Touch in lingua inglese. In questo non gioco l’unica libertà lasciata al giocatore è quella di decidere quando girare pagina per far avanzare la storia o salvare per poter riprendere la lettura da dove la si era interrotta, nel più puro stile visual novel; praticamente un libro, con illustrazioni e musiche, nulla di più.

Nonostante le premesse possano far storcere il naso, Higurashi.When they cry è considerato un vero capolavoro nel proprio genere e costituisce un esempio di come un simile prodotto possa essere declinato in decine di altre forme, dando vita a una vera e propria macchina commerciale di grandi dimensioni. Prodotta nel 2002 dal circolo amatoriale 07th Expansion con NScripter (un tool gratuito disponibile sul web), la serie è stata trasposta in fumetto, animazione e film dal vivo; ricevendo conversioni per quasi qualunque console esistente: dalla Playstation 2 al Nintendo DS, approdando finalmente anche su iPhone e iPod Touch, in versione giapponese e inglese.

Merito del successo va probabilmente cercato nella trama, cupa e violenta, che crea un forte contrasto con un character design volutamente naif e super deformed.Trama talmente riuscita da aver creato un piccolo caso in patria, quando nel 2007 una ragazzina uccise il padre, funzionario di polizia, servendosi di una mannaia, esattamente come accadeva nel corso di un episodio della serie animata in onda in quel periodo.

Protagonista della vicenda è Keiichi, un ragazzino di Tokyo che si trasferisce in un sonnecchioso e calmo paesino di campagna. Qui farà la conoscenza di un gruppetto di ragazze che frequentano la sua stessa scuola e verrà coinvolto in una serie di brutali omicidi che hanno a che fare con un’antica maledizione, in un crescendo di tensione e crudeltà psicologica, dove nulla è come sembra e l’innocenza nasconde sempre un lato oscuro.

Anche le modalità narrative hanno probabilmente contribuito alla diffusione della serie: la vicenda è divisa in otto episodi, a loro volta divisi in “Question arcs” e “Answer arcs” dove i primi servono a introdurre il giocatore all’ambientazione e porre i misteri che verranno svolti nel corso dei secondi, creando così una struttura duale di botta e risposta che ben si adatta ai temi della saga.

L’oscurità della visual novel è evidenziata già dal titolo originale giapponese quell’ Higurashi no Naku Koro ni traducibile come “Quando piangono le cicale“; vale la pena di notare che il termine “naku” presente nel titolo può indicare sia un verso animale, sia il pianto umano e che nella versione originale la sillaba “na”, che da sola indica una situazione  macabra o di attesa infausta,  è indicata in rosso, al fine di comunicare tutta l’inquietudine presente nel romanzo.

Per quanto riguarda lo svolgimento della storia, Higurashi. When they cry gioca benissimo sul creare tensione nel lettore: il racconto è fluido e lo stile semplice e pulito: inizialmente si avrà la sensazione che qualcosa non vada, che si trasformerà in breve in un piacevole senso d’inquietudine fino ad arrivare al brivido di un finale crudele e violento. Higurashi. When they cry non è un videogioco e non è un romanzo, ma non pretende di esserlo. Non ci saranno pagine degne di Dostojevski, ne’ una giocabilità degna di Kojima, ma il risultato finale, nonostante e forse a causa di una grafica e un design dei personaggi caricaturale e infantile, riesce ad arrivare esattamente dove deve, lasciando il lettore con molti interrogativi e la voglia di saperne di più; per soddisfare la quale bisognerà aspettare l’uscita dei sei episodi ancora in via di sviluppo.

La scelta per la pubblicazione del titolo su iPod Touch e iPhone rispetta la suddivisione iniziale in episodi, i primi due sono già presenti su App Store, il primo scaricabile gratuitamente, il secondo al prezzo di 2,99 euro, un costo poco oltre la media per una durata intorno alle 7 ore a episodio (ma dipende quanto velocemente riuscite a leggere, ovvio). In aggiunta alla storia sono presenti una serie di brevi capitoli di approfondimento dedicati ai vari personaggi.

Higurashi. When they cry non è un prodotto per tutti, anzi. Quei pochi che potrebbero sentirsi interessati in una sorta di piccolo manga narrativo da godersi su iPhone e iPod Touch tuttavia potrebbero trovarsi tra le mani la sorpresa dell’estate: un romanzetto dalle atmosfere lugubri e cruente che non mancherà di procurare qualche piacevole brivido gelido nelle calde notti estive.

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I classici del Megadrive su iPhone [Space Harrier II, Ecco The Dolphin]


Sega è pronta a pubblicare su App Store un po’ di classici dell’era Megadrive per renderli fruibili anche ai possessori di iPhone e iPod Touch. Dopo aver toccato quindi qualunque lido il retrogame sbarca in grande stile (in verità è già sbarcato da tempo…) su piattaforme Apple.

Sega promette di tradurre non solo Space Harrier II e Ecco The Dolphin, cioè i primi due titoli annunciati di questa serie, ma anche tantissimi altri grandi classici. I prezzi fortunatamente sono invitanti, come da abitudine per quanto riguarda iPhone e iPod Touch. Space Harrier 2 lo potrete avere a soli 79 centesimi mentre dovrete spendere 3 euro per Ecco The Dolphin. Sempre meno di quanto avreste speso su Virtual Console, Xbox Live o Playstation Network. E’ questa, signori, la digital delivery che ci piace anche se, ovviamente, aspettiamo la prova su touch screen per capire se ne vale davvero la pena.

Come sapete la “banda” Inside The Game è profondamente contro i giochi su iPhone che utilizzano un “finto” joypad a schermo anzichè i controlli tattili. Nonostante Mega Man 2 sia venuto davvero bene.

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Recensione Monkey Island 2 Special Edition [il commento di Ron Gilbert vale 10 euro?]


Ah, quanti ricordi. Monkey Island 2 la prima volta lo giocai su PC, se non sbaglio erano 11 Floppy Disk. UNDICI. Nel passare da uno all’altro non facevi altro che aspettare titubante davanti al monitor sperando che non ci fossero errori di sorta. Il tempo scorreva lento, purtroppo, e i caricamenti anche. Ma alla fine c’era la magia di un titolo senza tempo e senza età, che prometteva esattamente ciò che poi manteneva su carta. Farti pensare muovendo le piccole cellule grigie in maniera del tutto divertente, con enigmi dal sapore nonsense e battute irridenti e sulfuree. Credo che nessuno, nessuno al mondo, sia rimasto deluso da Monkey Island 2 quando lo giocò ai tempi. Se il genere ti piaceva (e … ti piaceva alla grandissima visto che c’era quasi solo quello), Le Chuck’s Revenge era il top della categoria: sia sempre lodato Ron Gilbert!

Ed ora? Ci potrebbe essere qualcuno deluso di Monkey Island 2 Special Edition? La risposta alla domanda precedente non è facile. Oggi ci sono in gioco tanti altri fattori e tanti altri generi sono nati, evoluti e, pensate, morti. Quello delle avventure grafiche, ad esempio, a meno che non venga rilanciato da quattro personaggi e da un titolo che è già storia, cipè Heavy Rain (che tra l’altro è moooooolto lontano da avere un enigma decente che sia uno), è un genere che non esiste più! Ma sarebbe meglio dire un genere che non esisteva più perchè ora, grazie alla Digital Delivery e a giochi che costano molto meno rispetto a quelli inscatolati, ci si può permettere di avere un’idea come quella di un ingranaggio piccolo ma perfetto (Machinarium) e sfondare.

Detto questo, vale la pena spendere circa 10 euro (dipende dalla piattaforma, metterò il prezzo delle varie versioni tra parentesi) o per giocare o per rigiocare Monkey Island 2 Special Edition su Xbox Live (800 MS Points), Playstation Network (10€) o iPhone e iPod Touch (6 Euro)?

Dividiamo questa recensione in due parti: vale la pena giocare Monkey Island 2 SE se non l’avete mai giocato prima? La risposta è ovviamente affermativa, stiamo scherzando? ;) Anzi… è un dovere morale! No, a parte gli scherzi. Il punto è se vi piacciono i giochi lenti e difficili (mi sto rivolgendo ai giocatori moderni che, al tempo, non avevano l’età corretta per godere appieno del gioco)? E allora cosa aspettate? Se invece siete solo fan degli sparatutto e dell’online, non vale la pena, probabilmente. Però è ora di ampliare i vostri orizzonti e… ;)

Passiamo invece al secondo gruppo di lettori: vale la pena di RIgiocare Monkey Island 2 in versione Special Edition? Ovviamente anche qui la risposta è si, ma per altri motivi. Il primo: costa poco (soprattutto su iPhone). Il secondo, il doppiaggio nuovo è spettacolare. Il terzo è il motivo del titolo della recensione: andando in giro per il gioco, sia in versione Special Edition che originale (ah già, quasi dimenticavo, potete rigiocare l’intero titolo come se foste nel 1991, come per Monkey Island Special Edition), potrete ascoltare dei commenti di Ron Gilbert (creatore anche dell’ottimo e più recente DeathSpank, sculacciata mortale, recensito qui) che, come per i DVD con commento del regista, spiegherà insieme a LucasArts come ha creato il gioco, quali sono state le difficoltà, come gli sono venute le idee ecc ecc. Grazie a questa feature ho imparato un sacco di cose (come ad esempio la storia dello SCUMM) e, sinceramente, non posso che consigliare quindi l’acquisto del gioco a chiunque :)

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[Recensione] Castlevania Puzzle: Encore of the Night, una colorata e tenebrosa sorpresa


A volte i binomi più azzardati possono stupire. Per fortuna Castlevania Encore of the Night è uno di quei casi: ne avevamo parlato in Castlevania incontra Puzzle Quest, con toni di attesa positiva, oggi che lo abbiamo tra le mani possiamo certamente dire che c’è di che essere soddisfatti.

La miscela avviene quasi senza accorgersene, mentre si segue un’introduzione classica del plot (risibile) di base: Alucard stranamente vuole fermare Dracula e distruggerne il castello. Nella solita ambientazione horror, prende le mosse questo atipico puzzle game: ogni stanza del maniero può essere superata sconfiggendo una creatura posta a difesa (tranne quando, con un colpo fortunato, troverete un oggetto abbandonato: a quel punto razzia e fuga rapida!) al vecchio e caro gioco di abbinare 3 o più gemme dello stesso colore. Non sempre i blocchetti cadono in forma utilizzabile: quando sono bloccati, l’unica chance di utilizzarne il potere è di coinvolgerli in una catena colorata. Ad oggi combinazione vincente, corrisponde un attacco ai punti ferita del rivale: in più, alcune gemme bloccata si riverseranno nell’opposta schermata.
La vittoria non arride a chi riempie per primo il pozzetto avversario, perchè a intervalli regolari a seconda dei blocchi nella propria parte di schieramento di perderanno preziose energie vitali: arrivati a zero, il freddo abbraccio della morte (e del reload…) vi stritolerà.

Già questo comporta grande strategia, soprattutto per colpire con una massa di danni il mostro di turno, ma la profondità offerta da Encore of the Night non finisce qui: prendendo gran parte degli sprite, il protagonista e l’ambientazione dallo splendido Symphony of the Night, potevano mancare segreti e un equipaggiamento sconfinato di armi, armature, magie e oggetti da utilizzo rapido?
Proprio come in Puzzle Quest potranno garantire bonus di partenza o abilità speciali per affrontare le minacce poste davvero ad ogni angolo.
Restando in tema “somiglianze con un certo gioco Infinite Interactive”, possiamo tranquillamente affermare che questo EotN sarebbe il vero erede delle belle idee del primo PQ: divertente e additivo, con le solite musiche sontuose (ma potrete decidere di mettere come sottofondo degli scontri anche tutta la vostra libreria di brani sull’iPhone) che lo fanno balzare in vetta alla lista dei titoli da portare con sè in vacanza per una partitella mordi e fuggi.
Oltre allo story mode c’è il più canonico arcade, in cui è possibile selezionare il proprio protagonista tra 8, ognuno con abilità diverse dirette a influenzare direttamente la battaglia: peccato per l’assenza di qualsiasi tipo di modalità competitiva per due giocatori, unico difetto accanto a qualche problema con la super sensibilità dello schermo del Melafonino in alcune situazioni frenetiche, che porta ad errori che con un pad tra le mani non accadrebbero mai.

Per 4 euro un affare per chiunque, non solo per i fan di Castlevania.

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Cosa ne sarà del videogioco? [BioWare "profetizza" un futuro senza più console]


Quando si parla di previsioni, si sa, bisogna sempre andarci con i piedi di piombo. Pensate, giusto per citare uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni, quando quasi tutti profetizzarono il flop del DS di Nintendo, per poi trovarsi dinanzi alla console più venduta di tutti i tempi… Quella sì che fu una cantonata colossale. Eppure come dare torto a chi dubitava che un handlend a due schermi, con touch-screen, potesse fare breccia fino a questo punto? Oggi, in un’epoca in cui i tempi corrono così veloci che se non hai un qualsiasi dispositivo “a tocco” sei “out”, ci possono sembrare strane certe riserve. Ma sei anni fa non lo erano affatto!

Perché questa premessa? Facile! Vorremmo evitare di essere un giorno annoverati tra quelli che si beavano nello smentire a mo’ di sfottò quelli di BioWare. Anche perché, in fondo, non siamo poi così in disaccordo con loro. Ma ecco la cronaca.

Il dottor Greg Zeschuk, co-fondatore di BioWare, dice:

Il futuro non è necessariamente su console. Quello è il passato. Sarà sempre più forte andando avanti, ma il futuro è in tutti questi affari che stanno avendo inizio. [...] Vogliamo espanderci perché – guardate a cosa stanno giocando i ragazzini. I ragazzini stanno giocando su iPhone e iPad. Il 3DS sembra pazzesco. Tutte queste opzioni in termini di piattaforma… noi vogliamo entrare in contatto con tutte loro.

Troppo poco per “adirarsi”, abbastanza per non glissare impunemente. Anzitutto ci sembrano dichiarazioni tutto sommato prudenti. Certo, in tutta sincerità, non ce la sentiremmo di avallare la tesi secondo cui buona parte dei ragazzini che giocano lo facciano su iPhone e iPad. Sarà che siamo noi a vivere fuori dal mondo, ma non mi pare di aver visto tutti questi visi traboccanti gioia mentre impugnano uno dei suddetti device.

Tuttavia è un altro il segnale che ci “spaventa”. Nemmeno agli albori dell’high-definition generation ci si sforzò con siffatta veemenza nello sponsorizzare la moda nascente. Eppure era proprio lì che si andava forzatamente a parare, anticipando i tempi non di poco, visto che servirono almeno due anni per assistere ad una proliferazione di TV HD degna di essere presa in considerazione. Ciò cui assistemmo in quel caso ebbe qualcosa di losco. Non era l’industria videoludica ad andare incontro alla tecnologia del momento, bensì si fece essa stessa pioniera di una totalmente nuova. E qualora tale considerazione faccia storcere il naso a qualcuno, beh, mi citi gentilmente una situazione analoga in cui si assistette a qualcosa di simile.

Orde di famelici acquirenti atti ad acquistare la console di nuova generazione, pronti a giocarci e desiderosi di passare momenti indimenticabili. Ma non sapevano che qualcosa era cambiato. Che adesso non bastava più sapere che, per avere il massimo, bastavano quei tre semplici fili dalle tri-cromatiche estremità (rosso, bianco e giallo) e un cavo d’alimentazione. No, alcuni scoprirono anche dopo mesi dal primo utilizzo che ciò che vedevano non fosse ancora abbastanza. Il loro piccolo gioiellino, che già apprezzavano per forma e prestazioni, poteva fare di più, molto di più!

Immaginate allora questi simpatici individui, rosi dalla curiosità, e quindi avidi di conoscenza circa come sfruttare “a dovere” quell’oggetto dei desideri oramai non più tale. Fatto? Bene. Immaginate ora il volto dello stesso individuo alla notizia che, per trarre il massimo da questa macchina dei sogni, servissero “soltanto” altri 1500 euro o giù di lì. Fa sorridere, nevvero? Ma non penso che la reazione di costoro fu la stessa all’idea di essersi sperticati, fino a quel momento, in elogi in fin dei conti “falsi”. Sì perché una 360 collegata ad un tubo catodico disponeva di un suo appeal, forse superiore a quello della PS2, ma che qualcosa non quadrasse, con tutto quello sgranamento, era piuttosto evidente.

E allora si è sentita la necessità, improvvisa ed irrefrenabile, di possedere un nuovo oggetto dei desideri. Quasi come fossero non più il fine, ma il mezzo, le console venivano mestamente accantonate – almeno quanto a priorità di pensiero – a vantaggio di quei pannelli proibiti perché, in un primo momento, carichi di fascino: il fascino del proibito, per l’appunto. Anche qui è doverosa una precisazione. Il suo carattere pressoché proibitivo era dato dal fatto che una spesa improvvisa di quasi tre milioni delle vecchie lire comportava un esborso non da poco. Per molti, troppi, si tratta tuttora di circa due mensilità. Ma, miracolo delle finanziarie, anche questo divenne un traguardo accessibile a tutti!

Eccoci quindi ancora più indebitati, ma felici come non mai di possedere un nuovo archibugio di cui non conosciamo pressoché nulla – ed è un tacito rimprovero che il sottoscritto muove pure a sé stesso, visto che gli è capitato di incappare in malintesi del genere. Fatto sta che la realizzazione personale sembrava passare per forza di cose anche da questa tappa. Scrutare attraverso quello schermo dagli svariati pollici ci faceva sentire migliori in vista del futuro, ma peggiori in relazione al passato. Domande del tipo: “Come ho potuto vivere senza fino ad ora?!” gettavano del torbido all’interno della nostra più intima coscienza. Ma la panacea era qui, a portata di mano. Nessuno poteva frapporsi tra me ed il mio Project Gotham 3 in ai-definiscion, di niu-generescion e pure simulativo – che non è affatto vero, ma a tempo di smodata euforia è una licenza che fa colore.

Ma, bando al becero sarcasmo, è questo ciò che avvenne. Attraverso una violenta azione tesa a bruciare ogni tappa, molti ci ritrovammo in casa un televisore costoso, dalle prestazione elevate, ma che nemmeno veniva sfruttato per quello che l’industria offriva. Si è parlato tanto di Full-HD, quando alla fine della fiera i giochi a 1080p si contano sul palmo di una mano. E, mi spiace anticiparvi, non rileva che il tutto fosse nato dalla ferma volontà di imporre un nuovo supporto come il Blu-Ray. Che fosse così, o meno, non saprei. Ma non ricordo video, durante il primo anno di vita della 360, in cui la console Microsoft non girasse sempre sullo stesso identico Samsung. Senza contare che la piega della digital-delivery oggi sembra dirci abbastanza circa il fatto che non fosse strettamente quello lo scopo, ossia solo e soltanto di infilare un lettore Blu-Ray in ogni casa.

Insomma, non trovate ancora delle analogie? Peccato, vuol dire che chi vi scrive non dispone di una dialettica abbastanza incisiva. Cercherò allora di essere ancora più chiaro. Posto che bisogni sempre domandarsi a che pro accadano delle cose anziché delle altre, ritengo che l’evidenziare certi andamenti sia a prescindere un servizio che chi scrive e cerca, a suo modo, di fare cronaca debba rendere a chi legge, facendosi carico di quest’obbligo verso costoro. Di conseguenza, perché non rilevare un sospettoso corso degli eventi che ricalca, anche se solo in parte, quanto già avvenuto precedentemente? Specie se la bontà di questi eventi risulta ampiamente discutibile.

Guardate con quale e quanta vivacità viene a tutti costi sdoganata l’idea che 3D e touch-generation “è bello!“. Ci sembra una di quelle pubblicità progresso atte a sponsorizzare il pensiero più polically correct del momento. Ciò che in un primo momento pareva un’interessante proposta nell’ambito dell’avanzamento tecnologico, nonché della sua reale applicabilità, col passare del tempo sta assumendo la forma e la consistenza di un dogma. Ho accennato qualcosa durante la seconda puntata di Inside The Gamecast, sostenendo però la tesi secondo cui le varie correnti che stanno sorgendo possano ampiamente convivere. Tuttavia certe uscite, come quelle di Zeschuck, instillano in me quel dubbio al quale spesso, per convenienza, vorrei sottrarmi, cioè che tutto sia già stato deciso.

Ecco perché il rimando alla questione HD, con implicazioni annesse: anche illo tempore le cose apparvero belle che decise. Non so se in un passato ancora più remoto avvennero cose simili – anche se propendo per una risposta decisamente positiva – ma vivere quel periodo mi disilluse non poco. Giorno dopo giorno avevo modo di registrare dal vivo commenti, sensazioni e quant’altro in merito alla vicenda. E’ un po’ come studiare la Guerra del Peloponneso: esserci fu sicuramente tutta un’altra storia.

Ebbene, pur comprendendo con cognizione di causa quale fu lo sforzo profuso affinché le cose andassero “come dovevano andare” (vale a dire l’imposizione dell’High-Definition), non riesco a fare a meno di manifestare il sentore di una non ben precisata puzza in merito alla promozione delle odierne tecnologie. E se nel caso della ‘motion-control mania‘ è stato il mercato a dare ragione a Nintendo – quando tutti, nell’ambito degli addetti ai lavori, si facevano beffe di lei – quello del 3D e del ricorso forzato al touch-screen genera sospetti. Voglio dire, nel primo esempio Microsoft e Sony stanno tentando, con esiti finora incerti, di sondare il terreno al fine di trovare la loro gallina dalle uova d’oro. Chi con un nuovo PlayStation Eye, chi con un nuovo Wiimote, si sta cercando, in maniera oserei dire disperata, di far cassa spendendo nulla o quasi. Nonostante ciò, l’impressione è che queste “innovative” periferiche siano destinate a fare la fine che si meritano per il semplice fatto che né a Tokyo, né a Redmond, sembrano aver coscientemente compreso quale sia stato il vero motivo per cui a Kyoto abbiano incrementato le loro finanze vendendo un Game Cube poco potenziato, con implementata una tecnologia tutt’altro che inedita ma sicuramente sconosciuta al mondo dell’home-console.

In relazione alla questione 3D il discorso non può necessariamente vertere su appigli tratti da precedenti. L’unico elemento a dar manforte è l’altrettanto sforzo messo in evidenza in un altro settore dell’intrattenimento, ossia quello cinematografico. Anche lì, dal primo San Valentino di Sangue 3D, si è passati ad uno scenario in cui poco più di un quarto della programmazione nelle maggiori sale è disponibile in 3D. E nessuno ragiona sul fatto che, e parlo anche per esperienza personale, i film di questa tipologia cui assistiamo qui in Italia – pagando pure profumatamente – non sono che l’ombra opaca di quelli che proiettano all’estero in sale dotate di IMAX.

Sull’argomento iPhone/iPad resto ancora più perplesso. Quest’ultimo oggettino di Apple è in giro da nemmeno quattro mesi, e già si ergono figure che rilevano come possa costituire il futuro del settore – senza peraltro illustrare alcunché circa le sue affinità con questo mezzo. E’ chiaro, ci vuole del tempo, ma proprio in virtù di ciò, non sarebbe più cauto comprendere quali strutture prettamente videoludiche possano essere applicate, o quali possano essere costituite ex novo in relazione a queste nuove piattaforme? Procedere diversamente, facendo il passo più lungo della gamba, manifesta una strana ed inquietante volontà tesa alla consacrazione forzata di questo dispositivo quale piattaforma di gioco a tutti gli effetti. Cosa che, allo stato attuale, non penso si possa così agevolmente affermare. Senza contare, giusto per alleggerire il nostro argomentare, l’interessantissimo punto di vista del maestro Hayao Miyazaki in merito all’uso del nuovo tablet di Apple: “E’ disgustoso. Sui treni, il numero di persone che fanno quelli strani gesti a mo’ di masturbazione si sta moltiplicando“. Insomma, quantomeno Miyazaki è d’accordo nel confermarne in via implicita la crescente proliferazione. Ma noi siamo un po’ meno coloriti, e non disprezziamo un iPhone, per esempio, quale possibile piattaforma da gioco. Titoli come Plants vs. Zombies hanno indotto anche il sottoscritto a credere che ci sia del potenziale. La riproposizione di certe avventure grafiche del passato, come Beneath a Steel Sky, mi hanno fatto gongolare all’idea di possedere anch’io uno di questi cosi. Ecco perché preferisco accantonare la via dell’assolutismo ideologico, senza trincerarmi in discorsi aprioristici. Ma la via della prudenza, quella no, non la sia abbandona.

Ho divagato, lo so, ma spesso mi lascio trascinare dalle emozioni. Ho a cuore questo settore, forse più per quanto attiene al passato che al presente, ma non vedo perché anche qui l’economia debba far danni così ingenti. O meglio, il perché lo vedo, solo che mi piacerebbe che tutti fossimo un po’ più accorti. Ma mi rendo conto che l’assiduità di pochi nel cacciar via un amaro torpore a nulla vale se si rimane una minoranza. E allora continuiamo ad assistere al teatrino che ci stanno propinando con malcelata arroganza, senza esimerci da una comprensione degli eventi che mai può essere dettata dal partito preso.

Il punto è che sono in troppi a spingere verso questa direzione, quasi recitassero un copione dal gusto dubbio. Tanto industriarsi per promuovere certe soluzioni che, checché se ne dica, al momento rimangono alternative, non può lasciare indifferenti. Da questa parte non si è impermeabili all’avanzamento, anzi, purché questo avvenga in modalità consone e a fini oggettivamente utili – termine che per troppi oramai afferisce solo all’attivo delle casse, o qualcosa di astrusamente simile. Sono convinto, come lo ero prima, che questo settore disponga di abbastanza spazio per ospitare tutti, ecco perché certe prese di posizione così nette generano fastidi al basso ventre. Relegare il videogame al solo 3D, touch-screen e motion-control è mortificante alla stregua di coloro che hanno voluto ideologicamente rimanere agli sprite su schermo.

Al peggio, sappiamo che non saremo soli qualora dovesse consolidarsi lo scenario-limite auspicato. Da tempo, con buona pace delle new entry di questo sognante mondo, c’è qualcuno che è già stato spedito nel limbo degli incompresi. Non si capisce se sia un limbo o più un inferno, dato che una pena, queste figure, la stanno già scontando, ed è quella dell’indifferenza. Parliamo di quello zoccolo duro del gaming, riciclato a vantaggio di nuove generazioni di giocatori acritici e poco avvezzi alla fantasia. Eh sì, sono proprio loro, i reduci del gioco su PC.

Non mi ritengo un vostro membro, cari ragazzi, ma sono solidale con voi. Non tutti siete riusciti a passare indenni da quanto avvenne circa 15 anni fa, e molti di voi hanno dovuto tristemente deporre le armi di fronte ad una realtà che non vi capiva più. A voi, che potevate più di altri, è stato imposto pure uno standard che non vi apparteneva, e di questo ne avete sofferto. Alcuni tra voi hanno resistito e continuano a resistere, vagamente ottimisti e pronti alle sfide che il settore vi pone dinanzi quotidianamente. In tanti, però, vi siete arresi, ma con onore, al ruolo di riserve, che suona peggio di quanto il termine non lasci trasparire.

Se avverrà l’imponderabile, allora, insegnateci voi qualcosa. Voi temprati dalla “sofferenza” di anni in cui siete stati vittime di un sistema che vi ha soppresso; così, dall’oggi al domani, senza colpo ferire. Siate per noi ciò che Virgilio fu per Dante, con la differenza che il Sommo Poeta non era ancora dannato. Mostrateci compassione però, e abbiate la pazienza che si addice a chi sa cosa vuol dire un tremendo passaggio di quel tipo. D’altra parte, siete videogiocatori pure voi… :D

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Gameloft porta Soul of Darkness su DSiWare; ed è subito Castlevania…[video]


Gameloft è uno dei più grandi e famosi sviluppatori di videogiochi per telefoni cellulari, Iphone e Ipod Touch; da un paio d’anni, la software house francese sta cercando di entrare anche nel mercato delle console “vere e proprie”, portando i propri titoli su XBox 360, Playstation 3, Wii e soprattutto Nintendo DS. Secondo quanto annunciato infatti presto un altro titolo andrà ad aggiungersi alle conversioni di giochi per mobile che Gameloft ha già portato su DSiWare.

Soul of Darkness arriva sul servizio online di Nintendo per 500 punti (5 euro), dopo una serie di produzioni piuttosto mediocri, tra cui l’action RPG Legend of Exidia e Gangstar, semiclone di GTA. A proposito di cloni il nuovo gioco di Gameloft attinge in maniera che non sarebbe inesatto definire spudorata da Castlevania, senza cercare di apportare modifiche originali o significative. Anzi, in realtà una cosina ci sarebbe: la possibilità di scattarsi una foto e sovrapporre il proprio volto a quello del protagonista……

No comment, davvero.

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Mark Rein: “iPhone, iPad ed Android sono le console del futuro”


L’odierno mobile gaming offre diversi spunti critici a chi non crede ancora nei cellulari come veicolo efficace di intrattenimento, ma il parere dei singoli utenti tende a passare in secondo piano quando grandi società si fanno avanti ed affrontano di petto l’argomento. È ciò che ha fatto Mark Rein, uberpresidente di Epic Games, nel chiarire la posizione della sua società in merito a giovani e promettenti realtà quali iPhone, iPad e dispositivi con OS Android: secondo Rein, ognuna di queste piattaforme riceverà in futuro titoli tripla A, ed in particolare una propria versione di Gears of War.

Nel corso della GameHorizon Conference 2010, il presidente ha espresso un forte interesse verso giochi a basso prezzo e microtransazioni, due orientamenti del gaming particolarmente legati ai prodotti Apple ed Android, e dal punto di vista tecnologico, aver visto girare l’ Unreal Engine 3 su iPhone (con tutti i compromessi del caso, ovviamente) dimostra in concreto che i propositi di Epic Games son più che fondati.
Per quanto ottimistica ed “aggressiva” si dimostri la casa americana, la perplessità del pubblico resta comunque palpabile: non tutti guardano con favore all’idea di giocare uno shooter di alta qualità con controlli “touch”, rinunciando alle assodate condizioni (grandi schermi, alto dettaglio grafico, audio posizionale, multiplayer via Internet) in cui questo genere di giochi si esprime al meglio.

E voi, popolo di Inside The Game, ritenete interessante lo scenario tracciato da Epic Games? Sareste disposti ad aver sempre con voi una versione “da taschino” di Gears of War? Affidiamo a voi l’arduo verdetto.

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Sonic compie gli anni, e tutto costa meno! [Sconti su Xbox 360/Ps3/iPhone]


Facciamo tutti un grandissimo augurio a Sonic, l’anti-Mario creato da Sega ben 19 anni fa per contrastare lo strapotere di Nintendo in ambito videoludico! Proprio oggi 24 giugno il porcospino blu compie gli anni, e tutti noi videogiocatori siamo invitati a festeggiare con lui grazie ad una serie di sconti che faciliteranno l’acquisto dei titoli disponibili in digital delivery!

State bene attenti però, perchè queste offerte non dureranno in eterno! Addirittura se siete possessori della sola Xbox 360 avrete solo 24 ore di tempo per effetturare il download (gli sconti sul Live Arcade scadranno alla mezzanotte!).. Per quanto riguarda il Playstation Network invece avrete tempo fino al 6 luglio, mentre sull’Apple Store dell’iPhone il tutto avrà termine il 30 giugno.

L’icona Sega si prepara ai festeggiamenti, e già che c’era ha invitato al party anche Street of Rage e Golden Axe, coinvolti allo stesso modo nell’offerta, che vi presentiamo qui sotto come da comunicato Sega:

PSP and PSN titles:

Sonic & SEGA All-Stars Racing: Metal Sonic Death Egg $7.99 $5.49
Sonic & SEGA All-Stars Racing: Ryo with Forklift Character $4.99 $3.49
Sonic Unleashed Apatos & Shamar Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic Unleashed Chun-nan Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic Unleashed Empire City & Adabat Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic Unleashed Holoska Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic Unleashed Mazuri Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic Unleashed Spagonia Adventure Pack $2.99 $1.99
Sonic the Hedgehog 2006: Very Hard Shadow Missions $2.49 $1.49
Sonic the Hedgehog 2006: Very Hard Silver Missions $2.49 $1.49
Sonic the Hedgehog 2006: Very Hard Sonic Missions $2.49 $1.49
Sonic Unleashed Add On Bundle $17.94 $8.99
Sonic Racing Add On Bundle $12.98 $6.49
Sonic Rivals 2 (PlayStation Portable over PSN) $19.99 $13.99
Sonic Rivals (PlayStation Portable over PSN) $15.99 $10.99
Sonic Rivals 1 & 2 Bundle (PlayStation Portable over PSN) $35.98 $17.99

iPhone titles:

Super Monkey Ball $4.99 $2.99
Sonic the Hedgehog $5.99 $3.99
Super Monkey Ball 2 $5.99 $3.99
Sonic the Hedgehog 2 $5.99 $3.99
Streets of Rage $2.99 $0.99
Golden Axe $2.99 $0.99
Super Monkey Ball 2: Sakura Ed. $7.99 $4.99

Xbox 360 titles:

Sonic the Hedgehog 2 $5.00 $3.00
Sonic the Hedgehog 3 $5.00 $3.00
Sonic the Hedgehog $5.00 $3.00
Sonic & Knuckles $5.00 $3.00

Ve la sentite di prendere parte ai festeggiamenti? Noi crediamo proprio che Sonic se lo meriti, soprattutto se parliamo dei vecchi capolavori per Mega Drive, ancora oggi assolutamente perfetti! E chi vi scrive è talmente affezionato a Sonic che ogni anno soffia una candelina per il suo vecchio amico…pensate addirittura che il 24 giugno del 2001 mi fiondai in un negozio di importazione per comprare la versione Uber Limitata Turbonerd Decimo Anniversario di Sonic Adventure 2 per Dreamcast, e… Io non ho mai avuto il Dreamcast!!!

Affrettatevi dunque, il compleanno di Sonic è appena cominciato!!!

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Slayer Pinball Rocks: iPhone e iPad negli abissi heavy metal!


La durezza e pesantezza degli Slayer, band trash metal affilata come un rasoio, si è sposata da ieri con le linee tondeggianti e la grazia di iPhone e iPad grazie a un “tranquillo” flipper, Slayer Pinball Rocks.

Il video in alto mostra i quattro disgregatori di padiglioni auricolari ai tempi di South of Heaven, ma evidentemente con gli anni non hanno perso la propensione verso i marchingegni tecnologici e i soldini che senza alcuno sforzo possono far fruttare.
E’ bastato creare un flipper a tema World Painted Blood, il loro ultimo disco in studio, buttarci qualche mefistofelico effetto sonoro e aggiungere qua e là una frasetta, per confezionare un prodotto che non può che interessare il metallaro più oltranzista.

Per dare un’occhiata alla versione iPad è sufficiente una gita sul sito ufficiale degli Slayer , dove potete ammirare i bersagli da illuminare a colpi di pallina e soprattutto i loro nomi, presi di peso dai testi di Gigi D’Alessio: abbiamo Melting Flesh, Panic, Agony, Global Genocide e tante altre voci che, ricombinate tra loro in modi creativi, hanno dato origine a tutti i brani della band di San Francisco, compresi quelli a venire.
Nonostante mi ritenga un fan sfegatato di questi 4 ragazzi, è impossibile non notare che la varietà delle loro composizioni non sia la loro migliore qualità: poco male, basta alzare il volume e lasciarsi disintegrare dalla potenza delle chitarre/motosega del duo Hanneman-King.

Costo dell’operazione 2,39 euro, pochissimi per comprimere i suoni dell’Inferno in una delle più recenti diavolerie tecnologiche e averli sempre con voi.

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Come giocare coi giochi del SNES su un iPad (jailbreak) con un iPhone come controller [how to]


Avete un iPad? Avete anche iPhone? Volete giocare con i titoli del Super NES con un emulatore (illegalmente, ricordiamolo)? E cosa fatta. Grazie a questa video guida (il classico “how to“) che vi postiamo avendo, ovviamente, fatto un “jailbreak” di queste due piattaforme potrete godervi Super Mario World sullo schermo dell’iPad utilizzando niente poco di meno che l’iPhone come controller!

Nonostante aggiri, ovviamente, le varie protezioni e sia quindi illegale rimane molto affascinante come utilizzo di questi due gioiellini tecnologici targati Apple. Dimostrazione più che tangibile che se fossero aperti a sviluppi di tutti i tipi iPad e iPhone rappresenterebbero, già adesso, un bel passo avanti nel futuro. Sia “quello vero” sia quello del gaming.

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