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Prego voi, Dei dell’Heavy Metal, per un futuro migliore [recensione Brutal Legend]


Ho quasi finito Brutal Legend. Ve l’avevo detto che volevo impegnarmici tra ieri e oggi (mentre ho dato i primi colpi a Modern Warfare 2). Quindi, tosto e molesto come un vero metallaro, eccomi qui a descrivere le sensazioni provate con il titolo Double Fine creato da Tim Schafer, il genio dietro a Psychonauts.

Contrariamente a quanto vi avranno detto tutti (riviste comprese), io ho trovato Brutal Legend fantastico. Magari non come design o giocabilità, ma è sicuramente una ventata di aria fresca sul mondo dei videogiochi.

Chiariamo:  è vero, Brutal Legend è un videogioco debole, nel senso stretto e letterale del termine. E’ corto (come single player), è abbastanza ripetitivo, non ha una grande grafica (anzi, probabilmente è il punto più basso del titolo) ed ha un gameplay principale abbastanza povero. Si tratta infatti di un picchiaduro alla God of War senza combo il cui protagonista principale però è un roadie di una band Metal, tale Eddi Riggs, cioè Jack Black!

L’attore hollywoodiano famoso per Nacho Libre, School of Rock o per il semi sconosciuto ma fantastico The Pick of Destiniy (Il Plettro del Destino) era stato coinvolto solamente per il doppiaggio vocale del protagonista. Strada facendo si è talmente innamorato del progetto che ha voluto esserci come “attore” virtuale: motion capture facciale incluso. Questo particolare, precisamente, è la svolta del titolo.

Non tanto la presenza del solo Black, quanto piuttosto lo stile che essa ha potuto dare al gioco in un batti e ribatti di idee trasmesse dagli sviluppatori all’attore e viceversa.

Guardando ad un prodotto videoludico nel 2009, infatti, bisognerebbe smetterla di guardare solametne a ciò che andava analizzato 10 anni fa. L’allargamento del mercato ha creato spazio per titoli che vanno a ricercare qualcosa di totalmente diverso dal puro avanzamento tecnologico e da un gameplay adrenalinico. Brutal Legend è fantastico per altri motivi e, finalmente, un videogioco può permettersi anche questo.

Innanzitutto chi ha sviluppato Brutal Legend ha inventato di sana pianta un’ambientazione fondendo l’immaginario tipico della musica Heavy Metal (tanta cara a Jack Black quanto al sottoscritto…) con il fantasy. Chi è un critico “raffinato” di videogame potrebbe anche fregarsene ma, personalmente reputo un genio chi ha trasformato un “head banger” in una creatura fantasy che a testate lavora in una miniera. Inoltre far impersonare alcuni personaggi importanti di questa ambientazione a divinità della musica come Ozzy Osbourne e il mitico Lemmy dei Motorhead è ancora più geniale. Personalmente, tutte le volte che entro nel negozio per potenziare il personaggio (la mitica “Forgiamotori“) e sento il cantante dei Black Sabbath parlare con la sua vera voce mi emoziono.

In seconda battuta Brutal Legend è uno dei pochi videogiochi recenti che faccia davvero ridere, dall’inizio alla fine! Il titolo è infarcito di umorismo (anche legato all’ambientazione di cui sopra) e di battute: magnificamente scritte e altrettanto fantasticamente recitate. Non scherzo, fa più ridere di un qualunque film comico recente (ho visto Una Notte al Museo 2 e mi stavo per addormentare) e tra l’altro riesce ad essere anche più graffiante di un film, visto l’alto numero di parolacce che, secondo il sottoscritto, non fanno mai male. Un esempio di battuta clamorosa: Eddie dice a Mangus (il suo autista) “smettila usare quello stupido pannolone per pisciarti sotto e fai il tuo stupido lavoro”, risposta, “sei cattivo, io lo uso solo perchè così posso non smettere mai di guidare”. Magari scritta qui non fa ridere ma, recitata in inglese con i giusti termini, vi assicuro che è uno spacco.

Chiudendo solamente con una nota ludica è davvero realtà dire che Brutal Legend non si inventa niente? Forse si ma è un bel mix di generi: non si picchia e basta, ci sono fasi sulla mitica “Falciadruidi“, cioè un bolide che Eddie costruisce in meno di 5 secondi e anche fasi da “RTS“. Non sto scherzando. In pratica Double Fine si è inventata, con le scarse variabili a disposizione, qualcosa di realmente innovativo per aumentare la varietà. La differenza tra il loro gioco e qualunque altro picchiaduro alla Kratos è che Eddie può combinare le sue qualità con quelle degli altri suoi amici e, inoltre, può comandare alcune truppe in battaglia (anche dall’alto, visto che in seguito sarà dotato di ali).

Ora, facciamo il punto, vi basta per dare 65 sacchi (euro, scusate ;) ) ad Electronic Arts o vi devo davvero ricordare della splendida colonna sonora che racchiude davvero tantissime band che hanno fatto la storia dell’Heavy Metal e molte “new entry” adrenaliniche? Tra l’altro, come in GTA, potrete selezionare voi la canzone adatta al momento.

Per scongiurare però il pericolo che qualcuno di voi dica: “non mi piace l’Heavy Metal quindi Brutal Legend fa cagare” posso aggiungere quanto segue. Una colonna sonora non è bella di per sè ma è bella se sta bene con le azioni, i colori e le situazioni che l’occhio sta guardando. Quando ho visto Collateral (il film con Tom Cruise di Michael Mann) sono rimasto molto colpito dalla colonna sonora nonostante ci fosse salsa, musica elettronica e pochissimo rock, genere in cui io mi riconosco maggiormente. E in questo caso, mai musica fu più azzeccata. La “scena” della fuga in auto sulle note di Throught The Fire and Flames dei DragonForce è da oscar del videogioco ;)

Se non vi basta quanto detto fino a qui, sappiate l’ultima cosa. Se non amerete Brutal Legend, gli dei dell’Heavy Metal si accaniranno contro di voi!

Non vorrei davvero essere nei vostri panni!

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Cavalcando il fulmine al fianco di Quattro Cavalieri [recensione Guitar Hero Metallica]


I Metallica. Per più di un decennio punto di riferimento del trash metal, sono stati capaci di vendere milioni di copie anche quando non avevano avuto necessità di scendere a compromessi commerciali,
cambiando genere musicale e attitudine.
A causa del loro “voltafaccia” il mio rispetto è leggermente scemato, anche se ciò non ha tolto nulla all’entusiasmo con cui ho imbracciato la chitarra di plastica e iniziato a rockeggiare.

Il titolo contiene moltissimi dei successi di questa band leggendaria, insieme a qualche schifezza immonda tratta da Load e Reload e contando nel novero qualche brano di altri artisti, selezionati dai Metallica stessi (o perchè apprezzati dai Four Horsemen, o perchè gli stessi ne hanno suonato una cover, come per Stone Cold Crazy dei Queen o Am I Evil? Dei Diamond Head).

Imperdibile per i fan, superfluo per gli altri: come ogni titolo a tema, il giudizio si può sintetizzare in questo modo. Nello specifico però, qualche precisazione è inevitabile.

Visto con gli occhi dell’appassionato metallaro, il nuovo capitolo di GH contiene tutto quello che si può chiedere: canzoni storiche, potenti e ancora oggi straordinarimanente attuali, menù, interfaccia e personaggi tutti ispirati ai musicisti di San Francisco, moltissimo materiale inedito, dai commenti sui brani ai brevi filmati che fanno da sfondo alla modalità carriera.

Solo sulla scelta della tracklist ci sarebbe da obiettare, perchè non è possibile che proprio “The Four Horsemen” sia stata esclusa a vantaggio di roba tipo “Fixxxer” o “The Memory Remains“. In ogni caso è evidente che si sia cercato di prendere estratti da ognuno dei lavori della band, così come è da considerare che la soggettività la fa da padrona nella musica.

L’impegno dei quattro di Frisco si è tradotto oltre che nella scelta delle 21 bonus tracks (che portano il totale a 49), anche in intense session di motion capture, per essere certi che i movimenti delle controparti in game fossero fedeli agli originali. Stesso discorso per i due graditissimi ospiti sbloccabili, Lemmy dei Motorhead e King Diamond dei Mercyful Fate (costretto tra l’altro a modificare la skin del suo personaggio per non urtare con anelli e simboli la suscettibilità religiosa di chiccessìa).

Certo però mettere Cliff Burton e Jason Newstead, gloriosi bassisti precedenti a Robert Trujillo, magari sarebbe stata aggiunta gradita…

Insomma, pane per i denti per gli appassionati di sonorità massicce, mentre le novità per quelli di GH c’è solo il livello di difficoltà aggiuntivo per i batteristi, Expert +, che prevede l’utilizzo del doppio pedale: per il resto è lo stesso gioco di sempre.

Eventuali critiche possono essere rivolte solo a questo aspetto, ma sono indipendenti dal titolo in questione: è proprio questo genere di videogiochi che arriverà presto a noia se non verrà integrato da  nuove possibilità. Per quanto invenzione recente, sta venendo spolpato letteralmente, rischiando l’inflazione e il conseguente allontamento di masse di giocatori.

Per il momento però, col mercato che sorride a ogni uscita (il mondo impazzirà per The Beatles: Rock Band, questo è certo) e il divertimento che non sembra scemare, non si può dare contro a un prodotto che ha un target chiaro ed è capace di soffisfarlo appieno.

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