E’ noto che il rapporto fra critica videoludica ed i publisher è sempre stato un legame a doppio filo: se i principali canali d’informazione specializzata sono spesso in grado di spostare una quota consistente delle vendite, determinando il successo o il fallimento di un gioco prima ancora che questo arrivi sugli scaffali, è anche vero che proprio i publisher sono la principale fonte di reddito di giornali e siti, con campagne pubblicitarie che spesso possono superare la decenza per invasività all’interno di una testata.
Un’inter-dipendenza che presenta però un alto rischio di regredire a mèra complicità, ai danni di chi i videogiochi li compra e si affida alla critica per decidere dove spendere meglio i propri soldi.
Tutto il sistema infatti si fonda sulla fiducia dei lettori nelle fonti d’informazione, fiducia che può però facilmente venir meno quando i succitati legami emergono in modo troppo sguaiato ed evidente passando dalla critica alla reclamizzazione.
La manifestazione più tristemente famosa e recente di questo malcostume è il caso Gamespot-Eidos: Gamespot osò pubblicare una recensione tutt’altro che entusiastica di Kane & Lynch, titolo di punta Eidos per il Natale 2007, e per tutta risposta il publisher britannico minacciò di annullare la massiccia campagna pubblicitaria del titolo già in corso nel sito. Il sito si pronò prontamente con l’istantaneo licenziamento di Jeff Gerstmann, al tempo direttore editoriale nonchè autore della recensione, ma la cosa scatenò giustamente le ire dei lettori del sito che improvvisamente si sentirono poco più che vacche da mungere.
Un equilibrio delicato quindi, la cui decadenza può essere evitata solo dalla virtuosità di editori e giornalisti, e un nervo perennemente scoperto in un ambito sempre più economicamente importante e quindi concorrenziale e spietato, all’interno del quale possono sorgere guerre intestine e sfide incentrate sulla credibilità.
Proprio in questo senso è possibile inquadrare il recente attacco a Famitsu da parte di Kotaku.
La prima è la più autorevole e longeva rivista di VG giapponese, i cui voti sono in grado di aumentare o affossare le vendite di un determinato titolo in Giappone (che da solo rappresenta uno dei tre principali mercati videoludici mondiali) e la cui influenza è ben rappresentata dalle sue vendite, che si aggirano sulle 500.000 copie settimanali; Il secondo è forse il più importante blog di notizie legate al videogame presente sulla rete, almeno per quel che riguarda il mondo occidentale. Una sorta di scontro fra titani quindi.
Tutto nasce dal recentissimo perfect score ottenuto da Metal Gear Solid: Peace Walker sulla rivista giapponese: un punteggio ambitissimo, assegnato negli ultimi 12 anni soltanto ad altri 13 titoli, e foriero di vendite stratosferiche per l’ultimo titolo di Kojima Productions.
Quello che non è proprio andata giù a Kotaku, e che espone in un editoriale non molto amichevolmente intitolato “Non credete ai voti delle recensioni di questa rivista” sono i legami un po’ troppo stretti fra gioco e periodico.
In particolare a destare scandalo è stata non tanto la comparsa del settimanale all’interno del gioco, peraltro presente assieme ad altre sponsorizzazioni di brand come Axe, Doritos, o Dengeki (altra rivista videoludica made in Japan) e già di per sè poco edificante, quanto il coinvolgimento diretto di Hirokazu Hamamura, presidente di Enterbrain e quindi editore di Famitsu, nella campagna promozionale del titolo in questione, tanto da apparire in prima persona nelle pubblicità cartacee dedicate al titolo Konami e persino nel sito ufficiale del gioco.

Appurato che non si tratta della prima volta in cui Kotaku tenta l’affondo contro la regina delle riviste specializzate giapponesi (“Famitsu fa più soldi con la pubblicità sulla retro copertina che con tutte le vendite in edicola messe assieme“), stavolta il conflitto d’interessi è piuttosto evidente, e oltretutto portato avanti senza alcun tipo di remora.
Ad aggravare la cosa poi l’avarizia con cui normalmente viene assegnato il perfect score. Punteggio che, intendiamoci, anche in questo caso potrebbe essere perfettamente meritato, ma la presenza di questi legami un po’ torbidi fa guardare con una punta di sospetto persino al 40/40 di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots.
Le cose che però colpiscono osservando quanto sta accadendo da un punto di vista più generale sono la sicumera di Famitsu, che forte di una posizione di dominio pressochè assoluto non si è fatta praticamente alcuno scrupolo, ma anche la veemenza con cui Kotaku si è scagliata contro quelli che tutto sommato sono loro colleghi, non entrando minimamente nel merito di quanto scritto e giudicato nella recensione del gioco e svalutando in primis proprio l’attività dei giornalisti del magazine giapponese, come si può facilmente percepire da un titolo volutamente forte e sopra le righe.
Il tutto a rendere l’idea di un ambito che sta perdendo anche l’ultima parvenza di etica deontologica, secondo un trend che vediamo quotidianamente coinvolgere tutti gli aspetti della nostra società.
Critiche sociali a parte, con una situazione che appare piuttosto compromessa, come dovrebbe comportarsi il videogiocatore, che poi è anche il motore ultimo di tutta questa baracca?
Innanzi tutto con intelligenza.
L’esponenziale moltiplicarsi delle fonti d’informazione specializzata, assieme alla nascita di aggregatori come Metacritic o GameRankings, consente infatti a chiunque di evitare facilmente trappoloni di hype montata ad arte come nel succitato “caso Kane & Lynch”, obbligando quindi le fonti d’informazione a mantenere alti livelli di professionalità per evitare di perdere credibilità da parte del lettore.
Certo, i banner pubblicitari enormi e le campagne marketing ben orchestrate continueranno a far vendere titoli mediocri ad una fascia d’utenza che fa i propri acquisti in maniera superficiale e disinformata ma, anche considerando l’ascesa continua dei prezzi del software, i videogiocatori che fanno i propri acquisti con criterio sono destinati ad aumentare sempre di più.
Affrontare la lettura di una recensione essendo già bene informati permette di riuscire ad analizzare un gioco che non si ha ancora sotto le mani assieme al recensore, ristabilendo quindi quel fondamentale rapporto di fiducia di cui si parlava in precedenza, e creando un circolo virtuoso da cui emergeranno fonti sempre più obiettive, indipendenti e deontologicamente corrette, con i lettori come con la concorrenza.
Come Inside The Game, ad esempio.






